Curva di Laffer

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Distribuzione del gettito in funzione della pressione fiscale: superato un certo limite t*, a cui corrisponde il gettito massimo Tmax, ulteriori aumenti dell'imposta causerebbero un aumento di evasione ed elusione, tale da ridurre il valore dello stesso. La forma reale e il valore t* sono sconosciuti e dipendono probabilmente da molti fattori.

La curva di Laffer è una curva che ha derivata seconda negativa nel momento in cui la sua derivata prima è nulla e che mette in relazione l'aliquota di imposta (asse delle ascisse) con le entrate fiscali (asse delle ordinate). Fu impiegata da Arthur Laffer, economista dell'University of Southern California (Usa) per convincere l'allora candidato repubblicano alle presidenziali del 1980, Ronald Reagan, a diminuire le imposte dirette.

Laffer ipotizzò che esiste un livello del prelievo fiscale oltre il quale l'attività economica non è più conveniente e il gettito si azzera, quanto meno se il prelievo raggiunge il 100% del reddito, e quindi che le due grandezze siano legate da una curva continua a forma di campana che ha un massimo (per il teorema di Weierstrass), ovvero un'aliquota che massimizza il gettito fiscale. Il teorema di Weierstrass però non garantisce che il punto di massimo sia unico, né consente da solo di ipotizzare una forma particolare.[1] Per tale ragione alcuni economisti ne mettono in dubbio la validità, pur essendo tale curva utilizzata per giustificare tagli della tassazione per i redditi più alti.

Nella teoria keynesiana, il debito pubblico è pari alla differenza fra tasse e spesa pubblica; il gettito fiscale è dato dall'aliquota moltiplicata per il PIL o reddito nazionale, ed è direttamente collegata alla produzione della ricchezza. Secondo Laffer esisteva un'aliquota, corrispondente all'ascissa del punto più alto della curva a campana, oltre la quale un aumento delle imposte avrebbe disincentivato l'attività economica e quindi ridotto il gettito, in misura crescente, fino al punto in cui il prelievo fiscale, se raggiungesse il 100%, causerebbe l'azzeramento del gettito. È noto l'andamento qualitativo della curva, mentre esiste un dibattito fra economisti riguardo al valore dell'aliquota che ottimizza le entrate pubbliche. La riduzione del gettito è a sua volta interpretabile come cessazione delle attività economiche a causa di una pressione fiscale eccessiva, o come aumento dell'evasione ed elusione fiscale.

Oltrepassata l’aliquota ottimale il gettito fiscale tende a diminuire per tre fenomeni: evasione, elusione, sottrazione.

L’evasione consiste nel dichiarare un imponibile minore rispetto a quello reale con lo scopo di pagare meno imposte.

L’elusione consiste nel “truccare” la natura dell’operazione con lo scopo di beneficiare di minori imposte. A differenza dell’evasione l’elusione non si presenta come illegale; essa infatti formalmente rispetta le leggi vigenti, ma le aggira nel loro aspetto sostanziale frustrando il motivo per il quale sono state approvate. Ad esempio, se le imposte sulla vendita di un immobile sono del 35% e quelle sulla vendita di azioni del 20%, il possessore dell'immobile può conferirlo in una società per azioni al solo scopo di vendere poi le azioni della società proprietaria dell'immobile con fortissimo risparmio fiscale. Qui l'elusione sta nell'utilizzazione dello strumento società per azioni non per svolgere un'attività d'impresa, ma solo per trasferire la proprietà sostanziale dell'immobile, infatti in questo caso l'acquirente delle azioni in realtà ha acquistato l'immobile, ma in questo modo il venditore ha beneficiato di un'aliquota impositiva fortemente ridotta.

La sottrazione consiste nel sottrarre l’imponibile dalla tassazione eliminandolo o spostandolo. È l'effetto di cui gli economisti della supply side economics (cioè politica dell’offerta) più si preoccupavano. L’offerta è composta dalla produzione delle imprese, il reddito derivante dall’allocazione di tale produzione è soggetto a imposta. Per sottrarre l’imponibile è necessario non produrre più questo reddito, o produrlo altrove. In entrambi i casi l’effetto è un calo della produzione globale e cioè della crescita del paese in questione.

Alcuni fiscalisti, in base a questa curva, propongono il ritorno a un sistema di tassazione ad aliquota unica (flat-tax), pari al valore ottimo che massimizza il gettito fiscale. Il problema, però, è duplice:

  1. Calcolare a priori quale sia l'optimum per un dato sistema fiscale richiede una conoscenza troppo dettagliata delle psicologie individuali, ossia quanto ognuno ritiene "giusto" pagare, e non è detto che un sistema ad aliquota unica sia più valido di uno a più aliquote.
  2. La flat-tax, dove tutti pagano la stessa aliquota, appare ingiusta, in quanto obbliga i meno abbienti a pagare quanto i ricchi.[senza fonte] Ad essere scrupolosi la flat-tax incorpora già certo quantitativo di equità e questo è un fatto (es. se Tizio ha un reddito di 300.000€ e Caio ha un reddito di 100.000€ e vige una flat tax al 10%, il più ricco sta pagando già così di più, perché 30.000€ è di più di 10.000€), mentre l'equità dell'imposta progressiva è solo un'ipotesi, non essendo mai stata dimostrata in modo quantitativo.

Gli USA si trovavano nel 1980, secondo Laffer e secondo gli economisti della supply side economics, a destra di tale punto, e pertanto una riduzione delle aliquote avrebbe prodotto un aumento dell'attività economica e quindi delle entrate fiscali.

Una prima evidenza empirica avvenne durante la presidenza Reagan, quando il tetto massimo dell'aliquota fiscale scese dal 70% al 31%, mentre le entrate continuarono ad aumentare ogni anno dal 1980 (8858 miliardi di dollari) al 1990 (1.93 trilioni di dollari). [2]. Secondo i dati storici forniti dalla CBO (Congressional Budget Office) le entrate governative in percentuale sul PIL aumentarono dal 31.8% nel 1980 al 33.2% nel 1989 [3].

Altri economisti sono scettici e sostengono che questa teoria non abbia avuto nessuna conferma empirica. Anzi si è dimostrato che per far scattare l'effetto Laffer il tasso minimo delle imposte sul reddito doveva raggiungere almeno il 70% negli Usa: solo in questo caso la sua diminuzione avrebbe procurato gli effetti previsti[senza fonte], ma già oggi il tasso delle imposte sul reddito, negli Usa, è di circa tre volte meno alto. [4]

Si dice, ironicamente, che una delle maggiori qualità della Curva di Laffer è che poteva essere spiegata a un membro del Congresso americano in mezz'ora e questo ne poteva parlare per sei mesi [5]. Il premio Nobel per l'economia Joseph E. Stiglitz l'ha definita, nel suo libro I ruggenti anni Novanta, "una teoria scarabocchiata su un foglio di carta".[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The best curve fitting ever
  2. ^ Federal State Local Government Tax Revenue in United States for 1990 - Charts Tables
  3. ^ Government Tax and Revenue Chart: United States 1980-1990 - Federal State Local Data
  4. ^ lavoce.info - VOODOO ECONOMICS E TREMONTI
  5. ^ [1] alla pag.288 Hal Varian, Intermediate Microeconomics
  6. ^ Joseph E. Stiglitz, I ruggenti anni Novanta, Torino, Einaudi [2003], 2005, p. 32, ISBN 88-06-17651-X.

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