Creepshow

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Creepshow
Creepshow.JPG
Una scena del film
Titolo originale Creepshow
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1982
Durata 120 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere horror
Regia George A. Romero
Soggetto Stephen King
Sceneggiatura Stephen King
Fotografia Michael Gornick
Montaggio Pasquale Buba, Paul Hirsch, George A. Romero, Michael Spolan
Effetti speciali Tom Savini, Cletus Anderson
Musiche John Harrison
Scenografia Cletus Anderson
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Creepshow è un film a episodi del 1982, diretto da George A. Romero e scritto da Stephen King, che interpreta anche uno degli episodi, The Lonesome Death of Jordy Verrill. Si può considerare come un omaggio dei due autori ai fumetti horror della EC Comics, pubblicati in America dal secondo dopoguerra agli anni cinquanta quando le pressioni censorie ne terminarono le pubblicazioni, esplicitato anche dai raccordi animati tra gli episodi, che rendono il film un albo di fumetti che prende vita.[1] Il bambino protagonista è il figlio di Stephen King, Joe. Il posacenere “protagonista” del primo episodio compare in tutte le altre storie.

Trama[modifica | modifica sorgente]

[modifica | modifica sorgente]

La storia comincia con un padre che rimprovera severamente il figlio perché beccato, per l'ennesima volta a dire del padre, a leggere un fumetto dai contenuti raccapriccianti. Terminato il litigio, il padre getta il fumetto (con stampato sopra a grandi lettere il nome "creepshow", dal titolo del film) nella spazzatura ritirandosi poi in salotto, mentre il figlio affranto prega i personaggi del fumetto di vendicare l'ingiustizia, che magicamente prendono vita accerchiando la casa.

La festa del papà (Father’s Day)[modifica | modifica sorgente]

Nathan Grantham, ucciso anni prima dalla figlia Bedelia, torna dal mondo dei morti il giorno della festa del papà, quando Bedelia e parenti si riuniscono per la ricorrenza annuale. Nathan si farà giustizia e riuscirà a ottenere finalmente la sua tanto desiderata torta.

La morte solitaria di Jordy Verrill (The Lonesome Death of Jordy Verrill)[modifica | modifica sorgente]

(basato sul racconto Weed, pubblicato sulla rivista Cavalier nel 1970-71)[2]

Un goffo contadino entra in contatto con un piccolo meteorite caduto nel suo terreno. L’entusiasmo di concluderci un affare lascia il posto al panico quando si accorge che si sta trasformando in un vegetale ambulante. L'unica soluzione sarà quella di spararsi in bocca.

Alta marea (Something to Tide You Over)[modifica | modifica sorgente]

Un marito tradito riesce a seppellire fino al collo la moglie e il suo amante nella spiaggia a pochi passi dal mare, in attesa che la marea li finisca. Non riuscirà però a godersi per tanto tempo la sua vendetta. Difatti, quella sera stessa, i due ritorneranno dall'uomo sotto forma di zombie liquefatti che riescono a parlare, obbligandolo ad immergersi come erano stati costretti loro. L'uomo farà la loro stessa orribile fine.

La Cassa (The Crate)[modifica | modifica sorgente]

(basato su un racconto pubblicato sulla rivista Gallery)[3]

Una misteriosa e letale creatura è prigioniera in una cassa nascosta in un sottoscala universitario fin dal 1834. Un professore vi vede la soluzione per liberarsi della petulante moglie, facendola diventare il pasto dell'immondo essere. Consumato l'orrendo pasto, il professore chiude la cassa e se ne libera gettandola da una scogliera, ma nell'impatto la cassa si aprirà.

Strisciano su di te (They're Creeping Up on You!)[modifica | modifica sorgente]

Un crudele uomo d’affari vive nel suo asettico appartamento ossessionato dalla paura di essere invaso dagli insetti, e ben presto diventerà la preda di un'orda di scarafaggi.

Commento[modifica | modifica sorgente]

Creepshow è uno dei primi esperimenti di trasposizione diretta sul grande schermo dello spirito e dello stile dei racconti a fumetti. Per ricreare le atmosfere di questi cinque racconti horror, scritti con macabra ironia e umorismo nero da Stephen King, Romero si avvale di diversi strumenti che vanno dallo split screen, ossia la frammentazione del grande schermo in tante tavole, all’uso di una illuminazione innaturale con la prevalenza alternata dei tre colori primari, all’utilizzo di sequenze animate di raccordo tra le storie, alle tavole disegnate a incorniciare come fumetti alcune inquadrature. V'è pure l'aggiunta di colori molto scuri e prevalgono il nero (il caso del papà ucciso), il marrone e anche il blu nerastro (nel caso dei due amanti uccisi). È l'unico film in cui Romero è regista ma non sceneggiatore.

Box Office[modifica | modifica sorgente]

Creepshow è ritenuto un discreto successo commerciale. Costato circa 8 milioni di dollari, incassò nell’anno della sua uscita nei soli Stati Uniti circa 21 milioni di dollari, diventando sempre negli USA il 37° incasso del 1982. Finora, tra i film horror a episodi, Creepshow è il secondo maggiore incasso dopo quello altrettanto non esaltante di Ai confini della realtà dell’anno seguente.

Sequel[modifica | modifica sorgente]

Nel 1987 venne realizzato un sequel del film, dal titolo Creepshow 2. La regia venne affidata a Michael Gornick, e Stephen King si limitò a scrivere le tre storie che lo compongono, sceneggiate poi dallo stesso Romero.

Un terzo episodio, Creepshow 3 venne girato nel 2006 e distrbuito direct-to-video, ma questa volta né Romero né Stephen King furono in alcun modo interessati al progetto.

Episodi tagliati[modifica | modifica sorgente]

Non tutti gli episodi sono presenti nelle versioni cinematografiche distribuite:

  • In Germania non venne inserito l’episodio degli scarafaggi;
  • In Italia, invece, non venne incluso l’episodio con Stephen King: la morte solitaria di Jordy Verrill. In alcuni cinema però, venne proiettato nella versione integrale (la versione noleggio della VHS Multivision proponeva la versione integrale).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Paul R. Gagne, Interview with Stephen King, Cinefantastique, aprile 1982. In L'orrore secondo Stephen King, a cura di Tim Underwood e Chuck Miller, Milano, Arnoldo Mondadori, Editore, 1999. ISBN 88-04-46422-4 p. 177
  2. ^ Paul R. Gagne, op. cit., p. 181
  3. ^ Paul R. Gagne, op. cit., p. 182

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema