Dactylorhiza majalis

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Orchide a foglie larghe
Dactylorhiza majalis3.jpg
Dactylorhiza majalis
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Sottoclasse Liliidae
Ordine Orchidales
Famiglia Orchidaceae
Sottofamiglia Orchidoideae
Tribù Orchideae
Sottotribù Orchidinae
Genere Dactylorhiza
Specie D. majalis
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Monocotiledoni
Ordine Asparagales
Famiglia Orchidaceae
Nomenclatura binomiale
Dactylorhiza majalis
(Rchb.) P.F. Hunt & Summerh., 1965
Sinonimi

Orchis majalis (bas.)
Dactylorchis majalis
Orchis latifolia

Nomi comuni

Orchidea palmata

L'Orchide a foglie larghe (Dactylorhiza majalis (Rchb.) P.F. Hunt & Summerh., 1965) è una pianta erbacea spontanea in Italia, appartenente alla famiglia delle Orchidaceae.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome generico (dactylorhiza) è formato da due parole greche: “dito” e “radice” e si riferisce ai sui tuberi suddivisi in diversi tubercoli (tuberi a forma digito-palmata). Il nome specifico (majalis) deriva dal latino e indica il tipico mese di fioritura (maggio). Potrebbe derivare (secondo alcune etimologie) dai maiali scarificati alla dea Maya nel mese di maggio.
Il binomio scientifico di questa pianta inizialmente era Orchis majalis , proposto dal botanico e ornitologo tedesco Heinrich Gottlieb Ludwig Reichenbach (1793 – 1879) in una pubblicazione del 1828, modificato successivamente in quello attualmente accettato (Dactylorhiza majalis), proposto dai botanici Peter Francis Hunt e Victor Samuel Summerhayes nel 1965.
In lingua tedesca questa pianta si chiama Breitblättriges Knabenkraut; in francese si chiama Orchis à larges feuilles; in inglese si chiama Spotted-orchid.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

Questa pianta, fondamentalmente glabra, è alta da 20 a 40 cm (minimo 15 cm, massimo 70 cm), con un portamento piuttosto tozzo. La forma biologica è geofita bulbosa (G bulb), ossia sono piante perenni erbacee che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei chiamati bulbi o tuberi, organi di riserva che annualmente producono nuovi fusti, foglie e fiori. È un'orchidea terrestre in quanto contrariamente ad altre specie, non è “epifita”, ossia non vive a spese di altri vegetali di maggiori proporzioni

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono fascicolate e secondarie da bulbo, e si trovano nella parte superiore dei bulbi.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea del fusto è composta da due tuberi palmati ognuno più o meno profondamente diviso in più lobi o tubercoli (caratteristica peculiare del genere Dactylorhiza); il primo svolge delle importanti funzioni di alimentazione del fusto, mentre il secondo raccoglie materiali nutritizi di riserva per lo sviluppo della pianta che si formerà nell'anno venturo.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta, robusta, cilindrica e cava. Nella parte superiore la superficie è striata ed arrossata.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie

Le foglie (da 4 a 6) sono tutte carenate a disposizione eretta (quasi patente); la superficie presenta delle "macchie" scure; sono presenti inoltre delle nervature parallele (non troppo evidenti) disposte longitudinalmente. Le foglie possono essere sia radicali (o basali) che caulinari; entrambe sono amplessicauli e abbraccianti il fusto.

  • Foglie basali: quella basali sono da lanceolate a ovato-lanceolate. Dimensioni delle foglie: larghezza 2 – 5 cm; lunghezza 8 – 16 cm.
  • Foglie cauline: quelle cauline sono lanceolato-lineari; sono più lunghe di quelle inferiori.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

