Dactylorhiza incarnata

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Orchide incarnata
Dactylorhiza incarnata 150508.jpg
Dactylorhiza incarnata
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Sottoclasse Liliidae
Ordine Orchidales
Famiglia Orchidaceae
Sottofamiglia Orchidoideae
Tribù Orchideae
Sottotribù Orchidinae
Genere Dactylorhiza
Specie D. incarnata
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Monocotiledoni
Ordine Asparagales
Famiglia Orchidaceae
Nomenclatura binomiale
Dactylorhiza incarnata
(L.) Soó, 1962
Sinonimi

Orchis incarnata
L., 1755 (bas.)
Dactylorchis incarnata
(L.) Verm., 1947
Dactylorhiza latifolia
(L.) Soó, 1962

Nomi comuni

Orchidea palmata

L'orchide incarnata (Dactylorhiza incarnata (L.) Soó, 1962) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia Orchidaceae.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome generico (Dactylorhiza) è formato da due parole greche: “dito” e “radice” e si riferisce ai tuberi suddivisi in diversi tubercoli (tuberi a forma digito-palmata). Il nome specifico (incarnata) deriva dal particolare colore dei fiori.
Il binomio scientifico di questa pianta inizialmente era Orchis incarnata, proposto dal botanico e naturalista svedese Carl von Linné (1707 - 1778) in una pubblicazione del 1755, modificato successivamente in quello attualmente accettato (Dactylorhiza incarnata), proposto dal botanico ungherese Károly Rezső Soó (1903 – 1980) nel 1962.
In lingua tedesca questa pianta si chiama Fleischrotes Knabenkraut; in francese si chiama Orchis incarnat; in inglese si chiama Early Marsh-orchid.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

È una pianta erbacea alta 20 – 80 cm. La forma biologica è geofita bulbosa (G bulb), ossia sono piante perenni che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei chiamati bulbi o tuberi, organi di riserva che annualmente producono nuovi fusti, foglie e fiori. È un'orchidea terrestre in quanto contrariamente ad altre specie, non è “epifita”, ossia non vive a spese di altri vegetali di maggiori proporzioni

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono fascicolate e secondarie da bulbo, e si trovano nella parte superiore dei bulbi.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea del fusto è composta da due tuberi (ovvero bulbo-tuberi) palmati ognuno più o meno profondamente diviso in più lobi o tubercoli (caratteristica peculiare del genere Dactylorhiza); il primo svolge delle importanti funzioni di alimentazione del fusto, mentre il secondo raccoglie materiali nutritizi di riserva per lo sviluppo della pianta che si formerà nell'anno venturo.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è robusta, cava, eretta, tubulosa e di colore verde. Alla base sono presenti alcune guaine (resti di foglie atrofizzate), mentre alla sommità è angolosa. Tutto il fusto è glabro.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie

Le foglie (da 4 a 8) sono conduplicate a disposizione eretta e a forma lanceolata-lineare con apice a forma di cappuccio. Sulla superficie sono presenti inoltre delle nervature parallele disposte longitudinalmente (foglie di tipo parallelinervie). Le foglie possono essere sia radicali (o basali) che caulinari; entrambe sono amplessicauli e abbraccianti (guainanti) il fusto. Non sono macchiate che molto raramente nonostante questa orchidea faccia parte della sezione Maculatae. Dimensioni delle foglie: larghezza 2 – 3 cm; lunghezza 9 – 11 cm (raramente 20 cm). Quelle più grandi raggiungono e superano la base dell'infiorescenza.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

L'infiorescenza è densa (massimo 50 fiori), ovoide alla base e allungata e cilindrica all'apice. I fiori sono posti alle ascelle di brattee a forma lanceolata e sono acute nella parte terminale, in genere più lunghe dei fiori stessi; sono colorate di verde al centro e porporino-violaceo ai bordi. I fiori inoltre sono resupinati, ruotati sottosopra tramite torsione dell'ovario[1]; in questo caso il labello è volto in basso. Dimensione dell'infiorescenza: larghezza 2 cm; lunghezza 4 – 6 cm (massimo 15 cm). Dimensione delle brattee maggiori: larghezza 1 cm; lunghezza 4 cm.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono ermafroditi ed irregolarmente zigomorfi, pentaciclici (perigonio a 2 verticilli di tepali, 2 verticilli di stami (di cui uno solo fertile – essendo l'altro atrofizzato), 1 verticillo dello stilo)[2]. Il colore dei fiori e rosa – rosa carico (raramente giallo-biancastro). Dimensione dei fiori: 10 – 15 mm.

