Fabrizio De André
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| Fabrizio De André | ||
Fabrizio De André in concerto. |
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| Nazionalità | ||
| Genere | Chanson, Folk, Pop | |
| Periodo attività | 1961 - 1998 | |
| Album pubblicati | 29 | |
| Studio | 13 | |
| Live | 7 | |
| Raccolte | 9 | |
| Sito ufficiale | Fondazione De André | |
| Si invita a seguire lo schema del Progetto Musica | ||
| « Ama e ridi se amor risponde piangi forte se non ti sente dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior. » |
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(Fabrizio De André, Via del Campo)
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Fabrizio De André (Genova-Pegli, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999) è stato un cantautore italiano fra i più conosciuti e amati di sempre, sicuramente uno fra i più importanti.
Nelle sue opere ha cantato prevalentemente storie di emarginati, ribelli, prostitute e persone spesso ai margini della società. Molti suoi testi sono considerati dei veri e propri componimenti poetici e, come tali, inseriti nella gran parte delle antologie scolastiche di letteratura.
Sebbene non sia stato sempre originale nei suoi brani, e considerato come uno dei cantautori più geniali dell'epoca recente, sin da giovane fu molto influenzato dalla musica francese, partendo da George Brassens ad altri cantanti, e dai più illustri poeti francesi come François Villon, mentre nella seconda parte della sua attività fu molto atratto dalla musica americana e da autori come Bob Dylan o Leonard Cohen, per i quali in Italia (grazie all'aiuto di Francesco De Gregori) fece alcune traduzioni, per poi scrivere nell'ultima parte della sua carriera un album divenuto secondo molti una pietra miliare come Crêuza de mä cantato interamente in dialetto genovese, cosa che molti considerarono originale.
Ebbe molti amici e conoscenti famosi, sopratutto Paolo Villaggio, uno dei suoi più grandi amici, che gli approprio il soprannome di Faber, che l'amico coniò in assonanza con una marca di pastelli[1].
Fabrizio De André ha pubblicato, nei suoi quarant'anni di attività musicale, tredici album, un numero relativamente contenuto, ma che non sorprende chi gli ha sempre riconosciuto una maggiore attenzione alla qualità rispetto alla quantità.
[modifica] Biografia
| « Se nelle regioni meridionali non ci fosse la criminalità organizzata, come mafia, 'ndrangheta e camorra, probabilmente la disoccupazione sarebbe molto più alta. » |
Ecco l'ultima staffilata che, nell'agosto 1998, sollevò un'ondata di proteste e sdegno tra gli esponenti di quella classe politica e sociale che De André racchiudeva nel suo concetto di borghesia. Gli stessi che gridavano allo scandalo quando De André dedicava le sue strofe a prostitute, lestofanti e suicidi e che, alla sua morte, lo avrebbero osannato definendolo "Grande Poeta"[2].
A Fabrizio De André, va riconosciuto il coraggio e la coerenza d'aver scelto, nella società italiana del dopoguerra, di sottolineare i tratti nobili ed universali degli sconfitti, affrancandoli dal ghetto giansenista degli indesiderabili e mettendoli a confronto con i loro accusatori[2].
Il cammino di Fabrizio De André ebbe inizio sulla pavimentazione sconnessa ed umida del carruggio di Via del Campo, prolungamento della famosa Via Pré, strada proibita di giorno quanto frequentata la notte. È in quel ghetto di umanità platealmente respinta e segretamente bramata che avrebbero preso corpo le sue ispirazioni; di ghetto in ghetto, dalle prostitute alle minoranze etniche, passando per diseredati, disertori, bombaroli ed un'infinità d'altre figure. Nella sua antologia di vinti, dove l'essenza delle persone conta più delle azioni e del loro passato, De André raggiungerà alte vette di lirismo poetico [2].
[modifica] L'infanzia e la giovinezza
| « Personalmente mi considero la minoranza di uno.[3] » | |
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(F. De André)
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Fabrizio Cristiano De André nacque il 18 febbraio 1940 a Genova Pegli in Via De Nicolay 12 (ove è stata posta una piccola targa commemorativa) da una famiglia dell'alta borghesia industriale genovese. Il padre Giuseppe fu vicesindaco del capoluogo ligure, amministratore delegato dell'Eridania e promosse la costruzione della Fiera di Genova, nel quartiere della Foce.
Fabrizio crebbe inizialmente nella campagna astigiana, luogo del quale la famiglia era originaria e dove si dovette infatti trasferire nel 1942 a causa dell'aggravarsi della situazione bellica. Successivamente, visse nella Genova del dopoguerra, scossa e partecipe della contrapposizione tra cattolici e comunisti, sovente rigidi e bigotti entrambi.
Nel 1948 a Pocol, nei pressi di Cortina d'Ampezzo conobbe il sedicenne Paolo Villaggio, e i due ebbero una forte amicizia da subito nonostante la differenza d'eta tra l'attore e il cantante (circa otto anni) ma i due dopo quell'incontro non si videro più per alcuni anni finché si reicontrarono a Genova nel 1956.
A nove anni i genitori lo obbligarono a lezioni private di violino, strumento per il quale il piccolo Fabrizio non aveva nessun interesse (passione che poi coltiverà il figlio Cristiano). Il folgorante incontro con la musica avvenne in realtà con l'ascolto di canzoni Georges Brassens, del quale De André tradurrà in seguito molte canzoni.
Dopo aver frequentato le scuole elementari in un istituto privato retto da suore, passò alla scuola statale, dove il suo comportamento "fuori dagli schemi" gli impedì una pacifica convivenza con le persone che vi trovò, in special modo con i professori. Per questo fu trasferito nella severa scuola dei Gesuiti dell'Arecco, per poi diplomarsi al liceo classico Cristoforo Colombo.
In seguito frequentò alcuni corsi di lettere e altri di medicina presso l'Università di Genova prima di scegliere la facoltà di giurisprudenza, ispirato dal padre e dal fratello Mauro, entrambi brillanti avvocati. A sei esami dalla laurea decise di intraprendere una strada diversa: la musica (suo fratello sarebbe divenuto uno dei suoi fan più fedeli e critici).
