Corpo della nobiltà italiana
Il Corpo della nobiltà italiana (CNI) è un'associazione privata costituita a Torino il 30 giugno 1958[1], ma con sede a Roma[2], che si propone lo scopo di accertare e riconoscere, sul solo piano morale, la validità dei diritti, delle qualifiche nobiliari e degli stemmi araldici delle singole persone. I provvedimenti dell'associazione, nelle intenzioni dei soci, si prefiggono di tutelare i diritti storici dei nobili italiani[3].
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Premessa sul riconoscimento dei titoli nobiliari in Italia
In Italia i titoli nobiliari non sono più riconosciuti dal 1948 per effetto dell'articolo 3 e della a XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana e «non costituiscono contenuto di un diritto e, più ampiamente, non conservano alcuna rilevanza: in una parola, essi restano fuori del mondo giuridico»[4]. I predicati dei titoli nobiliari che sono diventati parte del nome ai sensi della XIV disposizione transitoria e finale, sono invece tutelati in base alle norme di tutela del diritto al nome[4].
Nel Regno d'Italia esisteva un collegio denominato Consulta araldica, istituito con regio decreto nel 1869, col compito di deliberare in materia di titoli nobiliari, stemmi e altre pubbliche onorificenze. Abolito il predetto ente con la Costituzione repubblicana, esiste solo un ufficio "Onorificenze e araldica pubblica", appartenente al "dipartimento del cerimoniale di stato" presso la Presidenza del consiglio dei ministri[5], che si occupa della concessione di stemmi e gonfaloni a comuni, provincie, enti morali e alla conservazione dell'archivio della cessata Consulta araldica[6].
Origini
Il convegno internazionale di studi storico-araldici di Roma e Napoli del 1953, promosso dal Collegio araldico di Roma, votò all'unanimità un ordine del giorno "Per un ruolo della nobiltà italiana", auspicando in linea di massima la formazione di un "ruolo nazionale" della nobiltà italiana fondato sull'autorità dell'intero corpo nobiliare, nel quale dovevano essere accolte inoltre «le famiglie i cui componenti sono in attuale possesso dei tradizionali caratteri e requisiti nobiliari morali e sociali»[7].
Lo scopo espresso dai suoi fondatori è stato quello di tutelare, almeno nel privato, i discendenti di coloro che ebbero la concessione di un titolo nobiliare, e pertanto anche di uno stemma gentilizio, o di cittadinanza, titoli privi oggi di valore legale e non riconosciuti dagli organi della Repubblica Italiana dopo l'entrata in vigore della Costituzione italiana nel 1948.
Organizzazione
L'associazione, analogamente a quanto avvenuto in altri stati europei già monarchici[8], è strutturata come una rete di libere associazioni regionali che hanno lo scopo di tenere aggiornati privatamente elenchi storici ed anagrafici ereditati dal Regno d'Italia, accertando, a tal fine, la validità degli attacchi genealogici di chi chiede esservi iscritto e di dare pareri in materia araldica[9]. L'associazione si attiene per questa funzione, per quanto non espressamente previsto dallo statuto associativo, alle leggi nobiliari che furono emanate ed applicate nel Regno d'Italia, quali sono riassunte nell'"Ordinamento dello Stato nobiliare italiano" del 1943[10], l'ultimo steso in materia[11][12].
Le associazioni regionali e organismi dell'associazione nazionale
Gli organismi associativi regionali del Corpo della nobiltà italiana sono 14, ciascuno è relativo ad una delle circoscrizioni geografiche tradizionali, come erano previste dall'"Ordinamento dello stato nobiliare italiano" durante il Regno d'Italia. Possono appartenervi coloro le cui famiglie erano state riconosciute nobili dalla Consulta araldica del regno o abbiano ottenuto "provvedimenti di giustizia" emanati dall'associazione, o "provvedimenti di grazia" emanati da Umberto II di Savoia[13].
Nel novembre 2010 l'associazione della Sardegna è uscita dal Corpo della nobiltà italiana «a seguito di profonde divergenze in tema di riconoscimento di diritti nobiliari»[14].
Ogni associazione regionale nomina al suo interno una ristretta "commissione araldico-genealogica regionale", che, in base allo statuto associativo, si assume il compito di esaminare i documenti storico-nobiliari presentati da una famiglia allo scopo di accertare la validità degli attacchi genealogici di chi chiede essere iscritto nei registri interni dell'associazione. Nelle intenzioni degli associati tali registri interni sono la continuazione e l'aggiornamento degli elenchi ufficiali nobiliari del Regno d'Italia [15].