L'infiorescenza è composta da fiori raccolti in dense spighe (fino a 50 fiori); la forma è sub-globosa ovvero ovale. I fiori sono posti alle ascelle di brattee a forma lanceolato-lineare e più lunghe dei fiori (così lo proteggono prima della fioritura) e dal colore verde scuro; inoltre sono resupinati, ruotati sottosopra tramite torsione dell'ovario[1]; in questo caso il labello è volto in basso. I primi fiori ad apparire sono quelli inferiori quando ancora il fusto non ha raggiunto la sua estensione finale. Anche questa infiorescenza (come per altre orchidee) all'inizio fioritura si presenta conica per poi assumere una forma più regolare. Lunghezza dell'infiorescenza: 5 – 15 cm.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

I fiori

I fiori sono ermafroditi ed irregolarmente zigomorfi, pentaciclici (perigonio a 2 verticilli di tepali, 2 verticilli di stami (di cui uno solo fertile – essendo l'altro atrofizzato), 1 verticillo dello stilo)[2]. I colori dei fiori è rosso-violaceo con screziature più scure presenti soprattutto sul labello. Dimensione dei fiori: 10 – 15 mm.

  • Formula fiorale: per queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
P 3+3, [A 1, G (3)][3]
  • Perigonio: il perigonio è composto da 2 verticilli con 3 tepali (o segmenti) ciascuno (3 interni e 3 esterni). I tepali esterni sono patenti (e comunque non conniventi a quello centrale – come invece nel genere affine Orchis): i due laterali hanno una forma lineare, mentre quello centrale è più ovato e concavo e insieme ai due tepali interni centrali (che sono conniventi) formano una specie di cappuccio a protezione degli organi riproduttori. Dei tre tepali interni quello mediano (chiamato labello) è molto diverso dagli altri. Dimensione dei tepali laterali esterni: larghezza 2,5 – 5 mm; lunghezza 7 – 12 mm. Lunghezza dei tepali laterali interni: 6 – 11 mm.
  • Labello: il labello (semplice – non formato da due parti distinte), brevemente saldato al ginostemio, è trilobo (non in modo molto evidente) ed è lievemente più largo che lungo a forma sub-rombica; i lobi laterali sono più larghi di quello centrale; il margine dei lobi può essere lievemente sfrangiato. Sul retro, alla base, il labello è prolungato in uno sperone conico o sub-cilindrico a portamento discendente e più breve dell'ovario (circa la metà). La superficie del labello è percorsa da una macchia filiforme lungo tutto il bordo; inoltre può essere presente una piegatura longitudinale. Dimensione del labello: larghezza 9 – 12 mm; lunghezza 6 – 9 mm. Dimensioni dello sperone: larghezza 2 – 5 mm; lunghezza 9 – 10 mm.
  • Ginostemio: lo stame con le rispettive antere (in realtà si tratta di una sola antera fertile biloculare – a due logge) è concresciuto con lo stilo e forma una specie di organo colonnare chiamato "ginostemio"[4]. Quest'organo è posizionato all'interno-centro del fiore e in questa specie è molto breve ma con una ampia area stigmatifera. Il polline ha una consistenza gelatinosa; e si trova nelle due logge dell'antera, queste sono fornite di una ghiandola vischiosa (chiamata retinacolo). I pollinii sono inseriti sui due retinacoli tramite delle caudicole, mentre i retinacoli sono protetti da un'unica borsicola rostellare (a forma di coppa). L'ovario, sessile in posizione infera è formato da tre carpelli fusi insieme[2].
  • Fioritura: fiorisce da maggio ad agosto

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è una capsula. Al suo interno sono contenuti numerosi minutissimi semi piatti. Questi semi sono privi di endosperma e gli embrioni contenuti in essi sono poco differenziati in quanto formati da poche cellule. Queste piante vivono in stretta simbiosi con micorrize endotrofiche, questo significa che i semi possono svilupparsi solamente dopo essere infettati dalle spore di funghi micorrizici (infestazione di ife fungine). Questo meccanismo è necessario in quanto i semi da soli hanno poche sostanze di riserva per una germinazione in proprio.[5]

