Deissi
Con il termine deissi si definisce, in ambito linguistico-comunicativo, una funzione linguistica che serve a collocare un enunciato in una situazione nello spazio e nel tempo, ossia a collegare il testo al contesto. Il concetto di deissi fa riferimento a espressioni linguistiche la cui interpretazione è possibile solo grazie al contesto in cui vengono prodotte: in genere le informazioni contestuali richieste riguardano l'identità dei partecipanti alla conversazione e la loro collocazione spaziotemporale.
Il termine deriva da δεῖξις (deîksis, déixis, "esposizione, indicazione, dimostrazione"), derivato di δείκνυμι (deíknymi, deiknỳnai, "mostrare, indicare")[1][2].
In italiano la deissi viene espressa principalmente con i dimostrativi (come questo e quello), con i pronomi, avverbi di tempo e luogo (come adesso, ieri, qui, là) e con il tempo verbale. Una frase come «Ieri ho portato questo pacco da qui a là» è strettamente collegata alla situazione spazio-temporale in cui viene pronunciata, in quanto le parole ieri, questo, qui, là (chiamate appunto parole deittiche) non sono comprensibili se non si tiene conto del giorno in cui si è, dell'oggetto che si indica, del luogo in cui ci si trova e del luogo dove è stato portato l'oggetto.
Indice |
[modifica] Deissi inerente e deissi contestuale
Vanno innanzitutto distinte una deissi inerente da una deissi contestuale: la prima riguarda parole che sono sempre o quasi sempre usate in senso deittico (è il caso dei pronomi personali di prima e seconda persona singolari e plurali e di certi avverbi di spazio e tempo), la seconda riguarda parole o espressioni che possono essere usate deitticamente, il cui essere deittico dipende dal contesto linguistico, o co-tèsto. Ad esempio il sintagma a destra è deittico nel caso di un enunciato del tipo: «gira a destra!» -- perché bisogna essere a conoscenza di informazioni sullo spazio di riferimento del parlante - e non è deittico nel caso di un enunciato del tipo: «...e Ciccio girò a destra» - in cui la destra è la destra di Ciccio e non riguarda necessariamente il parlante o il suo interlocutore.
Fra i deittici inerenti (che grosso modo sono condivisi dalla maggior parte delle lingue possiamo distinguere:
- una deissi spaziale, per i verbi andare e venire (soprattutto venire) quando essi non rappresentano ausiliari del passivo dei tempi semplici (nell'enunciato «il tempio è andato distrutto» andare non è deittico) e gli avverbi di luogo qui, qua, lì, là;
- una deissi temporale, che permette di attribuire un significato ad espressioni come prima, dopo, adesso;
- una deissi personale, che riguarda i rispettivi ruoli nel corso di uno scambio verbale (di parlante e interlocutore), per esempio coloro ai quali si riferiscono i pronomi personali di prima e seconda persona cambia in relazione a chi li usa.
Ogni parlante in ogni contesto costituirà così un centro deittico, o origine (dal latino "origo -gĭnis" derivato di "oriri" "alzarsi, nascere, provenire, cominciare, sorgere")[1][2][3] riassumibile nella formula latina ego, hic, nunc (io, qui, ora) e a questo centro deittico ancorerà i suoi enunciati. Il primo a parlare di origo deittica è stato il linguista Karl Bühler, mentre il concetto di ancoraggio deittico è da attribuire a Charles Fillmore.
Inoltre esistono anche una deissi sociale e una deissi del discorso o testuale. -Deissi sociale: concerne la codifica delle differenze sociali relativamente ai ruoli dei partecipanti, soprattutti agli aspetti delle relazioni sociali che legano un parlante e il/i suo/i interlocutore/i e una persona a cui egli si riferisce
-Deissi del discorso o testuale: è connessa alla codifica del riferimenti a segmenti del discorso in cui si situa l'enunciato (comprende espressioni di riferimento del testo)
Es.
1. Puff puff puff: ecco come suonava
2. ecco quella che i fonetisti chiamano una voce cricchiante.
[modifica] Indessicalità
Ai termini deissi e deittico è collegato il termine indessicale (derivante dall'inglese indexical, traducibile con "indicativo" e derivante da index, "che indica", probabilmente derivante dal latino ĭndex, a sua volta originato dalla radice del sanscrita dik diç, da cui anche dire, accennare, mostrare)[2][3][4], il quale connota in linguistica una tipologia d'espressione che non può essere interpretata in modo indipendente dal contesto in cui è enunciata, creandosi quindi un rapporto di dipendenza tra interpretazione e variazione del contesto.
[modifica] Funzione indessicale
L'espressione funzione indessicale è utilizzata oltre che in ambito linguistico anche in ambito antropologico, sociologico, psicologico, per definire quell'operazione, dinamica, per cui tramite l'intonazione e altre tratti prosodici come il ritmo, la durata e l'accento propri di un determinato parlante (o scrivente) risultano evidenti attributi come ad esempio anni vissuti, genere, categoria sociale, attività.[5]
[modifica] Bibliografia
- G. Salvi, L. Vanelli, Nuova grammatica italiana, il Mulino, Bologna, 2004. ISBN 8815099603
[modifica] Note
- ^ a b Voce nel vocabolario Treccani
- ^ a b c Parti delle fonti da cui è ricavata l'etimologia sono dedotte anche da un vocabolario Zingarelli
- ^ a b voce nel dizionario etimologico redatto da Pianigiani presente nel web
- ^ Voce nel vocabolario Treccani
- ^ ricavato dal vocabolario zingarelli
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- Lezione ipertestuale sulla deissi
- Pagina web del sito dell'Istituto Jean-Nicod di una dottoranda la cui tesi più recente, discussa il 13 dicembre 2010, è intitolata: "Déixis et subjectivité. Essai sur l'indexicalité dans le langage et la pensée."(Deissi e soggettività. Saggio sull'indessicalità nel linguaggio e pensiero).
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