Costantino Belluscio

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Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
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Luogo nascita Cervia
Data nascita 4 marzo 1930
Luogo morte Roma
Data morte 11 febbraio 2010
Professione giornalista
Partito Partito Socialista Democratico Italiano
Legislatura VI-VIII-IX
Gruppo Socialdemocratico
Collegio Catanzaro
Incarichi parlamentari
  • Componente della VIII Commissione (difesa) dal 1972 al 1976
  • Componente della IX Commissione (agricoltura e foreste) dal 1972 al 1973
  • Componente della XIII Commissione (lavoro e previdenza sociale) nel 1974
  • Componente della II Commissione (affari interni e di culto) dal 1979 al 1983 e dal 1985 al 1986
  • Componente della VII Commissione (difesa) dal 1981 al 1987
  • Componente della III Commissione (esteri) dal 1983 al 1984
  • Componente della commissione d'inchiesta sul fenomeno della mafia (1983-86)

Costantino Belluscio (Cervia, 4 marzo 1930Roma, 11 febbraio 2010) è stato un giornalista e politico italiano, aderente al Partito Socialista Democratico Italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Sottosegretario agli Affari esteri nel Governo Forlani, è uno dei sette componenti il governo in carica (2 ministri e 5 sottosegretari) inclusi nella lista di 962 iscritti alla loggia massonica P2, rinvenuta il 17 marzo 1981 nella fabbrica la "Giole", a Castiglion Fibocchi presso Arezzo, di proprietà dell’imprenditore Licio Gelli, maestro venerabile della loggia stessa.

In data 1º luglio 1981, Costantino Belluscio, deputato socialdemocratico, produsse nell'aula della Camera dei deputati altre liste, per un totale di 550 nomi (di cui 180 circa già nell'elenco dei 962 precedenti), comprensivi degli affiliati che Gelli aveva provveduto a "riconsegnare" al Grande Oriente d'Italia a tutto il 6 ottobre 1976 [1].

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Grande Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana
— Roma, 8 dicembre 1971[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Aldo A. Mola, Storia della massoneria italiana dalle origini ai giorni giorni, Bompiani, Milano, 1992, pagg. 799-802
  2. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]