La passione per la musica aveva preso corpo anche grazie all'assidua frequentazione degli amici Tenco, Bindi, Paoli ed altri, con cui iniziò a suonare e cantare nel locale "La borsa di Arlecchino" dal 1958 e proprio in quell'anno scrisse le sue due prime canzoni: Nuvole barocche e E fu la notte anche se in seguito questi due brani verranno ripudiati dallo stesso cantautore che li considerò sempre estranei alla sua discografia definendoli come «due peccati di gioventù».[4]
De André, in questi anni, ebbe una vita abbastanza sregolata e in contrasto con i precetti della sua famiglia. I suoi amici sono spesso i "figli del popolo", alcuni anche sbandati di strada dediti al chiasso e al bere. Sovente in coppia con l'amico d'infanzia Paolo Villaggio, con il quale divideva la vita di strada e cercava di sbarcare il lunario anche imbarcandosi, d'estate, sulle navi da crociera come animatori artistici per le feste di bordo.[5]
Nel 1962 sebbene ancora giovane, De André si sposò con una ragazza genovese, Enrica Rignon detta «Puny» dalla quale avrà il figlio Cristiano che seguirà le orme del padre.
In seguito al matrimonio e alla nascita del figlio, Fabrizio fu pressato dalla necessità di provvedere al mantenimento della famiglia e, visti gli scarsi proventi della sua attività musicale dei primi singoli tra il 1961 e il 1964, meditò di abbandonarla per terminare gli studi e trovare un serio impiego.
Nell'estate del 1960, insieme a Clelia Petracchi scrisse quella che considerò la sua prima "vera" canzone: La ballata del Miché storia di un carcerato che si suicida perché non poteva restare in prigione lontano dalla sua amata, verrà anche reincisa dal cantautore più volte la prima nel 1961, poi nel 1963 e infine nel 1968, anche se la prima incisione a oggi è molto difficile da reperire.
[modifica] La ragione divina di De André
| « e non Dio ma qualcuno che per noi lo ha inventato ci costringe a sognare in un giardino incantato. » | |
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(da "Un blasfemo", nell'album Non al denaro, non all'amore né al cielo)
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I testi del cantautore, che toccano spesso argomenti religiosi, sono improntati ad una personale e disincantata visione della vicenda cristiana e, a tratti, da una intuibile spiritualità, tuttavia non riconducibili ad una personale e definibile professione di fede.
Nei brani come "Spiritual", "Si chiamava Gesù", "Preghiera in Gennaio" e nel concept album "La buona novella", la figura di Cristo viene spogliata dell'essenza divina per assumere, quasi in una dimensione crociana, tutta la sua forza rivoluzionaria in favore degli ultimi.
L'atteggiamento tenuto da Faber nei confronti dell'uso politico della religione e delle gerarchie ecclesiastiche è spesso sarcastico e fortemente critico nel contestarne i comportamenti contraddittori, come, ad esempio, nelle canzoni "Un blasfemo", "Il testamento di Tito", "La ballata del Miché"[2].
[modifica] L'esordio nel 1961 e il periodo Karim
| « Benedetto Croce diceva che fino a diciotto anni tutti scrivono poesie e che, da quest'età in poi, ci sono due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini. Allora, io mi sono rifugiato prudentemente nella canzone che, in quanto forma d'arte mista, mi consente scappatoie non indifferenti, là dove manca l'esuberanza creativa. » | |
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(F. De André)
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Ad ottobre del 1961[6] la neonata casa discografica Karim pubblica il suo primo 45 giri che contiene i brani, Nuvole barocche ed E fu la notte.
Nel 1962 il cantautore sostenne l'esame di ammissione come compositore alla SIAE di Roma per poter depositare a proprio nome le canzoni; nel 1997, durante la consegna del Premio Lunezia, confessò di aver utilizzato una buona parte della poesia Le foglie morte di Jacques Prévert nel testo dell'esame[7]. Il 29 dicembre 1962 nacque il suo primo figlio, Cristiano, nato ironia della sorte lo stesso giorno del figlio di Paolo Villaggio, Pierfrancesco[5].
Nel 1963 il cantante incise un singolo con due canzoni, la giocosa Il fannullone e la celeberrima Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers in collaborazione con il suo grande amico Villaggio, ma i due non ebbero in seguito altre collaborazioni professionali, nello stesso anno scrisse la canzone Il testamento la prima ispirata alla poetica di François Villon.
In questi anni De André andò affermandosi sempre più come personaggio riservato e musicista colto, abile nel condensare nelle proprie opere varie tendenze ed ispirazioni: le atmosfere degli storici cantautori francesi, tematiche sociali trattate sia con crudezza sia con metafore poetiche, tradizioni musicali di alcune regioni italiane, sonorità di ampio respiro internazionale e l'utilizzo di un linguaggio inconfondibile ma, al tempo stesso, volutamente alla portata di tutti.
Nel 1964 scrisse due canzoni molto famose: La guerra di Piero e La canzone di Marinella: la prima canzone parla della guerra e di un semplice soldato che muore - un'accusa al militarismo che passò inosservata all'epoca -, la seconda di una ragazza (lui diceva una prostituta) che dopo aver trovato l'amore muore in circostanze misteriose. Fu quest'ultima canzone ad avere molto successo per via di una cover di Mina nel 1967 nell'album Dedicato a mio padre; nonostante tutto pare che il cantautore non considerasse la canzone una delle migliori. In questo periodo De André componeva molte canzoni con il compositore Vittorio Centanaro, che però non veniva mai accreditato in quanto non iscritto alla Siae.
Nel 1965 incide la sua prima traduzione da una canzone di Brassens Delitto di paese dalla canzone L'assassinant in seguito il cantante incise altre traduzioni dal cantautore francese, tuttavia De André e Brassens non si incontrarono mai, il cantautore era al corrente del carattere scontroso di Brassens, e aveva il timore di ricevere una delusione conoscendo di quello che per molti anni era stato il suo modello.
Nel 1966 escono sempre su 45 giri altri capolavori come Canzone dell'amore perduto, Geordie (tratta da una antica ballata britannica) e Ballata dell'amore cieco; sempre in quello stesso anno esce il suo primo LP Tutto Fabrizio De André (ristampato nel 1968 come La canzone di Marinella dopo il successo della cover di Mina, dalla RRC), una parziale raccolta di alcune delle canzoni che sino ad allora erano state edite solo in 45 giri. Nello stesso anno la Karim fallì e De André dovette cambiare casa discografica: passò quindi nel 1967 alla milanese Bluebell Records. Sarebbe stato l'inizio di un grande successo.
