Dalla Cina con furore

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Dalla Cina con furore
Dalla Cina con furore.jpg
Hiroshi Suzuki con katana spunta contro Chen Jeh con nunchaku
Titolo originale Jing wu men (accreditato anche come Fist of Fury o The Chinese Connection)
Paese di produzione Hong Kong
Anno 1972
Durata 107 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere azione, drammatico
Regia Lo Wei
Soggetto Lo Wei
Sceneggiatura Lo Wei
Casa di produzione Golden Harvest Company, National General Pictures
Fotografia Chu Chen Ching
Musiche Joseph Koo
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« In Cina ce ne sono migliaia come me: lasciate in pace la nostra scuola! »
(Chen)

Dalla Cina con furore è un film del 1972 diretto da Lo Wei.

Il film, il cui titolo originale Jingwumen (精武门), significa "la scuola Jing Wu", riscosse un enorme successo sin dalla sua uscita ad Hong Kong. La figura di Chen Jeh che, moderno eroe cavalleresco, combatte stoicamente contro l'invasore straniero (sia giapponese che occidentale) trovò l'approvazione del pubblico cinese, che nel personaggio ritrovò l'orgoglio nazionale e vide finalmente riconosciute le pene subìte per mano straniera.

Il riferimento ad un fatto reale come la morte misteriosa del famoso maestro Huo Yuanjia non ha la forza dell'altro fatto reale: il cartello discriminante che vieta l'accesso "ai cani ed ai cinesi".

Seguendo l'onda del successo altri film vollero seguirne le orme, come Bruce Lee: l'ira del drago colpisce anche l'Occidente (Bruce Lee's Greatest Revenge, 1978) che denunciava ancora le violenze dell'oppressione giapponese. Ma si trattò per lo più di mediocri operazioni d'imitazione.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Nella Shanghai del 1910 muore misteriosamente il maestro di arti marziali Huo Yuanjia, fondatore della scuola Jingwu Tiyu Hui di kung fu. Il suo allievo migliore, Chen, è sconvolto dall'avvenimento e sospetta che la morte del maestro sia stata opera degli invasori giapponesi tramite biscotti avvelenati. I suoi sospetti aumentano quando i rappresentanti di una scuola giapponese di karate si presentano al funerale di Huo Yuanjia, portando un cartello infamante dedicato alla scuola Jing Wu: "Marionette dell'Asia". Il fatto increscioso scatenerà la rabbia di Chen, che farà di tutto per vendicare il proprio maestro. Dopo aver sconfitto l'intera scuola giapponese trova la conferma dei suoi sospetti: Chen scopre che il cuoco della sua scuola e il suo aiutante sono in combutta con i giapponesi.

Dopo aver ucciso loro e in seguito Wu, un cinese rinnegato che lavora come interprete alla scuola giapponese ed è stato l'organizzatore materiale del complotto, Chen si recherà alla scuola di karate e lì ucciderà Suzuki, maestro degli avversari, il suo vice e un campione di lotta russo, suo ospite. Tornato alla sua scuola scoprirà che questa è stata vittima di una rappresaglia e i suoi compagni sono stati tutti uccisi, tranne un gruppetto che era uscito per cercare proprio Chen. A quel punto arriverà la polizia con l'intenzione di arrestare tutti i superstiti. Chen allora, per salvare i compagni, si consegnerà alla polizia, dietro la promessa che in cambio i giapponesi lasceranno in pace la scuola di Yuanjia.

Il film finisce con l'immagine del protagonista che, incitato da una folla di cinesi, con un calcio volante attacca dei poliziotti armati di fucili e giunti per arrestarlo. L'immagine si blocca sul suo calcio volante, mentre in sottofondo si sentono i colpi dei fucili.

I misteri delle arti marziali nel film[modifica | modifica sorgente]

Dalla Cina con furore gettò le basi strutturali per i successivi film di arti marziali dell'intergenere "rival schools". In esso si ritrova il combattimento a mani nude, (rilanciato nel cinema di Hong Kong nel 1970 dal film di e con Wang Yu, The Chinese Boxer -che arriverà in Italia dopo Dalla Cina con Furore, col titolo La morte nella mano-, e sancito dal successivo The Big Boss, alias Il Furore della Cina colpisce ancora, proprio con Lee; ma l'unico precedente illustre per noi occidentali, nei primi mesi del 1973, restava Cinque dita di violenza), così come si trova un'invadente fisicità corporale del protagonista.

