Rapporto tra Cristianesimo e Islam

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Il Cristianesimo e l'Islam sono due religioni (nel senso latino del termine religio) molto diverse tra loro eppure profondamente legate tra di loro. Pur non essendo credi monolitici e presentando diversi orientamenti di pensiero al loro interno, è comunque possibile individuare tendenze generali che le caratterizzano, le differenziano e le accomunano.

Indice

[modifica] Comunanze tra le due religioni

Sono tutte e due religioni che credono in un solo Dio, le cui opere sono descritte nella Bibbia per i cristiani e nel Corano per i musulmani.

Il Corano parla di Gente del Libro, ed in particolare dei cristiani, e dedica ampio spazio alle vicende di Gesù, che considera però solo un profeta, e alla sua nascita verginale da Maria, cui è dedicata un'intera sūra (capitolo) del Corano[1]

Inoltre l'idea di Dio, Trascendente, Creatore del Cosmo, Provvidente e Sommo Giudice, ispiratore di un ortoprassi per l'uomo, riveste il ruolo di elemento comune per le due religioni.

[modifica] Differenze tra le due religioni

[modifica] Unità di Dio

Per il Cristianesimo Dio è un solo Dio, ma in tre persone: è Trinità (esistono alcune chiese non trinitarie, e quindi non considerate cristiane dalle altre confessioni, come la Chiesa dell'Unificazione, la Chiesa unitariana, o alcune Chiese pentecostali). Per i cristiani la Trinità è costituita da Padre-Figlio-Spirito Santo.

Per l'Islam Dio (Allah) è Uno e l'Unico degno di adorazione. Nel Corano si condanna la venerazione tributata dai cristiani indifferentemente a Dio, Gesù e Maria, trattandola alla stregua di un politeismo. È in discussione se la mancata menzione dello Spirito Santo sia frutto di una errata interpretazione della Trinità cristiana o se derivi da una constatazione dei rituali effettivamente svolti dai cristiani. La Trinità è del tutto inaccettabile per l'Islam che rifiuta ogni "associazione" a Dio (lā šārik la-Hu, "Non c'è chi gli si [possa] associ[are]".

[modifica] Conoscibilità di Dio

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce iconoclastia.

Per il Cristianesimo il Dio inconoscibile si è fatto conoscere in Cristo. Egli è "l'irradiazione della gloria del Padre e l'impronta della Sua sostanza" (Lettera agli Ebrei 1,3): cioè in Cristo Dio ha voluto farsi conoscere, e i Suoi gesti e le Sue parole ci svelano chi è Dio. "Chi ha visto me ha visto il Padre" (Giovanni 14,9), afferma Gesù stesso.

Invece per l'Islam Dio non può essere conosciuto e ha rivelato di Sé ciò che ha voluto nel Corano, che rimane l'unica fonte possibile per conoscerLo. Le tradizioni precedenti e fra queste il Cristianesimo, pur avendo origine da Dio, sono state fraintese nel corso dei secoli.

[modifica] Fonti della rivelazione

Per i cristiani la rivelazione di Dio è avvenuta attraverso Gesù Cristo, la Parola del Padre. La Sua rivelazione è custodita nei libri sacri dell'Antico e del Nuovo Testamento.

Invece il Corano rivelato al mondo da Maometto è per l'Islam l'unica fonte possibile per conoscere Dio. È stato dettato in arabo e in questa lingua deve essere letto dai fedeli.

Per l'Islam i libri della Torah ( Tawrā ) e la figura di Cristo, nella narrazione dei Vangeli ( Inǧīl ), sono divinamente ispirati e profondamente rispettati. La discesa del Corano però completa le Rivelazioni precedenti, di fatto abolendole.