[modifica] Fra esistenzialismo e contestazione: dal 1967 al 1973
| « Andrai a vivere con Alice che si fa il whiskey distillando fiori, o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori? O resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro, senza chiederti come mai Continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai? » |
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(da "Verranno a chiederti del nostro amore", Storia di un impiegato, 1973)
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Nel 1967 pubblica il suo vero primo album Volume I con nove canzoni inedite e un ri-arrangiamento di Carlo Martello. In questo album sono presenti alcune tra le sue canzoni più famose, come Bocca di rosa e Via del campo, due canzoni dedicate a due prostitute, e Preghiera in Gennaio dedicata alla morte di Luigi Tenco. La canzone Bocca di rosa subì una modifica poco tempo dopo dietro "cortesi pressioni dell'arma dei carabinieri".
Gli anni fra il 1968 ed il 1973 furono fra i più proficui per l'autore, che iniziò la serie dei concept album.
Il primo di questi album è Tutti morimmo a stento, in cui per la prima volta si fa accompagnare da un'orchestra sinfonica: è un'album che si ispira alla poetica di Francois Villon con canzoni a volte molto tristi e dark in cui a volte il cantautore tifa per i perdenti. I temi sono suicidi, pervertiti, drogati, pedofili, bambini pazzi, re tristi. Questo album nel 1969 fu inciso anche in inglese su idea di Antonio Casetta, ma questa versione non fu mai pubblicata ufficialmente, e solo nel 2007 l'unica copia in vinile dell'album è stata ritrovata negli USA.
Esce anche Volume III un disco che riporta vecchie canzoni del periodo Karim, e due brani di Brassens tradotti in italiano; vi è anche un a traduzione di S'i' fosse foco sonetto di Checco Angiolieri, e Il re fa rullare i tamburi traduzione di un canto popolare francese.
Nel 1970 esce La buona novella, un album importante, che riporta il pensiero cristiano nei primitivi confini di un'umana dimensione della fratellanza, in forte contrapposizione con la dottrina di sacralità e verità assoluta, che il cantautore sostiene essere inventata dalla Chiesa al solo scopo di esercizio del potere[8].
Le tracce di questo disco sono memorabili, come L'infanzia di Maria, Il ritorno di Giuseppe, Il sogno di Maria, Tre madri o Il testamento di Tito. Queste cinque canzoni sono sicuramente le più famose dell'album in quanto furono riproposte nei suoi ultimi concerti tra il 1997 e il 1998. L'opera è ispirata dai vangeli apocrifi e nel disco il cantautore suona con il gruppo I Quelli, poi divenuto la Premiata Forneria Marconi. Il disco fu riarrangiato dallo stesso Reverberi.
Un crescendo creativo che, nel 1971 culminò in Non al denaro, non all'amore né al cielo, libero adattamento di alcune poesie della Antologia di Spoon River, opera poetica di Edgar Lee Masters, tradotto in italiano nel 1943 da Fernanda Pivano i maggiori collaboratori di questo disco furono Nicola Piovani (per le musiche) e Giuseppe Bentivoglio (per i testi).
Nel 1972 la Produttori Associati, senza consultare l'artista, lo iscrive al Festivalbar con il brano Un chimico (pubblicato su 45 giri): De Andrè apprende la notizia dai giornali e convoca una conferenza stampa in cui dichiara che «La casa discografica mi ha trattato come un ortaggio»[9].
Dopo l'intervento del patron della manifestazione, Vittorio Salvetti, si raggiunge un compromesso: la canzone viene inserita nei juke-box, come vuole il regolamento, ma il cantautore non si esibirà durante la finale di Verona nemmeno in caso di vittoria (l'edizione vede vincitrice Mia Martini con Piccolo uomo)[10]
Nell'autunno dello stesso anno pubblicò un singolo con due canzoni di Leonard Cohen Suzanne/Giovanna d'Arco brani che verranno poi inseriti nel "riempitivo" album Canzoni del 1974.
Sono anche gli anni in cui De André fa le sue prime esperienze negli spettacoli dal vivo. La sua casa di produzione discografica comincia a fare delle grosse pressioni perché Fabrizio inizi un tour di concerti per l'Italia e il cantautore - come in seguito ha raccontato all'amico Cesare Romana - si presenta davanti al suo discografico e spara una richiesta di compenso esagerata, al fine di ottenere un netto rifiuto. Ma il produttore accetta senza battere ciglio. In questo modo Fabrizio è costretto ad affrontare le sue paure da palcoscenico.
Nel 1973 esce Storia di un impiegato l'ultimo dei quattro concept album ispirato agli avvenimenti del Maggio francese ed alla contestazione giovanile del Sessantotto. È uno degli album più controversi del cantautore [11]. Anche qui risulta importantissima la collaborazione con Giuseppe Bentivoglio e con il compositore Nicola Piovani, che figura come coautore per le musiche e che ha curato con grande perizia gli arrangiamenti.
Nel 1974 in seguito al divorzio dalla Rignon, De André si trasferi da Genova e ando a vivere a Tempio Pausania in una grande tenuta, dove visse quasi fino alla fine e dove avrebbe vissuto con la sua successiva moglie e la sua ultima figlia. Alla fine dello stesso anno incontrò la sua futura moglie: Dori Ghezzi, rimasta famosa per i suoi duetti con il bassista Wess Johnson, e i due si innammorarono subito, anche se si sposeranno solo nel 1989 e il loro amore durò perfettamente fino alla scomparsa di lui.
Nello stesso anno esce l'album Canzoni con reincisioni di vecchi brani e con la prima traduzione di De André di una canzone di Bob Dylan Via della povertà dall'originale Desolation row in realtà una traduzione fatta da De Gregori dato che De André non conosceva l'inglese ma solo il francese, e sempre nello stesso album ci saranno le ultime traduzioni di brani di Brassens Morire per delle idee e Le passanti due canzoni molto riuscite.
[modifica] La svolta musicale: dal 1975 al 1979
In carriera, De André collaborò anche con Alessandro Gennari alla scrittura del libro Un destino ridicolo (da cui è stato tratto un film di prossima uscita nelle sale), pubblicato nel 1996, ed ebbe modo di lavorare - nella sua attività compositiva - con Riccardo Mannerini, poeta genovese con il quale musicò Eroina (1968) poi diventato Il cantico dei drogati.
