Dante's Inferno

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Dante's Inferno
Sviluppo Visceral Games
Pubblicazione Electronic Arts
Data di pubblicazione PlayStation 3, Xbox 360: 5 febbraio 2010

Playstation Portable: 26 febbraio 2010

Genere Avventura dinamica
Tema Horror, Fantasy
Modalità di gioco Giocatore singolo (ma, attraverso un'espansione scaricabile a pagamento, è giocabile anche in cooperativa per due giocatori in locale oppure online)
Piattaforma PlayStation 3, Xbox 360, PlayStation Portable
Supporto Blu-ray Disc, DVD-ROM e UMD
Fascia di età 18+
Periferiche di input Sixaxis o DualShock 3, Controller Wireless, Gamepad, Tastiera e mouse
Espansioni St. Lucia Edition
Dante's Inferno
OAV
Titolo orig. ダンテス・インフェルノ
(Dante's Inferno)
Lingua orig. giapponese
Paese Giappone
Autore Jonathan Knight
Regia
  • Shukou Murase
  • Yasuomi Umetsu
Sceneggiatura Brandon Auman
Character design Tsukasa Kotobuki
Animazione Shukou Murase
Dir. artistica
  • Eiji Wakamatsu
  • Tomoaki Okada
Studio
  • Manglobe
  • Production I.G
Musiche Christopher Tin
Rete Super Channel
1ª edizione 9 febbraio 2010
Episodi unico
Aspect ratio 16:9

Dante's Inferno è un videogioco in stile avventura dinamica, uscito il 5 febbraio 2010 per PlayStation 3 e Xbox 360 e il 26 febbraio per PlayStation Portable. È stato sviluppato da Visceral Games, ed è liberamente ispirato alla cantica dell'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri. Recentemente è uscita una versione di Dante's Inferno anche sul noto social network Facebook.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Dante's Inferno è ispirato molto liberamente alla prima cantica della Divina Commedia. Il giocatore controlla Dante, un veterano della terza crociata, che ha lasciato la sua amata Beatrice e cerca di salvare la sua anima da Lucifero, che ha bisogno di essa per liberarsi dall'Inferno e tentare nuovamente di riprendere il Trono di Dio. Nel suo viaggio attraverso i terribili cerchi dell'Inferno, Dante si confronta con i propri peccati, il passato della sua famiglia e i suoi crimini di guerra.

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« Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. »
(Dante all'inizio del suo viaggio)

Dante, il protagonista del gioco, sta cucendo della seta ricamata sul suo stesso petto mentre si trova in una "selva oscura" e grida dal dolore quando l'ultimo ricamo è finito. La seta immediatamente inizia a mostrare i flashback della sua vita prima dell'inizio del gioco. Nel primo flashback, a Dante e ai cavalieri suoi seguaci viene ordinato da re Riccardo di custodire 3000 prigionieri arabi nella città di Acri, che sarebbero poi serviti come merce di scambio per la restituzione della sacra reliquia, nelle mani di Saladino; Dante non ci sta, e massacra i civili innocenti in un eccesso di rabbia. Gli eventi riprendono durante l'attacco alla cittadella di Acri, durante il quale Dante si ritrova a massacrare molti soldati nemici. Successivamente, Dante viene pugnalato alle spalle da un Arabo, e lasciato morire. Subito dopo, appare la Morte che lo prepara alla "dannazione perpetua per i suoi peccati"; Dante però rifiuta la dannazione, affermando che il vescovo di Firenze ha promesso a tutti i crociati l'assoluzione dai loro peccati, ma il Cupo Mietitore afferma che il vescovo non ha alcun potere. Spaventato dall'idea che il vescovo gli abbia mentito, Dante decide di redimersi. In un atto di coraggio, contrasta la Morte e prende la sua falce come trofeo di guerra dopo averla usata per sconfiggere il precedente proprietario. Egli quindi ritorna a Firenze per trascorrere il resto della sua vita in pace insieme all'amata Beatrice, ma scopre che suo padre e la sua donna sono stati uccisi. Beatrice appare a Dante come spirito, rivelandogli che a causa sua è dannata; subito dopo appare l'ombra di Lucifero, che trascina via l'anima di Beatrice. Inseguendoli, Dante inizia il suo viaggio per salvare l'anima di Beatrice, affrontando un'armata di non-morti e dirigendosi verso una chiesa dove vede Beatrice sparire. Disperato, Dante chiede aiuto alla croce che fu donata a lui proprio da Beatrice, e in quel momento inizia un flashback che mostra Dante giurare fedeltà a Beatrice, la quale gli dona la sua croce. Dopo aver trasformato così la croce in un'arma mistica, la chiesa crolla su sé stessa e, sotto di essa, appaiono le Porte dell'Inferno. Qui Dante incontra lo spirito di Virgilio, mandato da Beatrice a fargli da guida, che gli dona la sua prima magia (il Cammino di Virtù). Dopo aver domato una bestia demoniaca, Dante usa la forza sovrumana della bestia per aprire il gigantesco portone e qui si getta nelle profondità della Città Dolente.[1]

Primo cerchio - Limbo[modifica | modifica sorgente]

Dante inizia la discesa all'Inferno, combattendo demoni e dannati. Prima si trova nel vestibolo dell'anti-inferno, dove soffrono i pusillanimi, coloro che per paura non agirono né a favore del bene né a favore del male. Essi, a differenza degli altri dannati, che sono portati a delle prigioni per poi essere condotti all'inferno, sono condannati a cadere come comete senza potersi fermare. Giunge in seguito sulle rive dell'Acheronte, nei pressi delle prigioni dove i dannati attendono di essere portati all'inferno. Superatele, Dante incontra Beatrice accompagnata da Lucifero, o meglio, dalla sua ombra. Costui dice che, dato che Dante ha tradito il patto con Beatrice, sarà lui a sposarla. Poi scompaiono entrambi. Durante questi fatti, Dante vede Caronte il traghettatore (rappresentato come un gigantesco volto ligneo che fa da prua alla nave che traghetta i dannati), mentre sta caricando una grande quantità di dannati. Dante si aggrappa a una fune, si dirige verso il nocchiero e gli chiede di condurlo da Beatrice offrendo la propria anima in cambio della sua. Ma alle sue spalle un demone taglia la fune, Dante precipita sulla parete della nave e grazie a un pertugio si intrufola a bordo e qui si ritrova a dover combattere con una nuova ondata di demoni, qui doma un'altra bestia e, col suo aiuto, strappa via la testa del nocchiero, che successivamente lancia nel vuoto. Senza il suo traghettatore, la barca va fuori rotta e Dante si lancia fuori bordo, su una vicina scogliera. È giunto nel primo cerchio dell'Inferno, il Limbo. Qui vi sono le anime di persone che non hanno peccato, ma, non avendo creduto nel cristianesimo o non avendo ricevuto il battesimo, non possono accedere al Purgatorio né al Paradiso. Dopo aver fatto precipitare la testa di Caronte nel fiume infernale e affrontato i bambini non-battezzati dentro un palazzo, Dante raggiunge il serpentino Re Minosse, il Giudice dei Dannati, infuriato in quanto Dante lo ha oltraggiato replicando ad un suo giudizio. Dante riesce a sconfiggere il giudice dell'Inferno e ad aprirsi la strada verso il secondo cerchio.

Secondo cerchio - Lussuriosi[modifica | modifica sorgente]

« Venti di lussuria sferzan questi dannati, speranza alcuna di minor dolore o di riposo mai li conforta. »
(Virgilio a Dante)

Raggiunto il secondo cerchio dell'inferno, Dante deve salire sulla torre a forma fallica dei peccati carnali nel mezzo di una feroce bufera senza fine che trascina le anime dei peccatori carnali, le sferza e le scaglia sia contro rocce sia contro altre anime. Dopo aver superato l'incessante tempesta ed essersi fatto strada fra numerose tentatrici lussuriose, Dante giunge sulla cima della torre e lì trova Beatrice, vestita come una sposa infernale. Durante la crociata, infatti, Dante aveva fatto la promessa di non toccare altra donna che lei, ma ad Acri una schiava aveva offerto sé stessa a Dante in cambio della sua libertà e di suo fratello; Beatrice aveva fatto il patto di andare con Lucifero se Dante fosse stato infedele. Dimenticato da colei che ama, Dante si ritrova a dover sconfiggere Cleopatra, che lo tenterà sessualmente, e il suo amato Antonio, prima che la torre crolli.[2]

Terzo cerchio - Golosi[modifica | modifica sorgente]

« Per la dannosa colpa de la gola la pioggia e il fango fiaccan codeste anime tristi. »
(Virgilio a Dante)

Dopo aver sconfitto sia Minosse che Cleopatra, Dante sconfigge il "gran vermo", Cerbero, prima di passare attraverso il terzo cerchio, una grande terra fatta di organi umani viventi, piogge di vomito umano e demoni dall'appetito insaziabile. Le anime sono immerse nel fango putrido e flagellate dalla pioggia, quando non sono straziate da Cerbero, che, sconfitto dal guerriero, concede loro una temporanea tregua, e da altri demoni del cerchio. Il crociato entra in una zona segreta del cerchio, diversa dalle altre, dove incontra l'ombra di Lucifero, che lo deride per aver creduto alle menzogne del vescovo e gli mostra una scena dove Dante scopre di essere il vero responsabile della morte di Beatrice: sia lei che Alighiero, (padre di Dante) sono stati uccisi dal fratello della schiava (il quale si scopre essere in realtà suo marito) con cui Dante aveva tradito il patto con Beatrice. Il fiorentino irato sfida Lucifero, che lo sfida a continuare nel viaggio. Passato questo, Dante viene fermato dalle tracce di suo padre, verso il girone degli avari.

Quarto cerchio - Avari e Prodighi[modifica | modifica sorgente]

« Pe l'crimine d'avarizia soffron quest'anime; chierici guerci di mente che in vita spesero senza misura alcuna, e per contrasto su codesti papi e cardinali l'avarizia praticò i suoi eccessi. »
(Virgilio a Dante)

Dante entra nel cerchio degli avari e dei prodighi, che possiede una natura meccanica in confronto ai gironi precedenti. In questo cerchio i dannati sono continuamente immersi nell'oro fuso bollente, la cui distribuzione viene decisa dalla Ruota della Fortuna, che gestisce il luogo di pena. In questa "zona di tortura," Dante si confronta con gli orrendi enigmi del dio caduto Pluto prima di affrontare suo padre Alighiero. Alighiero condusse una vita tutt'altro che pia: donne, violenze, abusi, truffe e voglia maniacale di ricchezza e godimenti orgiastici. Dante ritiene che sia stato lui, con il suo esempio, a influenzarlo sin da piccolo e a trasformarlo nell'uomo che è adesso, nonostante Alighiero continui a ripetergli che è il figlio stesso, e non lui, il responsabile del modo in cui è vissuto. Fra i due nasce un violento scontro che vedrà Dante emergere vincitore, per poi assolverlo.

