De gustibus non est disputandum

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De gustibus non est disputandum[1][2] — talvolta reso anche con De gustibus non disputandum est oppure De gustibus et coloribus non est disputandum, o anche nella forma abbreviata De gustibus non disputandum — è una locuzione latina molto diffusa di origine non classica. Intende sottolineare come non sia altro che tempo perso discutere sui gusti delle persone o comunque degli animali essendo assolutamente tensioni individuali riferibili perciò alla sensibilità propria di ciascun essere. Letteralmente si traduce con "Non si deve discutere sui gusti".

Secondo Plutarco la frase "de gustibus non disputandum est" fu pronunciata da Giulio Cesare davanti ad un piatto di asparagi al burro serviti nella casa Milanese di Valerio Leone. Ai generali Romani la pietanza non piacque affatto, i Romani infatti erano abituati all'olio, il burro era considerato un alimento "barbaro". Allora Cesare, di fronte all’imbarazzante situazione placò gli animi con la soprascritta frase. “[3]

La locuzione è rimasta nel repertorio del cosiddetto latino maccheronico, fino a consolidarsi nell'uso moderno, a tal punto da essere persino richiamata a volte pronunciando la forma ellittica de gustibus… sottintendendo il resto dell'adagio e il suo significato.

Dal punto di vista grammaticale, la frase presenta un complemento di argomento, introdotto da De + Ablativo, seguito da una perifrastica passiva con il gerundivo.

De gustibus non est disputandum è anche il titolo di un dramma giocoso per musica composto da Carlo Goldoni nel 1754.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedi De Gustibus Non Est Disputandum su Treccani.it.
  2. ^ Cfr. anche de gus·ti·bus non est dis·pu·tan·dum su merriam-webster.com/dictionary.
  3. ^ Vedi [1] su "taccuinistorici.it".
  4. ^ Vedi De Gustibus Non Est Disputandum su carlogoldoni.it.

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