Cristo in pietà sorretto da due angeli (Mantegna)

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Cristo in pietà sorretto da due angeli
Cristo in pietà sorretto da due angeli
Autore Andrea Mantegna
Data 1488 - 1500
Tecnica tempera su tavola
Dimensioni 78 cm × 48 cm 
Ubicazione Statens Museum for Kunst, Copenaghen

Cristo in pietà sorretto da due angeli è un dipinto tempera su tavola (78x48 cm) di Andrea Mantegna, databile al 1488-1500 circa e conservato nello Statens Museum for Kunst di Copenaghen.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'opera viene in genere attribuita al periodo romano dell'artista, per le affinità con la Madonna delle cave, ma altri hanno proposto una datazione leggermente successiva, al decennio 1490-1500.

L'opera, citata nell'inventario Gonzaga del 1627, apparteneva al cardinale Silvio Valenti Gonzaga quando nel 1763 entrò nelle collezioni reali danesi, nucleo originario del museo di Copenhagen. In quel periodo infatti Federico IV di Danimarca aveva avviato una collezione di dipinti che eguagliasse quelle dei principali regnanti europei.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Il dipinto, firmato in basso a destra sul bordo della base marmorea (ANDREAS MANTINIA), affronta in maniera del tutto originale il tema della pietà. Cristo si leva sul lato breve di un sarcofago classico finemente scolpito ed è mostrato a figura intera con le mani aperte per mostrare tutte le ferite della crocifissione. Il suo corpo, avvolto da un drappo magnificamente chiaroscurato con colori freddi e metallici, è sorretto da due angeli inginocchiati su un sarcofago, un serafino e un cherubino. Il coperchio della tomba si intravede a sinistra, mentre lo sfondo è occupato da un lontano paesaggio nella luce del tramonto. A destra si vedono il Golgota e una cava dove alcuni scalpellini sono intenti a lavorare una lastra, un fusto di colonna e una statua; altri due operai si vedono nella grotta, rischiarati da una luce interna; a sinistra si vedono campi con pastori e greggi e una città murata (Gerusalemme) all'ombra di uno sperone roccioso. Sul sentiero si vedono due pie donne che stanno recandosi al sepolcro.

Le figure principali sono caratterizzate da volti contratti e angosciati, il cui dolore è amplificato dalle linee spezzate della composizione. Si tratta di una scioltezza espressiva piuttosto nuova nell'autore, che rompe i modi statici e solenni della Camera degli Sposi in favore di "un'energia gridata quasi con acredine"[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R. Cipriani.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberta De Nicolò Salmazo, Mantegna, Electa, Milano 1997.
  • Tatjana Pauli, Mantegna, serie Art Book, Leonardo Arte, Milano 2001. ISBN 9788883101878
  • Ettore Camesasca, Mantegna, in AA.VV., Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2007. ISBN 888117099X

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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