Credito

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Il credito, in diritto, indica la situazione giuridica soggettiva attiva del rapporto obbligatorio, ossia il diritto del creditore all'esecuzione della prestazione dovutagli dal debitore per effetto del debito da questi contratto.

Il diritto di credito fa parte della categoria del diritto soggettivo relativo quale posizione di spettanza giuridica correlativa all'altrui obbligo. Esso si caratterizza per la sua relatività e patrimonialità.

Nell'ambito economico e sociale, il ricorso al credito è una situazione piuttosto diffusa e comune per famiglie ed imprese ed è gestito in massima parte attraverso il sistema creditizio o bancario che è un sottosistema del sistema economico.

Trattamento dei crediti inesigibili[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Credito inesigibile.

I crediti che le banche o altre imprese ritengono inesigibili devono essere cancellati dall'attivo di bilancio. Ciò da un lato riduce gli utili che emergono dal bilancio, ma evita anche di pagare tasse su entrate mancanti.

La normativa contabile non obbliga ad evidenziare in nota integrativa, laddove è significativa la percentuale e la probabilità di sofferenza su crediti a 12 mesi:

  • massimali ed estremi identificativi (compagnia e numero di polizza) delle eventuali coperture assicurative;
  • esposizione per anticipi su fatture dei clienti, verso istituti di credito (risconti salvo buon fine), o verso società di leasing/factoring (per cessioni pro soluto).

Nel caso delle banche il rapporto sofferenze/impieghi, ovvero fra crediti ritenuti inesigibili e prestiti totali concessi, è un indicatore di solvibilità patrimoniale fondamentale per la comunità finanziaria nel rating dei titoli bancari.

Le banche sono fra i titoli a maggior capitalizzazione nel 2005 al MIBtel. Un valore tipico dell'indicatore è intorno al 2%.

È importante anche confrontare il valore totale delle sofferenze con il patrimonio (equity) della banca.

Talora più del 50% dei crediti inesigibili viene ceduto pro soluto (ovvero definitivamente) a società autorizzate. In questo modo la banca riottiene la somma prestata e non deve ridurre i crediti e gli utili di bilancio.

Queste società spesso sono banche straniere con maggior patrimonio da contrapporre alle "sofferenze" o società istituite ad hoc dalla banca cedente che ne detiene il 20% del capitale sociale.

Nell'ultimo modo l'insofferenza è "scaricata" sul bilancio di un'altra società della quale la banca detiene il controllo con la maggioranza relativa delle quote azionarie (e nella quale espone solo una parte del proprio capitale anziché la totalità del capitale sociale).

Credito potenziale[modifica | modifica wikitesto]

È il massimo credito erogabile dalle banche ordinarie di credito. Viene calcolato in base alla riserva obbligatoria di legge depositata dalla banca. Il credito potenziale avrà quindi sempre un valore maggiore o uguale a quello del credito effettivo erogato dalla banca.

L'apertura di credito in conto corrente genera un deposito nel conto del cliente. Tale deposito secondario (detto anche derivato) viene distinto da quello primario, in cui il denaro depositato proviene dall'esterno della banca, da altri agenti economici.

Il deposito è una passività della banca, che ha in contropartita un analogo ammontare in attivo, dove cresce la riserva della banca. Un prestito e un deposito del correntista danno luogo alla stessa scrittura contabile, e si differenziano per i flussi futuri che genererà il primo per la restituzione del capitale e degli interessi.

Un'analoga scrittura contabile avviene nei bilanci delle banche degli altri agenti economici coinvolti. Gli agenti economici C che il cliente A intende pagare dopo l'erogazione del credito, sono in relazione ad un deposito sul loro conto, che ha in contropartita un aumento delle riserve.

Nell'attività di intermediazione, la banca concede un ammontare di prestiti minore o uguale ai depositi. La banca deve a un agente (e depositante C) un ammontare analogo a quanto le è dovuto da un altro agente A, che le è debitore. Il circuito finanziario si chiude nel momento in cui i due agenti non sono "estranei" che agiscono soltanto in relazione alla banca, ma due agenti economici di cui uno paga e l'altro fornisce un prodotto/servizio.

Se l'erogazione dei prestiti al pubblico dipende dai depositi del pubblico, l'attività è di intermediazione finanziaria. In questo caso, il credito è concesso in virtù dei depositi (di maggiore entità) dei quali la banca già dispone dall'agente pagato. Tornando all'esempio di prima, il deposito di C è un reddito, che, attraverso la banca, C presta ad A per pagarlo.

Altrimenti, l'intermediazione si dice monetaria e la banca accredita una somma che gli agenti pagati dovrebbero depositare in un conto presso lo stesso istituto.

Se la banca del prestatario è la stessa di chi beneficia del suo credito, il deposito secondario (prestito ad A) si somma ai depositi primari (di C), così come si sommano gli incrementi di riserve generati da entrambi i depositi. Quindi, l'esaurimento del deposito di A per i pagamenti non diminuisce il passivo, mentre i futuri pagamenti di A del capitale e degli interessi non sono contabilizzati come un guadagno in conto capitale.

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