'Ndrina De Stefano

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Famiglia De Stefano-Tegano
Famiglia De Stefano-Tegano
Il capobastone della 'ndrina Giovanni Tegano arrestato nel 2010 dopo 17 anni di latitanza.
Nomi alternativi Famiglia Tripodo, Famiglia De Stefano
Area di origine Reggio di Calabria, Calabria, Italia
Aree di influenza Provincie di Reggio Calabria e Messina, in Italia. Altri territori sono in Italia (Litorale laziale, Lombardia, Piemonte), Sud America (Colombia, Argentina, Brasile) e Australia
Periodo anni '30 - in attività
Boss Domenico Tripodo, Giorgio De Stefano (morto nel 1977), Paolo De Stefano (morto nel 1985), Pasquale Tegano, Giovanni Tegano, Orazio De Stefano, Giuseppe De Stefano
Alleati Famiglie mafiose Libri, Condello, Latella, Valle, Commisso, Corleone, Greco, Cuntrera-Caruana, e Bardellino
Attività Racket, traffico di droga, estorsione, riciclaggio di denaro, gioco d'azzardo, usura, omicidio, traffico di armi, gestione dei rifiuti, ricettazione, corruzione, ricatto, contrabbando, prostituzione, traffico di esseri umani e contraffazione
Pentiti Roberto Moio

La Famiglia De Stefano-Tegano, chiamata anche semplicemente Famiglia De Stefano ed in precedenza Famiglia Tripodo, sono una tra le più potenti 'ndrine calabresi e operano sul territorio di Reggio Calabria. Vengono definiti il clan degli "Arcoti" perché hanno la loro base nel quartiere di Archi, periferia nord di Reggio[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Il capostipite Don Mico Tripodo era tra gli anni '50 e '70 uno dei tre esponenti di spicco della criminalità organizzata calabrese insieme a Don Mommo Piromalli nella Piana di Gioia Tauro e Antonio Macrì nella Locride. La cosca con lui fu alleata della Famiglia di Corleone, in Sicilia, divenne compare d'anello di Luciano Leggio e poi Totò Riina.

Anni '70[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1974 e 1976 scoppia una faida interna tra Paolo De Stefano e Mico Tripodo, che scaturirà nella Prima guerra di 'Ndrangheta, dove vedrà il secondo perdente. Don Mico Tripodo fu arrestato il 21 febbraio 1975 e incarcerato alla prigione di Poggioreale a Napoli e fu ucciso il 26 agosto 1976 in cella su richiesta di Paolo De Stefano dalla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo che lavorava con loro nel traffico di droga.

Dagli anni settanta incrementano la loro presenza al nord e specialmente nel capoluogo lombardo[2][3].

Sono fra le cosche che partecipano alla prima guerra di 'Ndrangheta negli anni Settanta, causata dalla nuova generazione che si vuole immettere nei nuovi mercati illegali, come quello della droga. A Reggio Calabria i De Stefano si scontrano con i Tripodo, allora cosca egemone nel reggino. Per la guerra viene ucciso nel 1974 Giovanni De Stefano. I De Stefano vincono comunque la guerra, e tramite un accordo con la Nuova Camorra Organizzata, viene ucciso nel carcere di Napoli il capobastone della cosca rivale, Don Mico Tripodo (arrestato il 21 febbraio del 1975).[4] Da quel momento in poi i De Stefano diventano una delle cosche più importanti e influenti in tutta l'organizzazione calabrese.

Nel novembre del 1977 viene ucciso un altro boss della cosca De Stefano Giorgio De Stefano all'apice della sua carriera criminale, attirato in una trappola ad un summit di ndrangheta in aspromonte; la sua eliminazione è stata decisa dalla 'ndrine di Gioia Tauro e San Luca che volevano evitare che giorgio dopo la vittoria nella prima guerra di ndrangheta diventasse troppo potente[1]

Il pentito Giacomo Ubaldo Lauro parla anche di un incontro nell'estate del 1970 tra i capibastone dei De Stefano Paolo e Giorgio e Junio Valerio Borghese. Secondo Vincenzo Vinciguerra la 'Ndrangheta per il golpe avrebbe messo in azione 1500 uomini.

Anni '80[modifica | modifica sorgente]

Negli anni '80 entrano nel tessuto economico del comune laziale di Fondi, nel mercato ortofrutticolo e nel traffico di droga. Hanno contatti con la Camorra[5].

Il 13 ottobre 1985 con l'omicidio del boss Paolo De Stefano da parte degli Imerti che prima del fatto sancirono un'alleanza tramite il matrimonio del capobastone Antonio Imerti e Giuseppina Condello appartenente all'omonima 'ndrina scoppia la seconda guerra di mafia calabrese. Nello stesso periodo di tempo, i De Stefano avevano assorbito la cosca dei Tegano. L'alleanza è stata suggellata dal matrimonio tra Orazio De Stefano e Antonietta Benestare, una nipote di Giovanni Tegano, il 2 dicembre 1985.

