Data dell'eruzione del Vesuvio del 79

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1leftarrow.pngVoce principale: Eruzione del Vesuvio del 79.

Karl Briullov, L'ultimo giorno di Pompei, 1827-1833

La data dell'eruzione del Vesuvio del 79 è attestata da una lettera di Plinio il giovane a Tacito,[1] in cui si legge nonum kal. septembres cioè nove giorni prima delle Calende di settembre, data che corrisponde al 24 agosto.

Questa data era contenuta nella variante universalmente ritenuta più attendibile del manoscritto ed è stata accettata come sicura fino ad oggi, anche se alcuni dati archeologici via via emersi mal si accordano con una data estiva.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scavi archeologici di Pompei e Scavi archeologici di Ercolano.

Nello scavo dell'area vesuviana, sigillati dai lapilli, sono stati ritrovati (carbonizzati o tramite indagini archebotaniche) resti di frutta secca (come fichi secchi, datteri, susine), frutta tipicamente autunnale (come ad esempio melograni rinvenuti a Oplontis, castagne, uva, noci), si era completata la raccolta della canapa da semina (raccolta che si effettuava solitamente a settembre), la vendemmia (effettuata solitamente nel periodo di settembre e ottobre) era da tempo terminata e il mosto era stato sigillato nelle anfore (i dolea, dogli o vasi a forma tondeggiante nei quale i romani conservavano derrate liquide, come olio e vino, o secche, come grano e legumi) e interrato, come riscontrato a Villa Regina (Boscoreale), oltre ad essere posti in uso nelle case oggetti tipicamente autunnali come bracieri nella Casa di Menandro.

Tali anfore venivano chiuse soltanto dopo un periodo di fermentazione all'aria aperta della durata di una decina di giorni: dunque l'eruzione avvenne, se si considera attendibile questo elemento d'indagine, in un periodo successivo. Anche nel caso di una vendemmia anticipata, i giorni intercorsi tra la raccolta, la pigiatura e la prima fermentazione consentono di spostare la data avanti con una certa sicurezza.

Dipinto dalla Casa del centenario a Pompei, in cui c'è l'unica rappresentazione pittorica del Vesuvio, quello che allora si credeva essere un monte ubertoso

Questi motivi portarono Carlo Maria Rosini, appassionato napoletano, già nel Settecento, ad avanzare l'ipotesi che il testo pliniano fosse sbagliato. Esso recita:

(LA)
« Nonum kal. septembres hora fere septima mater mea indicat ei apparere nubem inusitata et magnitudine et specie. »
(IT)
« Il nono giorno prima delle calende di settembre, verso l'ora settima, mia madre gli mostra una nube inconsueta sia per forma che per grandezza. »
(Gaius Plinius Caecilius Saecundus, Epistularum liber VI, 16, C. Plinius Tacito Suo S. testo completo su Wikisource latina)

Rosini propendeva, diversamente, per la data riportata da Cassio Dione Cocceiano: non. kal. dec.,[2] cioè nove giorni dalle calende di dicembre, ovvero il 23 novembre, che meglio si accordava con i dati archeologici. Tale ipotesi fu però respinta, all'epoca, e si continuò a considerare come esatta la data del 24 agosto.

Analizzando i diversi manoscritti del testo pliniano che si sono conservati, si può vedere che oltre alla versione maggiormente attestata, esistono altre varianti del passo in questione riportate in altrettante versioni manoscritte:

  • nonum kal. septembres (nove giorni dalle calende di settembre, il 24 agosto)
  • kal. novembres (alle calende di novembre, 1º novembre)
  • III kal. novembres (tre giorni dalle calende di novembre, 30 ottobre)
  • non. kal. ... (nove giorni dalle calende, forse di novembre, ovvero il 24 ottobre)[3]

La presenza di diverse varianti in un manoscritto è dovuta ad errori di trascrizione che il testo ha subito ad opera dei copisti nei secoli, ma non necessariamente la variante numericamente più attestata è quella corretta. Neanche la variante più antica può essere considerata immune da errori che possono essere stati commessi in trascrizioni precedenti. Quindi la data del 24 agosto, ricavata da una delle varianti del testo di Plinio, è tutt'altro che certa.