Quinto cerchio - Iracondi e Accidiosi[modifica | modifica sorgente]

« Vedi l'anime di coloro su cui prevalse l'ira; al dolce tepor del sole lor furon carichi d'odio, or ne la melma dello rio Stige è lor volere non essere mai nati. »
(Virgilio a Dante)

Dante discende nel quinto cerchio dell'Inferno e sale su Flegiàs, un demone fiammeggiante gigante, che Dante deve cavalcare per attraversare il fiume Stige, una palude di fanghi tossici in cui giacciono gli iracondi sia "attivi" sia "tristi", cioè coloro che la covarono dentro di sé senza manifestarla. I primi si percuotono a vicenda sulla superficie; i secondi, sepolti sotto, fanno ribollire la superficie della palude con i loro sospiri. Fuggendo dalla furia del gigantesco guardiano, Dante vede Beatrice offrire sé stessa a Lucifero, il quale corrompe la sua anima e la trasforma in un essere malvagio. Il crociato allora doma Flegiàs per attraversare la Città di Dite.

Sesto cerchio - Eretici[modifica | modifica sorgente]

« Qui sono gli eresiarchi di ogni culto e setta pagana, sepolti l'un con l'altro e arsi in fòco eterno. »
(Virgilio a Dante)

Dopo essere entrato nella capitale dell'Inferno, l'infernale città di Dite, Dante discende nell'antro degli eretici, condannati a giacere in tombe infiammate e inchiodati a croci rovesciate brucianti. I Sacerdoti oscuri e i necromanti sono liberi dal gioco del diavolo, a patto che stiano di guardia al cerchio. Dopo essersi fatto largo tra decine e decine di dannati, Dante si incammina verso il cerchio dei violenti.

Settimo cerchio - Violenti[modifica | modifica sorgente]

« In violenza ferite e morte sono inflitte al prossimo; questo girone tormenta color che uccisero e saccheggiarono e l'anime che ingiustamente colpiscon altri. »
(Virgilio a Dante)

Ad attendere Dante nel settimo cerchio, ci sono tre orribili gironi in cui altrettanto terribili sono gli arcidemoni che controllano i dannati: i primi due sono il Flegetonte (il fiume senza fine di sangue ribollente che tormenta chi fu violento con gli altri) e la Foresta dei suicidi (per quelli che furono violenti contro loro stessi), dove Dante incontra sua madre con suo grande orrore. Sua madre non aveva la forza di resistere al marito abusivo e così si tolse la vita; convinta dell'innocenza in Beatrice, incita Dante a continuare, dopo che quest'ultimo avrà assolto la sua anima. Dentro il Deserto delle Sabbie Brucianti per quelli che furono violenti contro Dio, Dante incontra il suo migliore amico nonché fratello di Beatrice, Francesco, che venne condannato a morte durante la crociata per essersi preso la colpa del massacro che Dante aveva fatto ai prigionieri di guerra. Ora orribilmente sfigurato, Francesco desidera vendetta contro Dante per come sono andate le cose. Lo scontro vedrà emergere Dante vincitore e Francesco, ormai allo stremo delle forze, offrirà la sua anima a Dante, che quest'ultimo deciderà di assolvere.

Ottavo cerchio - Fraudolenti[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver salvato il suo amico Francesco, Dante si trova sulla schiena della statua mobile Gerione, che lo trasporta all'ottavo cerchio dell'inferno dove sono puniti i fraudolenti, coloro che, con l'inganno, arrecarono danno al prossimo che però non aveva particolari motivi di fidarsi di loro. Il penultimo cerchio è un molto stretto, maleodorante, oscuro e profondo pozzo, diviso in dieci zone chiamate Malebolge, ognuna per tipo di frode punita lì. Su sfida di Beatrice, Dante affronta le dieci arene delle Malebolge la cui guardia è affidata al demone Malacoda. Il guerriero inizia la discesa nelle arene che contengono molti più nemici degli altri cerchi e in cui è necessario affrontare particolari prove per accedere alla bolgia successiva. Dante vince anche questi scontri e sconfigge il guardiano Malacoda, e finalmente incontra Beatrice dopo l'antro dei Falsari. Il crociato chiede all'amata di andare con lui, poiché ha affrontato tutti i suoi peccati e può portarla a casa; ma la regina dell'Inferno lo contraddice e gli mostra il suo peccato più oscuro: il tradimento di Francesco che, presosi la colpa del massacro di Dante, era stato giustiziato mentre l'amico lo aveva lasciato al suo destino rompendo la promessa fatta a Beatrice di proteggerlo. Dante, distrutto, rinuncia al viaggio, affermando che il suo posto è all'inferno, ma che quello della donna è in Paradiso. Vedendo la sua croce, Beatrice, sorpresa, viene assolta. Un angelo prende la sua anima e la porta in cielo e dice a Dante che presto la rivedrà, e che la battaglia che sta combattendo è molto più importante di quanto creda.

Nono cerchio - Traditori[modifica | modifica sorgente]

« Per aver tradito l'amore e la fiducia che fe' natura, al centro dell'universo, sul trono del diavolo in persona, ogni traditor eternamente si consuma. »
(Virgilio a Dante)

Avendo girato tutto l'Inferno, essendosi confrontato con i propri peccati, ed essendosi redento agli occhi di Beatrice, Dante ora supera dei giganti per attraversare le terre congelate del Cocito e affrontare finalmente Lucifero. Il guerriero si rende però conto di aver distrutto, durante il viaggio, le catene di Giudecca che tenevano imprigionato il Diavolo che, dopo la caduta di Dante nella Giudecca, si libera dalla prigionia (si tratta di quelle strutture luminescenti che si incontravano durante i passaggi nel vuoto e che ostacolavano il passaggio). Lucifero si manifesta a Dante in una forma mostruosa: un gigante con due ali da pipistrello e tre facce: una rossa, una nera ed una gialla. Il guerriero si batte arduamente fino a quando il Diavolo rivela il suo vero piano: attirare Dante nell'Inferno usando Beatrice come esca. Lucifero ha sempre tentato di liberarsi usando le anime di grandi peccatori, ma solo l'ex crociato ha un'anima così nera da liberarlo. Il gigante si apre il ventre da cui esce Lucifero nella sua vera forma: il corpo gigantesco era solo un'altra prigione. Ne esce un duro scontro che però non vede nessun vincitore dato che nessuno riesce ad avere il sopravvento sull'altro. "Lo 'mperator de lo doloroso regno" tenta di scoraggiare Dante mostrandogli la scena in cui il crociato veniva pugnalato alle spalle: in realtà Dante era stato davvero ucciso, e non era sopravvissuto alla morte. Le parole di Lucifero, e quelle di Caronte, diventano chiare: Dante è morto, e dunque dannato per sempre. Nessun'anima può lasciare quel luogo. Ma Dante, con l'aiuto di suo padre, di sua madre e di altre persone che ha assolto, ri-imprigiona Lucifero prima che egli abbia il tempo di fuggire attraverso l'emisfero australe e viene assolto da tutti i suoi peccati. Esausto, Dante sta per svenire quando viene raccolto dall'anima di Beatrice, e si risveglia nudo in un altro piano d'esistenza... Uscito dall'Inferno, vede la montagna del Purgatorio ed esclama: "Io non morì, né rimasi vivo", dopo di che si strappa la croce che, una volta caduta a terra, si tramuta in un serpente che ritorna nell'Inferno; una risata diabolica si sente flebile in sottofondo mentre compare la scritta "Continua...".

Personaggi principali[modifica | modifica sorgente]

Dante[modifica | modifica sorgente]

« Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la diritta via era smarrita. »

Il protagonista del gioco. I riferimenti al vero Dante Alighieri sono molto pochi: si sa dall'anime che in gioventù desiderava diventare poeta, e che conosce la sua compagna Beatrice fin dall'infanzia. È nato a Firenze, ed in un periodo non precisato fu esiliato come il vero poeta fiorentino, e la sua famiglia fu in conflitto con quella del suo rivale, Filippo Argenti, che fece di tutto per impedire che lui tornasse in patria. Presumibilmente nel periodo in cui è ambientato il gioco, il fiorentino è stato assolto dal castigo. Nato da Alighiero e Bella Alighieri, crebbe tra l'amore della madre e la crudeltà del padre, ma il suo passato è sconosciuto. Si innamora di Beatrice Portinari e inizia una serena relazione con lei. La loro storia è però interrotta dalla Terza crociata, cui Dante deve partecipare. Prima di partire per la guerra, Dante promise a Beatrice di esserle sempre fedele, e partì insieme al suo migliore amico e fratello di Beatrice, Francesco. Convinto di essere protetto dalla benedizione della Chiesa, l'eroe commise azioni atroci e lasciò trasparire il suo lato oscuro, mostrandosi incline ai peccati della carne, all'odio e al fanatismo religioso e alla infedeltà a diverse promesse. Dopo tre anni di guerra, Dante torna a casa per rivedere Beatrice, ma lo attende una brutta sorpresa...

Beatrice Portinari[modifica | modifica sorgente]

« Io temo che il mio amico sia smarrito. Aiutalo Virgilio, così che possa venire da me. Io sono Beatrice, e quando sarò davanti al mio Signore, tesserò le tue lodi. »

Fedele compagna di Dante, non si sa nulla sul suo passato o sulla sua famiglia, se non che ha un fratello di nome Francesco, migliore amico del suo amante. Conosce il protagonista fin dall'infanzia. La sua anima è pura, piena di virtù, ed è infatti destinata al Paradiso. Il suo unico peccato fu quello di offrirsi a Dante fuori dal matrimonio, ma lo fece solo perché egli le giurò di esserle sempre fedele. Ma la lontananza dall'eroe non fu un bene per lei, che albergava nella cascina del crudele padre di Dante, Alighiero, che, nonostante le cure riservatele, la inquietava. Nell'anime, inoltre, un inatteso figlio avuto da Dante ed un successivo aborto peggiorano molto la situazione. Al ritorno, Dante trova la sua amante morta e la sua anima trascinata nell'inferno da Lucifero, che la considera sua perché ella ha perso una scommessa con lui. Dante tenta il tutto per tutto per salvarla, gettandosi nel cieco mondo, ma non sa che il ruolo di Beatrice, per Lucifero, non è solo quello di sposa infernale...

Virgilio[modifica | modifica sorgente]

« Non omo, ma omo fui. Vissi a Roma sotto l'buon Agusto, nel tempo degli dei falsi e bugiardi... »

Il poeta latino autore dell'Eneide è forse il personaggio più fedele all'opera originale. Virgilio è considerato un pagano virtuoso e senza peccato, ma non essendo un credente, anche se morto prima della nascita di Cristo, non può accedere al Paradiso. Ciononostante, essendo senza peccato, non viene neanche punito. È collocato nel primo cerchio dell'Inferno, il Limbo, insieme a tante altre persone non credenti ma con diversi meriti terreni, e ai bambini morti prima di essere battezzati. Viene chiamato da Beatrice per aiutare Dante a uscire dalla spirale del peccato e per guidarlo lungo l'Inferno (nel poema originale anche nel Purgatorio). A differenza del poema originale, il Virgilio del videogame e dell'anime è puro spirito (non ha il "corpo aereo"), e quindi non può aiutare Dante nei combattimenti viene assolto da Dante prima di entrare nel cerchio dei traditori. Come nel poema, svolge il ruolo di guida, descrivendo i vari cerchi e talvolta donando reliquie, ma non aiuta Dante negli scontri (come invece nel poema fa con Cerbero) o in alcuni punti difficili da attraversare.