Nel 1975 esce l'album Volume VIII album scritto in collaborazione nuovamente con Francesco De Gregori, dove è presente anche una canzone del cantautore romano Le storie di ieri,è un album non privo di sperimentazione in cui sono affrontate tematiche esistenziali quali il disagio verso il mondo borghese e la difficoltà di comunicazione, e dove è presente una nuova traduzione di un brano di Leonard Cohen: Nancy (Seems so long ago, Nancy) storia di una giovane suicida di Montreal e sopratutto il famoso brano Amico fragile, che come ha dichiarato lo stesso cantautore ha scritto in una notte mentre era ubriaco.
Nonostante il suo carattere schivo e poco incline alle apparizioni in pubblico, accettò di esibirsi dal vivo, prima ancora del concerto alla Bussola di Viareggio, a Piazza Navona nel 1974, in occasione di una manifestazione del partito Radicale per il referendum sul divorzio, sconvolgendo migliaia di romani che avevano sognato quel momento per anni, e iniziando poi un tour con due componenti dei New Trolls, con i quali aveva già collaborato nel 1968 per l'arrangiamento dei testi di Riccardo Mannerini che diventeranno Senza orario senza bandiera (Belleno e D'Adamo), e due dei Nuova Idea (Belloni e Usai).
Nel 1979 si esibì insieme alla Premiata Forneria Marconi, che affrontò con successo l'ardua sfida di riarrangiare alcuni dei brani più significativi del grande cantautore genovese, arrangiamenti che Fabrizio utilizzerà fino alla fine della sua carriera. L'operazione si rivelò estremamente positiva, tanto che il tour originò due album interamente live, tra il 1979 ed il 1980, che conobbero uno straordinario successo di vendite.
- Rimini (1978), segna l'inizio della collaborazione, che proseguirà proficuamente nel tempo, con il cantautore veronese Massimo Bubola. Quest'album fa intravedere un De André esploratore di una musicalità più distesa, spesso di ispirazione americana, di cui Bubola è portatore. I brani trattano l'attualità (il naufragio di una nave genovese) così come tematiche sociali (l'aborto e l'omosessualità).
- Fabrizio De André (1981) è un album senza titolo, noto come L'indiano per il suo disegno in copertina, con Bubola ancora una volta coautore di De André. Il filo che lega i vari brani è il parallelismo tra il popolo dei Pellerossa e quello Sardo, entrambi oppressi dai loro colonizzatori. Il sequestro del cantautore è rievocato nel brano Hotel Supramonte.
Nel 1980 i due cantautori pubblicano un 45 giri intitolato Una storia sbagliata, i cui brani sono editi per la prima volta in CD solo nel 2005. Il disco reca inciso Una storia sbagliata sul lato A e Titti sul lato B, entrambe scritte con Bubola. Fabrizio ricorderà in un'intervista a proposito di questa canzone:
| « Nel testo di Una storia sbagliata rievoco la tragica vicenda di Pier Paolo Pasolini. È un canzone su commissione, forse l'unica che mi è stata commissionata. Mi fu chiesta come sigla per due documentari-inchiesta sulle morti di Pasolini e Wilma Montesi. » |
[modifica] Il sequestro del 1979
De André ha avuto due figli, entrambi musicisti: il primo, Cristiano, anch'egli cantautore, nato nel 1962 dalla prima moglie Enrica Rignon, soprannominata Puny; la seconda, Luisa Vittoria detta Luvi, avuta nel 1977 da Dori Ghezzi. Ambedue, negli ultimi anni di vita di Fabrizio, cantarono col padre in alcuni concerti.
La sera del 27 agosto 1979, quando ormai viveva quasi stabilmente in Sardegna nella sua tenuta dell'Agnata, a due passi da Tempio Pausania, fu rapito dall'anonima sequestri sarda insieme alla sua compagna Dori Ghezzi, poi sposata nel 1989. I due vennero liberati dopo quattro mesi (Dori fu liberata il 20 dicembre, Fabrizio il 22) dietro il versamento del riscatto di circa 550 milioni di lire, in buona parte sborsati dal padre Giuseppe.
Intervistato all'indomani della liberazione (il 23 dicembre in casa del fratello Mauro) da uno stuolo di giornalisti, Faber tracciò un racconto pacato dell'esperienza («... ci consentivano, a volte, di rimanere a lungo slegati e senza bende») ed ebbe parole di pietà per i suoi carcerieri («Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai»). Questa posizione inconsueta, nel quadro di un invito di De André a ragionare seriamente sulla realtà sociale sarda, attirò critiche feroci di certa stampa che tese a colpevolizzare in modo retorico e sensazionalistico i sequestrati. Inoltre disse «i rapinatori erano gentili quasi materni, una sera uno di loro aveva bevuto troppo, e disse che non era contento della nostra situazione».
L'esperienza del sequestro si aggiunse al già consolidato contatto con la realtà e con la vita della gente sarda, e gli avrebbe ispirato diverse canzoni, scritte ancora con Bubola.
[modifica] Il ritorno e L'indiano
Nel 1980 dopo l'esperienza incise il singolo Una storia sbagliata/Titti: la prima canzone racconta della morte di Pier Paolo Pasolini, narrata anche attraverso metafore; la seconda, ispirata a un romanzo di Jorge Amado, di una donna che aveva due amori «di segno contrario»
Nel 1981, pubblicò un album senza titolo, comunemente conosciuto come "L'indiano" dall'immagine di copertina che raffigura un nativo americano. Trasparente la similitudine fra il popolo indiano e quello sardo, entrambi, pare sostenere il cantante, rinchiusi in riserve se non altro culturali, entrambi vittime di dominazioni sociali.
Sottili, ma non velate, furono le allusioni all'esperienza del sequestro: dalla stessa ripresa della locuzione "Hotel Supramonte" (con cui da sempre i sardi chiamavano l'industria dei sequestri) alla descrizione degli improvvisati banditi cui, comunque, non intese negare note di un certo romanticismo ed una connotazione di proletariato periferico che per questo meritava, coerentemente con le sue tematiche privilegiate, una forte attenzione. Al processo, De André confermò il perdono per i suoi carcerieri, ma non per i mandanti perché persone economicamente agiate[12].
L'album contiene comunque altre canzoni famose, come Quello che non ho, caratterizzata da un forte ritmo blues, Fiume Sand Creek, ispirata ad un massacro di nativi americani del 1864, Canto del servo pastore e Se ti tagliassero a pezzetti, una delle canzoni in cui l'elemento simbolico è più presente e che esprime l'istintiva fede dell'uomo nei principi di libertà e coscienza, spesso minacciate dall'evolversi delle società[13].
