Corvo rosso non avrai il mio scalpo

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Corvo rosso non avrai il mio scalpo
Corvo rosso non avrai il mio scalpo.png
Robert Redford in una scena del film
Titolo originale Jeremiah Johnson
Paese di produzione USA
Anno 1972
Durata 116 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere western
Regia Sydney Pollack
Soggetto Vardis Fisher (romanzo Mountain Man)
Raymond W. Thorp e Robert Bunker (racconto "Crow Killer")
Sceneggiatura Edward Anhalt, John Milius,
Produttore Joe Wizan
Casa di produzione Warner Bros.
Fotografia Duke Callaghan
Montaggio Thomas Stanford
Musiche Tim McIntire, John Rubinstein
Scenografia Ted Haworth
Costumi Wesley Jeffries, Bernie Pollack
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Corvo rosso non avrai il mio scalpo (Jeremiah Johnson) è un film del 1972 diretto da Sydney Pollack, con Robert Redford e Will Geer, presentato in concorso al 25º Festival di Cannes.[1] .

Il film è liberamente ispirato alla vita del leggendario trapper Mangiafegato Johnson,[2] la cui biografia presenta notevoli coincidenze con gli argomenti raccontati nel film.[3][4] Basato sul racconto "Crow Killer: The saga of Liver-Eating Johnson" ("L'uccisore dei Corvi: la saga di "Mangiafegato" Johnson") di Raymond Thorp e Robert Bunker e sul romanzo Mountain Man di Vardis Fisher, fu sceneggiato da John Milius ed Edward Anhalt. La pellicola venne girata in varie località dello Utah.[5]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Veterano della Guerra messicano-statunitense (1846-48), Jeremiah Johnson cerca rifugio nel West. Intende intraprendere la vita di un mountain man o trapper, vivendo tra le montagne dell'ovest e cacciando animali per mezzo di trappole. In inverno ha difficoltà a sopravvivere ed ha un breve incontro con Mano Che Segna Rosso (Paints His Shirt Red nella versione americana), un nativo americano capo della tribù dei Corvi (o Crows). Johnson trova poco dopo un fucile Hawken calibro 12 sul corpo congelato di Hatchet Jack, un altro mountain man, sostituendo così l'inadeguato Hawken calibro 20 in suo possesso.

In seguito Johnson rovina inavvertitamente la caccia all'orso grizzly dell'anziano ed eccentrico "Artiglio d'orso" Chris Lapp. Dopo essersi incontrati sotto la minaccia delle armi ("So chi sei; sei lo stesso pellegrino idiota che sento da venti giorni e annuso da tre!"), Lapp lo accoglie e gli fa da maestro su come vivere nelle montagne. Johnson si vanta di essere in grado di scuoiare quasi ogni cosa, così la prima lezione è la consegna di un orso grizzly vivo nella capanna di Lapp perché Johnson lo possa scuoiare. Dopo una schermaglia con gli indiani Corvi, compreso Mano Che Segna Rosso (amico di Lapp), e dopo aver imparato le abilità necessarie per sopravvivere tra le montagne, Johnson parte per conto suo.

Nei suoi viaggi si imbatte in una piccola capanna, i cui abitanti sono stati attaccati dai guerrieri Piedi Neri: soltanto una donna e suo figlio, un ragazzo taciturno, sono sopravvissuti. La donna, impazzita dal dolore, obbliga Johnson ad adottare suo figlio. Lui e il ragazzo, a cui Johnson dà il soprannome di "Caleb", si imbattono in Del Gue, un mountain man con un forte disprezzo per gli indiani. Del Gue, che si rade accuratamente per evitare lo scotennamento, era stato derubato e seppellito fino al collo nella sabbia dalla banda di Piedi Neri, la medesima che ha aggredito la capanna di Caleb. Una volta liberato da Johnson, Del Gue si aggiunge alla comitiva, e i tre viaggiano insieme.

Dopo alcuni giorni si imbattono, quasi per caso, nel bivacco dei Piedi Neri. Il gruppo tenta di riprendere i cavalli di Del Gue nel cuore della notte, ma questi si svegliano, e Del Gue fa fuoco contro gli Indiani. Johnson e Del Gue escono vittoriosi dallo scontro e Del Gue si impadronisce dei cavalli e degli scalpi dei Piedi Neri. Johnson è disgustato dalla spietatezza e dalle azioni di Del Gue. Poco dopo i due sono avvicinati dagli Indiani cristianizzati Teste Piatte, che li accolgono come ospiti d'onore per le loro audaci imprese. Quando Johnson dà al capo gli scalpi e i cavalli dei Piedi Neri (i loro mortali nemici), quest'ultimo secondo l'usanza delle Teste Piatte si trova obbligato a ricambiare con un dono ancora più grande, così il capo tribù dà sua figlia Cigno Pazzo (Swan nella versione americana) in matrimonio ad un riluttante Johnson. Dopo la cerimonia nuziale, che si è rivelata una mescolanza del rito tradizionale dei Nativi Americani e di quello cattolico, Del Gue se ne va per la sua strada e Johnson, Caleb e Cigno Pazzo proseguono il viaggio nelle lande solitarie.