  • Formula fiorale: per queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
P 3+3, [A 1, G (3)][3]
  • Perigonio: il perigonio è composto da 2 verticilli con 3 tepali (o segmenti) ciascuno (3 interni e 3 esterni). I tepali esterni sono ovato-lanceolati ed eretti, con strie porporine (non conniventi a quello centrale – come invece nel genere affine Orchis); quello centrale è più ovato e concavo e insieme ai due tepali interni centrali (che sono conniventi) formano una specie di cappuccio a protezione degli organi riproduttori (il ginostemio). Dei tre tepali interni quello mediano (chiamato labello) è diverso dagli altri.
  • Labello: il labello (semplice – non formato da due parti distinte), brevemente saldato al ginostemio, è più o meno della stessa lunghezza dei tepali, un po' più lungo che largo (a forma romboidale lievemente schiacciata orizzontalmente); la parte terminale può essere da intera ad appena trilobata (o denticolata) e a volte crenulata; anche questa presenta delle strie porporine più scure che formano una linea quasi continua. Sul retro, alla base, il labello è prolungato in un robusto sperone conico, a portamento orizzontale (alla fine però è ripiegato all'ingiù), più breve dell'ovario (arriva a circa ¾ di quest'ultimo). Dimensione del labello: larghezza 6 – 7 mm; lunghezza 6 mm. Lunghezza dello sperone: 5 – 6 mm.
  • Ginostemio: lo stame con le rispettive antere (in realtà si tratta di una sola antera fertile biloculare – a due logge) è concresciuto con lo stilo e forma una specie di organo colonnare chiamato "ginostemio"[4]. Quest'organo è posizionato all'interno-centro del fiore e in questa specie è molto breve ma con una ampia area stigmatifera. Il polline ha una consistenza gelatinosa; e si trova nelle due logge dell'antera, queste sono fornite di una ghiandola vischiosa (chiamata retinacolo). I pollinii sono inseriti sui due retinacoli tramite delle caudicole, mentre i retinacoli sono protetti da un'unica borsicola rostellare (a forma di coppa). L'ovario, sessile in posizione infera è formato da tre carpelli fusi insieme[2].
  • Fioritura: da maggio a luglio.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è una capsula. Al suo interno sono contenuti numerosi minutissimi semi piatti. Questi semi sono privi di endosperma e gli embrioni contenuti in essi sono poco differenziati in quanto formati da poche cellule. Queste piante vivono in stretta simbiosi con micorrize endotrofiche, questo significa che i semi possono svilupparsi solamente dopo essere infettati dalle spore di funghi micorrizici (infestazione di ife fungine). Questo meccanismo è necessario in quanto i semi da soli hanno poche sostanze di riserva per una germinazione in proprio.[5]

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: impollinazione tramite insetti, specialmente bombi. Questi posandosi sul labello per raggiungere con la proboscide il nettare contenuto nel fondo dello sperone, si agitano e si sfregano contro il ginostemio (posto in questo momento sopra il loro corpo) che vibrando rilascia del polline che va a posarsi sulle pari pelose dell'insetto. Quando lo stesso insetto si posa su un'altra orchidea parte di questo polline rimane attaccato al retinacolo (posto nella zona centrale del ginostemio) per merito della sostanza vischiosa presente sulla sua superficie. È avvenuto così il trasferimento del polline da un fiore all'altro. A questo punto lo stigma (parte inferiore del ginostemio) rimane impollinato, si sviluppa quindi un budello pollinico che entrando nell'ovario feconderà l'ovulo[1].

La riproduzione di questa pianta avviene in due modi:

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

  • Habitat: cresce nei prati e pascoli umidi, negli acquitrini e torbiere; ma anche presso le sorgenti e cadute d'acqua. Un tempo comune è divenuta piuttosto rara negli ultimi decenni e oggi è considerata una specie a potenziale rischio di estinzione, ciò è avvenuto a causa della progressiva compromissione degli habitat di crescita; tale compromissione è stata causata dall'inquinamento delle falde, dalla loro captazione per usi civili e industriali, da pratiche indiscriminate di bonifica, e dall'eutrofizzazione delle acque palustri, favorita dall'uso massiccio di concimi chimici e da pratiche di allevamento intensive. Il substrato preferito è calcareo o calcareo/siliceo con pH neutro (a preferenza basica), su terreni a bassi valori nutrizionali ma bagnati.
  • Diffusione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare dai 200 fino a 2000 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare, montano e in parte subalpino.

