Corsetto

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Il corsetto, di William Hogarth, 1744 circa

Il corsetto o busto è il nome con cui vengono indicati sia il busto correttivo applicato per risolvere problemi di natura ortopedica (che insorgono durante l'adolescenza), sia un indumento prevalentemente femminile composto di tessuto rinforzato da stecche. Importante non confondere il busto, che copre tutto il torace, col reggiseno, che serve appunto a sostenere il seno femminile.

Storia del busto[modifica | modifica wikitesto]

Immagine del corsetto conservato al Musée de Cluny

I primi busti che conosciamo comparvero soprattutto nel XVI secolo ed erano corsetti in metallo con una lunga punta sul davanti, chiusi sulla schiena con una molla o una chiave. Uno di questi aggeggi è conservato a Parigi al Musée de Cluny. L'introduzione del busto fu contemporanea alla moda spagnola, arrivata in Italia dopo le conquiste di Carlo V, che cambiò radicalmente il più libero costume rinascimentale, creando una figura femminile rigida e ieratica. Al busto era solitamente associata una sottogonna, detta verdugale o guardinfante che dava alla sottana una forma conica o cilindrica. I busti in ferro sparirono molto presto, a causa della loro dolorosa scomodità, e furono sostituiti da stecche di balena o di vimini, infilate direttamente in un bustino di tessuto, oppure nel busto stesso della veste.

Durante il Settecento il busto fu un indumento molto scollato e attillatissimo in vita, associato, fino al 1770 circa dal panier, una sorta di cesto ovale molto largo e stretto che costringeva le donne a passare trasversalmente dalle porte, camminando come gamberi. Dopo l'illuminismo, che affermava la necessità di un corpo più libero, agile e naturale, e con la rivoluzione francese, il busto conobbe circa un trentennio di eclisse. Ma già attorno al 1830 ricomparve per durare tutto il secolo e parte del Novecento. Si riteneva che il busto fosse necessario per sorreggere la colonna vertebrale della donna, per sua natura più fragile dell'uomo. La tortura cominciava in tenera età.

"Il busto" scriveva Thorstein Veblen, che fu il massimo ritrattista della classe agiata "è sostanzialmente uno strumento di mutilazione al fine di ridurre la vitalità del soggetto e di renderla evidentemente inadatta al lavoro. Certo esso menoma le attrattive personali di chi le porta, ma la perdita subita in questo senso è compensata dall'evidente accrescimento del suo valore di mercato"[1].Durante tutto il 1800 massima ambizione della donna fu avere il vitino di vespa, ossia una circonferenza che non superava i 40 centimetri, in contrasto con la larghezza della gonna. La difficoltà di indossare simili corsetti fu superata con l'invenzione dell'allacciatura "alla pigra", che comportava una serie di lacci variamente incrociati che non necessitavano dell'aiuto di alcuno. L'uso del busto poteva comportare anche tragedie, come quella riferita da un giornale parigino nel 1850 i cui si dichiarava che una giovane donna, morta durante un ballo, aveva indossato un corsetto talmente stretto che le costole avevano perforato il fegato"[2].Alla fine dell'Ottocento il busto si allungò oltre la vita stringendo anche una parte dei fianchi. La sua conformazione anatomica dava alla figura di profilo una linea ad Esse che spingeva il petto molto in alto e inarcava i reni indietro. Così il periodo che in Italia conosciamo come Liberty consegnava la donna al nuovo secolo, che si apriva con grande euforia, ma con molte contraddizioni. Questo micidiale accessorio costringeva tutti gli organi interni, serrandoli e deformando il fisico, causando anche disturbi digestivi e svenimenti. Le dame eleganti dovevano avere un busto adatto ad ogni capo del guardaroba, con trine, nastri e tessuti pregiati. Se si pensa che la moda ottocentesca pretendeva dalla donna un vestito per ogni occasione (da casa, da giardino, da visita, da carrozza, da passeggiata, da viaggio ecc.) si può immaginare la dovizia di busti che doveva comprendere un guardaroba elegante. Nemmeno lo sport, che cominciava ad essere praticato da uomini e donne alla fine del secolo, risparmiava il corpo dal busto. anche se con fianchi elastici e corsetti privi di stecche.

I medici avevano idee poco chiare sulla funzione del busto. C'era chi lo deplorava apertamente e chi tentava di brevettare busti medicamentosi. Intorno al 1880 un certo dott. Scott lanciò sul mercato un busto elettrico, infrangibile, garantendo che avrebbe curato la paralisi, i reumatismi, i disturbi della colonna vertebrale, la dispepsia, i guai della circolazione, la debolezza nervosa, ecc.[3]. La pubblicità suggeriva corsetti antiruggine per i primi bagni.

