D'Annunzio (film)

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D'Annunzio
Titolo originale D'Annunzio
Paese di produzione Italia
Anno 1985
Durata 113 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Sergio Nasca
Soggetto Sergio Nasca e Piero Chiara
Sceneggiatura Sergio Nasca, Piero Chiara e Fabio De Agostini
Fotografia Romano Albani
Montaggio Nino Baragli
Musiche Sergio Sandrelli
Scenografia Giorgio Luppi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Altre Voci: Sandro Iovino, Franca Lumachi

D'Annunzio è un film del 1985 diretto da Sergio Nasca, incentrato sulla figura giovanile ed emergente di Gabriele d'Annunzio, presentato qui come un uomo presuntuoso e caparbio, ma anche eclettico ed originale.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Nel 1887 il giovane Gabriele d'Annunzio si è appena trasferito a Roma dalla sua casa nobile di Pescara in Abruzzo. L'ambiente prettamente arretrato e ripieno di gente ignorante e campagnola non lo attrae più, così d'Annunzio, ora che ha un nuovo amore: Elvira "Barbara" Leoni, può respirare l'aria della libertà e della cultura in decadenza della Capitale, che sta ora subendo nuove trasformazioni sotto il regno di Umberto I. Anche il giovane poeta respira l'aria triste della democrazia che, secondo lui e molti altri intellettuali, sta distruggendo l'epoca del positivismo e della classicità che ha sempre inebriato la fantasia degli esteti e dei nobili di quel tempo. I problemi politici si fanno sempre più frequenti e i nobili principi di Roma, pur di non aprirsi alla nuova epoca pseudo-futurista che si sta affacciando, scelgono di aggrapparsi fortemente a tutto ciò che ha caratterizzato la cultura italiana nei secoli passati. Ora i nobili vivono solo per gli artisti e per il Papa. Gabriele d'Annunzio decide di trascorrere a Roma questo clima amando follemente la sua Barbara, quasi come per sfogarsi del triste periodo che sta vivendo anche lui. Giunto il 1888, d'Annunzio si incontra dopo tanto tempo con l'amico pescarese Francesco Paolo Michetti, il quale assieme a Francesco Paolo Tosti lo aiutò in adolescenza con la pubblicazione dei suoi primi componimenti elegiaci che esaltavano e condannavano allo stesso tempo la cultura popolare dell'Abruzzo di quei tempi.
Potentemente influenzato da questo clima di decadentismo, d'Annunzio decide di tornare a Pescara per comporre il suo primo grande romanzo. Tuttavia egli si dimostra estremamente presuntuoso in questo incarico e butta giù su carta una quantità infinita di abbozzi, volendo cercare di riproporre nella sua prosa grandi temi e stili insormontabili come quelli epici di Omero (Iliade e Odissea) o come quelli estremamente descrittivi ed esuberanti di Cervantes e Rabelais (autori del Don Chisciotte della Mancia e di Gargantua e Pantagruel). Invano d'Annunzio riesce a formulare una trama ben precisa e così, visto che ha iniziato da qualche anno a lavorare per i quotidiani di Roma, decide di servirsi di alcune notizie scandalose e ripiene di pettegoli e di attenzioni per creare il suo romanzo Il Piacere. Segregatosi come in un convento di clausura nella sua villa a Francavilla al Mare, d'Annunzio formula il suo romanzo, che diventerà un capolavoro non tanto per lo sviluppo semplice della trama amorosa, quanto per la sottolineatura attentissima dell'epoca decadente che tutti stanno vivendo e specialmente per le innumerevoli citazioni di opere artistiche a cui si stanno aggrappando appunto tutti i nobili d'Italia. I suoi modelli sono Émile Zola, Guy de Maupassant, William Shakespeare, Ludwig van Beethoven e Johann Sebastian Bach.
Il romanzo, pubblicato dagli editore milanesi Treves ha un grande successo e così d'Annunzio, tornato a Roma e ristabilitosi con Barbara, l'ispiratrice del protagonista femminile del romanzo (la femme fatale), inizia a stuadiare altri due autori per la composizione del suo secondo romanzo: Giovanni Episcopo. I modelli drammatici saranno Dostoyevsky e Tolstoj. Tuttavia pare che il suo rapporto con Barbara Leoni si stia distruggendo, visto che d'Annunzio pensa solamente a trovare svariate "muse" per le sue opere. Ma ormai non può farci nulla: egli è completamente integrato nella cerchia degli scrittori della sua epoca. Lui sarà il poeta rappresentante del decadentismo assieme a Giovanni Pascoli.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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