L'innovazione di Bruce Lee è di dare un forte spessore carismatico ai suoi personaggi. Il suo Chen Jeh non è un semplice protagonista di una storia come tante, ma è l'eroe, il "buono", e tutti devono guardarlo e capire le sue scelte. Su un piano puramente filosofico ed etico, il suo Chen è la negazione delle virtù di un vero marzialista, che sono tolleranza, compassione, umiltà, pacifismo: infatti Chen entra in azione di impulso, essendo incapace di elaborare il lutto del suo maestro/padre, subito dopo i titoli di testa, scatenando una escalation di reciproci oltraggi che rischia di sfociare in una guerra civile. Questo tipo di personaggio aprirà la strada ad una nuova generazione di attori carismatici, come Fu Sheng, la cui fama resta soprattutto asiatica, od i più famosi (in Occidente) Jackie Chan, Donnie Yen e Jet Li, tutti coinvolti in remake e sequel di Dalla Cina con furore che non ebbero però il successo dell'originale.

Da notare poi il fatto che nel film viene mostrato per la prima volta sul grande schermo l'uso di un nunchaku, arma molto antica in realtà nipponica ed usata per battere il grano, formata da due bastoni corti uniti da una catena, che Lee aveva già usato in un episodio del serial-tv The Green Hornet, negli anni '60.

La coreografia dei combattimenti è affidata, oltre che a Bruce Lee stesso in tutte le scene che lo concernono, anche ad Han Ying-Chieh, attivissimo maestro d'armi che dirige tutte le scene d'azione in cui Lee non è coinvolto e che l'aveva già curata in Il furore della Cina colpisce ancora; Chieh che si ritaglia anche un piccolo ruolo come assistente del cuoco della scuola.

Il nome del protagonista ricorda molto quello di uno degli allievi reali di Huo Yuanjia, cioè Chen Gongzhe (陳公哲), oltre che praticante, storico delle arti marziali cinesi, fermamente convinto della teoria dell'avvelenamento del proprio maestro.

La distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Il film, iniziato il 17 ottobre 1971, esce il 22 marzo 1972 ad Hong Kong, dove registra oltre 4 milioni di dollari locali sancendo un record storico che si ripeterà in tutta l'Asia; arriva il 1º marzo 1973 a Roma, in Italia, dove incassa oltre 400 milioni di lire nelle sole prime-visioni. Un buon incasso, anche se nettamente inferiore al quasi coevo (come distribuzione) 5 dita di violenza (che sfiora il miliardo nelle sale italiane! curiosamente ad Hong Kong, invece, non era entrato nemmeno in top-ten). Negli anni però il film con Lee tornerà nei cinema italiani più volte fino al 1981, prima di essere venduto alla televisione. È il primo Kung-Fu con Lee uscito in Occidente, ma il secondo che lui girò a Hong Kong (dove lo precedette Il Furore della Cina colpisce ancora, nel 1971, che invece uscì da noi per secondo). Stessa sorte distributiva ebbe in USA, dove uscì come The Chinese Connection, sulla scia del più noto French Connection di William Friedkin; in realtà fu uno sbaglio della distribuzione americana, la National General, poiché Chinese Connection era il titolo previsto per il suddetto Il furore della Cina colpisce ancora, giacché trattava di traffico di droga come nel film di Friedkin, mentre Dalla Cina con furore avrebbe dovuto rititolarsi Fists of Fury, con una s finale in più rispetto al titolo inglese di Hong Kong. I titoli USA furono così invertiti, come pure l'uscita, comunque con grandi incassi per entrambi, soprattutto nelle città con un'elevata percentuale di Cinesi e Afro. In Francia uscì come La Fureur de vaincre ed ebbe un impatto sensazionale che si ripeté in ogni paese del mondo ove poté uscire.

Ristampato più volte in videocassetta per il mercato dell'home video, il film vede la prima apparizione in Italia nel formato DVD nel 2000, anche se si tratta di un prodotto di bassa qualità. Nel 2003, invece, in occasione del trentennario della morte di Bruce Lee, il film è stato rimasterizzato, restaurato e presentato in un'edizione di alta qualità. Il titolo italiano fu scelto dalla Titanus di Goffredo Lombardo, la società che lo distribuì, probabilmente ispirandosi al più vecchio Agente 077-Dall'Oriente con furore, uno spy-movieitaliano del 1965 a sua volta palesemente ispirato al James Bond di Dalla Russia con amore.