Lucifero[modifica | modifica sorgente]

« Reclamerò il posto che mi spetta di diritto in Paradiso. La mia strada sarà lastricata dai peccati dell'uomo, e i tuoi, Dante, faranno da fondamenta al mio ritorno. E ciò che è buono... sparirà... dall'universo... per sempre! »

L'antagonista principale del gioco, il suo ruolo è stato molto ampliato ed ingigantito rispetto al poema originale. Era uno degli angeli più vicini a Dio, il primo di tutti ad esser creato. Ed è stato quello più splendente, bello e potente, il cui potere era secondo solo a quello di suo padre, Dio. Inoltre, era quello che più di tutti godeva dell'amore di Dio. Tuttavia, a causa di ciò, divenne ben presto arrogante, anche se non al punto di commettere azioni sacrileghe. Ciò che causò la rottura tra lui ed il suo creatore, fu la nascita dell'uomo. L'angelo fu geloso dell'amore che Dio nutriva per esso, anche perché riteneva che l'ultima creazione di suo padre fosse LA MELA CADUTA DALL'ALBERO impura ed incline al peccato più di ogni altra cosa (nonostante l'uomo non avesse ancora mai peccato né ancora vi fosse il Male nella Creazione), e quindi accusò Dio di non essere poi così "perfetto" ed "onnisciente". Nello scontro finale con Dante, afferma di averlo ingannato come ingannò Eva con la mela, ma non è chiaro se le cose siano andate come scritto nella Genesi o se la sua fosse solo ironia. Quel che è certo è che Lucifero scatenò una rivolta contro Dio, alleandosi con molti altri angeli che sarebbero divenuti i diavoli. Sconfitto, l'angelo fu privato dei propri poteri, scacciato dai cieli e scagliato sulla Terra che, "inorridita" dalla sua presenza, si aprì facendolo sprofondare fino al suo centro. Il fosso creato diviene così l'Inferno, mentre la materia ritiratasi divenne la montagna del Purgatorio. Lucifero venne imprigionato per sempre in quel luogo insieme a tutti gli altri angeli caduti, cui sarebbero succeduti in seguito tutti gli uomini che, come loro, si sarebbero ribellati alla legge di Dio, divenendo i dannati. Divenuto il Diavolo e signore dell'Inferno, Lucifero creò le pene infernali con cui punire i peccatori e si sposò numerose volte con diverse donne dannate, anche se questo fatto è descritto solo nell'anime ed in modo non approfondito. Ciononostante, non accettò mai la sconfitta e il suo nuovo stato: era ormai prigioniero in un luogo pervaso di sofferenza, e solo la sua ombra poteva muoversi liberamente. L'imperatore del doloroso regno da sempre tenta di liberarsi per attuare la sua vendetta, e nel suo ultimo piano sono coinvolti Dante e la sua prossima sposa infernale, Beatrice...

Santa Lucia[modifica | modifica sorgente]

Appare come un angelo guerriero. Questo personaggio è presente solo quando si gioca in modalità cooperativa (da aggiungere attraverso un'espansione scaricabile a pagamento) dove un secondo giocatore la impersona.

Abitanti dell'Inferno[modifica | modifica sorgente]

Nemici[modifica | modifica sorgente]

Durante il suo viaggio Dante incontrerà un gran numero di creature demoniache che cercheranno di fermarlo. Mentre alcuni esseri (come i vari tipi di Schiavi dell'inferno, le Pesti ed gli schiavi esplosivi) sono semplici da eliminare, altri (come i vari Diavoli ed i Golosi) sono più lunghi da eliminare e si può decidere di assolverli o di punirli dopo un tot. di danni inferti. Altri invece (come le Seduttrici, i Crociati dannati e gli Eretici) non possono essere assolti o puniti e bisogna quindi combatterli con falce e croce fino alla loro distruzione.

  • Soldati musulmani: sono i primi nemici ad essere affrontati da Dante e compaiono solo nella cittadella di Acri. Sono simili per movenze agli schiavi dell'inferno.
  • Soldati non-morti: sono presenti in gran quantità nella prima parte del gioco, durante la discesa negli inferi. Questi soldati non-morti attaccano con una corta arma e si muovono in gruppi numerosi, come i noti dannati che Dante incontrerà nel suo viaggio è possibile scegliere se condannarli o assolverli una volta che li si ha ghermiti con la falce.
  • Schiavi dell'inferno: del tutto identici ai Soldati non-morti. Si trovano all'interno dell'Inferno.
  • Schiavi della Gola: questi non-morti sono più forti e veloci dei loro predecessori. Simili agli schiavi normali, sono coperti di melma. Una volta sconfitti, si decompongono in una pozza di fango nociva a Dante per un breve periodo di tempo, a meno che li si afferri con la falce per poi assolverli con la croce.
  • Schiavi dell'Avarizia: i più forti della loro categoria, non-morti che vagano costantemente alla ricerca di ricchezze. Saltellano velocissimi intorno a Dante, creando diverse difficoltà in gruppi numerosi, è possibile condannarli o assolverli.
  • Schiavi esplosivi: schiavi degli inferi che portano in sé un'enorme ira. Attaccano facendosi esplodere, danneggiando sia Dante che i nemici non è possibile condannarli o assolverli.
  • Pesti: nemici volanti simili a pipistrelli, si spostano in gruppi e sparano dardi infuocati dalla coda. Sono presenti in tutti i gironi. Non è possibile condannarli o assolverli.
  • Demoni: simili alle Pesti, questi volatili sono più resistenti e sparano getti ghiacciati.
  • Spiriti di Fuoco: anime tormentate costituite di solo fuoco. Non possono essere danneggiate fino a che non vengono "raffreddate" dagli attacchi della croce o dall'incantesimo "Cammino di Redenzione". Poi è possibile solo distruggerle con la falce.
  • Guardiani del fuoco: spiriti simili agli Spiriti di fuoco, ma che possono tramutarsi in cenere. Ciò rende più difficile colpirli, in quanto è necessario aspettare che s'infiammino per attaccarli. Inoltre possono attaccare anche sotto forma di cenere.
  • Avari-Prodighi: anime dannate per due peccati opposti, la loro punizione è quella di essere fusi in un solo corpo. Queste anime hanno due gambe e due busti per ciascuna anima e sono dotati di un pesante martello. Attaccano girando all'impazzata su sé stessi brandendo appunto la suddetta arma. L'unico modo per sconfiggerli è aspettare che smettano di girare e colpirli con la falce ripetutamente prima che possano ricominciare l'attacco turbinante.
  • Bambino non battezzato: anime di bambini morti prima di ricevere il battesimo e quindi residenti nel Limbo perché senza colpe ma non salvate dal Peccato originale. Hanno l'aspetto di bambini appena nati, grigi, con il cordone ombelicale e parte della placenta, con lame al posto delle braccia. Attaccano in gruppo, spinti dall'ira per la loro sorte. È possibile condannarli o assolverli.
  • Bestie Asteriane: colossali creature governate da diavoli. Dante ne incontrerà solo 5 durante l'arco del gioco. Non si può eliminarle ma una volta indebolite abbastanza, Dante può salirvi sopra e prenderne il controllo uccidendo l'ex domatore. Attaccano con la loro forza sovrumana e sputando fuoco.
  • Diavoli Guardiani: il Terzo Coro degli Angeli Caduti. Essi sono i soldati semplici dell'esercito infernale, angeli scacciati dai cieli per la loro ribellione. Sono grossi diavoli armati di una spada. Si incontrano già sulle rive d'Acheronte. È possibile condannarli o assolverli.
  • Diavoli Troni: il Secondo Coro degli Angeli Caduti. Costituiscono i Luogotenenti delle Armate Infernali. Rispetto ai Diavoli Guardiani, dispongono di una corazza, di un'ascia bipenne e di uno scudo. Sono anche capaci di lanciare attacchi a distanza scagliando dardi. Dante li incontrerà per la prima volta nel Girone dell'Avarizia. È possibile condannarli o assolverli.
  • Arcidiavoli: il primo Coro degli Angeli Caduti. Essi costituiscono l'élite e sono i Capitani delle Armate Infernali. Furono a fianco di Lucifero durante la Guerra dei Cieli. Questi grossi diavoli alati sono muniti di due grosse spade, che possono usare come boomerang, e inoltre possono lanciare raffiche di vento gelido che blocca ed indebolisce Dante. Le ali possono sia essere usate per volare, risultando quindi più difficili da colpire, sia come scudo. Una volta tagliate, diventano nemici simili ai diavoli guardiani, e quindi molto più facili da sconfiggere. È possibile condannarli o assolverli.
  • Seduttrice: anime corrotte del cerchio della Lussuria. Questi esseri femminili, oltre ad una velocità impressionante e dei lunghi artigli, sono dotati di uno strano tentacolo al posto dei genitali, con cui possono ferire e afferrare Dante da lontano. Non è possibile condannarle o assolverle.
  • Tentatrice Lussuriosa: versione più potente delle Seduttrici, sono capaci di incantare Dante con la loro lascivia e possono anche arpionarlo con il tentacolo, ma in caso di fallimento Dante può scaraventarle verso altri nemici.
  • Golosi: questi dannati del Terzo Cerchio si sono corrotti a tal punto da divenire simili a grossi abomini e grandi tanto quanto i diavoli, dotati di numerose bocche anche al posto delle mani. Lenti e poco reattivi, possono attaccare Dante cercando di mangiarlo o colpendolo con getti di vomito corrosivo o spruzzi devastanti di escrementi. È possibile condannarli o assolverli.
  • Eretico: nemici che si trovano generalmente nel sesto cerchio. Sono immuni agli attacchi con la croce (avendo in vita contestato contro le ideologie principali della Chiesa Cristiana) e possono proteggere da essi anche i loro compagni. Attaccano con scariche elettriche e sortilegi. Non è possibile condannarli o assolverli.
  • Pagano: anime simili agli eretici, ma vulnerabili agli attacchi con la croce (perché credettero in altre religioni ma non andarono a definire la religione cristiana come credenza errata) , attaccano in modo molto simile agli eretici, ma dispongono di un attacco a distanza più forte, tuttavia spesso prediligono lo scontro ravvicinato.
  • Vermoni golosi: demoni che risiedono nel terzo e quinto cerchio. Hanno l'aspetto di vermi giganti dotati di diverse serie di denti e fuoriescono all'improvviso dal suolo tentando di divorare Dante o prendendolo a testate. Non è possibile condannarli o assolverli.
  • Crociati dannati: compagni di Dante della Terza Crociata, lo seguirono nei vari massacri fiduciosi dell'assoluzione dei peccati. Condannati per i loro peccati data la menzogna del vescovo, attaccano Dante per vendicarsi. Attaccano in gruppo, con spade e scudi. Non è possibile condannarli o assolverli.
  • Comandante dei crociati: ufficiali dei crociati dannati, non sono molto diversi da loro, ma sono più resistenti. Essendo muniti di scudi infuocati Dante necessita di colpirli prima con la croce per attaccarli.
  • Diavolo domatore: diavoli appartenenti alla stessa categoria dei Diavoli guardiani. Domano da sempre le Bestie Asteriane, tuttavia, non essendo dotati di armi, di per sé non sono affatto pericolosi. Oltre ai domatori delle 5 bestie Dante ne incontrerà alcuni a piedi percorrendo il girone degli avari e prodighi mentre cavalca una Bestia Asteriana. Attaccano Dante per prendere il controllo dell'immensa creatura. Per mettere ancora più in difficoltà il crociato, ne appare uno ogni gruppo di Diavoli Troni (avendo una struttura delle corna molto simili) dalla presa della Bestia Asteriana. Rispetto agli altri Diavoli, questi si muovono in a schiena retta, come gli Arcidemoni.