Dopo la morte di Paolo De Stefano assumono le redini del comando il figlio sedicenne Giuseppe De Stefano e suo zio Orazio De Stefano, durante la guerra contro i Condello. Il nuovo capobastone il 2 dicembre 1985 si sposa con Antonietta Benestare, nipote del vecchio capobastone Giovanni Tegano. La guerra Condello-Imerti e De Stefano-Tegano porta nel giro di 6 anni a 685 morti. Orazio De Stefano riesce a ristabilire la pax mafiosa grazie all'intervento della cosca "amica" dei Nirta (La Maggiore) di San Luca.

La guerra tra i Condello-Imerti e i De Stefano-Tegano provocò 621 morti.[6][7] Mentre i principali capi dei De Stefano furono uccisi, toccò ai Tegano continuare la guerra. I Tegano furono i negoziatori chiave per la pax mafiosa a Reggio Calabria negli anni Novanta tra i Tegano, i De Stefano, i Libri e i Latella, da una parte, e gli Imerti, Serraino, Condello e Rosmini, dall'altra, i quali divisero la città nelle loro sfere di influenza.[8].[9]

Secondo il sociologo Pino Arlacchi lo sfondo della guerra fu il tentativo dei fratelli De Stefano di investire le loro ricchezze e potere di impadronirsi del Porto di Gioia Tauro. Lo scontro con la famiglia Piromalli, che di fatto monopolizzava il porto, ha causato l'omicidio perpetrato dagli Imerti nei confronti di Paolo De Stefano.

Anni '90[modifica | modifica sorgente]

Pasquale Tegano dal 1994 si dà alla latitanza; verrà arrestato 10 anni più tardi. Oggi emergono divergenze tra i ceppi De Stefano e Tegano sulla divisione delle estorsioni. I Tegano assicurano la neutralità del loro vecchio nemico Pasquale Condello.[10] Giovanni Tegano è l'attuale capobastone.

Anni 2000[modifica | modifica sorgente]

Dal 22 febbraio 2004 con l'arresto di Orazio De Stefano il capo cosca è stato Giuseppe fino all'arresto nel dicembre 2008.

Il 6 agosto 2004 è stato arrestato uno dei 30 latitanti più ricercati, Pasquale Tegano di 49 anni. Capo dell'omonima cosca e alleato dei De Stefano. Accusato di omicidio, associazione mafiosa e estorsione. Arrestato dai carabinieri a nord di Reggio Calabria. Autore dell'accordo che portò a una pace mafiosa tra le cosche.[11]

Il 10 dicembre 2008 viene arrestato nel Quartiere Pietrastorta a Reggio di Calabria il capobastone Giuseppe De Stefano, latitante dal 2003, tra i 30 più ricercati d'Italia.[12]

Il 18 agosto 2009 viene arrestato a Taormina Paolo Rosario De Stefano cugino di Giuseppe De Stefano, in vacanza insieme alla famiglia, tra i 30 latitanti più ricercati in Italia[13][14].

Il 26 aprile 2010 è stato arrestato a Reggio di Calabria, in località Terreti il capobastone Giovanni Tegano insieme ad altre 5 persone.[15].

Il 23 giugno 2010 i carabinieri compiono 42 arresti in Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna nei confronti di presunti esponenti dei Condello, e dei De Stefano-Libri, accusati di associazione mafiosa ed estorsione. È stato arrestato anche Cosimo Alvaro, figlio di Domenico, membro dell'omonima 'ndrina e membri dei Rugolino di Reggio, i Buda-Imerti di Villa San Giovanni, gli Italiano di Delianuova, gli Zito-Bertuca di Fiumara di Muro e i Creazzo di Scilla. Sono stati sequestrate oltre 20 imprese, centri sportivi, appartamenti e terreni. Grazie all'operazione viene confermata la presenza di una cupola nella gestione degli affari illeciti del reggino con a capo Pasquale Condello, Giuseppe De Stefano e Pasquale Libri[16].

Il primo luglio 2010 la polizia arresta a Milano 15 presunti esponenti dei De Stefano, accusati di usura, associazione di stampo mafioso e intestazione fittizia di beni[2][3].

Ad ottobre 2010 Roberto Moio nipote di Pasquale e Giovanni Tegano diventa pentito[17].

Il 5 aprile 2011 vengono arrestate, durante l'operazione Archi 21 persone presunte affiliate alle cosche Tegano e Labate, tra cui Giuseppe e Bruno Tegano, fratelli di Giovanni, ne mancano all'appello 5 tra cui il capo dei Labate: Pietro Labate, uscito dal carcere solo un anno prima[18].