Un ultimo rinvenimento numismatico ha permesso di accertare l'effettiva infondatezza della datazione estiva. Un denario d'argento trovato il 7 giugno 1974 nello scavo a Pompei, sotto la Casa del bracciale d'oro (Insula Occidentalis)[4] porta sul recto impressa l'iscrizione:

(LA)
« IMP TITVS CAES VESPASIAN AVG P M TR P VIIII IMP XV COS VII PP »
(IT)
« Imperatore Tito Cesare Vespasiano Augusto Pontefice Massimo, nona volta con la potestà tribunicia, imperatore per la quindicesima, console per la settima, padre della patria »

Di seguito una moneta praticamente identica (tranne l'indicazione della XIIII acclamazione, avvenuta dopo il 1º luglio del 79[non chiaro]) a quella rinvenuta a Pompei:

Tito e il capricorno
Immagine Valore Dritto Rovescio Datazione Peso; diametro Catalogazione
TITUS RIC II 19-158037.jpg Denario IMP TITVS CAES VESPASIAN AVG P M, testa laureata a destra. TR P VIIII IMP XIIII COS VII PP, capricorno a sinistra su un globo. post 1º luglio 79 17mm, 3.47 g, 5h RIC Titus 19 c; Cohen 294, BMCRE 35.

Il ritrovamento del denario pompeiano (con l'indicazione della XV acclamazione) permette di affermare che l'eruzione avvenne, ovviamente, dopo l'emissione di questa moneta, quindi nell'anno in cui l'imperatore Tito ricoprì il settimo consolato (il 79), dopo l'assunzione per la nona volta della potestà tribunicia, cioè dopo il 1º luglio e dopo la quindicesima acclamazione ad imperatore, consentendo di spostare ancora oltre luglio il terminus post quem. Due iscrizioni (conservate a Siviglia, Spagna, e al British Museum) datate al 7 settembre e all'8 settembre hanno consentito di accertare che l'eruzione avvenne certamente dopo queste date. Nelle due iscrizioni infatti, una lettera scolpita in un'epigrafe bronzea di Tito ai decurioni della città di Munigua (oggi Villanueva del Rio),[5] e l'altro un diploma di congedo ritrovato a Fayyum,[6] è riportata la quattordicesima acclamazione assieme alle date del 7 (per la lettera di Tito) e dell'8 settembre (per il diploma), consentendo di affermare che la quindicesima acclamazione imperiale si è svolta certamente dopo queste due date. Il diploma di congedo è il seguente (sono evidenziate l'acclamazione imperiale e la data di conferimento del diploma):