Notare il fatto che i vari mostri vengono tolti di mezzo tramite assoluzione o punizione, non vengono realmente uccisi (tranne i soldati Mussulmani che sono uomini normali), ma solo cacciati, essendo tutti esseri immortali. La punizione probabilmente li fa solo allontanare da Dante, mentre l'assunzione li tramuta probabilmente in anime beate (come per esempio gli Schiavi dell'inferno ed i loro vari simili) o li fa tornare gli Angeli di una volta (questo ovviamente riguardo ai Diavoli, compreso Malacoda).

Boss e Guardiani Infernali[modifica | modifica sorgente]

« Vieni, affronta l'eternità. Presto si uniranno a te coloro le cui vite hai rovinato, le cui anime hai dannato. »

Non è un abitante dell'inferno, in quanto è un'entità angelica. Questo personaggio non appare nel poema originale, né nel cartone animato, ma appare nell'omonimo fumetto. Ha l'aspetto del Tristo mietitore, cioè di uno scheletro incappucciato con la Falce. Tutti gli uomini, una volta morti, devono confrontarsi con essa. Una volta giunta l'ora della morte, l'entità raggiunge il deceduto, lo intrappola in un'altra dimensione (probabilmente ciò gli consente di avere il tempo di gestire in pochi attimi tantissime anime) e, tramite la sua falce, recide i legami tra anima e corpo, e accompagna lo spirito nel regno dell'oltretomba che spetta ad esso. È il primo boss del gioco. Si presenta subito all'inizio, quando Dante viene ucciso, deciso a portarlo all'Inferno per via delle raccapriccianti azioni da lui compiute durante la Crociata. Dante, tuttavia, non è d'accordo, in quanto egli crede di esser ancora vivo. In un gesto d'eroismo, Dante sfida la Morte, volendosi comunque redimere per i suoi peccati. La Morte dunque trasporta entrambi in una dimensione extra-dimensionale (la stessa che forse le anime dei defunti attraversano durante il loro viaggio), ed inizia con lui una lotta a bordo di una roccia fluttuante. Dopo un arduo scontro, Dante strappa dalle mani della Morte la sua Falce, rivoltandogliela contro. Anche se nel videogame l'eroe dapprima la infilza e poi la decapita con la sua stessa arma, essa non viene uccisa. In quanto entità angelica (tuttavia, né benigna né maligna) sottomessa solo a Dio, non può venir "uccisa" come i comuni mortali. Il suo spirito, o, per meglio dire, la sua essenza, può venir scacciata, ma non distrutta (come del resto tutti i guardiani infernali). Senza la Morte, inoltre, i vivi non potrebbero morire, e le loro anime non potrebbe passare nell'Eternità. Sempre da ciò che si vede nel videogame, le anime trapassate continuano ad arrivare nel regno dell'Oltretomba, segno che la Morte, seppur notevolmente indebolita, continua nel suo operato. Inoltre quando Dante incontra Minosse, durante la loro lotta il Re dice all'eroe che "ha già ingannato una volta la Morte", facendo così intuire che Dante non ha ucciso definitivamente la Morte, ma l'ha solo indebolita e beffata. Nel finale del videogioco, Lucifero mostra a Dante che lui, in realtà, era morto per mano del soldato musulmano e che la sua esperienza con la Morte era in realtà un inganno del diavolo (che lo dimostra, facendo scomparire la falce).

Nominato così nel fumetto dedicato al gioco, si tratta della prima Bestia Asteriana incontrata da Dante agli inizi della sua avventura. Come tutte le altre Bestie viene cavalcata da un diavolo domatore. Come nel videogioco, presto Dante uccide il domatore e domerà la Bestia, potendo così accedere all'Inferno.

« Per me, si va nella città dolente! Per me, si va nell'eterno dolore! Lasciate ogni speranza voi ch'entrate! »

Il traghettatore delle anime dell'inferno non è un vero e proprio boss, sebbene nel Diario di Dante, dove vengono memorizzate le caratteristiche del viaggio, venga trattato come un nemico. Nel poema originale ed in altri è descritto come un uomo anziano dalla lunga barba e capelli bianchi e gli occhi infuocati il quale, con una zattera, traghetta le anime all'inferno. Nel gioco è invece un'enorme barca ossuta, con dei remi simili a braccia e una testa posta a prua. Il capo è calvo, ma conserva gli "occhi di brace". Nel cartone animato il design è leggermente diverso, ed è visibile tutto il tronco di Caronte, e non solo la testa. Nel libretto di gioco, ma soprattutto nell'anime, si scopre che Caronte un tempo era come descritto dagli antichi, ma con il tempo si è dovuto trasformare per sostenere il numero sempre crescente di dannati. Nel gioco e nell'anime, recita anche terzine scritte sulla porta dell'inferno. Dante lo incontra all'inizio del viaggio infernale, sulla riva d'Acheronte, intento ad imbarcare le anime. Il nocchiero imporrà a Dante di allontanarsi, anche se lui è già destinato all'Inferno (in quanto già morto, anche se Dante non lo sa). Ma il guerriero, spinto dall'amore (ma anche dalle circostanze, un Diavolo Guardiano lo costringerà a fare ciò), entrerà nella barca, poi gli salirà sul dorso e, domando una Bestia Asteriana, gli strapperà la testa e la scaglierà nel Limbo. Trovatala in sèguito, la testa recita le parole scritte sulla porta dell'inferno "ed io etterno duro", trasmettendo forse il messaggio di eternità dei guardiani infernali. È possibile in ogni caso spingere il capo in un abisso. Nell'anime invece Dante gli pianta in testa la falce della morte, come quando doma i giganti dell'inferno, per costringerlo a portarlo da Beatrice, ma nella fretta il nocchiero si schianta su una riva e s'infilza su degli spuntoni. Nel fumetto Caronte è quasi identico, con l'aggiunta di due monete dorate poste sugli occhi. A differenza del videogioco e dell'anime, ha l'aria di essere una vittima dell'Inferno, come lo si può presumere dal fatto che Beatrice pregherà per lui affinché gli venga privato del suo fardello, portandolo alle lacrime. È da notare anche che Dante non si serve di una Bestia Asteriana per tranciargli la testa, ma usa la falce della morte a mo' di briglia, tirando la testa all'indietro a viva forza. La testa di Caronte cadrà in mezzo al fiume, ma prima di inabissarsi ringrazia Beatrice, stupito e confortato dal fatto che la sua preghiera sia stata ascoltata in un posto come l'Inferno.

« So esattamente cosa ti attende in futuro. Sarai ricompensato con la dannazione! Io fiuto i tuoi peccati! I tuoi crimini sono imperdonabili! Pensavi che una crociata ti valesse il perdono!?! »

Un tempo re di Creta, prima che Dedalo lo uccidesse nella sua vasca da bagno, Minosse era famoso per la sua severità e giustizia, e per questo immaginato come giudice delle anime nell'Ade. Non è chiaro se fu condannato a questo compito per i suoi metodi crudeli o perché ritenuto semplicemente adatto a tale ruolo. Dante lo immagina come un diavolo enorme, con una lunga coda che avvolge intorno al corpo quante volte sono i cerchi che le anime devono scendere per giungere al loro luogo di pena. Nel videogioco è un essere enorme, molto pallido e scheletrico, mezzo serpente, con diverse squame sul torso, una lunga coda con una lama all'estremità, sul capo code serpentine simili a tentacoli, un maestoso copricapo, una collana di cadaveri al collo ed una lunga lingua. Il giudice è cieco, ma ha il potere di "fiutare" i peccati delle anime. Quando Minosse ha scoperto la colpa, scaglia le anime su una ruota dentata che, ruotando ad alta velocità, fa precipitare le anime nel cerchio designato. Dante lo scorge appena entrato nel Limbo, davanti all'ingresso dell'inferno vero e proprio, e dunque alla fine del primo cerchio infernale. Giuntogli davanti, si rivolge a lui con un tono tutt'altro che rispettoso, scatenando la sua ira, anche se più probabilmente Minosse intende giudicarlo in quanto anche lui morto e meritevole di dannazione. Dante prima lo ferisce al volto e in parti delicate, poi lo sconfigge ponendogli la lingua sulla ruota, che gli spezza in due il volto e fa precipitare il giudice ferito in un baratro. Nell'anime la scena è quasi uguale: Minosse, nel tentativo di colpire Dante, che intende mandare al cerchio dei traditori, si sporge in avanti appoggiandosi con le mani, ma il crociato, tagliandogliene una, gli fa perdere l'equilibrio, facendolo cadere per sbaglio sulla ruota che gli distrugge la testa. A differenza del videogioco, Minosse sembra morire davvero: infatti si polverizza poco dopo il colpo della ruota. Apparirà anche nel fumetto.

« Che razza di uomo sei, Dante? Hai appena consegnato le chiavi del regno, e per cosa? Il petto di una schiava? »

La bellissima regina del Nilo, suicida per amore, si trova, dopo la morte, custode del secondo cerchio, quello dei lussuriosi. Nel poema Cleopatra non è un guardiano infernale, ma una delle tante anime dannate. Sembra abbia acquisito il ruolo di supremazia grazie ad un patto non meglio precisato con Lucifero (forse è una delle sue spose infernali, anche se ciò è accennato solo nell'anime). Non ha connotati demoniaci o particolarmente mostruosi. È quasi nuda, vestita con pochi stracci alla vita e la corona tipica dei faraoni, con il corpo di dimensioni colossali. Dai suoi capezzoli possono uscire lingue e bambini non battezzati. Sembra abbia anche il potere di scatenare le bufere infernali. Cleopatra appare a Dante quando giunge nel cerchio da lei governato, facendo emergere la torre carnale e scatenando le bufere. Deridendolo, cercherà di ritardare e fermare l'eroe, ma esso riuscirà sempre ad evitarla fino alla cima della torre. È lei la prima a far intuire a Dante che il piano di Lucifero è più complesso di come appaia inizialmente, e forse è l'unica ad essere effettivamente coinvolta in esso. Si dispera alla vista di Antonio sconfitto, gridando a Lucifero che non doveva finire in quel modo, che loro due avevano un accordo. Dante, dopo essersi confrontato con Antonio nello scontro che lo vedrà vincitore, sconfigge la regina, che stava cercando di sedurlo, infilzandola con la falce, forse dannandola per sempre. Nell'anime, come nel poema, è una delle tante anime punite.

« Mia signora, lascialo a me. »

Il comandante romano che si oppose ad Ottaviano Augusto e a Roma per amore di Cleopatra. Si suicidò credendola morta. Servo fedele della sua padrona anche dopo la morte, emerge dalla bocca dell'amata per affrontare Dante. Appare come un uomo straziato e deforme, armato di spada e scudo, con un'armatura su cui si scorgono braccia dorate. Viene sconfitto da Dante e si dissolve tra le braccia di Cleopatra in lacrime. Nell'anime, come nel poema originale, è uno dei vari peccatori in balia della bufera. Nel fumetto non presenta lo scudo e molteplici braccia diramano dal suo corpo; inoltre viene sconfitto con facilità da Dante. Cleopatra crede che la sua anima si sia rifugiata nel guerriero, lasciando intendere che sia un'anima destinata alla redenzione.

