Daniel Finch, VII conte di Winchilsea

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Daniel Finch, VII conte di Winchilsea
Dipinto di Jonathan Richardson, 1726.
Dipinto di Jonathan Richardson, 1726.
Conte di Winchilsea
In carica 1729 –
1730
Predecessore John Finch, VI conte di Winchilsea
Successore Daniel Finch, VIII conte di Winchilsea
Altri titoli conte di Nottingham
barone di Daventry
visconte Maidstone
Nascita Londra, 2 luglio 1647
Morte Burley, Rutland, 1º gennaio 1730
Dinastia Finch
Padre Heneage Finch, I conte di Nottingham
Madre Elizabeth Harvey
Consorte Lady Essex Rich
Anne Hatton

Daniel Finch, VII conte di Winchilsea (Londra, 2 luglio 1647Burley, 1 gennaio 1730), è stato un politico inglese.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Era il figlio di Heneage Finch, I conte di Nottingham, e di sua moglie, Elizabeth Harvey, figlia di Daniel Harvey. Studiò alla Westminster School e alla Christ Church di Oxford.

Dal 1665 al 1668 intraprese un Grand Tour, visitando Francoforte, Monaco, Venezia, Firenze, Napoli, Roma e Parigi.[1]

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Nel 1679 rappresentò Lichfield. Durante il regno di Giacomo II si tenne lontano dalla corte.

Ha rifiutato la carica di Lord cancelliere sotto Guglielmo III e Maria, ma accettò la carica di Segretario di Stato, carica che mantenne fino al dicembre 1693.

Andò in pensione nel 1704.

Durante il regno di Giorgio I, fu nominato Lord Presidente del Consiglio, ma nel 1716 si ritirò dalla carica.

Nel 1729 successe al padre.

Matrimoni[modifica | modifica sorgente]

Primo Matrimonio[modifica | modifica sorgente]

Sposò, il 16 giugno 1674, Lady Essex Rich (1652-1678) , figlia di Robert Rich, III conte di Warwick e Anne Cheeke. Ebbero una figlia:

Secondo Matrimonio[modifica | modifica sorgente]

Ritratto di Anna Hatton, di Jonathan Richardson , 1726.

Sposò, il 29 dicembre 1685, Anne Hatton (?-26 settembre 1743), figlia di Christopher Hatton, I visconte Hatton. Ebbero dieci figli:

Morte[modifica | modifica sorgente]

Morì il 1 gennaio 1730, a Burley.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Horwitz, p. 4-5.

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