Cristina Campo

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Cristina Campo

Cristina Campo, pseudonimo di Vittoria Guerrini [1] (Bologna, 29 aprile 1923Roma, 10 gennaio 1977), è stata una scrittrice, poetessa e traduttrice italiana.

« [...] ma di noi
sopra una sola teca di cristallo
popoli studiosi scriveranno
forse, tra mille inverni:
«nessun vincolo univa questi morti
nella necropoli deserta» »
(Cristina Campo, da Moriremo lontani)

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Bologna, unica figlia di Guido Guerrini, musicista e compositore originario di Faenza, e di Emilia Putti, nipote di Enrico Panzacchi e sorella di Vittorio, celebre chirurgo ortopedico. Per una congenita malformazione cardiaca, che rese sempre precaria la sua salute, Cristina crebbe isolata dai coetanei e non poté seguire regolari studi scolastici.

Fino al 1925 la famiglia Guerrini visse presso la residenza del professor Putti, nel parco dell'Ospedale Rizzoli di Bologna. Successivamente la famiglia si trasferì a Parma, e dal 1928 a Firenze, dove Guido Guerrini fu chiamato a dirigere il conservatorio Cherubini. L'ambiente culturale fiorentino fu determinante nella formazione di Cristina Campo, a cominciare dall'amicizia con il germanista e traduttore Leone Traverso, da lei chiamato affettuosamente "Bul", al quale, per qualche tempo, fu legata anche sentimentalmente (il loro carteggio è stato pubblicato nel 2007 dalla casa editrice Adelphi con il titolo Caro Bul. Lettere a Leone Traverso 1953-1967). Importanti furono gli incontri con Mario Luzi e Gianfranco Draghi, che le fecero conoscere il pensiero di Simone Weil, Gabriella Bemporad e Margherita Pieracci Harwell, la letterata che avrebbe curato la pubblicazione delle opere postume di Cristina Campo.

La sua natura solitaria la portò a rifuggire da riconoscimenti e apprezzamenti (preferì firmare con nomi fittizi le poche opere pubblicate in vita), dimostrandosi sempre indifferente alle strategie e alle esigenze del mercato letterario. Di sé amava dire: "Ha scritto poco, e le piacerebbe aver scritto meno".[senza fonte] Il suo stile personalissimo, ricorrente nei diversi generi letterari da lei praticati, è caratterizzato da una spiccata tensione a far coincidere la parola con il suo significato più profondo, rifuggendo da tutto ciò che era da lei ritenuto ovvio o superfluo.

Cristina Campo

Cristina Campo fu eccellente traduttrice[senza fonte], soprattutto di autori e autrici di lingua inglese, come Katherine Mansfield, Virginia Woolf, John Donne, e William Carlos Williams. La traduzione era da lei concepita non come semplice riproduzione del significato, ma come reviviscenza, nella propria lingua, della spiritualità dell'autore, operazione che richiede sintonia e intuizione profonda.[senza fonte] Per tutta la vita rimase fedele e predilesse soprattutto Hugo von Hofmannsthal e Simone Weil, della quale tradusse la tragedia Venezia salva e il saggio Iliade Poema della forza.

Nei primi anni Cinquanta lavorò alla compilazione di un'antologia di scrittrici, Il Libro delle ottanta poetesse, concepita come "una raccolta mai tentata delle più pure pagine vergate da mano femminile attraverso i tempi"[2]. L'antologia, alla quale Cristina Campo lavorò a lungo, coinvolgendo nella traduzione vari amici, non venne tuttavia mai pubblicata.

Nel 1955 si trasferì a Roma, dove il padre fu chiamato a dirigere il conservatorio di Santa Cecilia e il Collegio di Musica. In questa città, verso la quale ebbe sempre un rapporto controverso, ebbe nuove amicizie, come Margherita Dalmati (pseud. di Maria-Nike Zoroghiannide), Roberto Bazlen, Maria Zambrano. Il dottor Ernst Bernhard, lo psicoanalista tedesco che introdusse Carl Gustav Jung in Italia, la guarì da una fastidiosa agorafobia. Al 1958 risale l'incontro per lei fondamentale, con lo studioso e scrittore Elémire Zolla, con il quale visse a lungo. Negli ultimi anni di vita ebbe un intenso scambio epistolare con il filosofo Andrea Emo, che come lei visse appartato e la cui opera solo di recente è stata scoperta e pubblicata postuma.

Nel 1956 presso l'editore Vanni Scheiwiller di Milano apparve il suo primo libro, la raccolta di poesie Passo d' addio. Nel 1962 uscì da Vallecchi il volume di saggi Fiaba e mistero, in parte confluito nel libro successivo, Il flauto e il tappeto, pubblicato nel 1971 da Rusconi.

L'ultimo decennio della sua vita la vide emarginata dalla scena culturale e profondamente interessata alle tematiche del sacro e della spiritualità. Così Elémire Zolla ricorda quegli anni:

« Durante la vita Vittoria non fu menzionata da nessuno di coloro che oggi si sentono liberi di parlarne. Non desidero valutare i loro criteri di silenzio e se mai volessi dichiararli, sarei portato molto lontano, dove non desidero andare. Fino al 1980 c'era comunque un sistema di divieti, instaurati nel 1968, e rientrava in essi la proibizione di menzionare Vittoria. Fece eccezione Calasso, che osò scriverne un necrologio per il Corriere della Sera »
(Un destino itinerante di Elémire Zolla e Doriano Fasoli, Venezia, Marsilio Editori, 2002, pag. 37.)