Nel 1982, fece l'unica tournée in giro per l'Europa, registrando in Germania un album dal vivo, De André Philipshalle Düsseldorf, oggi ancora inedito in Italia, anche se il concerto più famoso del tour è sicuramente quello tenuto il 29 agosto 1981 all'aperto a Sarzana davanti a 6.000 persone, da cui venne tratto un video, realizzato dalla Rai e per la regia di Vittorio Lausvardi.
[modifica] Crêuza de mä: la lingua genovese
Altre importanti collaborazioni lo videro impegnato negli anni seguenti con Mauro Pagani - per la realizzazione dell'album Crêuza de mä (1984), un progetto di Pagani che De André arricchisce con i suoi testi e che all'inizio parve un fiasco ma fu in seguito premiato dalla critica come "Album del decennio". Sebbene non sia semplice attribuire il premio di miglior disco da lui scritto dal punto di vista poetico-letterario, dal punto di vista musicale a Crêuza de mä tocca probabilmente tale alloro, visti i numerosi riconoscimenti da esso ottenuti. Questo disco è un viaggio nei magici suoni del mediterraneo, guidato dalla maestria di Mauro Pagani, che nel 1984 trattò con largo anticipo sui tempi il tema della musica etnica.
Crêuza de mä segna uno spartiacque nella carriera del cantautore genovese: dopo questo album, Fabrizio esprime la volontà di non voler più cantare in italiano ma di volersi concentrare esclusivamente sul genovese (che per lui non era un dialetto ma una vera e propria lingua, come in effetti è). Ma Crêuza de mä è anche l'album che libera De André dalle impostazioni vocali ereditate dalla tradizione degli chansonnier francesi, che gli garantisce la libertà di espressione tonale al di fuori di quei dettami stilistici che aveva assorbito da Brassens e da Brel. È un fatto principalmente legato alla lingua: le parole tronche (di cui il genovese è ricco quanto ne è povero l'italiano) si adattano bene ad un uso musicale poiché le sillabe si possono allungare con armonia senza sembrare ridicolmente forzate.
De André sceglie di usare come lingua un genovese colto e ricercato. Inizialmente lui e Pagani avevano in mente di usare il gallurese ma l'idea venne scartata per il semplice fatto che, nonostante Fabrizio l'avesse già usato nella canzone Zirichiltaggia all'interno dell'album Rimini, non ne aveva completa padronanza. Inoltre, come spiega ampiamente Cesare Romana nella sua biografia "Amico Fragile", il genovese era per Fabrizio una lingua ricca di mescolanze, di contaminazioni con tutto il bacino mediterraneo. Tuttavia, qualche accenno di gallurese, lo si può udire nel ritornello della prima canzone dell'album.
Subito dopo l'uscita di Crêuza de mä, inizia un periodo di crisi artistica che lo porta a formulare ipotesi di collaborazioni che poi non saranno mai realizzate, come la possibilità di incidere un album sulle musiche dell'Europa orientale con Ivano Fossati e Vasco Rossi. Da questa crisi uscirà soltanto nel 1990 (sei anni dopo) con l'incisione (fortemente voluta da Mauro Pagani che auspicava un ritorno di Fabrizio all'italiano) di un nuovo lavoro che unisce l'esperienza linguistica dell'album precedente a tematiche sociali e politiche, Le nuvole.
[modifica] Gli anni '90 e gli ultimi album
Nel 1990 pubblicò, ancora con l'amico Mauro Pagani e con la collaborazione di Ivano Fossati, Le nuvole (1990) titolo che (come in Aristofane) allude ai potenti che oscurano il sole[2]. Fossati lo aiuterà inoltre nella realizzazione del suo ultimo disco, Anime salve (1996), da molti ritenuto un capolavoro. Inizialmente il disco doveva essere pubblicato a nome dei due autori, tuttavia il carattere di Fabrizio, convinto che il lavoro stesse progredendo in uno stile troppo simile a quello di Fossati e poco al suo, interrompe la produzione del disco per poi recuperarlo da solo nel 1996, con modifiche, variazioni e gli splendidi arrangiamenti di Piero Milesi.
- Crêuza de mä (1984) fu da parte di Pagani un importante lavoro di ricerca, con il quale si rievocò, e per sonorità e per testi, un modus musicale del Mediterraneo genovese, ovvero di quella parte tradizionale, e per questo "sociale", della cultura della sua città natale. La lingua utilizzata è il genovese antico, la musica rievoca tradizioni turche, greche e berbere. Questo album si pone come la riscoperta delle radici panmediterranee, in contrapposizione alla sempre più ingombrante cultura d'Oltreoceano. Secondo alcuni critici è uno dei primi album in assoluto che abbiano contribuito alla definizione di quella che in seguito verrà chiamata world music.
- Le nuvole (1990) è la summa delle varie collaborazioni di questo periodo (da Mauro Pagani, coautore di tutti i brani, a Ivano Fossati e Massimo Bubola). Soprattutto Fabrizio torna all'italiano, raggiungendo un compromesso con il suo amico e collaboratore Mauro Pagani che insisteva perché non si dedicasse esclusivamente al genovese. La struttura de "Le Nuvole" è divisa in due: la prima parte, quella dedicata al potere, è in italiano; la seconda incarna la voce del popolo e perciò cantata in dialetto. Con questo album (il più politico) Fabrizio, si abbandona alla feroce ironia e ai ritratti più dissacranti che abbia mai fatto del potere e delle sue meschine inclinazioni. L'idea base, studiata con Pagani, sorgeva dalla constatazione che nonostante l'idea di progresso sia ormai comunemente accettata, la realtà sociale e politica non è tanto distante da quella del Congresso di Vienna del 1815. De André affonda la penna sul consumismo, sull'ipocrisia della classe politica, sulla fine degli ideali che ha come conseguenza "una pace terrificante", sulla mafia. Il risultato è un affresco grandioso, spietato ma ironico, della società contemporanea.