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: impollinazione tramite insetti, specialmente bombi. Questi posandosi sul labello per raggiungere con la proboscide il nettare contenuto nel fondo dello sperone, si agitano e si sfregano contro il ginostemio (posto in questo momento sopra il loro corpo) che vibrando rilascia del polline che va a posarsi sulle pari pelose dell'insetto. Quando lo stesso insetto si posa su un'altra orchidea parte di questo polline rimane attaccato al retinacolo (posto nella zona centrale del ginostemio) per merito della sostanza vischiosa presente sulla sua superficie. È avvenuto così il trasferimento del polline da un fiore all'altro. A questo punto lo stigma (parte inferiore del ginostemio) rimane impollinato, si sviluppa quindi un budello pollinico che entrando nell'ovario feconderà l'ovulo[1].

La riproduzione di questa pianta avviene in due modi:

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

  • Diffusione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare dai 1000 fino ai 2400 m s.l.m. (in certe zone può spingersi fino al livello del mare) ; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: montano e subalpino.

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[6]:

Formazione: delle comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe: Molinio-Arrhenatheretea
Ordine: Molinietalia caeruleae

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

Le Orchidaceae sono una delle famiglie più vaste della divisione tassonomica delle Angiosperme; comprende 788 generi e più di 18500 specie[7]. Il genere Dactylorhiza comprende un centinaio di specie diffuse soprattutto nell'Emisfero settentrionale, una dozzina delle quali sono spontanee del territorio italiano.
Il Sistema Cronquist assegna la famiglia delle Orchidaceae all'ordine Orchidales mentre la moderna classificazione APG la colloca nel nuovo ordine delle Asparagales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella a destra).
Le specie del genere Dactylorhiza sono molto vicini al genere Orchis (ultimamente il genere Dactylorhiza ha ereditato diverse specie dal genere Orchis). Anche Dactylorhiza majalis originariamente era inclusa nel genere Orchis. I due generi si distinguono sia per la morfologia dei tuberi (in Orchis sono interi) che per la connivenza ad elmo dei due tepali esterni laterali (sempre in Orchis). All'interno del genere Dactylorhiza l'orchidea di questa voce fa parte della sezione Maculatae caratterizzata dall'avere dei tuberi profondamente divisi in diversi tubercoli e lo sperone del labello più breve dell'ovario (nell'altra sezione Sambucinae i tuberi sono divisi solamente all'apice e lo sperone è più lungo dell'ovario)[8].
Il numero cromosomico di D. majalis è: 2n =40, 80[9] (cariotipo di due set di 40 cromosomi).

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

Dactylorhiza majalis fa parte del gruppo Goup of Dactylorhiza majalis; gli altri componenti di questo gruppo sono la Dactylorhiza elata subsp. sesquipedalis (Willd.) Soó, la Dactylorhiza traunsteineri (Saut. ex Rchb.) Soó e la Dactylorhiza lapponica subsp. rhaetica H.Baumann & R.Lorenz. Questo relativamente alle orchidee spontanee del territorio italiano (in effetti almeno per quanto riguarda l'Europa le specie appartenenti a questo gruppo potrebbero essere una quindicina). Questo gruppo ha una particolare preferenza per habitat di tipo igrofilo, e da un punto di vista morfologico è piuttosto vario dipendendo in modo particolare sia dall'areale ma anche dalla stagione di fioritura. Anche in questo gruppo sono frequenti gli ibridi e quindi la possibilità che si fissino dei particolari caratteri morfologici (introgressione), questo specialmente per la copia Dactylorhiza traunsteineri/Dactylorhiza lapponica[10].