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[6]:

Formazione: comunità delle paludi e delle sorgenti
Classe: Scheuchzerio-Caricetea fuscae
Ordine: Caricetalia davallianae

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

Le Orchidaceae sono una delle famiglie più vaste della divisione tassonomica delle Angiosperme; comprende 788 generi e più di 18500 specie[7]. Il genere Dactylorhiza comprende un centinaio di specie diffuse soprattutto nell'Emisfero settentrionale, una dozzina delle quali sono spontanee del territorio italiano.
Il Sistema Cronquist assegna la famiglia delle Orchidaceae all'ordine Orchidales mentre la moderna classificazione APG la colloca nel nuovo ordine delle Asparagales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella a destra).
All'interno del genere Dactylorhiza l'orchidea di questa voce fa parte della sezione Maculatae caratterizzata dall'avere dei tuberi profondamente divisi in diversi tubercoli e lo sperone del labello più breve dell'ovario (nell'altra sezione Sambucinae i tuberi sono divisi solamente all'apice e lo sperone è più lungo dell'ovario)[8].
Dactylorhiza incarnata (più precisamente Dactylorhiza incarnata subsp. incarnata) fa parte del gruppo Group of Dactylorhiza incarnata; l'altro componente di questo gruppo è la sottospecie Dactylorhiza incarnata subsp. cruenta (O.F.Müll.) P.D. Sell. Questo relativamente alle orchidee spontanee del territorio italiano (in effetti almeno per quanto riguarda l'areale “Eurosiberiano” le specie appartenenti a questo gruppo potrebbero essere una quindicina).
Il numero cromosomico di D. incarnata è: 2n =40[9][10]

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

Anche questa specie (come tutte le orchidee) si presenta molto variabile sia in funzione dell'habitat che delle varie ibridazioni a cui è soggetta, rendendo difficile l'identificazione dalle sue sottospecie. I caratteri più facilmente variabili sono le foglie che possono essere maculate oppure no (anche su entrambe le facce), il colore dei fiori, le dimensioni generali della pianta e la morfologia del labello (generalmente a forma più o meno trilobata).

Sottospecie, varietà e forme[modifica | modifica sorgente]

Sottospecie ochroleuca

Nell'elenco che segue sono indicate alcune sottospecie, varietà e forme presenti sul territorio italiano[11]. Queste varietà sono oggetto di dibattiti fra i vari botanici e quindi non sono ancora riconosciute in modo generalizzato:

  • Dactylorhiza incarnata subsp. cruenta (O.F.Müll.) P.D. Sell: si distingue per le foglie macchiate da entrambi i lati; lo sperone del labello è lungo ½ ovario; le foglie sono più ovate; i fiori hanno una colorazione più rosso sangue.
  • Dactylorhiza incarnata subsp. ochroleuca (Boll) P.F.Hunt & Summerh: si distingue soprattutto per i fiori bianco-gialli e per il labello decisamente giallo e trilobo con carenatura longitudinale. Rispetto alla specie nominale preferisce un substrato più basico e per il momento è stata segnalata solamente nelle Alpi versante nord: dipartimento dell'Alta Savoia (Francia), distretto dell'Oberbayern (Germania) e Land Austria Superiore[6].
  • Dactylorhiza incarnata var. haematòdes (Rchb.) Soó: le foglie sono maculate sulla faccia superiore (segnalato nel Trentino).
  • Dactylorhiza incarnata var. hyphaematòdes (Neuman) Landwehr: le foglie sono maculate su entrambe le facce (segnalato nel Trentino).
  • Dactylorhiza incarnata var. immaculata Romolini & Sodi
  • Dactylorhiza incarnata fo. ochrantha Landwehr: colore dei fiori diverso dalla specie nominale.