La sua concezione del cristianesimo fu nettamente ortodossa e contrapposta alla ventata di riforme liturgiche promulgate dal Concilio Vaticano II. Cristina Campo fu tra coloro che fondarono la prima associazione di Cattolici tradizionalisti, Una Voce. Fu anche l'ispiratrice del lavoro, firmato dai cardinali Alfredo Ottaviani e Antonio Bacci del Breve esame critico del Novus ordo Missae, il cosiddetto Intervento Ottaviani, di disamina critica a tali riforme. Il suo amore per la liturgia la avvicinò dapprima all'Abbazia benedettina di Sant'Anselmo sull'Aventino a Roma, dove si cantava ancora il gregoriano, e successivamente al Collegium Russicum. Nel suo modo di concepire la spiritualità cristiana individuò infatti nel rito bizantino una maggiore fedeltà ai principi del cristianesimo.

Sulla rivista Conoscenza religiosa, diretta da Elémire Zolla, apparvero gli ultimi scritti di Cristina Campo, tra i quali vanno ricordati il saggio Sensi soprannaturali e le "poesie sacre"[3] ispirate alla liturgia bizantina.

« Nobilissimi ierei,
grazie per il silenzio,
l'astensione, la santa
gnosi della distanza,
il digiuno degli occhi, il veto dei veli,
la nera cordicella che annoda ai cieli
con centocinquanta volte sette nodi di seta
ogni tremito del polso,
l’augusto cànone dell’amore incommosso,
la danza divina del riserbo:
incendio imperiale che accende
come in Teofano il Greco e in Andrea Diacono,
di mille Tabor l’oro delle vostre cupole,
apre occhi del cuore negli azzurrissimi spalti,
riveste i torrioni di Sangue...
Che prossimità spegne
come pioggia di cenere »
(Cristina Campo, Nobilissimi ierei, in Conoscenza religiosa, I, 1977, p.97; poesia "sacra" consegnata, insieme ad altre, da Cristina Campo alla rivista diretta da Elémire Zolla pochi giorni prima di morire[4])

Cristina Campo morì a Roma il 10 gennaio 1977, a 53 anni.[5]

Le opere[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Altri due pseudonimi conosciuti di Vittoria Guerrini sono "Puccio Quaratesi" con cui volentieri firmava i suoi interventi su Il Mondo e "Bernardo Trevisano" per alcuni brevi saggi (utilizzando peraltro lo stesso pseudonimo con cui Elémire Zolla firmava i suoi interventi su Il Giornale d'Italia).
  2. ^ Dalla Scheda editoriale per il catalogo dell'editore Casini, 1953.
  3. ^ Il numero 1 anno 1977 di Conoscenza religiosa, riporta, indicandole come "poesie sacre", il Diario bizantino più altre poesie della Campo insieme a Il cuore ferito di Teresa di Avila secondo il capitolo 29 della "Vita" di Guido Ceronetti, gli Inni di Efrem Siro curati dalla Campo e La leggenda del nostro pio e santo Padre Kendea il Taumaturgo di Kypros Chrysanthis.
  4. ^ Cfr. la presentazione del volume.
  5. ^ S. Carando, DBI, ad vocem.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alessandro Spina, Conversazione in piazza Sant'Anselmo. Per un ritratto di Cristina Campo, Milano, Scheiwiller, 1993
  • Elémire Zolla e Doriano Fasoli, " Un destino itinerante" ,Marsilio. Venezia 1995
  • Monica Farnetti, Cristina Campo, Ferrara, Tufani, 1996
  • Monica Farnetti e Giovanni Fozzer (a cura di), "Per Cristina Campo", All'insegna del Pesce D'oro, Milano 1998
  • AA.VV. Cristina Campo, Humanitas 3/2001, a cura di E.Bianchi e P. Gibellini, Brescia 2001
  • Cristina Campo: in immagini e parole, a cura di Domenico Brancale, Salerno: Ripostes, 2002
  • Cristina De Stefano, Belinda e il mostro. Vita segreta di Cristina Campo, Milano: Adelphi, 2002 (biografia)
  • Margherita Pieracci Harwell, Cristina Campo e i suoi amici, Roma, Studium, 2005
  • Federica Negri, La passione della purezza. Simone Weil e Cristina Campo, Padova, Il Poligrafo, 2005
  • Francesco Ricossa, Cristina Campo o l'ambiguità della tradizione, Centro Librario Sodalitium 2005
  • AA.VV. Appassionate distanze. Letture di Cristina Campo, Tre Lune 2006
  • Pasquale Di Palmo, Dossier Cristina Campo. "Matura nell'ombra la parola redenta", "Letture" n. 644, febbraio 2008.
  • Massimo Morasso, In bianca maglia di ortiche. Per un ritratto di Cristina Campo, Milano, Marietti 2010
  • Giovanna Scarca, Nell'oro e nell'azzurro. Poesia della liturgia in Cristina Campo, Milano, Ancora 2010
  • AA.VV. Cristina Campo. "Due mondi, io vengo dall'altro", a cura di Davide Rondoni, Lombar Key, Bologna 2011
  • AA.VV. Cristina Campo. Sul pensare poetico: temi e variazioni, Edizioni Feeria - Comunità di San Leonino, Panzano in Chianti 2012
  • Aldo Marroni, Cristina Campo e il rito della scrittura, in "Ágalma. Rivista di studi culturali e di estetica", n.23, aprile 2012 (fascicolo monografico "Scrittori o scriventi?");
  • Aldo Marroni, Cristina Campo e l'estetica del sentire rituale, in «Estetiche dell'eccesso. Quando il sentire estremo diventa 'grande stile'», Quodlibet, Macerata, 2012.
  • A.A.V.V., Cristina Campo. La via dell'interiorità redenta, Edizioni Feeria - Comunità di San Leonino, Panzano in Chianti 2013

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