Ciriaco De Mita

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Ciriaco De Mita
Luigi Ciriaco de Mita.jpg

Presidente del Consiglio dei ministri
Durata mandato 13 aprile 1988 –
22 luglio 1989
Presidente Francesco Cossiga
Predecessore Giovanni Goria
Successore Giulio Andreotti

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
Alma mater Università Cattolica di Milano
on. Ciriaco De Mita
Monogramma della Camera dei deputati Parlamento italiano
Camera dei deputati
Ciriaco De Mita
Luogo nascita Nusco
Data nascita 2 febbraio 1928
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Consulente
Partito DC poi PPI poi DL poi PD
Legislatura IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XIII, XIV, XV
Gruppo Democratico Cristiano
Popolare Democratico (XIII)
La Margherita (XIV)
Partito Democratico (XV)
Coalizione Indipendente (XIII), L'Ulivo (XIV)
Circoscrizione Benevento, Liguria (X),
Campania II (XV)
Collegio Mirabella Eclano (XIII, XIV)
Monogramma del Parlamento Europeo Unione europea
Parlamento europeo
on. Ciriaco De Mita
[[File:|200px|Ciriaco De Mita]]
Luogo nascita
Data nascita
Luogo morte
Data morte
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Consulente
Partito PPI poi UDC
Legislatura V, VII
Gruppo PPE
Coalizione
Circoscrizione Italia meridionale
Regione {{{regione}}}
Collegio
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Elezione {{{elezione}}}
senatore a vita
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Incarichi parlamentari
[ Pagina istituzionale]

Ciriaco De Mita (Nusco, 2 febbraio 1928) è un politico italiano, ex Presidente del Consiglio dei Ministri, Segretario nazionale della Democrazia Cristiana dal 1982 al 1989, esponente poi del Partito Popolare Italiano e della Margherita e dal 2008 dell'Unione di Centro. Ha inizialmente aderito al progetto del Partito Democratico. Allontanato per via dello statuto del PD che puntava ad un rinnovo della classe politica, ha aderito al progetto della Costituente di Centro.

Indice

[modifica] Carriera

Dopo aver vinto una borsa di studio nel Collegio Augustinianum, si iscrisse all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dove si laureò in giurisprudenza.

Nel 1963 venne eletto deputato per la prima volta, nel 1968 entrò a far parte del governo come sottosegretario agli Interni. Fu tra i fondatori della corrente di "sinistra" della DC, chiamata "sinistra di base", insieme ad Attilio Fierro, segretario provinciale della DC in quegli anni, sostituendosi a Fiorentino Sullo come capocorrente irpino. Fu vicesegretario della DC durante la segreteria di Arnaldo Forlani, ma si dimise da tale carica nel febbraio del 1973 dopo il patto di palazzo Giustinani. Ricoprì poi diverse cariche ministeriali tra il 1973 e il 1982.

Fu eletto segretario nazionale della DC nel maggio 1982. Il suo partito subì un grave calo nelle elezioni politiche del 1983; nonostante ciò, De Mita restò in carica, venendo ripetutamente confermato fino al congresso del 1989.

Risale a questo periodo la definizione di De Mita data da Gianni Agnelli: "un intellettuale della Magna Graecia" e la replica di Indro Montanelli:"Dicono che De Mita sia un intellettuale della Magna Grecia. Io però non capisco cosa c`entri la Grecia...".[1] relativa alla questione dei fondi stanziati per il terremoto dell'Irpinia del 1980.

Per quanto l'esperienza politica di De Mita sia troppo recente per una valutazione storiografica, egli sarà ricordato indubbiamente per la sua rivalità con Bettino Craxi, leader socialista che negli anni '80 occupò la carica di Presidente del Consiglio per ben quattro anni. Craxi ha sempre rivendicato una sua spinta riformista contrapposta all'immobilismo della Democrazia Cristiana e nel 1987 entrò in rotta di collisione proprio con l'allora partito di maggioranza relativa per la rottura del cosiddetto Patto della staffetta, in base al quale il PSI avrebbe dovuto cedere alla DC il testimone della guida del Governo nell'ultimo anno di legislatura. Così nel 1987 si determinò uno scioglimento anticipato delle Camere.