Johnson, con l'aiuto del ragazzo e della sua nuova moglie, individua un luogo adatto per costruire una capanna e stabilirvisi come una famiglia. Con il tempo i tre sviluppano affetto l'uno per l'altro e Johnson e Cigno Pazzo si innamorano.

Proprio quando la sua vita sembra ad una svolta, Johnson è obbligato a aiutare un plotone dell'Esercito, che gli chiede di guidare una spedizione di soccorso ad un gruppo di carri coperti sperduti. Il percorso comporta il rischioso attraversamento di un cimitero dei Corvi, luogo tabù per gli estranei. Considerando la violazione del terreno sacro come un oltraggio da parte di Johnson, la tribù dei Corvi per rappresaglia invia un gruppo di guerrieri ad uccidere Cigno Pazzo e Caleb. In una scena iconica, Johnson riconosce lo zaino blu di Cigno Pazzo nei resti sgretolati di un palco sepolcrale innalzato dai Crow. Allora ritorna al galoppo alla capanna, dove trova la sua famiglia massacrata.

Dopo aver bruciato la sua capanna con le spoglie di Cigno pazzo e Caleb, Johnson si mette alla ricerca del gruppo che ha ucciso la sua famiglia e li uccide tutti tranne uno, un grasso guerriero che intona il suo canto della morte quando si rende conto di non poter sfuggire a Johnson. Johnson lo lascia vivere, e quest'ultimo racconta poi alla sua tribù la storia dell'uccisore selvaggio, che si sparge ben presto in tutta la regione. Johnson si ritrova invischiato in una sanguinosa faida con il popolo Crow. La tribù invia i suoi migliori guerrieri, uno alla volta, per ingaggiare battaglia con Johnson, ma questi li sconfigge ripetutamente. La sua leggenda cresce e i Corvi arrivano a rispettarlo per la sua abilità, la sua audacia e la sua tenacia, come anche per l'onore da lui dimostrato.

Johnson s'incontra con Del Gue (ora non più calvo, ma dalla folta chioma), che lo informa della fama che si è conquistato. Jeremiah torna a visitare la vecchia capanna della famiglia di Caleb, dove scopre che la madre di Caleb è morta e che una nuova famiglia di coloni vive là. Vicino alla capanna i Crows hanno creato una sorta di monumento all'audacia e alla prodezza di Johnson come combattente, lasciando in omaggio ninnoli e talismani simbolici.

Jeremiah Johnson e Chris Lapp si incontrano un'ultima volta, alla fine dell'inverno, o all'inizio della primavera, dal momento che nessuno dei due è del tutto sicuro di quale mese sia. Uno stremato Johnson condivide il coniglio che sta arrostendo con Lapp, il quale osserva: "Sei arrivato lontano, pellegrino" al che Johnson replica: "Sembra lontano". Lapp chiede "Valeva il fastidio?" L'ironica ma enigmatica risposta di Johnson ne definisce il carattere: "Ah, quale fastidio?". Entrambi i mountain men conoscono la lotta e la perdita che hanno accompagnato il sentiero che hanno scelto. Lapp dichiara la sua preferenza per la vita da mountain man e si congratula con Johnson per aver conservato la capigliatura sulla testa, perché tanti gli stanno dando la caccia. Le parole di commiato di Lapp a Johnson, "Spero che te la passerai bene", sono anche le ultime del film.

La scena finale è un incontro con Mano Che Segna Rosso, il nemico giurato di Johnson e la forza che sta dietro agli attacchi contro di lui. A parecchie centinaia di metri di distanza, Johnson allunga la mano per prendere il fucile per quello che pensa sarà un duello finale. Mano Che Segna Rosso invece alza il braccio, con il palmo aperto, in un gesto di pace che Johnson ricambia, chiudendo il film.

Il film si chiude con queste battute finali: "La sua montagna. La sua pace. Le sue grandi cacce. La sua giovane sposa. Con tutto ciò, sarebbe stato diverso.

Alcuni dicono che è morto... altri dicono che non lo sarà mai".