[modifica] Vocazione dell'uomo

Per il Cristianesimo la vocazione dell'uomo è conoscere, amare e servire Dio Padre. Per l'Islam il dovere dell'uomo è riconoscere la autoritá di Dio al fine di ottenere la salvezza nella vita dopo la morte, la pace interiore e la concordia nei rapporti interpersonali. Il modo di realizzare questi obiettivi secondo l'Islam è quello di mettere in pratica il Corano e non associare Dio a nessun altro. [senza fonte]

[modifica] Persona e diritti

In alcuni paesi a maggioranza islamica la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo non è riconosciuta, in quanto ritenuta legata a un concetto occidentale di essere umano, mentre in ambito islamico l'uomo è comunque considerato assoggettato alla legge divina. Per questo Sudan, Pakistan, Iran ed Arabia Saudita hanno elaborato una loro propria Dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo.

Nell'Islam il diritto va inteso come diritto della comunità (Umma), non della persona. L'Islam non conosce la parola "persona", il suo sinonimo è fard (individuo). Il fard è parte integrante e dipendente della grande società islamica (Umma). Dentro la Umma egli ha diritti e doveri. Se abbandona la religione per ateismo o conversione a un'altra religione, perde tutti i suoi diritti, anzi, è passibile di morte. Perciò la fonte dei diritti nei paesi a maggioranza islamica è la comunità islamica e, in ultima analisi, essa è garante dei diritti e dei doveri che il Corano e la Legge islamica, la šarīʿa, riconoscono, concedono e negano.

Nella civiltà islamica la donna ha un ruolo sociale differenziato ma comunque inferiore rispetto a quello dell'uomo [senza fonte]: la donna deve obbedire all' uomo, che deve saperla mantenere; l' unica maniera perché la donna ottenga il divorzio è provare che il marito non sappia mantenere la moglie, ovvero l'aver subìto gravi e immotivati maltrattamenti.

Il voto alle donne è attualmente ancora completamente negato in due paesi, Arabia Saudita e Città del Vaticano, il primo islamico, il secondo cristiano [2], mentre è limitato in Brunei (dove non vota nessuno), Libano ed Emirati Arabi Uniti.

Nella società islamica il figlio della coppia "appartiene" all' uomo e, nel caso di un matrimonio misto, qualora un uomo musulmano abbia sposato una donna non musulmana, se il padre decide di tornare nel suo paese natale, per la sua legge nazionale può prendere il figlio e imporgli una nuova residenza, a dispetto dell'illegalità dell'atto nel paese non musulmano di appartenenza della moglie.[senza fonte]

[modifica] Religione e Stato

Per il Cristianesimo il Concilio Vaticano II afferma, limitatamente al Cattolicesimo, che la missione propria che Cristo ha affidato alla sua Chiesa non è di ordine politico, economico e sociale: il fine, infatti che le ha prefisso è di ordine religioso (Gaudium et Spes 42). È una convinzione che appare molto presto, già nella Lettera a Diogneto, uno scritto del II secolo, dove si dice che "i cristiani partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri" (5,5). È quello che troviamo almeno embrionalmente in Matteo 22,21: "Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" o nell'affermazione di Gesù secondo cui "il mio regno non è di questo mondo" (Giovanni 18,36).

Malgrado la nascita degli Stati nazionali sia iniziata già nel X-XI secolo con l'inizio della disgregazione del califfato abbaside, lo sfaldamento dell'impero ottomano all'inizio del XX secolo favorì l'organizzazione di nuovi Stati costruiti sul modello nazionale occidentale, con l'adozione di diverse forme di governo. Nel quadro di questo processo più recente (che aveva però radici assai più antiche) i movimenti islamici radicali hanno tentato di recuperare il principio della non separabilità fra religione (dīn) e Stato (dunya). Una delle poche eccezioni è stata la Turchia dove furono aboliti il sultanato e il califfato ottomano e molte prescrizioni islamiche, istituendo la domenica come giorno di festa, il calendario occidentale, vietando l'uso del velo, adottando l'alfabeto occidentale ecc. e ciò fu sentito come una laicizzazione de-islamizzante. Ma a partire dalla prima metà del XX secolo gli ideologi del fondamentalismo hanno ribadito la non scindibilità di religione e Stato che è un principio di carattere etico che esorta il credente a operare appieno in questo mondo in accordo con i principi più profondi della religione rivelata, nella speranza di un premio ultraterreno: principio in base al quale ogni fedele islamico è soggetto alle leggi islamiche, anche a quelle di carattere civile, dovunque si trovi.