« Cerbero, il gran vermo, come quel cane abbaiando agogna, e si quieta dopo aver morso il pasto, cotal si fecero le facce lorde de lo demonio Cerbero, il cui ulular le anime scuote »

Il cane a tre teste della mitologia antica è posto da Virgilio e da tanti altri poeti antichi a guardia delle porte dell'inferno. Dante invece nel poema lo colloca come guardiano del terzo cerchio, quello dei golosi, e così è nel videogioco. Nel poema originale è descritto come un cane dal ventre largo con connotati demoniaci medioevali, con barba, mani e facce umane, intento a scuoiare e graffiare i peccatori e ad intronarli con i suoi latrati. Nel videogioco vengono accentuati i caratteri demoniaci facendone una figura molto diversa: è un enorme demone apparentemente impossibilitato a muoversi perché privo di gambe (il corpo sembra terminare con una lingua che funge da ponte ed ingresso per il cerchio). Tronco, braccia e mani sono umane; e sulla schiena sembra avere due occhi completamente bianchi e due narici, rendendo quella parte del corpo simile ad un volto. Le teste invece possono ritrarsi ed uscire dall'interno del corpo in modo simile ad una tartaruga, sono rosse e prive di occhi ma piene di piccole bocche (quattro sulle teste laterali e tre su quella centrale), che ricordano i vermoni golosi del cerchio da lui governato. Ognuna delle tre teste ha una barba "unta e ratra", e sono poste su altrettanti colli che possono allungarsi come degli elastici. Il mostro è, a differenza di Antonio e Cleopatra, privo di umanità, tortura i peccatori condannati alla sua mercé e pare intento a divorare e vomitare tutto ciò che trova. Dante lo trova all'ingresso del terzo cerchio come nel poema, e riesce ad imporre al mostro di farlo passare, prima tranciandogli le teste laterali, poi usando l'energia sacra della croce per fargli esplodere quella centrale dopo che questa tenta invano di mangiarlo. Nonostante appaia evidente la sconfitta, il corpo "umano" di Cerbero rimane integro, permettendo a Dante di passare. Nell'anime il mostro non è molto diverso, tranne per l'assenza di barba e della schiena con "il volto umano", con quattro bocche piccole (anziché tre grandi) anche sulla testa centrale e la presenza di numerosi tentacoli con i quali afferra e divora i golosi che invano tentano di sfuggirgli correndo, intrappolandoli nel suo corpo, dove le loro anime vengono torturate con dei succhi gastrici e private di ogni sorta di nutrimento, lasciandole dimagrire e patire i dolori della fame. Inoltre Cerbero si è dimostrato capace di controllare l'interno del suo corpo, facendo allungare la "parete cellulare" per colpire eventuali intrusi. Suo unico punto debole è il cuore. Dante verrà divorato subito dal demone ma, colpendo l'organo, provoca nel guardiano del terzo cerchio dei conati di vomito tali da rigettarlo. A differenza di quanto accade nel videogioco però, la bestia non si piega del tutto e, sebbene ferita, spinge a forza il crociato ad andare nel quarto cerchio. Nel fumetto il suo ruolo è marginale, tanto da non venire nominato, e verrà subito battuto da Dante in poche sequenze.

« Pape Satàn, pape Satàn aleppe »

Il dio della ricchezza, posto da Dante a guardia del quarto cerchio, quello degli avari e dei prodighi. Non è un Boss. Non è descritto fisicamente nel poema originale. Nel videogioco è un'enorme statua dorata piena di gioielli. Alberga in una grande sala, piena di demoni minori. Ha il potere di creare blocchi d'oro con lo sguardo, che però fuori da esso si polverizzano. Dante deve superare due enigmi per oltrepassare il demone che gli sbarra il passo. La sua lingua sembra un inno a Satana contro gli intrusi. Non appare nell'anime, né è menzionato. Lo stesso accede nel fumetto.

« Sei una vera delusione... pensi di essere un uomo migliore di tuo padre? L'inferno non è per i deboli, ragazzo! Lungi da me, codardo! »

Il padre di Dante: non vi sono accenni al vero Alighiero II e non compare nel poema originale. Alighiero condusse una vita nel peccato: donne, banchetti pagati a spese dei più deboli, abusi e violenze in famiglia ed un'enorme sete di ricchezza. Portava sempre al collo un enorme crocifisso d'oro. Dante ha sempre disprezzato suo padre a causa della sua violenza e brama di possesso: nell'anime si vede che l'uomo, sospettando del furto, il figlio e la moglie, di tre corone d'oro su un totale di cinquantaquattro, picchiò entrambi selvaggiamente. Alighiero non amò mai suo figlio: credendolo morto, porse delle avance a Beatrice, ma venne ucciso dal marito della donna con cui Dante tradì il patto con Beatrice: costui voleva vendicarsi del disonore subito dal rapporto tra il crociato e la moglie. Alighiero oppose una dura resistenza, ma venne finito dal suo stesso crocifisso, piantatogli dall'avversario nell'occhio (nell'anime viene ferito gravemente anche all'addome). Condannato al cerchio degli avari, affronta Dante quando quest'ultimo sta per uscire da quel luogo. Appare molto più grosso, con l'occhio ferito e il crocifisso in versione gigante. Sconfitto, non ammette di essere lui il responsabile dell'uomo che è divenuto Dante, ma il figlio, in un atto di pietà, lo assolve. L'anima di Alighiero aiuterà Dante contro Lucifero e lo salverà dall'inferno. Nell'anime appare in una versione ancora più mostruosa, e gli viene assegnato un movente: Lucifero gli avrebbe promesso mille anni senza torture ed oro a volontà se avesse ucciso il proprio figlio. Diversamente dal gioco, Dante, in un atto di disprezzo, lo sconfigge scagliandolo in una vasca piena d'oro fuso. Nel fumetto lo troviamo uguale al videogioco, solo che Dante gli strappa dalle mani la sua enorme croce e gliela conficca in corpo; negli ultimi istanti dell'anima lo vedremo tornato alle sue normali fattezze.

Il custode del cerchio degli iracondi, menzionato, anche se vagamente, nel poema originale. Secondo la leggenda, Flegiàs era un uomo che, irato contro Apollo che gli aveva sedotto la figlia, ne incendiò il tempio a Delfi, e, per questo, fu colpito dal dio con un fulmine che lo gettò negli inferi. Nel file dedicato a lui nel diario di Dante, si parla solo di un atto sacrilego dovuto ad ira verso Dio. Non è descritto minuziosamente nel poema: è un traghettatore della palude Stige, ma non si sa se traghetti solo le anime degli iracondi, che immergerà in sèguito nel fango putrido, o se traghetti anche le anime destinate alla città di Dite. È il mostro più grande del gioco, un enorme demone che sembra composto di roccia, fumo e lava. È privo di umanità, in preda ad una feroce ira come i peccatori del suo cerchio. Generalmente è immerso nella palude, e solo una sorta di corona sporge fuori dal fango, fungendo da barca (secondo la leggenda Flegiàs sarebbe stato condannato a portare in testa un enorme macigno). Essa verrà vista per breve tempo da Dante quando entra nel cerchio, intenta a traghettare delle anime. In sèguito, il guardiano verrà da Dante sulle rive dello Stige chiamato da un segnale della torre di segnalazione attivato dallo stesso crociato. Saltando inconsapevolmente sulla testa del demone, Dante attraversa la palude fino all'altra riva, ma qui Flegiàs emerge, per ribellarsi a Dante e Virgilio. Sfuggito alla furia del gigante e da diversi demoni minori, Dante gli salta nuovamente in testa e lì vi pianta la falce, domandolo. Sotto il controllo del crociato, Flegiàs rompe i cancelli di Dite ma, cercando di liberarsi di alcuni demoni, pesta il pavimento, che cede al suo peso. Flegiàs precipita quindi nell'abisso, mentre Dante riesce a salvarsi. Nell'anime Flegiàs è dipinto in due modi diversi: nel girone degli iracondi è come nel videogioco, forse privo di lava e fuoco, ma non si ribella ai due viaggiatori. Nel girone degli eretici, ai cancelli della città di Dite, si trasforma e muta aspetto (a causa del cambio di regista, ha un design completamente diverso), e sembra obbedire agli ordini orali di Dante. Verrà fermato dall'ombra di Lucifero che, nel tentativo di fermare il guerriero, colpisce al petto il gigante con un colpo magico. Flegiàs è del tutto assente nel fumetto.

Farinata, noto ghibellino, venne bollato come eretico dalla Chiesa ed è per questo che finirà all'Inferno nella Città di Dite assieme ad altre anime di eretici. Mentre nel videogioco non è altro che un dannato da redimere o condannare, nell'anime sbarrerà la strada di Dante. Egli, scheletrico, enorme e ricoperto da fiamme, gli predirà il matrimonio di Lucifero e Beatrice e si farà beffe di Dante, affermando che verrà condannato per l'eternità. Il guerriero, che da sempre sembra aver covato astio verso il dannato, gli conficcherà in un occhio la croce di Beatrice, facendolo sparire in una pioggia di fiamme, dannandolo per l'eternità.

« Forse tu credi che qui sia l'duca di Atene, che su'nel mondo la morte ti porse? Partiti, bestia! »
(Virgilio)

Figliastro di Minosse, nato dall'amore della moglie Pasifae per un toro (in realtà punizione divina per l'allora vivo giudice infernale), fu condannato a vagare nel labirinto di Creta proprio dal patrigno e fu ucciso dall'eroe Teseo per fermare i sacrifici che si facevano per vendicare l'altro figlio di Minosse, ucciso da Ateniesi. Dante nel poema originale lo colloca a guardia del settimo cerchio, quello dei violenti. Nel poema originale è immaginato come toro dalla testa di uomo e, soprattutto, come una creatura ridicola: una forza bruta che confida solo in sé stessa, presa in giro da Virgilio e che non suscita paura nel poeta fiorentino. Nel videogioco non è un boss: è un'enorme statua gialla di uomo con la testa bovina ed un'enorme ascia che si trova però, appunto, all'inizio del settimo cerchio. Dante la usa per rompere una delle catene di Giudecca e procedere nel viaggio. Nell'anime invece appare come un vero e proprio nemico: un demone di grosse dimensioni con la testa di toro ed il corpo umano, che brandisce un'ascia. Ma anche qui è descritto in modo ridicolo: sarà sufficiente che Dante, su ordine di Virgilio, scansi il primo colpo perché il bestione, "tutto corna e niente cervello" secondo il poeta latino, perda l'equilibrio e cada sconfitto. Nel fumetto è un'enorme bestia pazza, da cui Dante se ne lamenta con Virgilio di non avere alcun motivo di fargli del male. Quando Virgilio ribatte delle sue esperienze fatte in guerra, il guerriero non indugerà e, scavalcando l'essere, lo taglierà a metà.

I Centauri sono creature mitologiche poste da Dante a guardia del fiume di sangue Flegetonte. Puniscono i dannati che cercano di alleviare la loro pena o di fuggirne. In tutto sono tre: Chirone, Nesso e Folo. Nel videogioco non vengono nominati e si presentano come delle enormi statue da cui vi sono collegate delle gabbie che continuamente salgono e scendono, gabbie che Dante deve sfruttare per attraversare il Flegetonte. Nell'anime viene visto solo uno, Nesso, un centauro femminile. Essendo amica di Virgilio, aiuterà lui e Dante ad attraversare il fiume portandoseli personalmente sul dorso. Compaiono anche nel fumetto, dove inizialmente lanciano salve di frecce contro Dante, ma si fermeranno all'ordine di uno di loro (Chirone, presumibilmente). Questo centauro si accorgerà che Dante non è un eretico in fuga dal proprio cerchio ma un loro "fratello", ovvero un assassino. Semplicemente lo lasceranno passare. Nel fumetto due sono maschi e l'altra è femmina, presumibilmente il già citato Nesso.

