Deinocheirus mirificus

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Deinocheirus
Stato di conservazione: Fossile
Hypothetical Deinocheirus.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Sauropsida
Superordine Dinosauria
Ordine Saurischia
Sottordine Theropoda
Infraordine Coelurosauria
Superfamiglia Ornithomimosauria
Famiglia Deinocheiridae
Genere Deinocheirus
Specie Deinocheirus mirificus
Nomenclatura binomiale
Deinocheirus mirificus
Osmólska & Roniewics, 1970

Il deinocheiro (Deinocheirus mirificus) è un dinosauro saurischio appartenente ai teropodi. Visse nel Cretaceo superiore (Maastrichtiano, circa 70 milioni di anni fa) e i suoi resti sono stati ritrovati in Mongolia. È noto solo per un paio di enormi zampe anteriori e alcuni frammenti di scheletro.

La scoperta[modifica | modifica wikitesto]

Gli unici fossili conosciuti di questo animale sono un paio di massicci arti anteriori e i resti di alcune costole e vertebre. I fossili furono ritrovati il 9 luglio 1965 durante una spedizione polacco - mongola nel deserto del Gobi, dalla professoressa Zofia Kielan-Jaworowska nel sito di Altan Ula III nella provincia di Ömnögov (formazione di Nemegt). Il ritrovamento venne reso noto nel 1966, e nel 1970 venne descritta la specie Deinocheirus mirificus da Halszka Osmólska ed Ewa Roniewicz.

Il nome generico, Deinocheirus, deriva dal greco δεινός (deinos = "terribile") e χείρ (cheir, "mano"). L'epiteto specifico, mirificus, è la parola latina per "inusuale, meraviglioso".

L'olotipo, noto come ZPal MgD-I/6, fu scoperto sulla superficie del deserto in un'arenaria datata al Maastrichtiano inferiore. Il reperto è composto da uno scheletro parziale e disarticolato, gran parte del quale è stato distrutto al momento della scoperta. Si sono conservati entrambe le zampe anteriori (ad eccezione degli artigli destri), il cinto pettorale, i centri vertebrali di tre vertebre dorsali, cinque costole, alcune costole ventrali (gastralia) e due ceratobranchialia. Successivamente, riesaminando il sito originale, vennero ritrovati altri fossili appartenenti al medesimo esemplare, tra cui frammenti di gastralia. Alcune di queste ossa mostravano segni di morsi, che combaciavano con i denti di un tirannosauride contemporaneo, Tarbosaurus bataar, e lasciavano intuire la possibilità di un'attività saprofaga da parte dei tirannosauri. Ciò potrebbe spiegare perché l'esemplare di Deinocheirus sia stato ritrovato in uno stato sparso e non associato (Bell et al., 2012).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Le parti meglio conservate di Deinocheirus sono le sue zape anteriori, che misurano 2,4 metri di lunghezza (con un omero di 93,8 cm, un'ulna di 68,8 cm, una mano di 77 cm e artigli ricurvi lunghi quasi 20 cm). Ogni scapolarcoracoide era lungo 153 cm. Il collo, inoltre, doveva essere massiccio, poiché ogni metà dei ceratobranchialia era lunga 42 centimetri.

L'enorme taglia dei vari elementi dello scheletro ha generato numerose speculazioni riguardanti la grandezza dell'animale intero. Osmólska e Roniewicz pensarono che fosse opportuno paragonarlo con gli ornitomimosauri (i cosiddetti "dinosauri struzzo") a causa della struttura degli arti simile a quella dei membri di quel gruppo. Ciò significava che Deinocheirus non solo era il più grande tra gli ornitomimosauri, ma anche uno dei più grandi tra i teropodi. Gregory S. Paul, nel 1988, ipotizzò che il peso di questo animale fosse compreso tra le 6 e le 12 tonnellate. Successive stime confermarono un peso di circa 9 tonnellate (Valkenburgh e Molnar, 2002), ma lo stesso Paul ritornò sull'argomento, abbassando la lunghezza a 10 metri e il peso a 2 tonnellate (Paul, 2010).