- Anime Salve (1996), è l'ultimo album in studio del cantautore ed anche l'ultimo concept album, incentrato sul tema della solitudine. La musica è scritta in gran parte da Ivano Fossati, sulla stessa matrice etnica nata con Creuza de mä: fra le varie influenze sonore vi sono il Sudamerica ed i Balcani. Questo album, a differenza dei due precedenti, è in gran parte in italiano. L'ultima traccia, Smisurata Preghiera (ispirata da una raccolta di poesie di Alvaro Mutis, è forse la più riuscita fusione stilistica tra i due coautori dell'album: inoltre, essa riassume con efficacia le tematiche dell'intera opera di De André: l'emarginazione, il suo superamento nella ricerca della libertà, la nobilitazione della solitudine come ricerca, l'amore sconfinato per l'uomo.
Fra il 1990 ed il 1996 collabora con vari autori, sia come autore che come cointerprete, nei rispettivi album: tra essi ricordiamo Francesco Baccini, i Tazenda, Mauro Pagani, Massimo Bubola, Max Manfredi, Teresa De Sio, Ricky Gianco, i New Trolls e il figlio Cristiano De André.
Da segnalare la collaborazione con "Li Troubaires de Coumboscuro" nell'album A toun souléi, pubblicato nel 1995, nel quale De André partecipa all'incisione del brano in provenzale antico Mis amour, insieme a Dori Ghezzi e Franco Mussida.
Nel settembre 1997 esce la sua antologia ufficiale Mi innamoravo di tutto, che contiene una preziosa versione de La canzone di Marinella cantata con Mina.
Tra il 1997 e il 1998 terrà una serie di concerti in teatro, per l'antologia, tra il 13 e il 14 febbraio del 1998 terrà un memorabile concerto al Teatro Brancaccio di Roma che sarà trasmesso a Rai2 e edito in VHS e DVD. L'ultima esibizione è avvenuta a Nuoro il 22 agosto del 1998.
[modifica] La scomparsa
Il 25 agosto 1998 gli fu diagnosticato un carcinoma polmonare, che lo portò a interrompere il tour.
La notte dell'11 gennaio 1999, alle ore 02:30, all'età di 58 anni Fabrizio De André morì all'Istituto dei tumori di Milano, dove era stato ricoverato con l'aggravarsi della malattia. Il figlio Cristiano dichiarò: «abbiamo sperato nelle cure, ma purtroppo non c'è stato nulla da fare; le condizioni di papà erano gravi».
I suoi funerali si svolsero nella Basilica di Carignano a Genova il 13 gennaio: al dolore della famiglia partecipò una folla di più di diecimila persone, in cui si confondevano amici, ammiratori ed esponenti dello spettacolo, della politica e della cultura.
Dopo la cremazione, avvenuta il giorno seguente alla cerimonia funebre, è sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Staglieno accanto al fratello Mauro, al padre Giuseppe e alla madre Luisa Amerio.
[modifica] De André nella memoria collettiva
| « De André non è stato mai di moda. E infatti la moda, effimera per definizione, passa. Le canzoni di Fabrizio restano. » | |
La discografia di De André è ampia, ma non vasta come quella di altri autori del suo tempo; pur tuttavia risulta memorabile per varietà ed intensità. [14] Viene ora sapientemente riassunta in postume ricostruzioni filologiche, curate dalla moglie e da esperti tecnici del suono che si sono riproposti l'obiettivo di mantenere, nei nuovi supporti, le sonorità dei vecchi LP in vinile. Sino ad ora sono state realizzate due raccolte, entrambe in triplo CD, titolate In direzione ostinata e contraria e In direzione ostinata e contraria 2.
Alcuni fra i maggiori cantanti e cantautori italiani, nel marzo del 2000, hanno ricordato Fabrizio De André con un concerto celebrativo, al teatro Carlo Felice di Genova, interpretando i suoi maggiori successi. Di quel concerto è stato realizzato un doppio cd, dal titolo Faber, pubblicato nel 2003, i cui proventi sono stati devoluti in beneficenza.
A Genova, in Via del Campo, dove l'intrico di viuzze si fa congestionato come in una Qasba mediorientale, nel negozio di dischi ora gestito dalla moglie di Gianni Tassio (amico di vecchia data del cantautore, mancato nel 2004), è esposta la chitarra con la quale, probabilmente, De André ha studiato i testi delle canzoni di "Creuza de mä". Lo strumento, la "Francisco Esteve" n. 097, venne messo all'asta in favore di Emergency dalla famiglia, poco tempo dopo la sua morte, ed acquistato dai negozianti del capoluogo ligure, dopo una serrata lotta al rialzo con alcuni facoltosi collezionisti. Nonostante la loro proverbiale "tirchieria", i commercianti Genovesi arrivarono a sborsare 168.500.000 lire, per aggiudicarsi la chitarra di Faber.
Ora il negozio di via del Campo, nei luoghi dove il cantautore avrebbe voluto trascorrere i suoi ultimi anni, si è trasformato in una sorta di museo, e chi vi passa davanti può ascoltare sommessamente le note delle sue canzoni; inoltre, vi si trovano esposte in vetrina le copertine originali di tutti i suoi dischi.
Nel frattempo è nata un'Associazione Fabrizio De André, con presidenza onoraria a Fernanda Pivano e con la regia della moglie di Fabrizio, Dori Ghezzi, che si occupa di mantenere viva la memoria del cantautore. Molte sono le iniziative promosse, moltissimi i gesti di stima e di amore che tutta Italia porge ogni anno alla memoria di Fabrizio.
[modifica] Cover
Dalla scomparsa del cantautore, sono innumerevoli i gruppi e i cantanti solisti celebri che hanno reso omaggio a Faber, interpretando dal vivo o proponendo cover di sue composizioni, anche con nuovi arrangiamenti, come Alice, Franco Battiato, Loredana Berté, Claudio Baglioni, Vittorio De Scalzi, Morgan, Modena City Ramblers, Adriano Celentano, Nanni Svampa, Ornella Vanoni, Pupo, Zucchero, Gino Paoli, Cecilia Chailly, Teresa De Sio, Eugenio Finardi, Roberto Vecchioni, Luciano Ligabue, Vasco Rossi, Fiorella Mannoia, Jovanotti, Enzo Jannacci, Francesco Baccini, Edoardo Bennato, Andrea Mirò, Claudio Lolli, L'Aura solo per citarne alcuni.