[modifica] La nomina a Presidente del Consiglio dei Ministri

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Governo De Mita.

Il 13 aprile 1988 divenne Presidente del Consiglio dei Ministri, ma la sua nomina fu funestata dall'assassinio di Roberto Ruffilli, avvenuto a Forlì tre giorni dopo e compiuto dalle Brigate Rosse, che, senatore della Democrazia Cristiana e consulente di De Mita per le riforme istituzionali, aveva contribuito a varare proprio il governo che stava allora entrando in carica. Le Brigate Rosse definirono Ruffilli, nel volantino di rivendicazione "l'uomo chiave del rinnovamento, vero e proprio cervello politico del progetto demitiano".[2]

Il Governo De Mita, sostenuto da un pentapartito, rimase in carica fino al 22 luglio 1989.

[modifica] Le trasformazioni della DC, Tangentopoli e il PPI

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Partito Popolare Italiano (1994-2002).

Nel 1989 De Mita fu sostituito alla segreteria della DC da Forlani, assumendo la presidenza del partito, carica mantenuta fino al 1992, eccezion fatta per un breve periodo nel 1990.

Nominato il 9 settembre 1992 presidente della commissione bicamerale per le riforme istituzionali, disciplinata con legge costituzionale (n.1, 6 agosto 1993), si dimise nel marzo del 1993 e gli subentrò Nilde Iotti.

Nello stesso anno, nel momento di trasformazione della DC entrò a far parte del Partito Popolare Italiano.

È uscito indenne dal terremoto giuridico ed istituzionale di Tangentopoli grazie all’amnistia del 1990 che, eliminado i risvolti penali dai reati di corruzione e concussione commessi sino al 1989, ha impedito la sua processabilità relativamente ai finanziamenti illeciti confessati dal tesoriere del partito, Severino Citaristi. De Mita in seguito si schierò con i Popolari di Gerardo Bianco, corrente di sinistra del partito, contro Rocco Buttiglione che, difformemente alle decisioni congressuali, aveva deciso di allearsi con Forza Italia, partito di centro-destra.

[modifica] La Margherita e L'Ulivo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce L'Ulivo.

Nel 1996 sostenne la nascita della coalizione di centro-sinistra, L'Ulivo.

Contribuì, nel 2002, all'ingresso del Partito Popolare ne La Margherita ed alla nascita del nuovo partito centrista. Ribadì, in più occasioni, la propria contrarietà al progetto di "Uniti nell'Ulivo" (lista unitaria con DS, SDI e Repubblicani europei), tanto da convincere, con Franco Marini, il partito a presentarsi, alle elezioni politiche del 2006, nella coalizione di centro-sinistra L'Unione, con la propria lista al Senato e non con la lista unitaria.

[modifica] Il Partito Democratico

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Partito Democratico (Italia).

Al secondo Congresso della Margherita De Mita ha comunicato nella sua lunga relazione la sua adesione al nuovo Partito Democratico raccogliendo moltissimi applausi dalla platea diellina. Durante l'assemblea costituente del PD è stato nominato membro della commissione statuto del nuovo partito. Questa decisione ha suscitato qualche contestazione da parte della platea.[3] In quanto ex Presidente del consiglio iscritto al partito, è stato nominato componente di diritto del coordinamento nazionale del Partito Democratico.

Il 20 febbraio 2008 annuncia il suo ritiro dal PD, in polemica con lo statuto del partito, che prevede un tetto massimo di tre legislature complete, in base al quale sarebbe stato escluso dalle candidature alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008.[4] Il giorno prima Tino Iannuzzi, segretario regionale campano del PD, aveva sostenuto la candidatura di De Mita nelle liste presentate dalla formazione politica democratica in Campania.[5] Ha quindi fondato i Popolari per la Costituente che ha fatto fondere al nucleo campano dell'Udeur di Clemente Mastella per dar vita al Coordinamento Popolari - Margherita per la Costituente di Centro, movimento con cui è entrato nella Costituente di Centro di Pierferdinando Casini.

[modifica] L'adesione all'Unione di Centro

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Unione di Centro (2008).