« Imp(erator) Titus Cae[sa]r Vespasianus / Au[gustus ponti]fex maximus / t[r]i[bunic(ia) pot]estat(e) VIIII imp(erator) XIIII / p(ater) p(atriae) c[e]nsor co(n)s(ul) VII / veteranis qui militaverunt in / classe qua[e est] in Aegypto eme/ritis stipendiis senis et vice/nis [pl]urib[u]sve [dimi]ssis ho/nesta mi[ss]ione quorum no/mina sub[s]cripta sunt ipsis li/beris posterisque eorum civi/tatem dedit et conubium cum / uxoribus quas tunc habuissent / cum est civitas iis data aut siqui / caelibes essent cum iis quas pos/tea duxissent dumtaxat singuli / singulas a(nte) d(iem) VI Idus Sept(embres) / T(ito) Rubrio Aelio Nepote / M(arco) Arrio Flacco co(n)s(ulibus) / ex remigibus / M(arco) Papirio M(arci) f(ilio) Ars[enoitae] / et Tapaiae Tryphonis filiae u[xori eius] / et Carpinio f(ilio) eius / descriptum et recognitu[m ex tabu]/la aenea quae fixa est Ro[mae in] / Capitolio in basi Pompil[i regis ad] / aram gentis Iuliae // Imp(erator) Titus Caesar Vespasianus / Augustus pontifex maximus / tribunic(ia) potestat(e) VIIII imp(erator) XIIII / p(ater) p(atriae) censor co(n)s(ul) VII / veteranis qui militaverunt in / classe quae est in Aegypto emeri/tis stipendiis senis et vicenis / pluribusve dimissis honesta / missione quorum nomina sub/scripta sunt ipsis liberis pos/terisque eorum civitatem [de]/dit et conubium cum uxo[ribus] / quas tunc habuissen[t cum est] / civitas [iis] data aut siqui cae/libes ess[ent] c[u]m iis quas postea / duxissent d[u]mtaxat singuli / singulas a(nte) [d(iem) V]I Idus Sept(embres) / T(ito) Rubrio Aelio Nepote / M(arco) [A]r[r]io Flacco co(n)s(ulibus) / ex remigibus / M(arco) Papirio M(arci) f(ilio) Arsen(oitae) / et Tap[ai]ae Tryphonis filiae uxori eius / et Carpinio f(ilio) eius / descr[ip]tum et recognitum ex tabu/la ae[n]ea quae fixa est Romae in / Capitolio // P(ubli) Atini Rufi / [M(arci)] Stlacc(i) Phileti / L(uci) Pulli Sperati / Q(uinti) Muci Augustalis / L(uci) Pulli Verecundi / L(uci) Pulli Ianuari / T(iti) Vibi Zosimi »
(AE 1927, 0096)

Di seguito invece l'epistula imperatoris di Tito ai decurioni di Munigua, datata al 7 settembre del 79 (in neretto l'indicazione della nona acclamazione imperatoria e la data del 7 settembre):

« Imp(erator) Titus Caesar Vespasianus Aug(ustus) pontif(ex) max(imus) / trib(unicia) potest(ate) VIIII imperator XIIII co(n)s(ul) VII p(ater) p(atriae) salutem / dicit IIIIvir(is) et decurionibus Muniguens(ibus) / cum ideo appellaveritis ne pecuniam quam debebatis Servilio / Pollioni ex sententia Semproni Fusci solveretis poenam iniustae / appellationis exsigi(!) a vobis oportebat sed ego malui cum in/dulgentia mea quam cum temeritati(!) vestra loqui et sester/tia quinquaginta millia(!) nummorum tenuitati publicae / quam praetexitis remisi scripsi autem Gallicano amico / meo proco(n)s(uli) pecuniam quae adiudicata est Pollioni nume/rassetis ex die sententiae dictae usurarum vos conputa/tionem(!) liberaret / reditus vectigaliorum vestrorum quae conducta habuisse Pol/lionem indicatis in rationem venire aequom(!) est ne quid / hoc nomine rei publicae apsit(!) vale / dat(um) VII Idus Septembr(es) »
(AE 1962, 288)

Il terminus post quem del 7-8 settembre ha permesso di accertare che l'eruzione del Vesuvio avvenne sicuramente dopo l'8 settembre e considerando gli altri dati archeologici, in particolare la conclusione della vendemmia (testimoniata dal ritrovamento di anfore contenenti succo di uva appena avviato alla fase di fermentazione) ed il rinvenimento di noci, fichi secchi, prugne e melagrane perfettamente conservate, è plausibile ipotizzare una data ancora successiva e pienamente autunnale, forse quella del 24 ottobre, data peraltro tra quelle indicate in una delle versioni manoscritte dell'epistola di Plinio a Tacito, compatibile anche con l'indicazione autunnale di Dione Cassio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Plinio il giovane, Epistulae, VI, 16, 20
  2. ^ Cassio Dione, Storia romana, LXVI, 21-24
  3. ^ Grete Stefani, La vera data dell'eruzione, in "Archeo" n. 10 (260), ottobre 2006, pagg. 10-13.
  4. ^ Rosaria Ciardiello, Alcune riflessioni sulla Casa del Bracciale d’Oro a Pompei. URL consultato il 14 mar 2013.
  5. ^ AE 1962, 288
  6. ^ AE 1927, 0096

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]