[modifica] Tribute band
Oltre agli artisti celebri, anche una lunga serie di cantanti meno conosciuti e, soprattutto, di gruppi giovanili, hanno registrato album composti principalmente o esclusivamente da canzoni di Faber, spesso con risultati apprezzabili. Nelle piazze e nei teatri di città e di provincia sono centinaia le rappresentazioni che, ogni anno, vengono dedicate a De André. Tra i più importanti interpreti e tribute band, ricordiamo:
Accordi in Settima, Affa Affa, Amedeo Giuliani & Band, Anime Salve, Apocrifi, Artenovecento, Cantando De André, Alberto Cantone, Caro De André, Giorgio Cordini, Coro Aurora, Corrente di Ali, Disamistade, Endegu, Faber Band, FAB-Ensemble, FDA Cover B, Four Steps Choir, Fuori dal coro, Giuseppe Cirigliano, Golesecche, Gruppo musicale, La Cattiva Strada band, Luciano Monceri, Kampina, Khorakhanè, Khorakhanè 2, Kinnara, Malecorde, Malindamai, Mercanti di Liquore, Mercantinfiera, Mille Papaveri, Nottefonda, Omaggio a FDA, Orchestrina, Ottocento, Passaggi, Piccola bottega, Piccola Orchestra Apocrifa, PCE Eianda, Quartetto Khorakhanè, Quattrochitarre, Servidisobbedienti, SHILOQ, Spoon River, Suonatore Jones, Trailalo, Trioprincesa, Volta la carta, Sand Creek Band.
[modifica] Premio
In suo ricordo è stato istituito un apposito premio - il Premio Fabrizio De André - che nel 2007 è stato assegnato ai fratelli Gian Piero e Gianfranco Reverberi.[15]
[modifica] Discografia
| Per approfondire, vedi la voce Discografia di Fabrizio De André. |
[modifica] Album
| Anno | Titolo | Numero di catalogo |
|---|---|---|
| 1966 | Tutto Fabrizio De André | Karim, KLP 13 |
| 1967 | Volume I | Bluebell Records, BBLP39 |
| 1968 | Tutti morimmo a stento | Bluebell Records, BBLP32 |
| 1968 | Volume III | Bluebell Records, BBLP33 |
| 1969 | Nuvole barocche | Roman Record Company, RCP 704 |
| 1970 | La buona novella | Produttori Associati, PA/LP 34 |
| 1971 | Non al denaro, non all'amore né al cielo | Produttori Associati, PA/LP 40 |
| 1973 | Storia di un impiegato | Produttori Associati, PA/LP 49 |
| 1974 | Canzoni | Produttori Associati, PA/LP 52 |
| 1975 | Volume VIII | Produttori Associati, PA/LP 54 |
| 1978 | Rimini | Ricordi, SMRL 6221 |
| 1981 | Fabrizio De André (L'indiano) | Ricordi, SMRL 6281 |
| 1984 | Crêuza de mä | Ricordi, SMRL 6308 |
| 1990 | Le nuvole | Ricordi, CDMRL 6444 |
| 1996 | Anime salve | BMG, TCDMRL 74321-392352 |
[modifica] I tour
| Per approfondire, vedi la voce Tour di Fabrizio De André. |
I tour di Fabrizio De André sono in tutto 12, in un periodo di 23 anni che va dal 1975 al 1999, anno della sua morte.
[modifica] Riconoscimenti
| « [...] Mi pare che sempre di più sarebbe necessario che invece di dire che Fabrizio è il Bob Dylan italiano, si dicesse che Bob Dylan è il Fabrizio americano. » | |
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(Fernanda Pivano, consegnando il Premio Lunezia 1997 a Smisurata preghiera)
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- 1975 - Premio Tenco a De André, premiato insieme ad altri cinque cantautori (tra i quali Francesco Guccini).
- 1984 - Targa Tenco per l'album Creuza de mä e all'omonima canzone premio per la miglior canzone in dialetto.
- 1991 - Targa Tenco per il brano La domenica delle salme e per l'album Le nuvole
- Altri premi
- 1997 - Premio Lunezia per il brano Smisurata preghiera dall'album Anime salve
- Vicolo Fabrizio De André, Spilamberto
- Via del porto Fabrizio De André, Genova
- Via Fabrizio De André, Modena
- Scuola di musica Fabrizio De André, Castelsardo
- Area verde Fabrizio De André, Ceregnano
- Via Fabrizio De André, Ploaghe
- Scuola civica di musica Fabrizio De André, Porto Torres
- Istituto Comprensivo Statale Fabrizio De André, Casarza Ligure
- Istituto Comprensivo Statale Fabrizio De André, Peschiera Borromeo
- Corsia femminile del centro chirurgico di Goderich denominata "Via del Campo", sobborghi di Freetown
- Piazza Fabrizio De André, Roma
- Piazza Fabrizio De André, Sirmione
- Via Fabrizio De André, Cadelbosco di Sopra
- Via Fabrizio De André, Zollino
- Arena estiva Fabrizio De André, Bolzaneto, Genova
- Aula Fabrizio De André, Facoltà di lingue e letterature straniere dell'Università degli Studi, Genova
- Scuola media Fabrizio De André, Monte Verde Vecchio, Roma
- Scuola dell'infanzia Fabrizio De André, Ceranesi
- Scuola Fabrizio De André, Albissola Marina
- Scuola Elementare e Media Fabrizio De André, Castel Mella
- Civiche Scuole di Musica Danza e Arte Fabrizio De André, Bresso
- Piazza Fabrizio De André, Milazzo
- Viale Fabrizio De André, Campobello di Licata
- Via Fabrizio De André, Casarano
- Via Fabrizio De André, Pedaso
- Scuola Vespertina Oregina "Creuza de mä", Genova
- Istituto Comprensivo Statale Fabrizio De André, Cascina
- Piazza Fabrizio De André, Varazze
- Piazza Fabrizio De André, Polo universitario di Asti
- Piazzetta Fabrizio De André, Manarola
- Piazzale Fabrizio De André, Donato
- Piazza Fabrizio De André, Provaglio d'Iseo
- Via Fabrizio De André, Firenze
- Passeggiata Fabrizio De André, Busalla
- Via Fabrizio De André, Villanova Monteleone
- Parco pubblico Fabrizio De André, Collegno
- Parco giochi Fabrizio De André, Terricciola
- Scuola elementare Fabrizio De André, Prato
- Istituto Faber04 Libera scuola di musica e danza, Breganze
- Nido Scuola Fabrizio De André, Reggio Emilia
- Scuola d'infanzia Fabrizio De André, Lonato
- Parco delle Anime Salve, Sestola
- Parco Fabrizio De André, Brescia
- Percorso Fabrizio De André, Parco Ferrari di Maranello
- Scuola elementare Fabrizio De André, Scrima di Boville Ernica
- Piazza Fabrizio De André, Alessandria
- Lungomare Fabrizio De André, Arenzano
- Via Fabrizio De André, Pescara
- Via Fabrizio De André, Pontenure
- Premio Suonatore Jones, Liceo classico "Cristoforo Colombo", Genova
- Teatro Fabrizio De André, Casalgrande
- Centro Interdipartimentale di Studi Fabrizio De André, Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena
- Via Fabrizio De André, Scandicci
[modifica] Note
- ^ Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André di Riccardo Bertoncelli
- ^ a b c d e Non al denaro, non all'amore né al cielo nel mensile Civetta, marzo 1999
- ^ Da un appunto privato di De André, citato nell'articolo Le parole segrete di De André - Viaggio fra le carte del cantante-poeta di Gino Castaldo, pubblicato su La Repubblica di domenica 12 agosto 2007
- ^ Sito di Giuseppe Cirigliano
- ^ a b De André nel ricordo di Paolo Villaggio - Intervista a Paolo Villaggio
- ^ Michele Ceri; Claudio Sassi; Franco Settimo. Fabrizio De André-Discografia illustrata. Roma, Coniglio editore, 2006, p. 11.