Critica[modifica | modifica sorgente]

Corvo rosso non avrai il mio scalpo è stato, ai suoi tempi, un film di grande impatto in quanto proponeva una visione diversa del classico, stereotipato rapporto tra Bianchi ed Indiani. Al riguardo, si legge nel Dizionario dei film Morandini: "È uno dei western che inaugurarono una nuova tendenza del genere, con gli indigeni amerindi visti come una cultura ostile all'estendersi della civilizzazione, ma non inferiore né negativa. (...) Il conflitto tra la collettività dei legittimi padroni del luogo e la necessità storica del pioniere scatena una dura lotta, ma sfocia nella necessaria pratica della tolleranza.".

Il titolo e le citazioni in altre opere[modifica | modifica sorgente]

La traduzione italiana del titolo del film è molto lontana dall'originale e, per certi versi, fuorviante.

In Italia Corvo rosso non avrai il mio scalpo ha ispirato direttamente uno dei più importanti fumetti western degli ultimi anni, Ken Parker, il cui protagonista ha il volto di Robert Redford ed è anch'egli, all'inizio, un trapper.

La pellicola è menzionata nel romanzo Waiting for White Horses, di Nathan Jorgenson. Un riferimento si trova nel titolo di un episodio di Farscape, "Jeremiah Crichton"[6], dove l'eroe si è perduto lontano dalla civiltà e deve vivere delle risorse della terra.

In Topolino n. 2015 del 12 luglio 1994, vi è una storia della serie C'era una volta... in America, intitolata "Topolino e il grande Cielo" (testi di Giorgio Pezzin e disegni di Massimo De Vita) parzialmente ispirata alle avventure di Jeremiah Johnson. Ambientata nella prima metà del XVIII secolo, la storia inizia a Springfield sulle rive del Connecticut. Un giovane Topolino viene assunto come cartografo per un'esplorazione nelle sconosciute terre occidentali del Vermont, ma il rovesciamento di una canoa e la caduta in una cascata lo lasciano isolato. Per nulla spaventato, anzi eccitato dal vivere nella foresta come un mountain man, Topolino cerca di adattarsi alla durissima vita sulle Montagne Rocciose. Colto da un rigido inverno, tenta di procacciarsi del cibo pescando con le mani, ma alla vista di un indiano scivola su una lastra di ghiaccio e sviene; si risveglia nella capanna di Jean De Pippe (ovvero Pippo nella versione pacifica del più sanguinario e scorbutico mountain man Artiglio d'Orso), che addestra Topolino alla vita del montanaro e al rispetto per la natura (vi è anche una vignetta-citazione della scuoiatura d'orso del film, anche se qui l'orso non viene ucciso, ma solo addomesticato; un'altra ricalca la tecnica di avvicinarsi, coperti di pelli, ai bisonti, qui un alce, vista in Piccolo Grande Uomo). De Pippe porta Topolino all'accampamento degli indiani dove, tra gli altri, gli presenta: il Capo Stomaco Tonante (che lo ha soprannominato Danza Su Ghiaccio, come in Balla coi lupi, per la sua sfortunata pesca e lo considera un inetto), Minoù Occhi di Cielo (la bella Minnie figlia del Capo di cui Topolino si innamora) e Faccia di Bronzo (un enigmatico guerriero). I due mountain men scoprono dei traffici illeciti con gli indiani perpetrati da Jambedebois (Gambadilegno in versione XVIII secolo) con la complicità di Faccia di Bronzo, che ha catturato il capo tribù per prenderne il posto. De Pippe interviene in suo soccorso, ma un provvidenziale ramo d'albero lo mette fuori gioco; così Topolino, sfoderando tutte le sue abilità di mountain man, sgomina da solo Faccia di Bronzo e i loro scagnozzi. Riscattatosi così agli occhi del capo Stomaco Tonante Topolino sposa Minoù Occhi di Cielo e rimane a vivere con gli indiani, mentre Jean De Pippe è costretto a fuggire perché inseguito dalla corpulenta sorella di Minoù, Manona di Fata, che lo vorrebbe sposare.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1972, festival-cannes.fr. URL consultato il 17 giugno 2011.
  2. ^ (EN) Charley Reese, Tough ancestors
  3. ^ (EN) damninteresting.com - "Liver Eating" Johnson
  4. ^ (EN) Yellowstone genealogy forum
  5. ^ (EN) imdb.com - località di ripresa
  6. ^ (EN) scifipedia - Jeremiah Crichton

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Raymond W. Thorp, Robert Bunker, Crow Killer: The saga of Liver-Eating Johnson, Midland Book, ISBN 978-0-253-20312-0

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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