Daisy Lumini

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Daisy Lumini, pseudonimo di Desy Lumini[1] (Firenze, 18 agosto 1936Barberino di Mugello, 18 agosto 1993), è stata una musicista, compositrice e cantante italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlia del pittore fiorentino Vasco Lumini e di una concertista, iniziò lo studio della musica a Firenze e si diplomò giovanissima in pianoforte e composizione.

Iniziò la sua carriera come autrice di colonne sonore e canzoni, riscuotendo un grande successo in tutto il mondo, con molti concerti negli Stati Uniti, dove partecipò al Perry Como Show e cantò alla Carnegie Hall, Francia e Germania.

Il mondo del pop non era quello che Daisy Lumini amava, e negli anni sessanta, si dedicò alla ricerca ed alla diffusione della musica popolare toscana e in questo campo incise molti album e mise in scena spettacoli in compagnia di Beppe Chierici.

Sempre negli anni sessanta partecipò alla trasmissione televisiva Ieri e oggi interpretando la sigla di chiusura (che era in realtà una sezione detta del cantastorie) in cui si esibiva assieme al chitarrista Antonio Mastino.

In seguito la Lumini abbandonò anche la musica popolare per interessarsi di teatro musicale contemporaneo, collaborando con Guaccero, Gelmetti, Gaslini (partecipando alla sua opera Un quarto di vita insieme a Duilio Del Prete, Andro Cecovini, Edmonda Aldini, Gabriella Ravazzi, Franca Mazzola e i due complessi I Nuovi Angeli e i Funamboli), fino all'incontro con la musica contemporanea e la collaborazione con Salvatore Sciarrino, che le fece vincere il Prix Italia nel 1985 con il Lohengrin.

Nel 1993, il giorno del suo compleanno, si uccise assieme al marito Tino Schirinzi, colpito da un male incurabile, uno degli attori preferiti da Giorgio Strehler, gettandosi dal viadotto in costruzione sulla diga di Bilancino nei pressi di Barberino di Mugello[2].

Discografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

33 giri[modifica | modifica wikitesto]

45 giri[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Come risulta dall'iscrizione alla Siae; cfr.: http://operemusicali.siae.it/OpereMusicali/aventeDiritto.do?metodo=view
  2. ^ La Repubblica del 21 agosto 1993.
  • Antonio Sciotti, Enciclopedia del Festival della Canzone Napoletana 1952-1981, ed. Luca Torre, 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]