Ipotetica taglia di Deinocheirus

Nel 2010, Phil Senter e H.J. Robins tentarono di stimare l'altezza totale al bacino. Studiando teropodi più completi, i due studiosi arrivarono alla conclusione che ciò che poteva essere usato meglio come misura dell'altezza non era la lunghezza dell'omero, bensì la lunghezza della scapola. Senter e Robins determinarono che Deinocheirus misurava probabilmente tra i 3,3 e i 3,6 metri di altezza al bacino. Ciò porrebbe questo animale come il più alto fra i teropodi, più alto di ogni predatore contemporaneo, anche di Tarbosaurus.

Anche se le zampe di Deinocheirus hanno una notevole taglia (sono le più lunghe di ogni teropode noto, eccetto l'altrettanto enigmatico Therizinosaurus), esse non sono molto lunghe in relazione al cinto pettorale: il rapporto è minore di quello riscontrato abitualmente negli ornitomimosauri. La scapola è lunga e stretta, l'omero è relativamente snello, mentre ulna e radio sono allungate e non strettamente connesse l'una all'altro in una sindesmosi. Il metacarpo è lungo se comparato alle dita. La mano aveva una buona mobilità ma era capace solo di un limitato movimento flessorio, non in grado di afferrare. Le dita erano di lunghezza quasi uguale; il primo dito era il più robusto e il secondo era il più lungo. Solo l'artiglio del secondo dito sinistro si è conservato per intero: ha un diametro di 196 millimetri e una lunghezza, sulla curva esterna, di 323 millimetri.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Deinocheirus è ora considerato un ornitomimosauro dalla maggior parte dei paleontologi; in ogni caso, nel corso degli anni, gli studiosi non sempre si sono trovati d’accordo riguardo alla collocazione sistematica di questo animale nell’ambito di Dinosauria. Kielan-Jaworowska inizialmente attribuì i resti alla famiglia Megalosauridae, mentre Osmólska e Roniewicz crearono la nuova famiglia Deinocheiridae, che venne all’inizio inclusa nell’infraordine Carnosauria, a causa della taglia gigante e delle ossa delle zampe dalle pareti robuste. Le due paleontologhe, però, lasciarono aperta la possibilità che Deinocheirus costituisse un anello di congiunzione tra carnosauri e celurosauri. All’interno dei carnosauri, la famiglia Deinocheiridae fu provvisoriamente assegnata alla superfamiglia Megalosauroidea, principalmente a causa del fatto che non era ovviamente un tirannosauroide (i tirannosauri possedevano arti anteriori fortemente ridotti e solo due dita molto piccole).

L'olotipo di Deinocheirus mirificus

Uno studio (Makovicky et al., 2004) ha fatto notare che se effettivamente Deinocheirus fosse stato un ornitomimosauro, esso sarebbe stato un rappresentante basale di quel clade, poiché sprovvisto di alcune caratteristiche tipiche degli ornitomimosauri. Caratteri basali di Deinocheirus includono gli artigli ricurvi, il basso rapporto omero/scapola, la mancanza di una sindesmosi, un corto processo del coracoide. Un altro studio (Kobayashi e Barsbold, 2006) ha aggiunto Deinocheirus ad alcune recenti analisi cladistiche di teropodi ma ha messo in luce ulteriori prove in favore dell’appartenenza di Deinocheirus agli ornitomimosauri; tra i tratti derivati vi sono la moderata lunghezza della mano, un metacarpo piatto e la relativa lunghezza degli artigli.

Paleobiologia[modifica | modifica wikitesto]

I primi studi su Deinocheirus generalmente indicavano questo animale come un carnivoro, che usava le sue zampe anteriori per sventrare le prede. David Lambert diede ulteriore corpo a questa idea, descrivendo le zampe artigliate di questo dinosauro come terribili armi per attaccare animali di quasi ogni taglia, capaci di sventrare il ventre molle di un sauropode. Gregory S. Paul fu contrario a questa visione, suggerendo invece che gli artigli erano troppo smussati per uccidere, ma potrebbero essere stati utili come armi di difesa. Il paleontologo russo Rozhdestvensky comparò le zampe anteriori a quelle di un bradipo, ipotizzando uno stile di vita arboricolo per questo dinosauro; secondo il paleontologo russo, Deinocheirus si sarebbe nutrito di frutta e foglie, e forse anche di uova o di qualunque piccolo animale trovasse tra i rami. Rozhdestvensky immaginò Deinocheirus dotato di corpo e zampe posteriori non più lunghi delle zampe anteriori, ma non vi è alcun indizio in tal senso e l’ipotesi di un Deinocheirus arrampicatore non ha avuto altri riscontri.