Sottospecie[modifica | modifica sorgente]

Sottospecie alpestris

Sul territorio italiano è presente una sola sottospecie di D. majalis:

  • Dactylorhiza majalis subsp. alpestris (Pugsley) Senghas,

è una pianta che vegeta alle alte quote alpine; il portamento è meno slanciato (questo per far fronte al clima più freddo) con altezza variabile fra 10 – 30 cm, con foglie più ovate, mentre il fiore si presenta con un labello quasi intero (il lobo centrale è poco evidente). Sul territorio italiano la subsp. alpestris è stata segnalata nella provincia di Bolzano al confine con il Tirolo Settentrionale (Austria)[11].
Questa sottospecie è conosciuta anche con il sinonimo di Orchis alpestris Pugsley, mentre la World Checklist dei Kew Gardens la considera al rango di specie a sé stante, come Dactylorhiza alpestris (Pugsley) Aver., 1983.
La variabilità della specie di questa voce è ampiamente dimostrata dalla lunga lista (oltre 60 voci) di sottospecie, varietà e forme contenute nella World Checklist dei Kew Gardens, che comunque riconosce come valide solamente le seguenti due sottospecie (non presenti sul territorio italiano)[12]:

  • Dactylorhiza majalis subsp. occidentalis (Pugsley) P.D.Sell, 1968
  • Dactylorhiza majalis subsp. sphagnicola (Höppner) H.A.Pedersen & Hedrén, 2004.

Ibridi[modifica | modifica sorgente]

L'orchidea Dactylorhiza majalis facilmente può ibridarsi con le seguenti specie dello stesso genere[13][14] (tra parentesi i nomi degli ibridi):

ma può anche ibridarsi con specie di generi diversi (ibridazione intergenerica):

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

La specie di questa voce ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Dactylorchis majalis (Rchb.) Verm., 1947
  • Orchis latifolia L.
  • Orchis majalis Rchb., 1828 (basionimo)

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Una specie molto simile a quella di questa voce è la Dactylorhiza maculata (L.) Soó; si distingue per i seguenti caratteri: le macchie delle foglie sono più allungate, le brattee dell'infiorescenza non sono più lunghe dell'ovario, quest'ultima alla fine della fioritura è cilindrica, il fusto è pieno, le foglie sono più piccole. La Dactylorhiza majalis può essere confusa anche con Dactylorhiza incarnata (L.) Soó o con la Dactylorhiza traunsteineri (Saut. ex Rchb.) Soó, ma queste due orchidee sono più rare e inoltre la prima non ha le foglie maculate, mentre la seconda ha un portamento decisamente più gracile ed esile.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

  • Sostanze presenti: nei tuberi essiccati si può trovare tra l'altro 5% di albume, 48% di sostanze mucillaginose e 25% di amido[15].
  • Proprietà curative: nella medicina popolare con i tuberi di queste piante si preparano dei decotti che sembrano avare proprietà anticatarrali, emollienti (risolve uno stato infiammatorio) e nutritive.

Altre notizie[modifica | modifica sorgente]

In alcune aree è una pianta protetta quindi ne è vietata la raccolta.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Motta, op. cit., Vol. 3 pag. 158
  2. ^ a b Pignatti, op. cit., Vol. 3 pag. 700
  3. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 2 dicembre 2009.
  4. ^ Musmarra, op. cit., pag. 628
  5. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - pag. 808
  6. ^ Flora Alpina, op. cit., vol. 3 - pag. 1122
  7. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - pag. 807
  8. ^ Pignatti, op. cit., Vol. 3 pag. 714
  9. ^ Tropicos Database. URL consultato il 3 dicembre 2009.
  10. ^ G.I.R.O.S. - Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee. URL consultato il 3 dicembre 2009.
  11. ^ G.I.R.O.S. - Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee. URL consultato il 3 dicembre 2009.
  12. ^ The Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew, World Checklist of Selected Plant Families. URL consultato il 3 dicembre 2009.
  13. ^ Flora Europaea (Royal Botanic Garden Edinburgh). URL consultato il 2 dicembre 2009.
  14. ^ The International Plant Names Index. URL consultato il 3 dicembre 2009.
  15. ^ Motta, op. cit., Vol. 3 pag. 159

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di montagna, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2001.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 156.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 723, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 1122.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, pag. 807, ISBN 88-7287-344-4.
  • Gruppo italiano per la ricerca sulle orchidee spontanee (GIROS), Orchidee d'Italia. Guida alle orchidee spontanee, Cornaredo (MI), Il Castello, 2009, ISBN 9788880398912.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]