Cristina Campo

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Cristina Campo pseudonimo di Vittoria Guerrini[1] (Bologna, 29 aprile 1923Roma, 11 gennaio 1977) è stata una scrittrice, poetessa e traduttrice italiana.

Indice

[modifica] Biografia

Nacque a Bologna dal Maestro Guido Guerrini, originario di Faenza, e da Emilia Putti, sorella del famoso chirurgo Vittorio Putti. Fino al 1929 la famiglia visse nella residenza del professor Putti, proprio nel parco dell'Ospedale Rizzoli, a Bologna.

La famiglia si trasferì a Firenze quando il padre fu chiamato a dirigerne il conservatorio Cherubini: qui i Guerrini vissero per un lungo periodo, a partire dagli anni della Seconda guerra mondiale.

La sua natura solitaria la portò a rifuggire da riconoscimenti ed apprezzamenti (ha sempre preferito firmare con nomi fittizi le poche opere pubblicate mentre era ancora in vita), dimostrandosi sempre indifferente alle strategie ed alle esigenze del mercato letterario; la maggior parte dei suoi scritti è stata pubblicata postuma. Di sé amava dire, citandosi in terza persona: "Ha scritto poco e le piacerebbe aver scritto meno". Il suo stile personalissimo e ricorrente in tutti i generi da lei praticati è caratterizzato da una spiccata tensione a far coincidere le parole con il loro significato più profondo, rifuggendo da tutto ciò che era ritenuto ovvio e superfluo.

Per quanto Cristina Campo amasse lavorare in solitudine, la sua vita fu tuttavia segnata da incontri e frequentazioni importanti nell'ambiente culturale fiorentino. Determinanti per la sua formazione culturale e professionale gli incontri con Mario Luzi, Gabriella Bemporad, Margherita Dalmati e Margherita Pieracci Harwell, la letterata che avrebbe, dopo la morte della Campo, curato la pubblicazione di tutte le sue opere postume.

Cristina Campo per i comuni interessi ma anche per la somiglianza di vita e carattere ebbe un intenso epistolario con il filosofo Andrea Emo che visse come lei appartato e la cui importante opera è stata solo recentemente scoperta e pubblicata postuma.

All'inizio degli anni sessanta l'incontro della Campo con lo studioso e scrittore Elémire Zolla segnò particolarmente la sua esistenza.

Cristina Campo non fu solo poetessa, ma i suoi interessi, ed i suoi scritti, spaziarono dalle fiabe alla saggistica, dagli epistolari alle traduzioni di autori anglofoni come Emily Dickinson, Virginia Woolf, John Donne, Katherine Mansfield e William Carlos Williams. La traduzione era da lei concepita non come semplice riproduzione dei significati, ma nella reviviscenza nella propria lingua delle tensioni e della spiritualità dell'autore, operazione che richiedeva sintonia ed intuizione profonda.

Lesse per tutta la vita gli scrittori da lei preferiti: Hugo von Hofmannsthal, Simone Weil, ed il Luzi delle Primizie del deserto.

Nel 1953 lavorò alla compilazione di un' antologia di scrittrici, tra le quali anche quelle che aveva tradotto, Il libro delle ottanta poetesse; il manoscritto, però, andò sfortunatamente perduto e l'antologia, che doveva essere pubblicata dall'editore Casini, non vide mai la luce.

Nel 1955 si trasferì a Roma, dove il padre fu chiamato a dirigere il conservatorio di Santa Cecilia e divenne presidente dell'Accademia della Musica.

In questa città, con la quale ebbe sempre un rapporto sofferto, ritrovò amici lontani, come Roberto Bazlen, Maria Zambrano e Margherita Dalmati. Lo stesso Bazlen la presentò al dottor Bernhard, l'introduttore di Jung in Italia, che la guarì da una dolorosa claustrofobia.

Nel 1956 i suoi primi contatti e la sua prima pubblicazione con l'editore Scheiwiller di Milano, Passo d' addio. Dallo stesso editore verrà poi pubblicata, nel 1958, Il fiore è il nostro segno una raccolta di poesie di William Carlos Williams, tradotta dalla Campo. Nel 1959 pubblicherà un saggio su Simone Weil e nel 1962 esce, pubblicato da Vallecchi, il volume di saggi Fiaba e mistero.

L'ultimo decennio della sua vita, ispirata ed influenzata da Elémire Zolla, la vide emarginata dalla scena culturale [2]e profondamente interessata a tematiche religiose. La sua concezione di cristianità fu nettamente ortodossa e contrapposta alla ventata di riforme liturgiche promulgate dal Concilio Vaticano II. Ella infatti fu tra i soci fondatori della prima associazione di Cattolici tradizionalisti, Una Voce. Fu anche l'ispiratrice del lavoro, firmato dai Cardinali Alfredo Ottaviani e Antonio Bacci, Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae, il cosiddetto Intervento Ottaviani, di disanima critica a tali riforme. Nel suo modo di concepire la spiritualità cristiana identificò nei riti bizantini una maggiore fedeltà ai principi del cristianesimo.

Cristina Campo morì nel 1977, a 54 anni, a Roma.

[modifica] Le opere

  • Passo d'addio (Milano, Scheiwiller, 1956, )
  • Fiaba e mistero (Firenze, Vallecchi, 1962, )
  • Il flauto e il tappeto (Milano,Rusconi) 1971)

Pubblicazioni postume:

  • Gli imperdonabili (Milano, Adelphi,1987,)
  • Lettere ad un amico lontano (Milano, Scheiwiller, 1989)
  • La tigre assenza (Milano, Adelphi, 1991)
  • Sotto falso nome (Milano, Adelphi,1998)
  • L’infinito nel finito. Lettere a Piero Pòlito, Pistoia, Via del Vento Edizioni, 1998
  • Lettere a Mita, Milano, Adelphi, 1999
  • Il fiore è il nostro segno, (carteggio con William Carlos Williams e Vanni Scheiwiller con traduzioni dal poeta americano), Milano, Scheiwiller, 2001


Nel 2002 è uscita una sua biografia, sempre per i tipi di Adelphi, a cura della giornalista Cristina De Stefano "Belinda e il mostro. Vita segreta di Cristina Campo".

[modifica] Note

  1. ^ Altri due pseudonimi conosciuti di Vittoria Guerrini sono "Puccio Quaratesi" con cui volentieri firmava i suoi interventi su Il Mondo e "Bernardo Trevisano" per alcuni brevi saggi (utilizzando peraltro lo stesso pseudonimo con cui Elémire Zolla firmava i suoi interventi su Il Giornale d'Italia).
  2. ^ Così Elémire Zolla ricorda quegli anni: «Durante la vita Vittoria non fu menzionata da nessuno di coloro che oggi si sentono liberi di parlarne. Non desidero valutare i loro criteri di silenzio e se mai volessi dichiararli, sarei portato molto lontano, dove non desidero andare. Fino al 1980 c'era comunque un sistema di divieti, instaurati nel 1968, e rientrava in essi la proibizione di menzionare Vittoria. Fece eccezione Calasso, che osò scriverne un necrologio per il Corriere della Sera», in Un destino itinerante di Elémire Zolla e Doriano Fasoli, Venezia, Marsilio, 2002, pag. 37.

[modifica] Bibliografia

  • Gli imperdonabili, a cura di Margherita Pieracci Harwell e Monica Farnetti, 1987, Adelphi.

[modifica] Voci correlate

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