Nel 1988 Paul suggerì uno stile di vita erbivoro per Deinocheirus. Questo animale condivideva l’habitat con altri erbivori giganti, lunghi 9 – 13 metri, scoperti nella formazione Nemegt, come il sauropode titanosauro Opisthocoelicaudia, gli adrosauri Saurolophus e Barsboldia e il bizzarro Therizinosaurus, anch’esso dotato di grandi artigli. Provando a determinare una nicchia ecologica per Deinocheirus, Senter e Robins conclusero che questo dinosauro avesse il più ampio spettro di movimenti verticali di ogni erbivoro della formazione Nemegt, a causa della sua altezza al bacino, e che fosse specializzato nel nutrirsi di fogliame alto (Senter e Robins, 2010). Lo stesso Paul, nel 1988, propose che Deinocheirus potrebbe essersi nutrito usando un lungo collo per raggiungere le cime degli alberi e strappare foglie, usando le braccia per abbassare i rami.

Cranio di Deinocheirus mirificus

Tuttavia i nuovi reperti scheletrici aggiungono una nuova luce sulle abitudini alimentari del Deinocheirus : il suo becco appiattito, simile a quello delle odierne spatole o delle anatre, suggerirebbe una dieta a base di pesci e invertebrati d'acqua dolce (e probabilmente anche di vegetazione palustre), perciò l'animale potrebbe frequentare spesso stagni e paludi.[senza fonte]

ZPALNo.Mgd-I/6, l’olotipo di Deinocheirus mirificus, possedeva fori, scanalature e tubercoli anormali sulla prima e seconda falange del secondo dito sinistro, che potrebbero essere il risultato di ferite all’articolazione tra le due ossa (Molnar, 2001).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Kielan-Jaworowska, Z. (1966). "Third (1965) Polish-Mongolian Palaeontological Expedition to the Gobi Desert and western Mongolia". Bulletin de l'Académie Polonaise des Sciences, C1. II 14 (4): 249–252.
  • Osmólska, H. and Roniewicz, E. (1970). "Deinocheiridae, a new family of theropod dinosaurs." Palaeontologica Polonica, 21: 5-19.
  • Rozhdestvensky, A.K. (1970). "Giant claws of enigmatic Mesozoic reptiles." Paleontological Journal, 1970(1): 117-125.
  • Lambert, D. (1983). A Field Guide to Dinosaurs. New York: Avon Books.
  • Paul, G.S. (1988). Predatory Dinosaurs of the World. New York: Simon & Schuster.
  • Molnar, R. E., 2001, Theropod paleopathology: a literature survey: In: Mesozoic Vertebrate Life, edited by Tanke, D. H., and Carpenter, K., Indiana University Press, p. 337-363.
  • Valkenburgh, B. and Molnar, R.E. (2002). "Dinosaurian and mammalian predators compared." Paleobiology, 28(4): 527–543.
  • Makovicky, P.J., Kobayashi, Y., and Currie, P.J. (2004). "Ornithomimosauria." In D.B. Weishampel, P. Dodson and H. Osmólska (eds.), The Dinosauria, Second Edition. University of California Press, Berkeley.
  • Kobayashi, Y., and Barsbold, R. (2006). "Ornithomimids from the Nemegt Formation of Mongolia." Journal of the Paleontological Society of Korea, 22(1): 195-207.
  • Paul, G.S., 2010, The Princeton Field Guide to Dinosaurs, Princeton University Press p. 112
  • Senter, P. and Robins, H.J. (2010). "Hip heights of the gigantic theropod dinosaurs Deinocheirus mirificus and Therizinosaurus cheloniformis, and implications for museum mounting and paleoecology." Bulletin of the Gunma Museum of Natural History, 14: 1-10. [1]
  • Bell, P.R. Currie, P.J., and Lee Y.-N. (2012). "Tyrannosaur feeding traces on Deinocheirus (Theropoda:?Ornithomimosauria) remains from the Nemegt Formation (Late Cretaceous), Mongolia." Cretaceous Research, available online 25 April 2012.

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