Il 14 marzo 2011 si conclude l'operazione Redux-Caposaldo che porta all'arresto di 35 persone in Lombardia ritenute affiliate ai Barbaro, ai De Stefano, ai Pesce e alle cosche di Africo. Sono accusati di estorsione agli esercizi pubblici delle stazione della metropolitana, ai chioschi di panineria, alla gestione illecita del personale della sicurezza dei locali notturni, associazione mafiosa e spaccio di droga[19][20].

Il 18 novembre 2011 si conclude l'operazione della guardia di finanza Astrea contro 11 persone vicine alle cosche Tegano-De Stefano, tra cui appartenenti ai servizi segreti, massoneria, avvocati, commercialisti e imprenditori[21].

Venanzio e Carmelo Tripodo, figli di Don Mico il 20 dicembre 2011 vengono condannati a 15 e 13 anni di carcere per infiltrazioni mafiosi nel comune latino di Fondi[22].

Il 3 aprile 2012 si viene a conoscenza che la DDA di Reggio di Calabria sta indagando su Romolo Girardelli presunto faccendiere dei De Stefano che sarebbe legato in affari con l'ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito, il primo col bisogno di riciclare denaro sporco, l'altro nascondere parte dei soldi ricevuti dai rimborsi elettorali[23]

Da una indagine della DIA del 2013 emergerebbe un coinvolgimento di esponenti dei De Stefano con uomini e faccendieri legati all'ex tesoriere del partito della Lega Nord Belsito.

Membri storici[modifica | modifica sorgente]

Capibastone (ufficiale e reggente)[modifica | modifica sorgente]

Altri membri di spicco[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Stop'ndrangheta.it - Archivio Web Multimediale
  2. ^ a b 'ndrangheta, maxioperazione a Milano. Maroni: in blitz a difesa dell'Expo 2015 in Repubblica.it.
  3. ^ a b Maxi operazione di polizia in tutta Italia contro il clan De Stefano, 15 arresti in Nuova Cosenza.
  4. ^ Il patto d'acciaio con i fratelli americani, fionline.it. URL consultato il 27 marzo 2009.
  5. ^ Fondi provincia di ‘ndrangheta, nella sentenza tutti gli affari e i rapporti con la politica in Ilfattoquotidiano.it.
  6. ^ Condello, leader pacato e spietato, La Repubblica, 19 febbraio, 2008
  7. ^ Relazione annuale, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare, 30 luglio, 2003
  8. ^ Arrestato il boss Tegano, Antimafia Duemila, N° 41 agosto-Settembre 2004
  9. ^ Arrestato Pasquale Tegano, La Repubblica, 6 agosto, 2004
  10. ^ Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Fratelli di Sangue, pp. 101-105
  11. ^ Preso il latitante Tegano boss della 'ndrangheta in Repubblica.it.
  12. ^ Arrestato Giuseppe De Stefano, capocosca della 'ndrangheta in Repubblica.it.
  13. ^ a b Arrestato il boss De Stefano era in vacanza a Taormina. Grasso: "Plauso a polizia che non va mai in vacanza" in Nuova Cosenza.
  14. ^ Arrestato un boss della 'ndrangheta. Era in vacanza con la famiglia a Taormina in Repubblica.it.
  15. ^ 'Ndrangheta, arrestato il boss Giovanni Tegano: deve scontare l'ergastolo in Corriere della Sera, 26 aprile 2010. URL consultato il 27 aprile 2010.
  16. ^ Maxi operazione dei CC a Reggio, 42 arresti, sequestrati 100 mln di beni in Nuova Cosenza.
  17. ^ In Calabria c'è un boss pentito e le cosche lanciano la guerra finale in Repubblica.it, 6 ottobre 2010. URL consultato il 6 ottobre 2010.
  18. ^ Operazione Archi: ridisegnati gli assetti di Reggio in Antimafia Duemila.
  19. ^ Colpo alla 'ndragheta in Lombardia. 35 arresti, nel mirino droga e rifiuti in Repubblica.it.
  20. ^ Ndrangheta: 35 arresti in Lombardia in Corriere.it.
  21. ^ La Reggio-bene in manette: facevano da prestanome negli affari delle cosche in Corriere.it.
  22. ^ Fondi provincia di ‘ndrangheta, nella sentenza tutti gli affari e i rapporti con la politica in Ilfattoquotidiano.it.
  23. ^ I duri e puri con le cosche ecco l'asse Reggio-Milano in Repubblica.it. URL consultato l'8 aprile 2012.
  24. ^ Nicola Gratteri, Fratelli di sangue, Luigi Pellegrini Editore, 2007, p75, ISBN 88-8101-373-8.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]