Defenestrazione di Praga
Con il nome di Defenestrazione di Praga si intendono tre episodi nella storia della Boemia, avvenuti rispettivamente nel 1419, nel 1483 e nel 1618. A volte viene caratterizzata come "quarta defenestrazione" una più recente, del 1948, nella storia della Cecoslovacchia; in questi eventi, svoltisi tutti nella città di Praga, una o più persone furono gettate da una finestra. Entrambi gli eventi contribuirono a innescare prolungati conflitti all'interno della Boemia e altrove, tra essi il terzo è quello più noto, perché tradizionalmente indicato come l'episodio iniziale della Guerra dei trent'anni; oggi, con l'espressione "Defenestrazione di Praga", si intende normalmente l'evento del 1618.
Indice |
[modifica] Prima defenestrazione
La prima defenestrazione di Praga, avvenuta il 30 luglio 1419, consistette nell'uccisione di sette membri dell'ostile consiglio cittadino da parte di una folla di radicali cechi hussiti. La prolungata guerra hussita scoppiò subito dopo, e durò fino al 1436.
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Jan Želivský, un prete hussita della chiesa della Vergine della neve organizzò una processione dei propri fedeli lungo le strade di Praga sino al palazzo del municipio della Città Nuova(Novoměstská radnice), nella piazza Carlo (Karlovo náměstí); tale atto doveva rappresentare un segno di protesta contro il rifiuto da parte dei membri del consiglio della città ad uno scambio di prigionieri, inteso a liberare alcuni hussiti rinchiusi nelle carceri. Inoltre, la processione era il risultato del crescente malcontento causato dall'ineguaglianza tra le posizioni nobiliari e la Chiesa; questo malcontento, combinato con un crescente nazionalismo e un aumento di influenza delle correnti radicali, come quella guidata dallo stesso Jan Želivský, si accanì contro la corruzione della Chiesa cattolica.
Durante la processione una pietra lanciata da una finestra colpì Želivský;[1] in seguito a questo attacco la folla, guidata da Jan Žižka, irruppe nel palazzo. Qui presero prigionieri un giudice, il borgomastro e altri membri del consiglio per un totale di sette individui, gettandoli poi da una finestra sulla strada, dove vennero finiti dalla folla.[1] Secondo alcuni, re Václav IV venuto a conoscenza della notizia, ne fu talmente impressionato da morire poco tempo dopo per le conseguenze.[1]
[modifica] Seconda defenestrazione
Anche se le guerre hussite terminarono con la vittoria cattolica e con la ripresa del potere dalla parte dei cattolici, le tensioni tra i cattolici e gli ussiti non si erano indebolite affatto. Il lungo periodo dell'anarchia finisce con la elezione di un nobile ussita Giorgio di Poděbrady (Jiří z Poděbrad) al re di Boemia, e poi, dopo la sua morte, l'elezione di un cattolico, Ladislao VII Jagellone come il suo successore.
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Con la elezione di Ladislao ripresero il potere i cattolici, i quali a Praga, con l'appogio degli hussiti conservatori, cercavano di risolvere radicalmente la situazione religiosa nella capitale cacciando via o uccidendo i loro rivali, gli hussiti radicali. Questi ultimi, però, avendo saputo prima cosa cercavano di fare i loro rivali, entrarono la mattina del 24 settembre del 1483 nei Municipi della Città Vecchia e della Città Nuova, dove prima uccisero e poi lanciarono fuori dalle finestre il borgomastro e altri membri del consiglio.
[modifica] Terza defenestrazione
| Per approfondire, vedi la voce Defenestrazione di Praga (1618). |
La terza defenestrazione di Praga, avvenuta il 23 maggio 1618, fu l'evento scatenante della guerra dei Trent'Anni. L'aristocrazia boema era in rivolta a seguito dell'elezione di Ferdinando II, duca di Stiria e cattolico zelante, a sovrano del Regno di Boemia, di popolazione prevalentemente protestante.
[modifica] Particolari
Con l'elezione di Ferdinando II a imperatore del Sacro Romano Impero o di quel che ne rimaneva, la tolleranza mostrata fino ad allora verso i protestanti veniva messa in discussione; la reintroduzione del servaggio (servi della gleba) e l'ordine di cessare la costruzione di alcune cappelle protestanti fecero da scintilla per la sollevazione. I cospiratori, sostenendo che i terreni su cui si stavano costruendo le cappelle fossero del re e non della chiesa cattolica, denunciarono la violazione della lettera di maestà, scritta dall'imperatore Rodolfo II nel 1609, che permetteva la libertà di culto.
Al castello di Hradčany, noto anche come Pražský hrad (ovvero "Castello di Praga"), il 23 maggio 1618 alcuni rappresentanti dell'aristocrazia, galvanizzati dal Conte Thurn, catturarono due governatori imperiali, Jaroslav Martinitz e Wilhelm Slavata, e li lanciarono fuori dalle finestre del castello insieme a un loro segretario Philip Fabricius; i quali però caddero morbidamente su del letame depositato nel fossato del castello: Slavata svenne, ma nessuno di loro si ferì gravemente[2]. Il Fabricius poco dopo fu nominato nobile dall'imperatore con il titolo di von Hohenfall (letteralmente caduto dall'alto).
La sopravvivenza dei tre delegati imperiali fu vista, in ambienti cattolici, come una grazia divina e il segno che la lotta cattolica era più che approvata da Dio.
La cosiddetta quarta defenestrazione di Praga coincide con la morte di Jan Masaryk, ministro degli esteri cecoslovacco, che venne trovato morto sotto la finestra del bagno del ministero degli esteri a Praga il 10 marzo 1948; Masaryk era l'unico ministro non socialista nel governo, dominato dai comunisti, costituito un mese prima. Dibattiti sulla causa della sua morte continuano tutt'oggi, anche se nessuna prova è stata trovata che scagioni o incolpi il regime; ufficialmente il caso venne registrato come suicidio.
Un ultimo caso si ebbe quando il romanziere ceco Bohumil Hrabal morì cadendo da una finestra nel 1997 apparentemente cercando di nutrire alcuni uccelli, anche se l'ipotesi del suicidio è la più accreditata.
[modifica] Note
- ^ a b c Catholic Encyclopedia
- ^ Cicely Veronica Vedgwood, La guerra dei trent'anni, Milano, Enrico Dall'Oglio editore, 1964, pag. 76 e 77 (nell'edizione originale: The Thirthy Years War, London, Jonathan Cape, traduzione dall'inglese di Antonio Cettuzzi)