Decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Decreto legislativo 231/2001)

Il decreto legislativo n. 231/2001 introduce nelle aziende la cultura dei controlli interni come strumento di prevenzione dei reati.

Con le modifiche e integrazioni successive, la 231 si applica anche ai reati cibernetici e agli infortuni sul lavoro.

La norma prevede sanzioni in capo alle aziende, come persona giuridica, responsabile di non avere impedito ai propri dipendenti di commettere reati nell'interesse della società.

Si tratta di ingenti sanzioni pecuniarie, della chiusura dell'attività in caso di recidiva, del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione come misura cautelare.

Fra le varie misure in caso di recidiva, non è menzionata la possibilità del commissariamento governativo, come strumento di salvaguardia dei posti di lavoro, in alternativa alla chiusura dell'attività. Il pericolo di una perdita del posto di lavoro potrebbe disincentivare la collaborazione del personale dipendente per l'attuazione della 231, sia con gli organi di vigilanza interna che con le autorità preposte.

La legge non prevede un meccanismo di crediti o di certificazioni per le società di consulenza che dovrebbero supportare le aziende nell'attuazione della 231, che richiede: di intervenire nell'organizzazione e di produrre una documentazione cartacea in merito alla mappatura e reengineering dei processi interni, integrandovi un sistema di prevenzione e controllo del rischio operativo.

Prima dell'approvazione della 231, alle aziende era precluso l'accesso ai benefici di legge in caso di liquidazione coatta, amministrazione controllata o fallimento, se era accertato che la situazione derivava da un illecito amministrativo o penale commesso da un loro dipendente.

Con l'entrata in vigore della 231, possono accedere a questo tipo di benefici anche le aziende che, in presenza di condanne dei loro dipendenti, dimostrino di avere attuato tutti i controlli obbligatori per prevenire il reato. In questo modo, chi detiene la proprietà e la gestione non è indotto a complicità con i diretti responsabili, pur di non precludere all'azienda i benefici di legge.