  • Francesco Portinari
« Non chiamarmi fratello! Non sei degno di servire mia sorella, figuriamoci il suo signore! Ora paga per ciò che hai fatto! »

Francesco Portinari è il fratello di Beatrice. È un personaggio che non compare nel poema originale. Uomo di buon cuore ed ottimo amico di Dante, partì con lui per la crociata, dopo che quest'ultimo giurò a Beatrice di proteggerlo a costo della vita. Non era mosso dal fanatismo religioso dell'amico, e combatté solo per riavere la terra santa, invece che per giustiziare gli "eretici". Cercò invano di fermare il massacro di Dante, sia con le parole sia con la forza. Nonostante ciò, si addossò la colpa dell'accaduto, salvando Dante e chiedendogli di proteggere sua sorella, ma finendo abbandonato al suo destino dal guerriero e giustiziato. Di certo anche lui credette nelle parole del vescovo, perché non si pentì dei suoi peccati e fu condannato al settimo cerchio. È presente sulla schiena di Gerione, dunque nel terzo girone, dove sono puniti i violenti contro Dio, natura ed arte: bestemmiatori, sodomiti ed usurai. Non si dice se sia colpevole anche di questi peccati. Appare a Dante in una versione orrendamente sfigurata di sé stesso, in preda all'ira come molti altri crociati dannati. Dante riesce a sconfiggerlo strappandogli una spada impiantata nella sua schiena e calmandolo. Qui Francesco comprende che per Dio un omicida è solo un omicida, indipendentemente dai suoi ideali. Verrà infine assolto da Dante, e la sua anima lo aiuterà sia contro Lucifero sia salvandolo dall'inferno. Nell'anime, a causa del diverso numero di registi, Francesco appare con diversi design. Nel girone dei violenti appare come un uomo biondo, nel videogioco è bruno, senza caratteristiche demoniache, se non per alcune ferite. Come nel videogioco, attacca Dante per vendetta, ma verrà sconfitto dall'ex-amico che, con la falce, gli taglia in due la testa, condannandolo a seguitare nel supplizio, anche se dispiaciuto della sua sorte. Dante prega Dio di accogliere l'anima del suo amico in Paradiso; ma dopo Lucifero ride, quindi non è chiaro se la richiesta venga accolta oppure no. Nel fumetto l'aspetto di Francesco e la sua fine sono simili, differente lo strappo dalla schiena di tre spade; lo si vedrà spirare tra le braccia di Dante, tornato al suo aspetto originario.

Mostro appartenente alla mitologia classica ed una delle dodici fatiche di Ercole, era un gigante con tre teste, sei braccia e sei gambe, tutte in un unico tronco. Non risulta essere un fraudolento, anche se Dante lo pone come custode del cerchio dove essi sono puniti, l'ottavo. Sono forse tarde leggende medioevali a descriverlo come un re dal volto benigno che accoglieva i suoi ospiti per poi ucciderli barbaramente. Nel poema originale è descritto come una mostruosa chimera: testa d'uomo, corpo di drago senz'ali e coda di scorpione; egli tuttavia accompagnerà i due poeti all'ottavo cerchio. Nel videogioco è una statua mobile con le sembianze fedeli al poema, ma che sorregge un enorme piatto chiamato "schiena di Gerione", su cui si consuma lo scontro tra Dante e Francesco. Nell'anime è invece una vera e propria creatura, seppur fantasiosa (possiede le ali, non menzionate nel poema) che accompagna i due visitatori come nel libro. Nel videogioco, Gerione non è un boss. Nel fumetto è un mostruoso essere ibrido di uomo, serpe e cavallo, con una testa sottile costituita da una bilancia con un numero impreciso di occhi su ogni piatto, fiamme o pelame rossiccio e segni astronomici infuocati lungo la coda. Si asservisce volentieri a Dante e trasporterà lui e Virgilio presso le Bolge.

Diavolo presente nell'ottavo cerchio. Nel poema originale è il capo delle Malebranche, gruppo di diavoli custodi e punitori dei dannati che occupano la quinta bolgia, quella dei barattieri, politici corrotti. Nel videogioco invece sembra essere il custode dell'intero cerchio e di tutte le sue bolge. È un diavolo di grosse dimensioni, seppur non gigantesco, armato di ascia e coperto dal fuoco che lo rende immune agli attacchi con la falce, in modo quindi molto simile agli spiriti di fuoco. Sembra un essere privo di razionalità, ed in tal caso una creatura ben diversa del poema originale, in cui riesce ad ingannare Virgilio e Dante con delle bugie. Viene scagliato da Beatrice, ora regina dell'inferno, contro Dante appena costui scende dalla schiena di Gerione, cioè ancor prima della prima bolgia, quella di ruffiani e seduttori, e di nuovo alla fine della prova della decima bolgia, quella dei falsari. È possibile condannarlo o assolverlo. Secondo Quick Time Events può essere battuto con mezzi del tutto identici a quelli usati contro i diavoli standard; e ciò lo rende più un mini-boss che un boss vero e proprio. Infatti è l'unico che compare nell'arena dopo le porte dell'Inferno, dove vi sono solo i memici standard, anche solo in due unità alla volta. Non appare nell'anime, né è menzionato. Viene affrontato da Dante anche nel fumetto.

  • Beatrice

Dante dovrà vedersela con la sua amata Beatrice, ora cambiata secondo il matrimonio stipulato con Lucifero. Mangiando una melagrana (secondo la mitologia, qualunque vivente o defunto mangi il cibo dell'oltretomba è destinato ad esso per sempre), Beatrice diventa un demone, l'anima corrotta, pronta ad adempiere al ruolo di Regina dell'Inferno e a compiere la sua vendetta su Dante. Lo scontro del guerriero con lei è per lo più psicologico, infatti Dante non alza dito sulla sua amata. Beatrice gli scaglia addosso tutti i demoni delle Malebolge, tra questi lo stesso Malacoda. Quando i due si ritroveranno sulle soglie del nono cerchio, Beatrice accuserà Dante dei suoi peccati. Egli, inaspettatamente, si lascerà andare, ma chiedendo perdono al cielo per l'anima di Beatrice. Inoltre gli ridarà il suo vecchio crocifisso; Beatrice, vedendolo, capirà il profondo amore di Dante per lei e lo perdonerà, sconfiggendo in questo modo il suo lato oscuro. L'anima della fanciulla poi verrà prelevata da un emissario celeste, ma prometterà di rivedere Dante. Nell'anime le sue fattezze demoniache sono più accentuate e attaccherà di persona Dante, che non reagirà affatto.

Personaggi appartenenti a diverse mitologie che si trovano imprigionati tra l'ottavo ed il nono cerchio. Non sono dei boss, né punitori o guardiani infernali, ma anzi sono loro stessi puniti come i dannati, ognuno secondo un proprio contrappasso. Sono puniti principalmente per superbia, peccato che secondo la mitologia spinse alcuni di loro a schierarsi contro l'Olimpo. Il gruppo è costituito da Nembrot, impossibilitato alla comunicazione perché sa parlare e comprendere solo un linguaggio conosciuto da lui e nessun altro; Fialte, saldamente incatenato ed impossibilitato ad usare la forza di cui andava molto fiero; Anteo, gigante ucciso da Eracle e Briareo. Di questi, Anteo è l'unico libero poiché non prese parte alla Guerra dei Giganti, e per questo nel poema aiuta Virgilio e Dante a giungere nel nono cerchio. Nel videogame, anche se sono correttamente posti tra l'ottavo ed il nono cerchio, sembrano più essere nel cerchio di Giuda perché sono visti patire il freddo. Non sono nemici di Dante, ma neanche alleati (anche se con il loro soffio possono far precipitare Dante in un baratro). Nell'anime sono posti nel nono cerchio, senza segni particolari, e quindi identici tra loro. Sono impossibilitati a muoversi perché completamente ricoperti dal ghiaccio come i dannati della Giudecca, compreso Anteo. Nel fumetto sono i guardiani personali di Lucifero e sono enormi e feroci. Dante li farà cadere l'uno addosso all'altro tranciandone i piedi come boscaiolo farebbe con un albero.

« Tu osi attaccare me? Tu, che hai fatto cose peggiori di me! Io ero dalla parte degli angeli, ero per la ragione e la giustizia! E poi Egli vi creò a sua "immagine"! Voi, creazione imperfetta. E io mi sarei dovuto inchinare a voi? »
« Grazie infinite, Dante, per aver infranto le catene di Giudecca! Hahahaha! Folle! Osserva la tua rovina e assisti alla mia fuga nel regno del Purgatorio..... e del Paradiso! »
« Ti ringrazio, Dante. Sono molto colpito. Molti ci hanno provato, ma tutti mi hanno deluso. Ulisse, Alessandro, Attila, Lancillotto... Veramente sei tu il più grande tra i miei servitori. »

"Lo 'mperator del doloroso regno" e boss finale del gioco, è custode, anche se prigioniero, del nono ed ultimo cerchio infernale, quello dei traditori. Incatenato da millenni al centro della Terra, il lago ghiacciato (e quindi l'intero cerchio) è stato creato dal ghiacciarsi delle sue stesse lacrime. Dante lo incontra poco dopo aver superato i giganti e gli ultimi demoni minori. Il primo Lucifero che si affronta è fedele all'opera originale: un gigante con due ali di pipistrello e tre facce mostruose: una rossa, una gialla e una nera. A differenza dell'opera, non sembra intento a divorare i tre grandi traditori: Giuda, Bruto e Cassio. Dopo il primo scontro, il gigante si apre il ventre per rivelare la sua vera natura: il corpo non è altro che una delle sue prigioni. Il vero Lucifero è tutto nero, con corna di cervo, zoccoli caprini, occhi e lacrime dorate e genitali visibili. Il Re dell'Inferno possiede una grande varietà di potenti attacchi, tutti non facili da evitare, e velocità e resistenza straordinarie. Dante scatenerà con lui un durissimo ed epico scontro ma, come del resto con tutti i guardiani infernali, non riesce davvero a ucciderlo. Il Primo dei Caduti conta di tenere Dante all'inferno al suo posto, mentre lui intende tornare in paradiso, ma verrà sconfitto dall'unico aspetto che aveva sottovalutato, cioè il fatto che il guerriero potesse avere ancora la sua umanità: l'aver assolto diverse anime lungo la sua discesa negli inferi si rivelerà la carta vincente di Dante, che si libererà dai suoi peccati e imprigionerà nuovamente Lucifero nella sua prigione, ripristinando le catene di Giudecca. I peccati di Dante però assumono l'aspetto di un serpente nel Purgatorio, e si sente in sottofondo una risata diabolica: non è chiaro quindi se Lucifero avesse previsto anche la possibile redenzione e avesse ancora un asso nella manica, cioè i peccati di Dante ancora da espiare. Nell'anime Lucifero non è molto diverso dal videogioco. Tuttavia la sua forma gigante appare molto meno dettagliata: è semplicemente una creatura tutta grigia e alata prigioniera nel ghiaccio; ma è possibile vedere nelle bocche laterali le gambe di Bruto e Cassio (presenti nelle bocche laterali del demonio nel videogioco, anche se poco visibili per le dimensioni normali rispetto a quelle del gigantesco Angelo Caduto) mentre Giuda non è presente (al contrario del videogioco dove ha la stessa posizione di Cassio e Bruto) e Lucifero afferma di avere già ingoiato l'anima del traditore. Anche la sua vera forma è molto simile nell'anime, ma non ha le lacrime né gli occhi dorati e i genitali visibili, però ha un paio di ali. Rispetto al videogioco c'è un'altra differenza: cioè la sua uscita dal corpo gigante; infatti sembra che Dante, attraverso un colpo secco della falce in mezzo alla testa, lo uccida ma non è così, visto che sulla schiena si forma una protuberanza da cui fuoriesce il vero Lucifero. Nell'anime appare come una creatura più animalesca e di dimensioni maggiori rispetto al videogioco. Il Diavolo riesce quasi ad attraversare il portale del Purgatorio, ma torna indietro per fermare Dante che sta implorando l'aiuto di Dio. Non verrà rinchiuso di nuovo nel suo corpo da gigante, ma verrà congelato come i dannati lì presenti morendo; tuttavia Lucifero spera di uccidere Dante mediante l'autodistruzione dell'Inferno infatti morto lui l'inferno crollerà e si dissolverà con tutto quello che contiene compreso il crociato ma Dante si salva mediante il portale del Purgatorio prima che L'inferno si dissolva. Apparirà anche nel fumetto, che riprenderà la fine originale del Re dell'Inferno.