- ^ De André, quella volta ho copiato Prévert, il Corriere della Sera del 28 luglio 1997 [1]
- ^ Lo stesso autore, presentando alcuni brani de La buona novella durante il tour del 1997
- ^ Questa è la frase che viene riportata dai quotidiani di mercoledì 26 aprile
- ^ La vicenda venne trattata dai quotidiani di aprile; a titolo di esempio citiamo gli articoli «De Andrè è irremovibile» di Vincenzo Buonassisi, dal Corriere della sera di mercoledì 26 aprile 1972, pag. 13 e «No a Fabrizio De Andrè: la canzone resta in gara» di Vincenzo Buonassisi, dal Corriere della sera di giovedì 27 aprile 1972, pag. 15
- ^ Si veda Cantico per i diversi, intervista a cura di Roberto Cappelli, Mucchio Selvaggio, settembre 1992
- ^ vedi l´articolo "Tempio: sconfitta la legge del silenzio. La sentenza per il sequestro di Fabrizio De André e Dori Ghezzi" di Giuseppe Cancedda nel "Messaggero", 21 marzo 1983.
- ^ Cesare G. Romana, Amico Fragile, Sperling Paperback (2000)
- ^ Addio Fabrizio, poeta anarchico di fine millennio, Giacomo Pellicciotti, La Repubblica, 11 gennaio 1999
- ^ Approfondimento: Premiofabriziodeandre.it e Wuz.it
[modifica] Bibliografia
- Luigi Granetto Canzoni di Fabrizio De André Lato Side Edizioni 1978
- Marco Neirotti Fabrizio De André Edizioni EDA (1982)
- Giuseppe Adducci Fabrizio De André Gammalibri (1987)
- Doriano Fasoli Da Marinella a Creuza de mä Edizioni Associate (1989)
- Cesare G. Romana, Amico Fragile, Sperling & Kupfer (1991); ISBN 888274146X
- Doriano Fasoli Fabrizio De André / La cattiva strada. Da Carlo Martello a Don Raffaè Edizioni Associate (1996)
- AA.VV. Fabrizio De André / Accordi eretici Euresis (1997)
- Fabrizio De André, Maura Cantamessa Luce luce lontana El Bagatt (1998)
- Doriano Fasoli Fabrizio De André / Passaggi di tempo. Da Carlo Martello a Princesa. Edizioni Associate (1999)
- Matteo Borsani, Luca Maciacchini Anima salva Tre lune (1999)
- Vincenzo Mollica Segni De André DI (1999)
- Vincenzo Mollica Parole e Canzoni Einaudi (1999)
- Roberto Cotroneo Come Un'Anomalia Einaudi (1999)
- Biagio Buonuomo Fabrizio De André: la storia, le storie La Città del Sole (2000)
- Franca Canero Medici Fabrizio De André, un volo tra amore e morte Editrice Bibliosofica (2000)
- Pierfrancesco Bruni Fabrizio De André, Il cantico del sognatore mediterraneo Il Coscile (2001)
- Pino Casamassima Fabrizio De André De Ferrari (2002)
- Marco Delpino All'ombra dell'ultimo sole Edizioni Tigullio-Bacherontius (2001)
- Pablo Echaurren Girotondo Galucci Editore (2003)
- Romano Giuffrida De André: Gli occhi della memoria Eleuthera (2002)
- Guido Harari Fabrizio De André, E poi il futuro Mondadori (2001)
- Reinhold Khol Fabrizio De André in volo per il mondo Mori Editore (2001)
- Andrea Podestà, Fabrizio De André in direzione ostinata e contraria, Editrice Zona (2001), ISBN 888757863X
- C. G. Romana, F. Pivano, M. Serra De André il corsaro Interlinea (2002)
- Federico Vacalebre De André e Napoli, Storia d'amore e d'anarchia Sperling & Kupfer (2002)
- Luigi Viva, Non per un dio ma nemmeno per gioco. Vita di Fabrizio De André, Feltrinelli (2002); ISBN 880781580X
- Alfredo Franchini, Uomini e donne di Fabrizio De André. Conversazioni ai margini, Frilli (2003); ISBN 8887923612
- R. Bertoncelli, E. Deregibus, F. Fabbri, Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, Giunti (2003); ISBN 8809028538
- Fabrizio De André, Alessandro Gennari, Un destino ridicolo, Einaudi (2005); ISBN 8806175912
- Paolo Ghezzi, Il vangelo secondo De André, Ancora (2006); ISBN 885140383X
- Ettore Cannas, La dimensione religiosa nelle canzoni di Fabrizio De André, Edizioni Segno, 2006; ISBN 8872829313
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
| Fabrizio De André su DMoz (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Fabrizio De André") |
- Archivio De André
- Fondazione Fabrizio De André
- FaberDeAndré.Com
- Viadelcampo.Com
- Creuza de ma
- Fabrizio De André - In direzione ostinata e contraria La Storia siamo Noi - Rai Educational
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Live - In concerto-Arrangiamenti PFM (1979) · In concerto-Arrangiamenti PFM Vol. 2° (1980) · 1991 Concerti (1991) · In concerto (1999) · In concerto volume II (2001) · Ed avevamo gli occhi troppo belli (2001)