Crespi d'Adda

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Crespi d'Adda
frazione
panorama di Crespi d'Adda
panorama di Crespi d'Adda
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Comune Capriate San Gervasio-Stemma.png Capriate San Gervasio
Territorio
Coordinate 45°35′48″N 9°32′10″E / 45.596667°N 9.536111°E45.596667; 9.536111 (Crespi d'Adda)Coordinate: 45°35′48″N 9°32′10″E / 45.596667°N 9.536111°E45.596667; 9.536111 (Crespi d'Adda)
Altitudine 180 m s.l.m.
Abitanti 450
Altre informazioni
Cod. postale 24040
Prefisso 02
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti crespesi
Patrono Santissimo Nome di Maria
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Crespi d'Adda
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Crespi d'Adda
(EN) Crespi d'Adda
Crespi panorama.jpg
Tipo Culturale
Criterio (iv) (v)
Pericolo non in pericolo
Riconosciuto dal 1995
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Crespi d'Adda è una frazione del comune italiano di Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo, Lombardia.

Il paese sorge poco sopra la confluenza del fiume Brembo nell'Adda, all'estremità meridionale dell'Isola bergamasca.

È sede di un villaggio operaio, operante nel settore tessile cotoniero sorto a opera di Cristoforo Benigno Crespi a partire dal 1875 e passato poi nelle mani del figlio.

Per il suo rilievo storico e architettonico fu, nel 1995, annoverato tra i patrimoni dell'umanità dall'UNESCO.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il villaggio venne costruito durante l'ultimo quarto del XIX secolo dalla famiglia Crespi, che scelse quest'area, vicina al fiume Adda, per costruire un cotonificio. La fondazione si fa risalire al 1878, anno in cui il bustocco Cristoforo Benigno Crespi acquistò 85 ettari di terra dai comuni di Capriate San Gervasio e Canonica d'Adda. I lavori di costruzione vennero affidati all'architetto Ernesto Pirovano e all'ingegnere Pietro Brunati.

L'ambizioso progetto di Crespi prevedeva di affiancare agli stabilimenti - similmente a quanto già accadeva nell'Inghilterra della rivoluzione industriale - un vero e proprio villaggio che ospitasse alcuni operai della fabbrica e le loro famiglie. Il neonato insediamento venne dotato di ogni struttura necessaria: oltre alle casette delle famiglie operaie (complete di giardino ed orto) e alle ville per i dirigenti (che vennero costruite in seguito), il villaggio era dotato di chiesa (copia in scala ridotta del Santuario di Santa Maria di Piazza di Busto Arsizio), scuola, cimitero, ospedale proprio davanti alla fabbrica, campo sportivo, teatro, stazione dei pompieri e di altre strutture comunitarie.

Il cimitero di Crespi d'Adda, realizzato dall'architetto Gaetano Moretti (cui i Crespi avevano commissionato anche i lavori di realizzazione della centrale idroelettrica di Trezzo sull'Adda), è dominato dalla tomba della famiglia Crespi: una piramide con scalone monumentale, di stile eclettico e di gusto esotico, affiancata da due ampie esedre che sembrano idealmente simboleggiare l'abbraccio della famiglia Crespi a tutti gli operai del villaggio. Nel prato di fronte al famedio dei Crespi vi sono piccole croci disposte in modo ordinato e geometrico, mentre le tombe più elaborate sono allineate lungo i muri di cinta, memoria della stratificazione sociale della comunità. Negli ultimi decenni, tuttavia, il cimitero ha perso parte del suo originario rigore: tombe e monumenti recenti si sono sostituiti o aggiunti alle originali sepolture. Il cimitero è tuttora in funzione, caro alla comunità locale. La via principale ha anche un significato simbolico.

Nel 1889 la frazione di Crespi, sino ad allora compresa nel comune di Canonica d'Adda nel circondario di Treviglio, venne assegnata al comune di Capriate d'Adda nel circondario di Bergamo[1].

In data 11 ottobre 2013 il complesso dell'ex cotonificio viene acquistato dall'imprenditore Antonio Percassi con l'intenzione di utilizzarlo come quartier generale delle sue aziende. I relativi lavori di ristrutturazione partiranno a inizio 2014 e dovrebbero terminare entro l'inizio di Expo 2015.[2]

Patrimonio Unesco[modifica | modifica sorgente]

All'inizio degli anni novanta a livello comunale fu proposto un piano regolatore che prevedeva nuove edificazioni nell'area del villaggio operaio. L'associazione culturale locale "Centro Sociale Fratelli Marx" (CSFM), supportata dal locale circolo di Legambiente e da diverse persone coscienti del valore del villaggio, volle contrastare questa proposta decidendo di tentare l'iscrizione del sito di Crespi d’Adda nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco.

Fu costituita la Consulta per Crespi, che iniziò un’opera di informazione e pressione sui politici e gli organi di informazione locali per scongiurare l'applicazione del piano urbanistico.

L'operazione ebbe successo convincendo l'Amministrazione a non realizzare le edificazioni previste nell'area storica del villaggio e ad appoggiare la richiesta di inserimento nella Lista. La redazione del dossier di nomination da presentare all'Unesco venne affidata a due membri del CSFM: Andrea Biffi e Enzo Galbiati (cfr. Belli Guido, Chorus. A programme for balanced and sensitive development of heritage and culture: the case of Crespi d'Adda. Milano: Regione Lombardia, gennaio 1997). In una fase successiva dell'istruttoria l'UNESCO richiese un approfondimento sullo stato di autenticità del sito, affidata all'esperto di archeologia industriale Edo Bricchetti. Accompagnava la nomination un progetto di valorizzazione culturale del villaggio operaio e della comunità residente ideato dal CSFM, presentato nel corso del Convegno Internazionale organizzato per promuovere la candidatura di Crespi d'Adda, a cui partecipò Giancarlo Riccio, Ambasciatore Diplomatico e all’epoca Codirettore del Centro per il Patrimonio Mondiale UNESCO di Parigi (Riccio fu determinante per l'inserimento di Crespi nella Lista).

Il 5 dicembre 1995 il "Villaggio operaio di Crespi" è entrato a far parte della Lista del Patrimonio dell'umanità dell'Unesco. È uno degli esempi meglio conservati di villaggio operaio industriale che esistano al mondo. Contrariamente a siti analoghi, lo stabilimento è stato funzionante fino al dicembre 2003 e le case sono tuttora abitate.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Legge nº 6043 dell'11 aprile 1889, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia nº 106 del 3 maggio 1889
  2. ^ Percassi acquista e recupera il villaggio operaio di Crespi d'Adda, patrimonio dell'Unesco

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Edo Bricchetti, Un villaggio operaio fine Ottocento: Crespi d'Adda in Spazio e società, anno 5, nº 19, Milano, Sansoni Editore, settembre 1982, pp. 58-71, ISSN 0392-4947.
  • Luigi Cortesi. Crespi d'Adda: villaggio ideale del lavoro. Bergamo, Grafica e Arte, 1995. ISBN 88-7201-172-8.
  • Elisa e Leonardo Mariani Travi. Il paesaggio italiano della rivoluzione industriale: Crespi d'Adda e Schio. Bari 1979.
  • Belli Guido. Chorus. A programme for balanced and sensitive development of heritage and culture: the case of Crespi d'Adda. Milano: Regione Lombardia, gennaio 1997

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Geografia
Biografie
Siti industriali simili

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]