Alle elezioni del 13 e 14 aprile 2008, si è candidato capolista al Senato in Campania per l'Unione di Centro, ma non è stato eletto.

In totale, è stato deputato ininterrottamente dalla IV alla XI legislatura, e dalla XIII alla XV. Per gli ultimi 12 anni di mandato parlamentare ha ottenuto 112.344 euro di TFR e percepisce un vitalizio di 9947 euro mensili.[6] In occasione delle elezioni Europee 2009 ha ripresentato la sua candidatura con l'Udc alla circoscrizione Sud risultando eletto con 56.442 preferenze

Alle elezioni europee del 2009 è stato eletto al Parlamento Europeo nell'UDC con 56.575 preferenze.[7]

Attualmente è commissario regionale del UDC in Campania insieme a Gianpiero Zinzi.[8]

Secondo VoteWatch, a fine marzo 2011 dopo quasi due anni dalle elezioni del 2009, Luigi Ciriaco De Mita (con il 67,37 % di presenze in seduta plenaria) risulta essere al 708º posto su 733, nella classifica complessiva delle presenze di tutti gli europarlamentari.[9]

[modifica] Aspetti controversi: l'inchiesta "Mani sul terremoto"

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Terremoto dell'Irpinia.

La ricostruzione dell'Irpinia, dopo il tragico terremoto del 1980, fu caratterizzata da una eccezionale mobilitazione, anche finanziaria (60000 miliardi di lire). La destinazione dei fondi stanziati per la ricostruzione è stata oggetto di innumerevoli inchieste; essendo l'Irpinia la terra di origine di De Mita, in cui egli ha sempre goduto di grande influenza, il nome del politico democristiano ricorse spesso in queste inchieste.

Nel 1987 i giornali rivelarono che la Banca popolare dell'Irpinia aveva visto aumentare considerevolmente di valore grazie al flusso di fondi per la ricostruzione. Tra i soci che beneficiavano della situazione c'era la famiglia di De Mita, con Ciriaco proprietario di un cospicuo pacchetto di azioni, altri titoli erano posseduti anche da parenti. Il 3 dicembre 1988 il quotidiano del Partito Comunista Italiano, l'Unità, allora diretto da Massimo D'Alema, pubblicò un articolo in prima pagina dal titolo: «De Mita si è arricchito con il terremoto». De Mita rispose con una querela che, però, non ebbe seguito in quanto venne accettata la spiegazione di D'Alema che sostenne la mancanza del punto di domanda finale alla frase, dovuto ad un errore tipografico[10]. Recentemente, Massimo D'Alema si è scusato direttamente con De Mita ammettendo che i suoi sospetti erano sbagliati.[11]

[modifica] Note

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Predecessore: Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana Successore: Italy-Emblem.svg
Giovanni Goria 13 aprile 1988 - 22 luglio 1989 Giulio Andreotti
Presidenti del Consiglio dei ministri
Alcide De Gasperi | Giuseppe Pella | Amintore Fanfani | Mario Scelba | Antonio Segni | Adone Zoli | Fernando Tambroni | Giovanni Leone | Aldo Moro | Mariano Rumor | Emilio Colombo | Giulio Andreotti | Francesco Cossiga | Arnaldo Forlani | Giovanni Spadolini | Bettino Craxi | Giovanni Goria | Ciriaco De Mita | Giuliano Amato | Carlo Azeglio Ciampi | Silvio Berlusconi | Lamberto Dini | Romano Prodi | Massimo D'Alema | Mario Monti
Predecessore: Ministro dell'Industria della Repubblica Italiana Successore: Italy-Emblem.svg
Mauro Ferri 7 luglio 1973 - 23 novembre 1974 Carlo Donat-Cattin
Predecessore: Ministro del Commercio Estero della Repubblica Italiana Successore: Italy-Emblem.svg
Gianmatteo Matteotti 23 novembre 1974 - 29 luglio 1976 Rinaldo Ossola
Predecessore: Ministro senza portafoglio Successore: Italy-Emblem.svg
ruolo condiviso 29 luglio 1976 - 20 marzo 1979
con delega agli Interventi Straordinari nel Mezzogiorno
ruolo condiviso
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