Taiko
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Il termine taiko (太鼓) indica genericamente tutti i tamburi giapponesi, ad eccezione di quelli a clessidra (definiti tsuzumi). La tipologia più nota in Occidente, grazie a gruppi come Kodō, è quella del grande tamburo giapponese a forma di barile. I tamburi definiti taiko e maggiormente impiegati nelle tradizioni giapponesi sono sostanzialmente riconducibili a due tipologie, entrambi bipelli e percossi con una coppia di bacchette: i già citati tamburi a barile e i tamburi cilindrici.
Indice |
[modifica] Origine
In antichità i taiko erano usati negli eventi militari e nelle feste comunitarie dette matsuri. Dalla pratica strumentale dei matsuri deriva, nei tardi anni '50, un genere neotradizionale imperniato su gruppi di tamburi, definiti kumidaiko (組太鼓). Gruppi come i Kodō hanno elaborato, liberamente e in senso virtuosistico, i repertori di diverse zone del Giappone o utilizzato brani composti ex novo.
La valle di Suwa, distante 150 chilometri dalla città di Tokyo, è nota per il paesaggio maestoso e per avere diversi miti, che hanno come protagonisti divinità naturali; questa località è famosa anche per l'uso dei tamburi. Qui viene usato un taiko per rendere omaggio alle divinità nei sacrari shintoisti.
[modifica] Bibliografia
- Bender Shawn, Drumming from Screen to Stage: Ondekoza's Ōdaiko and the Reimaging of Japanese Taiko, The Journal of Asian Studies (2010), 69: 843-867
- De Ferranti Hugh, Japanese Musical Instruments, Oxford-New York, Oxford University Press, 2000
- Sestili Daniele, Musica e tradizione in Asia orientale. Gli scenari contemporanei di Cina, Corea e Giappone, Roma, Squilibri, 2010
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