La World Checklist dei Kew Gardens riconosce come valide le seguenti altre sottospecie (non presenti sul territorio italiano)[12]:

  • Dactylorhiza incarnata subsp. coccinea (Pugsley) Soó, 1962
  • Dactylorhiza incarnata subsp. gemmana (Pugsley) P.D.Sell, 1967
  • Dactylorhiza incarnata nothosubsp. krylovii (Soó)
  • Dactylorhiza incarnata subsp. lobelii (Verm.) H.A.Pedersen, 2001
  • Dactylorhiza incarnata subsp. pulchella (Druce) Soó, 1962
  • Dactylorhiza incarnata nothosubsp. versicolor (J.C.Schmidt ex Lüscher) Potucek, 1969

Ibridi[modifica | modifica sorgente]

Ibrido con Dactylorhiza majalis (Dactylorhiza × aschersoniana)

Sono possibili diversi ibridi con le seguenti specie[13][14]. Questo elenco comprende solamente i possibili ibridi sul territorio italiano (tra parentesi il nome dell'ibrido - questi ibridi non sempre sono riconosciuti da tutti i botanici):

Sono possibili anche ibridi con generi diversi[10]:

  • ×Dactylodenia vollmannii (Schulze) E. Peitz, 1972 - Ibrido con Gymnadenia conopsea (L.) R.Br., 1813
  • ×Dactyloglossum guilhotii (E.G. Camus, Bergon & A. Camus) Soó in Soó & Borsos, 1966 - Ibrido con Coeloglossum viride (L.) Hartm., 1820

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

La specie di questa voce ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Orchis incarnata L., 1755 (basionimo)
  • Dactylorchis incarnata (L.) Verm., 1947
  • Dactylorhiza latifolia (L.) Soó, 1962

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

All'interno della sezione Maculatae le varie specie di orchidee sono tutte molto simili; specialmente le due indicate qui sotto possono facilmente essere confuse con l'orchidea di questa voce, che comunque si differenziano in quanto hanno le foglie vistosamente maculate (per i vari confronti sia morfologici che anatomici vedere le relative voci di questa enciclopedia):

Incarnata è più simile all'orchidea Dactylorhiza elata (Poir.) Soó subsp. sesquipedalis (Willd.) Soó, 1962; quest'ultima comunque si distingue per le maggiori dimensioni (altezza: 50 – 80 cm; infiorescenza: 20 – 30 cm; labello: larghezza 12 – 15 mm; lunghezza 8 – 9 mm). L'areale è anche diverso: Corsica e Sicilia.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni qui riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. Questa voce ha solo scopo illustrativo e non sostituisce il parere di un medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

Proprietà curative: secondo la medicina popolare i tuberi, trattati opportunamente, producono una gelatina calmante e lenitivo-protettiva che può essere usata nelle irritazioni del tratto gastro-intestinale[15].

Cucina[modifica | modifica sorgente]

In certe zone vengono mangiati i tuberi cotti. Oppure essiccati e macinati producono una polvere molto nutriente con la quale si possono fare delle bevande oppure aggiunta ai cereali si utilizza nella produzione di un pane particolare.[15].

Altre notizie[modifica | modifica sorgente]

In alcune aree è una pianta protetta quindi ne è vietata la raccolta.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Motta, op. cit., Vol. 3 pag. 158
  2. ^ a b Pignatti, op. cit., Vol. 3 pag. 700
  3. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato l'8 dicembre 2009.
  4. ^ Musmarra, op. cit., pag. 628
  5. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - pag. 808
  6. ^ a b Flora Alpina, op. cit., vol. 2 - pag. 1120
  7. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - pag. 807
  8. ^ Pignatti, op. cit., Vol. 3 pag. 714
  9. ^ Tropicos Database. URL consultato il 9 dicembre 2009.
  10. ^ a b Index synonymique de la flore de France. URL consultato il 9 dicembre 2009.
  11. ^ G.I.R.O.S. - Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee. URL consultato l'8 dicembre 2009.
  12. ^ The Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew, World Checklist of Selected Plant Families. URL consultato il 9 dicembre 2009.
  13. ^ Flora Europaea (Royal Botanic Garden Edinburgh). URL consultato il 9 dicembre 2009.
  14. ^ The International Plant Names Index. URL consultato il 9 dicembre 2009.
  15. ^ a b Plants For A Future. URL consultato il 9 dicembre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • T.G. Tutin, V.H. Heywood et Alii, Flora Europea, Cambridge University Press 1976. ISBN 0-521-08489-X
  • Rossi W. Orchidee d’Italia. Quad. Cons. Natura 15. Min. Ambiente - Ist. Naz. Fauna Selvatica, Bologna, 2002
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 156.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 722. ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 1120.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, pag. 807. ISBN 88-7287-344-4.
  • Gruppo italiano per la ricerca sulle orchidee spontanee (GIROS), Orchidee d'Italia. Guida alle orchidee spontanee, Cornaredo (MI), Il Castello, 2009. ISBN 9788880398912.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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