È per questo che una delle parole d'ordine dei movimenti radicali (asāsī) islamici è quella della reintroduzione della shari'a e dei relativi tribunali sciaraitici. Se un musulmano si converte a un' altra religione non ha più il diritto di tornare nel suo paese. [senza fonte]

[modifica] La ricerca teologica cristiana sull'Islam

Maometto torturato all'inferno (affresco della basilica di San Petronio, Bologna)

[modifica] L' "eresia" musulmana per il cristianesimo medievale

La visione tradizionale-medievale dell'Islam da parte del Cristianesimo lo fa rientrare nei canoni dell'eresia:

« Or vedi com'io mi dilacco! / vedi come storpiato è Maometto!  »
(Dante, Divina Commedia, Inferno, XVIII)

Secondo una visione solo di poco differente, sostenuta dal teologo russo ottocentesco Soloviev, «l'islam è il bizantinismo coerente e sincero, liberato da ogni contraddizione interiore.» L'islam non sarebbe perciò una eresia cristiana in sè, ma l'esito coerente dell'eresia cristiana monotelita, nata in reazione all'ortodossia imperiale bizantina che trasformava l'evento dell'Incarnazione in ideologia di potere[3].

L'esistenza e diffusione dell'Islam come grande religione alternativa e successiva all'Incarnazione (come sarà poi anche per la Riforma) pone un problema di senso ai cristiani: quale è il suo senso nell'ambito della storia della salvezza?

Una prima risposta vede Maometto come profeta, e l'Islam come "preparazione al Cristianesimo", in quanto modalità pedagogica di introduzione al monoteismo per popolazioni arretrate. Ciò pone in ogni caso alcuni problemi: il problema cronologico della successione tra cristianesimo e islam; la differenza teologica sostanziale tra le due religioni abramitiche, che ne rende difficile la visione di "preparazione al cristianesimo". Sembra piuttosto più facile vedere, all'opposto, il Cristianesimo come preparazione all'Islam in quanto monoteismo maturo e frutto della Rivelazione finale; una tale visione era tuttavia inaccettabile per qualsiasi cristiano[3].

La seconda risposta, in parallelo alla visione del Cristianesimo come ammonimento di Dio al popolo eletto ebraico che non lo riconosce, vede la nascita e diffusione dell'Islam come ammonimento di Dio al popolo della Nuova Alleanza: genti nuove e semplici si dimostrano ben attaccate alla poca verità ricevuta, mentre i cristiani si mostrano ingrati e smemorati[3].

[modifica] Francesco d'Assisi: rispetto e comprensione

San Francesco

Francesco d'Assisi (1182-1226), nel 1219 si recò ad Ancona per imbarcarsi per l'Egitto e la Palestina: in occasione della quinta crociata voleva portare un messaggio cristiano di pace incontrandosi anche con i musulmani. Durante questo viaggio ottenne dal legato pontificio di poter incontrare lo stesso sultano ayyubide al-Malik al-Kāmil, nipote di Saladino, per potergli proclamare la Buona Novella e metter fine alle guerra fra cristiani e musulmani. Egli non riuscì nel suo intento, ma suscitò profonda ammirazione nel sultano che lo vide come un sant'uomo e lo trattò con rispetto: dopo aver offerto invano a Francesco numerose ricchezze, lo lasciò tornare incolume all'accampamento dei crociati. [4][5].

[modifica] I precursori: 1900-1950

Le relazioni tra Cristianesimo e Islam nel XX secolo si fondano su una serie di esperienze pastorali che avvicinano e fanno conoscere il mondo musulmano alla Chiesa cattolica[6]

Il Cardinal Lavigerie aveva fondato i Padri Bianchi nel 1869 e le Suore Bianche nel 1870 per un lavoro pastorale consacrato ai musulmani.

