Daga (arma)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Daghe)
Daghe neolitiche in pietra, ca. 1800 a.C. - Museo di Tolosa.
Le spade/daghe trovate insieme al Disco di Nebra, ca. 1600 a.C.
Daga celtica - ricostruzione.
Fantaccini svizzeri con Schweizerdegen - Chronicon di Spiezer Schilling.
Daghetta spagnola - 1610.
Daga d'ordinanza della fanteria francese - 1831.

La daga è un'arma bianca manesca del tipo spada caratterizzata da una lama corta e diritta, a tagli paralleli o triangolari. Costituitasi in epoca protostorica quale modello di passaggio dal pugnale alla spada vera e propria, tornò di largo uso nel corso del Medioevo, quando l'uso predominante di spade a lama lunga (v. spada d'armi) portò allo sviluppo di un apposito vocabolo per quelle armi la cui lama era compresa tra i 40 ed i 70 cm. D'ampio uso nel Rinascimento sino al XVII secolo, sia in ambito militare che nella pratica duellistica (v. scherma tradizionale). A partire dal XVIII secolo lo stesso termine passò ad indicare anche certe sciabole corte, dette anche sabro, in dotazione a talune fanterie europee[1].

Precisazione etimologica[modifica | modifica sorgente]

L'etimologia del vocabolo "daga", certamente europeo, è abbastanza incerta. La parola si è diffusa dalla Provenza e dalla Spagna; in antico francese dague significava "corno del cerbiatto" che potrebbe far pensare a una connessione con il basco ada, "corno" appunto. Giacomo Devoto pensava a una *spatha Dāca[2] ma questa ipotesi, come quella di una derivazione dal persiano teg "spada" o da una non ben precisata fonte celtica o germanica, è considerata aleatoria. Il termine è comunque passato in tedesco (Degen, col significato di "spada da duello") e in polacco (daga)[3].

« DAGA. s.f. In franc. Dague. Spezie di spada corta e larga, adoperata dai popoli settentrionali, e da essi portata col nome istesso in Italia. Usavasi anche da' cavalieri ne' combattimenti corpo a corpo. Il Davanzati chiama daga il gladio de' legionari romani, che era propriamente una spada di lama corta e larga, colla quale si feriva di punta e di taglio. »
(Grassi, Giuseppe (1833), Dizionario militare italiano, 2. ed. ampliata dall'a., Torino, Società Tipografica Libraria, v. II, p. 5.)

In lingua inglese il vocabolo "dagger" indica genericamente il pugnale.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

In Europa fu la protoceltica cultura di Hallstatt ad introdurre le spade in ferro. I primi esemplari di queste armi, attestati a partire dal VII secolo a.C., avevano lama corta e massiccia, funzionali ad uno stile di combattimento che ormai prediligeva gli scontri di fanteria e non più di cavalleria[4][5]. La daga era cioè tornata a fungere da tramite tra la vecchia generazione di armi lunghe manesche e la nuova.
A partire dal V secolo a.C., la cultura di La Tène, ormai pienamente celtica, diffuse in Europa Occidentale delle spade dalla lama sempre più lunga che raggiunsero prima e superarono poi gli standard delle antiche spade in bronzo. La daga con massiccia lama a foglia o triangolare restò comunque sempre in uso ai Celti durante il loro predominio sull'Europa: ancora nel I secolo a.C., l'eroe dell'Ulster Cù Chulainn, celebrato nella saga della mitologia irlandese Táin Bó Cúailnge, si prepara alla lotta nella piana di Mag Muirthemne prendendo "le sue otto piccole spade e la spada dall'elsa d'avorio e la lama brillante".

Il gladius in uso al legionario romano, originariamente sviluppato dal modello della spada celtica di fanteria (v. gladius hispaniensis) divenne, nel I-II secolo una daga con lama lunga circa 60 cm (v. Gladio "Imperiale" - Mod. Pompei, Magonza, ecc.) che nel Tardo Impero venne ribattezzata semispatha in contrapposizione alla spatha dalla quale la spada della cavalleria medievale avrebbe avuto origine.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

La daga fu uno degli strumenti di difesa/offesa più diffusi nell'Europa del Basso Medioevo.
Il successo dell'arma fu tale da meritarle un posto nei trattati di scherma dei più grandi maestri, primo tra tutti Fiore dei Liberi (1350-1420) che nel suo Flos Duellatorum si presentò ai lettori con queste parole: Magistro primo son de daga. La maggior parte delle daghe, a partire dal XIV secolo, si rifece alla linea dei pugnali più diffusi: il baselardo con guardia ad "H", dal quale originò la Schweizerdegen, ed il pugnale a rognoni con guardia costituita da due sfere dal quale sviluppò il dirk. La daga "a dischi" differisce poco dall'archetipo del baselardo, avendo, invece delle stanghe, un'elsa composta da dischi perpendicolari all'asse della manica. Più interessanti furono invece la daga con elsa a croce, vera e propria forma rimpicciolita della spada d'armi da cui avrebbe preso origine la daghetta seicentesca e lo stiletto, e la cinquedea (da "cinque dita"), arma manesca con lama a "lingua di bue" pesante e massiccia.