Le commissioni delle varie associazioni regionali, a loro volta, nominano a livello nazionale una "Giunta araldica centrale" (GAC), con funzioni di coordinamento e di decisione definitiva sulle istanze in materia nobiliare. Tutti i membri delle 14 commissioni regionali formano, nel loro insieme, il "Consiglio araldico nazionale" (CAN), che secondo lo statuto dell'associazione ha il compito di rappresentare il ceto nobiliare italiano difendendone gli interessi storici, morali ed ideali e tutelandone le tradizioni, le memorie e l'onore[12].
Secondo alcuni[16], le decisioni delle commissioni regionali e della giunta centrale intendono riprodurre, in ambito privato e con i limiti conseguenti all'attuale non riconoscimento legale dei titoli nobiliari da parte dello Stato, le attribuzioni già proprie della ex Consulta araldica, che avevano valore solamente consultivo. Attraverso la competenza in campo araldico dei consultori delle commissioni regionali, l'associazione si propone di tenere aggiornati gli elenchi nobiliari evitando abusi[17].
I provvedimenti degli organi dell'associazione non richiedono alcun pagamento e le certificazioni, rilasciate dal Consiglio araldico nazionale (CAN) sono pubblicate nella prima parte del Bollettino ufficiale del Corpo della nobiltà italiana (periodico quinquennale)[18] e nei registri nobiliari compilati dalle commissioni araldico-genealogiche regionali che nelle intenzioni dell'associazione costituiscono l'aggiornamento e l'integrazione degli elenchi nobiliari regionali del Regno d'Italia[19].
L'associazione ha anche un circolo giovanile.[20]
Riconoscimenti da parte di terzi
L'associazione non è riconosciuta dalla Repubblica Italiana, che non attribuisce alcun valore legale ai titoli nobiliari, e pertanto non svolge alcun ruolo ufficiale.
L'associazione fu riconosciuta il 12 novembre 1961 da Umberto II di Savoia, già in esilio a Cascais dal 1946[21]. Nella sua qualità di "capo della famiglia reale", ad Umberto II competeva la "regia prerogativa", intesa anche come facoltà di concedere, rinnovare o convalidare i titoli di nobiltà[22]. L'associazione tuttavia, per espressa disposizione dell'articolo 1 del proprio statuto[23], non si attiene a quanto contenuto nell'"Ordinamento dello stato nobiliare italiano" per quanto riguarda la regia prerogativa, ossia non può adottare provvedimenti di grazia quali concessioni di nuovi titoli nobiliari.
La competenza del Corpo della nobiltà italiana nell'accertamento dei titoli nobiliari italiani è riconosciuta anche dal Sovrano militare ordine di Malta, che tuttavia esamina le pratiche nobiliari per l'ammissione dei propri cavalieri coi propri consultori araldici interni[24].
Il Corpo della nobiltà italiana è riconosciuto dalla Commission d'information et liaison des associations nobiliaires européennes (CILANE), organizzazione che raggruppa le associazioni nobiliari più rappresentative d’Europa (una per ogni nazione)[25].
I titoli nobiliari umbertini
Umberto II di Savoia, ultimo re d'Italia fino al 13 giugno 1946, venne considerato dall'associazione come il capo della nobiltà italiana, e venne rappresentato nel suo seno dal "segretario del re per l'araldica"[26].
Dopo il 1950 Umberto II di Savoia riprese l'esercizio della sovrana prerogativa e concesse numerosi provvediementi nobiliari, sia di grazia che di giustizia. Le nobilitazioni fatte da Umberto II tra il maggio del 1946 e il 1982 sono circa 465 e in buona parte si tratta di titoli che riconobbe o rinnovò a famiglie già nobili[27]. Questi provvedimenti erano comunicati dal segretario del re per l'araldica all'ufficio di presidenza del Consiglio araldico nazionale e annotate nei registri del Corpo della nobiltà italiana<refFamiglie nobili delle Venezie (esempio dei registri)</ref>.
Esiste discussione se i provvedimenti pubblicati nei Bollettini dell'associazione siano tutti quelli effettivamente emessi da Umberto II; inoltre per gli ultimi provvedimenti in ordine cronologico (ultimi giorni del 1982 e 1983, anno della sua morte, periodo nel quale Umberto II non riusciva più a firmare a causa delle sue gravissime condizioni di salute), qualche studioso ha avanzato dubbi sulla genuinità o, perlomeno, sulla contestualità all'atto del conferimento, delle firme apposte in calce alle patenti.
L'ultima aggiunta ai provvedimenti emessi da Umberto II è stata pubblicata sul Bollettino del Corpo della nobiltà italiana nel 2004[28][29].