Anime dannate[modifica | modifica sorgente]

Nel corso del viaggio Dante incontrerà le anime di noti peccatori, tratti dall'opera originale o collocati intenzionalmente dai creatori del videogioco. Egli può decidere di redimerli con la croce o di condannarli con la falce. In tutto vi sono 27 dannati e sono:

  • Ponzio Pilato: politico romano della Giudea, la sua vigliaccheria contribuì alla sofferenza di Gesù per il peccato di molti, ed è per questo che sentirà il peso di tutti nel Limbo. Lo si incontra lungo le sponde dell'Acheronte. Secondo le ipotesi moderne, la figura di Pilato coincide con "colui che fece per viltade il gran rifiuto" nel Canto III dell'opera originale.
  • Orfeo: poeta e musicista greco che non ha voluto lasciare la sua amata, la ninfa Euridice, nell'oltretomba. Venne denunciato per aver tentato di impedire il volere degli Dei. Lo si trova all'interno del traghetto di Caronte. Nella Commedia viene presentato come uno dei molti pagani virtuosi del Limbo.
  • Elettra: principessa micenea che uccise la madre Clitennestra per vendicare l'ingiusta morte del padre Agamennone. Collocata nel Limbo sia nell'opera sia nel videogioco, viene punita conoscendo l'ira di Dio.
  • Francesca da Polenta: contemporanea di Dante e abitante presso Rimini, Francesca si innamorò di Paolo Malatesta, il fratello minore di Gianciotto Malatesta, il suo vecchio e deforme marito. Quest'ultimo quando scoprì il suo adulterio, uccise entrambi gli amanti. La sua storia d'amore commuoverà Dante nel Canto V. La si incontrerà nella Valle del Vento insieme ad altri lussuriosi. Francesca, insieme a Paolo, è un'anima che il giocatore deve assolvere per conquistare il trofeo Amore Proibito.
  • Paolo Malatesta: fratello di Gianciotto, commise l'adulterio con la moglie di quest'ultimo Francesca. Verrà ucciso dal fratello stesso insieme all'amante e finirà tra i lussuriosi. Anche l'assoluzione di Paolo è necessario per la conquista del trofeo Amore Proibito. Lo si troverà presso la Torre carnale.
  • Semiramide: leggendaria Regina dell'Assiria, famosa per la travolgente lussuria. Ora lei soffre nel suo desiderio. La si troverà presso la Torre carnale.
  • Ciacco: anonimo cittadino di Firenze, descritto nel Canto VI e latore di una profezia nel poema originale. Dedito in vita a rimpinzarsi per soddisfare i suoi appetiti, giacerà per l'eternità tra i maleodoranti fanghi del terzo cerchio, quello della Gola. Nell'anime verrà visto immerso in una pozza di succhi gastrici, che gli prosciugano tutte le energie. Dante, accogliendo la pietà del dannato, lo assolverà facendolo ascendere al Purgatorio.
  • Clodia: donna romana nota per essere stata una incallita giocatrice d'azzardo, una seduttrice ed una golosa, dedita alle oscenità. La si può trovare all'interno di una bocca nel terzo cerchio. Non viene mai nominata nell'opera originale.
  • Tarpeia: vergine vestale di Roma, aprì le porte della città ai Sabini, consentendo loro di entrare per predarla. In cambio volle solamente dell'oro. I Sabini non mantennero la promessa e la uccisero. Appare agli inizi del quarto cerchio, quello degli Avari e dei Prodighi, in mezzo a degli ingranaggi. Ma non viene mai citata nel poema originale, poiché secondo la regola del contrappasso non hanno riconosciuto altre gioie se non l'oro ed egli stessi rimarranno irriconoscibili.
  • Gessio Floro: anche lui mai apparso nel poema di Dante. Si sa solo che una volta era un governatore romano della Giudea, considerato infame per la sua pubblica avidità. Veniva particolarmente odiato dagli ebrei, visto che era un vero esempio di egoismo, e applicava personalmete la corruzione e l'estorsione delle tasse. Visto nel quarto cerchio.
  • Fulvia: un tempo moglie di Marco Antonio, era abbastanza conosciuta a Roma per la sua forte avidità, perseguiva qualunque opportunità le capitasse per impadronirsi del potere, e veniva anche chiamata la donna più golosa di Roma. Come per Tarpeia e per Gessio, fa' parte del quarto cerchio ma non nell'opera dantesca.
  • Budicca: un tempo era la regina della tribù degli Iceni celti della Britannia. Condusse personalmente un moto di ribellione contro la città di Roma. Lasciata sconfitta e dopo essersi suicidata per non venire catturata, Budicca sconterà la pena soffrendo del fuoco eterno della rabbia. Mai citata da Dante, è condannata nel quinto cerchio dell'Ira, nascosta da una cancellata.
  • Ecuba: regina di Troia, assistette alla distruzione della città e alla morte dei figli (tra i quali Ettore e Paride) e del marito Priamo. Mai citata da Dante, vista nel quinto cerchio.
  • Filippo Argenti: contemporaneo di Dante, fu un politico dal temperamento violento, sta immerso nel fiume Stige, anche se viene visto sulle sponde di esso accanto alla corona di pietra di Flegiàs. Sia nel poema che nell'anime Filippo viene visto e Dante trasuda odio e ribrezzo per il dannato. Lo lascerà in balia dei compagni iracondi, che cominceranno ad accanirsi su di lui.
  • L'Imperatore Federico II: visto nel cerchio dell'eresia, il sesto cerchio, era un uomo in costante guerra contro il Papa e la Chiesa e fu per questo motivo che venne bollato di eresia, finendo nel rispettivo cerchio dell'Inferno.
  • Cavalcante de' Cavalcanti: il motivo per cui si trova tra le tombe infuocate fu perché in vita venne denunciato come eretico per via delle sue idee e convinzioni atee. Dante lo colloca nella stessa tomba di Farinata, secondo il poema. Fu il padre di un noto amico di Dante, Guido Cavalcanti.
  • Farinata degli Uberti: nascosto in una nicchia in alto, Farinata degli Uberti fu un aristocratico toscano e capo militare. Credeva fermamente che l'anima muore se il corpo muore, lasciando intendere che non credeva ad una vita oltre la morte e fu per questo condannato come eretico. Sia nel poema che nell'anima predice che la sconfitta dei Ghibellini da parte dei Guelfi a Dante, portandolo alla rovina, con la differenza che nell'anime è un essere mostruoso che si beffeggia di Dante (poi verrà condannato eternamente da quest'ultimo). Nel poema venne messo in un'arca infuocata assieme a Cavalcanti.
  • Attila: detto il "Flagello di Dio", fu un re unno dedito alla trucidazione di armate e popoli. Per la sua innata violenza, venne posto alla statua del Minotauro, presso il fiume di sangue Flegetonte. Sembra che una volta sfidò Lucifero, rimanendo però sconfitto.
  • Pier delle Vigne: una volta cancelliere dell'imperatore Federico II, fallì nel difendere l'onore del suo maestro. Dopo che venne imprigionato e mandato in rovina, si tolse la vita, finendo così nella Selva dei Suicidi. Comparso nel poema originale, visto come una vittima agli occhi di Dante.
  • Brunetto Latini: incontrato lungo la strada verso il terzo girone del settimo cerchio, dove sono condannati coloro che si rivolsero contro Dio, natura e arte. Fu filosofo e studioso italiano, contemporaneo di Dante (nell'opera era suo maestro), ma il peccaminoso piacere della sodomia gli fecero guadagnare un posto all'Inferno. Brunetto è un'anima che il giocatore deve assolvere per conquistare il trofeo Vecchio amico,
  • Guido Guerra: anche lui contemporaneo di Dante e anche lui condannato tra i violenti contro Dio, natura e arte per colpa della sodomia e del sangue da lui versato durante gli scontri tra Guelfi e Ghibellini.
  • Taide la cortigiana: una volta bellissima, era una famosa prostituta di Atene che adorava vedere molti uomini combattersi e uccidersi tra di loro per poter prendere parte ai propri desideri sessuali. E fu per questo motivo che venne scagliata nell'ottavo cerchio, quello della Fraudolenza. Per la precisione finì nella seconda bolgia, tra gli adulatori e i lusingatori, nello sterco.
  • Tiresia: il grande veggente tebano Tiresia, per le sue arti profetiche, venne condannato all'Inferno, nell'ottavo cerchio, in compagnia dei maghi della quarta bolgia. Egli fu l'unico che fece l'esperienza di entrambi i sessi, infatti nel videogioco lo si vede in forma femminile.
  • Mirra: Mirra è la falsatrice di persona della decima bolgia. Famosa per aver intrapreso rapporti incestuosi con il padre, il re di Assiria.
  • Frate Alberigo: fu un traditore di patria e famiglia, uccise il fratello per vendetta, finendo così nell'ultimo cerchio dell'Inferno.
  • Mordred: figlio illegittimo di Re Artù, tradì il padre, alzando in battaglia la spada contro di lui e finendo tra i ghiacci del cerchio del tradimento. Citato di sfuggita nel poema.
  • Il Conte Ugolino: uno dei protagonisti più famosi e commoventi dell'opera di Dante, venne considerato dai pisani come un traditore della patria per via di alcuni castelli da lui ceduti al nemico. Venne rinchiuso in una torre con due figli e due nipoti e morirà con essi di fame.