Rinascimento ed Evo Moderno[modifica | modifica sorgente]

Il successo della daga quale arma di difesa/offesa sia d'uso militare che civile, proseguì in Europa nel Rinascimento ed oltre.
Sin dal XVI secolo i maestri di scherma avevano introdotto con successo il connubio tra arma lunga ed arma corta accoppiando, nell'uso, la spada da lato alla daga. Nel corso del XVII secolo, quando la spada da lato divenne la striscia, anche la daga si assottigliò ed allungò, divenendo la daghetta d'uso militare o duellistico con complessa elsa dotata di guardia a vela/coppa, archetti di rinforzo, arco paramano, ecc. Nella realtà urbana, per la difesa personale, ebbe larga diffusione lo stiletto, altra tipologia di daga con guardia a croce e lama lunga e sottile.
Nel XVIII secolo, quando la scherma abbandonò la striscia per lo spadino, di per sé stesso poco più lungo della daghetta, la daga, anche nella variante a sciabola corta, a lama sia dritta che curva, divenne parte dell'uniforme di alcuni corpi di fanteria. Nel XVIII secolo alcuni corpi del genio, in particolare pontieri, dell'armata sarda ne adottarono una variante a lama dritta con costola a sega.

Parallelamente all'Europa, anche l'Oriente sviluppò, a partire dal Quattrocento, particolari tipologie di spade corte.
Interessantassimo è il katara del subcontinente indiano, una solida lama di daga in acciaio Damasco, priva di codolo, immanicata su due stanghe collegate orizzontalmente dall'impugnatura, capace di portare potenti e rapidi attacchi di punta. Il kindjal del Caucaso, passato in uso alle forze dell'Impero ottomano ed ai Cosacchi, ricorda molto una versione accorciata del gladio imperiale romano.
Più difficili da far rientrare nella tipologie delle daghe due armi a lama ricurva: il wakizashi giapponese, sorta di variante a lama corta della spada katana con la quale veniva sempre portato (v. daishō), un po' come il connubio striscia-daghetta, e lo yatagan ottomano, una spada corta con lama affilata sul lato concavo portata dai giannizzeri del sultano.

Età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

La rapida evoluzione dell'arte bellica occidentale imposta dal sistematico diffondersi dell'arma da fuoco portatile stroncò il normale utilizzo della daga così come stava facendo con la spada.
Almeno sino alla seconda guerra mondiale, la daga continuò però ad avere un impiego diffuso negli eserciti europei ibridandosi con la baionetta. Nel corso dell'Ottocento infatti la vecchia baionetta a ghiera settecentesca venne sostituita da una nuova tipologia consistente in una vera e propria daga con lama monofilare di notevoli dimensioni, dotata di ghiera d'inastamento congiunta alla guardia. Largamente diffusa tra gli eserciti di tutta Europa sin dalla seconda metà del XIX secolo, questa nuova baionetta era però già inadatta allo scontro al tempo della prima guerra mondiale. Le testimonianze dei reduci, primo tra tutti il noto romanziere Erich Maria Remarque, declassa infatti la baionetta al rango di equipaggiamento da campo più che ad arma per gli scontri corpo-a-corpo, tra l'altro frequentissimi, della guerra di trincea[6].

Interessante fu invece il vero e proprio riciclo della daga quale arma cerimoniale da parte del totalitarismo destrorso d'inizio XX secolo. Sia le Camicie nere di Benito Mussolini che le SA-SS di Adolf Hitler avevano infatti nella daga un elemento imprescindibile della loro uniforme.

Tipologie di daga[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Una daga stilizzata viene utilizzata come simbolo matematico (all'apice destro dell'elemento a cui si riferisce, come in  H^\dagger) per indicare, ad esempio, gli operatori aggiunti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La daga è stata ad esempio l'arma bianca caratteristica dei militari a piedi dei Carabinieri dalla fondazione dell'Arma fino al 1985[1].
  2. ^ Giacomo Devoto, Introduzione all'etimologia italiana, Verona, Mondadori, 1979.
  3. ^ Carlo Battisti, Giovanni Alessio, Dizionario etimologico italiano, Firenze, Barbera, 1950-57, II, p. 1204.
  4. ^ Cunliffe, Barry W. (2005), Iron Age Communities in Britain, Routledge, ISBN 0-415-34779-3.
  5. ^ Kruta, Venceslaus (2000), Les Celtes. Histoire et dictionnaire, Parigi, Éditions Robert Laffont, pp. 425-426.
  6. ^ Per contro, in un simile contesto si fece massiccio il ritorno in auge del coltello e, soprattutto, del pugnale, quali armi utili al soldato negli scontri corpo-a-corpo. Fu infatti questo l'input che diede origine allo sviluppo delle moderne dagger anglosassoni (in italiano si ricorre alla definizione ridondante di "pugnali da combattimento"), quali il Fairbairn-Sykes Fighting Knife o il Marine Raider Stiletto, prodotti a partire dalla seconda guerra mondiale ed ancora oggi diffusi presso le forze armate di diversi paesi.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]