Note
- ^ Lorenzo Caratti di Valfrei, Araldica, Mondadori Editore, Milano 2008, p.143; Pier Felice degli Uberti La storia della tua famiglia, Giovanni De Vecchi Editore, Milano 1995 p.140.
- ^ Pier Felice degli Uberti La storia della tua famiglia, Giovanni De Vecchi Editore, Milano 1995 pag. 140.
- ^ Pagina Il CNI nel sito del Corpo della nobiltà italiana - circolo giovanile
- ^ a b Sentenza 101 del 26 giugno 1967 della Corte costituzionale
- ^ Servizio araldica sul sito web del Governo italiano
- ^ AA.VV., Grande enciclopedia, volume II. Istituto Geografico De Agostini, Novara 1989, p.277.
- ^ Giovanni Maresca di Serracapriola, "Nobiltà", in Antonio Azara e Ernesto Eula Novissimo Digesto Italiano, volume XI. Torino 1976, p.288.
- ^ Commissione d'informazione e collegamento delle associazioni della nobiltà europea
- ^ Statuto del Corpo della nobiltà italiana
- ^ "Ordinamento dello Stato nobiliare italiano", approvato con regio decreto n.651 del 7 giugno 1943 (sebbene privo attualmente di validità legale in quanto abrogato dall'articolo 3 e della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione per le parti con essi incompatibili); Bollettino ufficiale del Corpo della nobiltà italiana, anno I, n. 1, giugno 1958, p.42.
- ^ Giorgio Cansacchi, Consulta araldica, in Novissimo digesto italiano, volume IV, Torino 1950 (ristampa 1979), pp.355-356
- ^ a b Statuto del Corpo della nobiltà italiana
- ^ Statuto del Corpo della nobiltà italiana
- ^ Notizia pubblicata sul sito dell'associazione sarda AraldicaSardegna.org.
- ^ Statuto del Corpo della nobiltà italiana sul sito AraldicaSardegna.org
- ^ Giorgio Cansacchi, Predicati e titoli nobiliari, in Novissimo Ddigesto italiano, volume V, Torino 1984, appendice alle pp.1131-1133.
- ^ Giorgio Cansacchi, Consulta araldica, in Novissimo Digesto Italiano, volume IV. Torino, pag. 356.
- ^ Come si ottiene il riconoscimento di uno stemma gentilizio? sul sito BioGenesi.it. I provvedimenti sono pubblicati anche dall'Annuario della nobiltà italiana
- ^ Per iniziativi delle rispettive commissioni regionali sono stati già pubblicati gli elenchi regionali di Sardegna, Liguria, Lombardia, Veneto, Modena e Reggio, Parma e Piacenza, Toscana, Sicilia.
- ^ Regolamento del circolo giovanile del Corpo della nobiltà italiana dal sito ufficiale.
- ^ La notizia è riferita in una recensione di M. Gorra a un libro a cura del Corpo della nobiltà italiana.
- ^ La prerogativa regia in Italia in materia nobiliare ed araldica, in Rivista araldica, 1962, p.270.
- ^ Statuto del Corpo della nobiltà italiana sul sito AraldicaSardegna.org.
- ^ Maresca della Salandra Il Corpo della nobiltà italiana e la regia prerogativa, Roma, 1966.
- ^ Sito del CILANE
- ^ Giorgio Cansacchi, Predicati e titoli nobiliari, in Novissimo digesto italiano, volume V, Torino 1984, appendice a p.1133
- ^ Provvedimenti nobiliari di grazie e di giustizia di Umberto di Savoia, sul sito del circolo giovanile del Corpo della nobiltà italiana.
- ^ L'aggiunta è stata ripresa dall'Annuario della nobiltà italiana: Annuario della nobiltà italiana, edizione 2000 e 2006, prefazione alla parte III, "titolati Umbertini". Nella XXXI edizione dell'Annuario è stato pubblicato inoltre l'elenco delle famiglie che ricevettero il titolo su provvedimento di Umberto II dopo il 1946: Elenco dei titolati umbertini. Vedi anche Pagina sui provvedimenti nobiliari di Umberto II al 1983 sul sito Cnicg.net.
- ^ Bollettino ufficiale del Corpo della nobiltà Italiana, 1960
Bibliografia
- Giorgio Cansacchi, Consulta araldica, in Novissimo digesto italiano, volume IV, Torino 1950 (ristampa 1979), pagg. pp.354-356.
- Giorgio Cansacchi, Predicati e titoli nobiliari, in Novissimo digesto italiano, volume V, Torino 1984, appendice alle pp.1131-1133.
- Enrico Genta, "Titoli nobiliari", in AA.VV., Enciclopedia del diritto, volume XLIV., Varese 1992, pp.674-680.