Armi e magie[modifica | modifica sorgente]

Armi[modifica | modifica sorgente]

  • Alabarda: si usa solo durante una piccola parte del tutorial nella città di Acri e durante lo scontro con la Morte, fino a quando Dante non ruberà la Falce.
  • Falce della Morte: una potente arma sia per scontri a corto raggio sia per scontri a lungo raggio. Consente a Dante di dannare le anime dell'inferno e i nemici che affronterà, aumentando il livello di empietà. Man mano che si avanza, quest'arma avrà a disposizione sempre più combo in base al livello di empietà raggiunto. Ha il potere, come si legge nel file dedicato alla Morte, di recidere i legami tra anima e corpo: è grazie a questo potere che Dante riesce a sconfiggere e ferire gli abitanti dell'inferno, tagliando i legami tra l'anima ed il corpo "aereo", cioè in grado di avvertire solo piacere e dolore, menzionato anche nel poema. Sembra abbia anche il potere di domare i giganti degli inferi: ogni volta che Dante ne doma uno, gli pianta la falce in testa. Nell'anime la falce non è della Morte: Dante infatti la sottrae ad un arcidiavolo. Inoltre tale arma non è unica in quanto vari altri diavoli mostrano di possederla. Viene distrutta alla fine del gioco da Lucifero.
  • Croce divina: una croce che Beatrice affidò a Dante. Utilizzabile solo dopo aver raggiunto la cappella. Una volta che diventerà benedetta, la croce potrà essere usata come arma a distanza che lancia croci di luce, e potrà anche assolvere le anime dei morti e dei demoni che stanno a guardia dei gironi. L'aumentare del livello di santità del crociato, potenzierà la croce dando l'incantesimo più potente del gioco e lanciando più croci alla volta. Nell'anime viene data una possibile spiegazione del suo potere: essa appartiene da generazioni alla famiglia di Beatrice, e si dice contenga una spina della corona di Cristo.

Magie[modifica | modifica sorgente]

  • Cammino di Redenzione: la prima magia del gioco. Si otterrà dopo l'incontro con Virgilio. Consiste in un violento attacco frontale, che lascerà dietro Dante uno scia di ghiaccio che danneggerà i nemici.
  • Aura Nera della Lussuria: usata inizialmente da Cleopatra nel Secondo Cerchio, Dante, una volta sconfitta le regina egizia, potrà usufruire del potere di questa tempesta generata dalla malizia dei dannati, che fungerà da scudo proteggendo l'eroe dai danni fisici e danneggiando i nemici vicini.
  • Martirio: incantesimo che consente a Dante di sacrificare un po' della barra della vita e un po' della barra della magia per infliggere pesanti danni ai nemici.
  • Divina Grazia: la magia più potente e utile del gioco, utilizzabile solo dopo aver raggiunto il livello santità a tre e dopo aver speso anime bonus per sbloccarla. Questa magia farà comparire a Dante delle ali di luce che lo renderanno invulnerabile e gli restituiranno salute per un limitato periodo di tempo. L'uso di questa magia comporta l'utilizzo di gran parte del mana.
  • Peccati del Padre: magia usata da Alighiero, padre di Dante e boss del Quarto Cerchio. Consiste in un crocifisso d'oro rotante, che insegue e perseguita i nemici, ferendoli. Potenziando questa magia, il numero di croci aumenterà, così come la potenza di questa fattura.
  • Frutto dei Suicidi: una nebbia mefitica generata dagli alberi dei suicidi, che porta i nemici a patire la loro stessa angoscia e quindi ad autolesionarsi fino ad uccidersi. Dante la otterrà dopo l'incontro con la madre.
  • Abbraccio del Paradiso: ottenibile solo grazie al Pack "Selva Oscura". Dante lancia intorno a sé cristalli energetici, che esplodono a contatto coi nemici.

Differenze tra film d'animazione e videogioco[modifica | modifica sorgente]

Di Dante's Inferno è stato realizzato anche un film d'animazione che ha visto collaborare registi americani e giapponesi dal titolo "Dante's Inferno: An Animated Epic". Il cartone/anime presenta però alcune differenze di trama rispetto al videogioco (tralasciando le differenze di design dovute al continuo cambio di registi).

  • Nell'anime, è del tutto assente il confronto tra Dante e la Morte, in quanto il film comincia con Dante che sta tornando a Firenze, dopo che Francesco è stato condannato a morte. Dante infatti non è stato pugnalato alle spalle dal musulmano e la falce che utilizzerà come arma viene sottratta dal crociato ad un arcidiavolo.
  • Al ritorno a casa, Dante trova Beatrice in fin di vita ma non ancora morta, mentre nel videogioco all'arrivo dell'amato, essa è già spirata.
  • Nel videogioco, Dante si cuce da solo la croce rossa sul suo petto mentre nel film gli viene cucita a forza da alcune mani demoniache.
  • Nell'anime, era capitato che Beatrice aspettasse un figlio da Dante, che poi abortirà. Dante lo ritroverà poi nel Limbo, mentre nel videogioco questa gravidanza non è mai avvenuta né viene citata.
  • Come conseguenza del mancato incontro con la Morte, i guardiani infernali si rivolgono a Dante senza lasciare intendere che questi sia già morto.
  • I parenti dei personaggi principali, Alighiero e Francesco, risultano leggermente diversi nell'anime rispetto a come sono descritti nel videogioco: nel primo, viene accentuata la sua violenza in famiglia ed avidità, descrivendo anche una scena flashback dove picchiò selvaggiamente moglie e figlio sospettando di un furto di sole tre monete, oltre a un movente nell'aggredire il figlio (glielo aveva ordinato Lucifero, in cambio di mille anni senza torture e oro a volontà), con conseguenza che anziché assolverlo come nel videogioco, Dante lo getterà nell'oro fuso. Francesco, invece, anziché venire assolto alla fine, dopo essersi riconciliato con Dante, viene decapitato di netto dal dispiaciuto fiorentino.
  • Flegias, il demone che fa da nocchiero a Dante per il girone dell'Ira, nell'anime appare ben più disponibile verso Dante, si fa cavalcare senza problemi e risponde ai suoi comandi, arrivando ad attaccare Lucifero su sua indicazione, mentre nel videogioco lo si dovrà domare come le bestie asteriane.
  • Sono assenti molti dei demoni e dei dannati che si vedono nel videogioco, infatti Dante si troverà ad affrontare molta meno opposizione, l'unico punto in cui dovrà affrontare orde di demoni come nel gioco, è quando attraversa le Malebolge.
  • Nell'anime, Beatrice sposa Lucifero solo verso la fine, nel cerchio dei Fraudolenti, mentre nel videogioco il loro "matrimonio" (meno accentuato, visto che nell'anime vi è un vero e proprio prete) avviene nella prima metà del gioco, nella città di Dite.
  • Molte bestie infernali, che nel videogioco erano statue o raffigurazioni, nell'anime sono giustamente portati ad essere personaggi vivi, come i Centauri, Gerione e il Minotauro.
  • Nell'anime, sono presentate molte meno anime da dannare/assolvere, che nel videogioco. Dante assolve soltanto l'anima di sua madre Bella, morta suicida, quella di Beatrice e quella del goloso Ciacco.

Doppiaggio[modifica | modifica sorgente]

Personaggi Doppiatori Italiani Doppiatori Originali
Dante Alighieri Stefano Albertini Graham McTavish
Virgilio Gianluca Iacono
Beatrice Portinari Maura Marenghi Vanessa Branch
Lucifero Marco Pagani Steven Blum
Francesco Portinari Tony Fuochi Tom Tate
Alighiero Alighieri Gianni Gaude JB Blanc
La Morte Tony Fuochi
Caronte Giovanni Battezzato
Minosse Giovanni Battezzato
Cleopatra Caterina Rochira Alison Lees-Taylor
Marco Antonio Tony Fuochi Tom Tate
Il vescovo Ivo De Palma
Isabella degli Abati Silvana Fantini Pollyanna McIntosh
Re Riccardo Tony Fuochi

Death Edition[modifica | modifica sorgente]

In Europa è stata venduta una confezione speciale contenente, oltre al gioco:

  • Una skin di Isaac Clarke di Dead Space
  • Documentario con il Making-of del gioco (sottotitolato)
  • Documentario “Dante nella Storia” (sottotitolato)
  • Colonna Sonora completa del gioco
  • Documentario sulla realizzazione di musica ed audio (sottotitolato)
  • Artbook Digitale curato dal visual designer Wayne Barlowe (sottotitolato)
  • Oltre 10 minuti di scene tratte dall’anime “Dante’s Inferno an Animated Epic” (sottotitolato)
  • Ristampa digitale del Poema Completo (solo in inglese)

La data di lancio è il 5 febbraio, per Playstation 3 e Xbox 360.

La versione americana si chiama Divine Edition, prevista solo per Playstation 3.

St.Lucia Edition[modifica | modifica sorgente]

La St. Lucia Edition contiene:

  • Il gioco
  • "Selva Oscura" (DLC scaricabile dal PSN e Xbox Live)
  • "I Tormenti di Santa Lucia" (un altro DLC scaricabile con modalità co-op online)

Merchandising e altri media[modifica | modifica sorgente]

È stato realizzato un cartone animato tratto dal videogioco, intitolato Dante’s Inferno: An Animated Epic, distribuito il 9 febbraio 2010. Essendo il risultato del lavoro di sei registi, il lungometraggio è suddiviso in sei capitoli ciascuno dei quali ha stile e aspetto dei personaggi differente.

La Panini Comics ha pubblicando in Italia una serie a fumetti ispirata al gioco.[3]

Ispirazione delle meccaniche di gioco[modifica | modifica sorgente]

Dante's Inferno ha molte caratteristiche in comune al gioco God of War e i suoi sequel. In particolare, il gameplay dei due giochi risulta essere molto simile[4]; in entrambi viene spesso usato l'aggettivo mortale per riferirsi al personaggio (Dante in uno e Kratos nell'altro); e infine Cerbero appare come boss anche in God of War II.

Sequel[modifica | modifica sorgente]

È ipotizzabile che il gioco avrà un sequel, basato sul Purgatorio, dato che il gioco termina con la scritta "Continua".

Imprecisioni con la Divina Commedia[modifica | modifica sorgente]

  • Nella foresta dei suicidi, oltre alla madre di Dante, vicino ad una fontana verde si vede un corpo impiccato. Allusione al fatto che, dopo il Giudizio Universale, i suicidi saranno gli unici dannati a non avere il proprio corpo; e che, dopo il Giudizio Finale, lo appenderanno al proprio albero. Tuttavia non può essere il suo vero corpo, in quanto al tempo del gioco il Giudizio non è avvenuto.
  • Gli ignavi e gli avari sono i soli dannati che non hanno un contrappasso fedele al poema originale.
  • I barattieri sono stati trasformati in "politici".
  • I crociati, come Francesco, sono puniti nel terzo girone del settimo cerchio, dove sono puniti i violenti contro Dio, contro la natura figlia di Dio e contro l'arte, cioè bestemmiatori e atei i primi, sodomiti i secondi e usurai i terzi. Sebbene la disposizione delle creature non sia sempre coerente con il loro luogo d'origine (gli atei, nel poema, sono nel sesto cerchio in quanto "epicurei"), la presenza dei crociati nel terzo girone anche nel film (sebbene nel poema non risultino crociati in inferno) fa intuire che sarebbero colpevoli, nell'aver ucciso in nome di Dio, di violenza contro Dio stesso.

Citazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Il trofeo "Poesia in movimento" richiede di eseguire una combo di 666 colpi. Tuttavia questo valore non è casuale. 666 si considera infatti il numero del Diavolo.
  • Nel lungometraggio "Dead Space: Aftermath", tratto dall'omonimo videogioco, si può vedere uno dei personaggi che gioca a Dante's Inferno.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dante's Inferno Video Game, Limbo Developer Diary from GameTrailers
  2. ^ Dante's Inferno Video Game, Limbo Developer Diary da GameTrailers
  3. ^ EA e Panini Comics annunciano il fumetto ispirato a Dante's Inferno.
  4. ^ (EN) God Of War Comparisons A Compliment, Dante's Inferno Dev Says.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]