Foucauld

Charles de Foucauld (1858-1916) visse per 15 anni da eremita nel deserto dell'Algeria, assieme alle popolazioni musulmane tuareg. Nella sua esperienza, Foucauld sviluppa l'approccio della scoperta e dell'avvicinamento agli altri, in cui vede dei fratelli, senza volontà di giungere a delle conversioni. Nonostante questo approccio, però, denuncia ugualmente l'impossibile integrazione delle popolazioni islamiche con la civiltà occidentale, in una lettera del 29 luglio 1916 al suo futuro biografo Renè Bazin: "...finché sono musulmani, essi non saranno francesi, perché attenderanno, più o meno pazientemente, il giorno del mahdì, quando sottometteranno la Francia."

Il P. Voillaume fondava I Piccoli Fratelli nel 1932 a El Abiodh Sidi Sheiks e Suor Maddalena apriva la prima fraternità delle Piccole Sorelle nel 1939 a Touggourt. Massignon aveva fondato la Badalyya al Cairo nel 1947.

Ciascuna di queste correnti spirituali o missionarie dava il suo contributo di impegno per far sì che i musulmani e l'islam fossero trattati con rispetto, a causa del Vangelo, e della fraternità universale che esso implica.

[modifica] Una prima lettura teologica cristiana dell'Islam: 1950-1965

La ricerca teologica cristiana(-cattolica) sull'Islam ha inizio negli anni '50, quando (grazie anche a p. Jean Daniélou) l'attenzione si sposta dai doni di Dio ai cattolici ai doni di Dio ai credenti delle altre religioni (Islam compreso), partendo dall'esegesi dei personaggi biblici non ebrei: Melchisedek, Giobbe, la regina di Saba. Ciò permette una nuova lettura teologica della situazione, davanti a Dio, del credente musulmano[6].

Un secondo passo si ebbe con le ricerche di p. Henri de Lubac e Karl Rahner, che cancellarono la distinzione tra gli atti umani ispirati da Dio (detti "soprannaturali") e quelli dell'uomo lasciato alle sue forze (detti "naturali"), mostrando come ogni coscienza umana è sollecitata, dall'interno, dagli appelli di Dio. Ciò permise alla teologia cristiana di scoprire l'azione di Dio nel cuore della fedeltà dei non cristiani.

Il dibattito su una riflessione spirituale sull'Islam venne iniziato da un testo di Charles Ledit, Mahomet, Israël et le Christ, che tentava di situare l'islam nella storia della salvezza come è letta dai cristiani, dando inizio al dibattito su una teologia cristiana dell'Islam. Yoakim Moubarac, sacerdote libanese maronita, con lo studio Abraham dans le Coran cercava a sua volta una nuova collocazione teologica dell'islam. In Italia, il francescano Basetti Sani esprime la volontà di valorizzare il patrimonio musulmano, mentre in Germania P. Caspar sottolineava la dimensione soprannaturale della fede e della ricerca religiosa dei musulmani.

La riflessione teologica cristiana sull'Islam tra il 1950 e il 1965 si accompagna e si nutre di una rinnovata produzione islamologica. Louis Gardet nel 1948, con Georges Anawati, aveva scritto L'Introduction à la théologie musulmane ; nel 1954 pubblica La cité musulmane, divenuta un classico e tradotta in arabo a beneficio degli stessi musulmani. Tali testi permettevano ai cristiani di comprendere le categorie dell'islam a partire dall'interno stesso della tradizione musulmana. Nello stesso periodo lavorano, per pubblicare più tardi, Pareja, Watt e Caspar. Jean-Mohammed Abd el-Jalil, marocchino diventato cristiano, pubblica Aspects intérieurs de l'islam, che introduce al messaggio spirituale espresso nella vita del credente ordinario e attraverso le prescrizioni quotidiane dell'islam.

[modifica] La novità del Concilio: 1965-2000

Il Concilio Vaticano II affronta l'Islam e le altre religioni non cristiane nella Nostra Aetate[6]. Nel documento vengono fatti notare i punti di contatto tra i cristiani e i musulmani. Essi adorano l'unico Dio di Abramo; pur non riconoscendo Gesù come Dio, lo venerano come profeta, onorando anche la sua madre Maria. Inoltre "hanno in stima la vita morale, e rendono culto a Dio soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno". Si invita quindi a superare i dissensi ed inimicizie del passato, e a cercare una mutua comprensione e una promozione comune di giustizia sociale, valori morali, pace e libertà.