Attorno al 1910, un grande innovatore della moda, Paul Poiret decise di rivoluzionare il campo sartoriale abolendo decisamente il busto e inventando una linea stile impero, con la vita alta e la gonna stretta e lunga. Dopo molte polemiche le donne si adattarono a questo modo di vestire semplice e pratico, e il busto smise di torturare il corpo femminile. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Christian Dior lanciò il suo New look che si ispirava ad una femminilità sofisticata ed elegante, con la gonna larghissima, le spalle tonde e la vita sottile. Per costruire i suoi abiti Dior usava imbottiture e telette rigide, ma stringeva la vita con la guêpière parola che deriva dal francese guêpe, vespa. Non si trattava del ritorno al busto delle bisnonne, ma l'accessorio non era certo comodo, soprattutto per la donna che ormai si era lanciata sul mercato del lavoro. Infatti il new look ebbe vita breve, anche per la morte del suo creatore. Negli anni cinquanta, irruppero in Europa le disinvolte mode americane che si ispiravano agli abiti sportivi dei giovani studenti. Balli come il rock and roll non potevano essere adeguati a una vita costretta dal busto, che infatti scomparì definitivamente.

Busto ed erotismo[modifica | modifica wikitesto]

La vita sottile è sempre stata importante nella storia dell'attrazione erotica, in parte perché è una caratteristica tipicamente adolescenziale, e quindi è collegata con la verginità. Tuttavia la vita sottile dà anche idea di fragilità e di sottomissione. Fin dall'epoca greca si riteneva infatti che la colonna vertebrale non potesse reggersi se non con un'accurata fasciatura, e sappiamo che fino al secolo scorso nelle nostre campagne i neonati erano avvolti in bende strette, per raddrizzare la schiena e le gambe. Il bustino in pelle o tessuto rossi e neri, fa ancora parte del guardaroba sadomaso. Tuttavia alcuni creatori di moda ispirati dal movimento punk, hanno trasformato i busti in abiti. Dolce&Gabbana fecero entusiasmare la cantante Madonna col loro look trasandato e dotato di una forte carica di erotismo. In particolare i due sarti lanciarono la biancheria che si poteva portare a vista, con corsetti ricamati, reggiseni a punta (Jean Paul Gautier), corredati da stivali neri coi lacci. Era un modo per infrangere tabù e cliché che ebbe un enorme successo, sì che la cantante (anche grazie al suo temperamento) arrivò alla sua seconda tournée nel 1984 con una fama molto consolidata. Anche oggi nelle discoteche si porta il busto, come forma di attrazione erotica.

Il busto maschile[modifica | modifica wikitesto]

Gli uomini conoscevano il busto fin dall'epoca di Creta. Per quel che possiamo capire (non conoscendo la scrittura cretese) si trattava di gonnellini dalla vita alta e molto stretta[senza fonte]. In generale il busto era un accessorio esclusivamente femminile. Tuttavia durante il 1800 fu indossato anche dagli uomini europei. I primi che cominciarono furono i militari, che indossavano un bustino sotto l'uniforme che li aiutava durante le faticose marce. Attorno al 1820, accompagnando la moda femminile della linea a clessidra, anche l'uomo costrinse la vita sotto alla camicia. Il busto maschile aveva un fascino naturalmente associato alla giovinezza e non richiamava certo alla mente l'immagine di panciuti generali che conducono una guerra bene al sicuro a qualche centinaio di chilometri dal fronte"[4].Non si trattava certamente dello strumento di tortura femminile, ma di un bustino indossato per lo più dai dandies per avere una figura elegante e sottile. Tuttavia, ancora nel 1903, sullo Springfield Repubblican leggiamo: "La mania dei busti è cominciata coi militari, i quali nei loro circoli discutono sui rispettivi busti con la stessa gravità con cui al National Library Club si discute una nuova legge sull'istruzione".[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bernard Rudofsky - Il corpo incompiuto, pag. 101, Mondadori, 1971
  2. ^ Beatrice Fontanel - Busti e reggiseni, pag. 54- Idea libri, 1997
  3. ^ Bernard Rudofsky - Il corpo incompiuto,pag.104 Mondadori, 1971
  4. ^ Prudence Glynn - Pelle a pelle, pag.105 Idea libri, 1997
  5. ^ Bernard Rudofsky - Il corpo incompiuto, pag. 106, Mondadori, 1971

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bernard Rudofsky - Il corpo incompiuto, Mondadori, 1971
  • Beatrice Fontanel - Busti e reggiseni, Idea libri, 1997
  • Rosita Levi Pizetsky - Storia del Costume in Italia, Istituto editoriale italiano, 1969
  • Getrud Lehnert - Storia della moda del XX secolo, Könemann - Köln, 2000
  • Prudence Glynn - Pelle a pelle, Gremese, 1982
  • Brigid Keenan - Dior in Vogue, Harmony books, 1981

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