Sequel e remake[modifica | modifica sorgente]

Essendo diventato fenomeno di culto, il film vede il nascere di diversi sequel che poco hanno a che vedere con la sua qualità, risolvendosi molte volte in operazioni commerciali limitate nel tempo.

Troviamo così Il ritorno di Palma d'acciaio alias Fist of Fury II (She nu yu chao, 1978) interpretato da Ho Chung Tao (nome d'arte: Bruce Li), il più credibile dei vari "sosia" di Bruce Lee. Lo stesso Bruce Li interpreta Fist of Fury III (1980). Curiosamente i filmetti con costui, per quanto apocrifi e poveristici, risultano più divertenti del sequel ufficiale New Fist of Fury (Xin ching-wu men/New Fist of Fury, 1976) diretto dallo stesso regista del primo, Lo Wei ed interpretato da un allora sconosciuto Jackie Chan con parte del cast originale.

Fra i sequel è da segnalare Fist of Fury: the Sequel (2001), diretto ed interpretato da un nome di spicco del cinema di arti marziali: Donnie Yen. Lo stesso attore veste i panni di Chen Zhen nel remake Fist of Fury del 1995, diretto da Lung Shiu-Kee per la televisione.

Altro remake degno di nota è Fist of Legend (Jing wu ying xiong, 1994), diretto da Gordon Chan ed interpretato da un altro nome illustre: Jet Li. Tecnicamente ricco e tematicamente "politically correct", questo remake ebbe tuttavia un successo limitato all'Asia e scarsa distribuzione nel mondo, fallendo il tentativo di fare di Jet Li ciò che l'originale aveva fatto di Bruce Lee (e ciò che Lee aveva fatto dell'originale), principalmente per l'assenza, nel remake, di un protagonista carismatico e davvero fuoriclasse nel Kung-Fu; ed anche per un diverso finale demitizzante e sottotono. Il film ha la sua forza unicamente nella regia di Gordon Chan e nell'apparizione del veterano Yasuaki Kurata, star dei Kung-fu anni '70.

Nel 1991 il famoso comico cinese Stephen Chow, membro ufficiale del Bruce Lee Fan Club, interpreta alcune scene dichiaratamente parodiando il Bruce Lee di Dalla Cina con furore nel film Fist of Fury 1991 (新精武門1991 o Xin jing wu men 1991) di Joh Chung-Sing. In un altro suo film del 1999, The King of Comedy (喜劇之王 o Choi kek ji wong), lo stesso Chow interpreta la parodia della famosa scena del dojo, in cui Chen si vendica dei giapponesi. Ma, a parte i succitati film, non si contano le imitazioni, citazioni e parodie che Dalla Cina con furore ha generato nei decenni, soprattutto ad Hong Kong e Taiwan. Paradossalmente, nella Cina mainland, il film fu distribuito solamente nei primi anni '80, quando la censura si ammorbidì ed iniziarono a circolare anche le pellicole di Arti Marziali di Hong Kong, che il governo di Pechino aveva reputato pochi anni prima "decadenti e borghesi". Insomma i Cinesi della Cina furono gli ultimi al mondo a conoscere il più popolare personaggio cinese di sempre. Il che spiega anche la superficiale conoscenza di Lee che generalmente hanno i Cinesi presenti oggi in Italia, in quanto in massima parte provenienti dalla Cina mainland lungamente oscurata; anche se, a Roma come Pechino, crescono fiere e manifestazioni nelle quali il nome di Lee è usato per ragioni di marketing da associazioni di commercianti cinesi ed insegnanti italiani di Wushu, che è cosa ben diversa dal Kung-Fu.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Alla fine di una scena di lotta il personaggio di Suzuki, il perfido maestro, vola attraverso una finestra, colpito da Chen, e finisce nel giardino sottostante. Per girare la scena il regista Lo Wei prende una delle comparse che ha già utilizzato in un'altra scena, la quale si offre volontaria per il pericoloso stunt come controfigura. Si chiama Chen Yuan Long, ma diverrà noto al mondo come Jackie Chan molti anni dopo. Stunt-coordinator sul set è l'altra futura star del cinema di Hong Kong, Sammo Hung Kam-Bo. Fu sul set di questo film che la tensione fra Bruce ed il regista, dovuta ai metodi sbrigativi del secondo sul set, esplose in una famosa e violenta lite davanti agli stuntmen, con intervento della polizia, come narrato dall'attore Eddy Ko nel documentario Dragonland-L'urlo di Chen terrorizza ancora l'Occidente (regia di Lorenzo De Luca, 2007).

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