Il periodo post-conciliare si apre con i testi di Serge de Beaurecueil: Nous avons partagé le pain et le sel (1965) e Prêtre des non chrétiens (1968), nati dall'esperienza dello scrittore in comunità musulmane.[6]

In campo cattolico, è il Consiglio pontificio per il dialogo interreligioso, già Segretariato per il dialogo con i non-cristiani, ad accentrare la riflessione teologica sulle religioni non cristiane e l'Islam, tramite i testi Orientamenti per il dialogo islamo-cristiano (1ª edizione 1970; 2ª ed. Riveduta ed ampliata da P. Borrmans, 1981), Dialogo e missione (1984) e Dialogo e annuncio (1991). L'enciclica Redemptoris Missio, i lavori di teolofi cattolici e protestandi, la nascita di istituti di teologia delle religioni testimoniano l'impegno nel posizionamento del cristianesimo verso le altre religioni; ciò non comporta tuttavia uno sforzo specifico verso l'Islam[6].

Strutture ufficiali di incontro e relazione tra cristiani e musulmani sono state create, in un ulteriore passo di istituzionalizzazione del dialogo: gli incontri regolari tra il Consiglio pontificio per il dialogo e gli organismi musulmani internazionali; e gli incontri dello stesso Consiglio con l'Università Al-Azhar del Cairo. Ci sono anche scambi regolari di professori tra la Gregoriana e facoltà musulmane di teologia. In molti paesi sono state create delle strutture permanenti di dialogo a livello nazionale (Egitto, Francia, Spagna…)[6].

Resta aperto il problema di una visione cristiana della storia della salvezza che comprenda il ruolo che l'islam si dà[6].

[modifica] La visione teologica islamica del Cristianesimo

Maometto definisce l'Islam come sottomissione totale al Dio unico quale atteggiamento fondamentale del credente. In tal modo, egli collega l'islam alle religioni monoteiste preesistenti, ebraismo e cristianesimo, i cui patriarchi (Adamo, Noé, Abramo, Gesù), in quanto timorati e sottomessi a Dio, appaiono "musulmani". In ciò, Maometto vi si pone in continuità, e intenzionato a ripristinare la religione di Dio in modo adatto al suo popolo e al suo tempo, come già avevano fatto i patriarchi. L’ebraismo e il cristianesimo sono musulmani. Maometto appare così come ultimo messaggero di Dio, "sigillo dei profeti" venuto a correggere le rivelazioni precedenti. Il Corano e l'islam, in questo modo, "riconoscono" le religioni che li precedono, ma si concedono di modificarne passaggi fondamentali (quali la morte e resurrezione di Gesù). Il cristianesimo, così come l'ebraismo, è perciò visto come rivelazione precedente e "pedagogica" rispetto alla Rivelazione finale dell'islam, che tutti gli ebrei e i cristiani dovrebbero riconoscere per essere veri seguaci di Dio[3].

[modifica] Note

  1. ^ La figura di Cristo nell'Islam del prof. Niyazi Oktem, Università di Bilgi, Istanbul
  2. ^ In Which Countries are Women Not Allowed to Vote?
  3. ^ a b c d Islam: perché?, CulturaNuova.net
  4. ^ Claudio Lo Jacono, Storia del mondo islamico. Il Vicino Oriente, Einaudi, Torino, 2003, p. 380.
  5. ^ Questo episodio è citato anche in diverse cronache contemporanee dei crociati (in particolare: Giacomo da Vitry, Lettera del 1220 sulla presa di Damiata; Cronaca di Ernoul, cap. 27; Bernardo il Tesoriere, La conquista della Terra Santa, 1229-1230; Storia di Eraclio, 1230)
  6. ^ a b c d e f g Henri Teissier - (Arcivescovo di Algeri) Cristiani-Musulmani: come sono cresciute le relazioni

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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