Cordyceps unilateralis

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Cordyceps unilateralis
Ophiocordyceps unilateralis.png
Un Cordyceps unilateralis che ha infettato una formica. L'immagine in basso è ruotata di 180° al fine di meglio evidenziare i dettagli.
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Fungi
Divisione Ascomycota
Classe Ascomycetes
Ordine Hypocreales
Famiglia Clavicipitaceae
Genere Cordyceps
Specie C. unilateralis
Nomenclatura binomiale
Cordyceps unilateralis
(Tul.) Sacc., 1883
Sinonimi

Torrubia unilateralis
Tul., 1865
Ophiocordyceps unilateralis
(Tul.) Petch, 1931

Caratteristiche morfologiche
Cordyceps unilateralis
Cappello no disegno.png
Cappello no
Smooth icon.png
Imenio liscio
No gills icon.svg
Lamelle no
Brown spore print icon.png
Sporata marrone
Bare stipe icon.png
Velo nudo
Immutabile icona.png
Carne immutabile
Parasitic ecology icon.png
Parassita
Nofoodlogo.svg
Non commestibile

Cordyceps unilateralis (Tul.) Sacc., 1883 è un fungo parassitoide che infetta le formiche, in particolare quelle della specie Camponotus leonardi, alterando il loro comportamento, al fine di garantire la distribuzione capillare delle sue spore. Si tratta di un esempio lampante di parassitismo.[1]

Le formiche vengono infettate tramite gli spiracoli per la respirazione attraverso cui le spore del fungo riescono a raggiungere dei tessuti relativamente deboli e cominciare a svilupparsi. Quando il micelio raggiunge il cervello della formica, ne altera le reazioni ai feromoni gestendo così il comportamento dell'insetto che è in tal modo portato a raggiungere un microclima adatto allo sviluppo del fungo stesso.[2]

In seguito il fungo determina la morte dell'ospite. Il carpoforo quindi cresce fino a uscire dalla testa dell'insetto e a liberare le spore. Il processo dura dai quattro ai dieci giorni.[1]

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome del genere deriva dal greco kordúle = clava e dal latino ceps = capo, testa, ovvero con il capo a forma di clava. L'epiteto specifico unilateralis deriva dal latino e significa "che si sviluppa solamente in un senso".

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Corpo fruttifero[modifica | modifica sorgente]

La specie può essere identificata alla fine del suo ciclo di vita per la sua struttura riproduttiva, costituita da uno stroma, nerboruto ma ancora duttile, di colore scuro, il cui stelo si estende dalla parte posteriore della testa della formica alla quale ha provocato la morte. Il fusto ha un ascocarpo appena sotto la punta.[3][4]

Ciclo vitale[modifica | modifica sorgente]

Come altri funghi parassitoidi del genere Cordyceps, C. unilateralis mira a specifiche specie come ospiti; queste sono di preferenza le formiche Camponotus leonardi, ma parassitano anche altre specie affini, sebbene con risultati inferiori dal punto di vista riproduttivo.[1]

Quando le formiche si alimentano dei tessuti morbidi non vitali del fungo, alcune spore penetrano nel corpo dell'insetto attraverso gli spiracoli per la respirazione. Vi germinano e quando il fungo parassita è pronto a produrre nuove spore, il suo micelio raggiunge il cervello dell'ospite e determina un'alterazione nella percezione dei feromoni, che porta l'insetto a raggiungere una foglia posta a circa 25 cm di altezza dal suolo, dal lato della pianta rivolto a nord, posta in un ambiente con il 94-95% di umidità e tra i 20 e i 30 °C - condizioni adatte alla riproduzione del fungo. In condizioni differenti, la sporulazione potrebbe non avvenire oppure il fungo potrebbe presentare strutture riproduttive sottodimensionate.[2]

Durante l'infezione il mutamento nelle abitudini della formica ospite è tanto caratteristico da aver dato origine al termine formica zombie,[5] ed è tutto a beneficio del fungo. Raggiunta la sede adatta, l'insetto ospite si àncora alla foglia con un morso. In particolare, la formica infetta morde la nervatura centrale della foglia con una forza superiore al solito, lasciando dei caratteristici segni a forma di manubrio, che sono stati rinvenuti anche su fossili di piante provenienti dal Pozzo di Messel e risalenti a 48 milioni di anni fa.[6][7]

In seguito il fungo determina la morte della formica e continua a crescere nel corpo dell'ospite finché il micelio non invade tutto l'organismo, fermandosi solo di fronte al robusto esoscheletro.[1] I vari miceli sfondano poi la corazza e si consolidano alla pianta su cui si trovano producendo antimicrobici per allontanare la concorrenza.[1] Il carpoforo cresce fino a uscire dalla testa dell'insetto e a liberare le spore. Il processo dura dai quattro ai dieci giorni.[1]

Possono risultare infetti numerosi esemplari di formica e "si possono trovare cimiteri di formiche con venti o trenta cadaveri in un solo metro quadro".[5]

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Questo fungo è diffuso in tutte le foreste tropicali, soprattutto in Africa, Brasile e Thailandia.[8]

Commestibilità[modifica | modifica sorgente]

Non commestibile, senza valore.

Potenziale medicinale[modifica | modifica sorgente]

Questo fungo contiene vari metaboliti bioattivi e si fanno ricerche per trovare altri impieghi come fonte naturale di sostanze immunomodulatrici, antitumorali, ipoglicemiche e ipocolesterolemiche,[9] sei derivati del naftochinone, uno dei quali ha mostrato in vitro attività antimalarica.[10][11]

C'è anche stata una ricerca sull'uso di pigmenti rossi ottenuti dal naftochinone prodotto da C. unilateralis per usi alimentari, cosmetici e farmaceutici.[12]

Sinonimi e binomi obsoleti[modifica | modifica sorgente]

  • Ophiocordyceps unilateralis

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f (EN) Mo Costandi, Brainwashed by a parasite in Neurophilosophy, http://neurophilosophy.wordpress.com/, 20 novembre 2006. URL consultato il 5 marzo 2011.
  2. ^ a b (EN) S.B. Andersen, et al., The Life of a Dead Ant: The Expression of an Adaptive Extended Phenotype in The American Naturalist, vol. 174, nº 3, 2009, pp. 424–433, DOI:10.1086/603640, ISSN 0003-0147. URL consultato il 31 maggio 2011.
  3. ^ Pontoppidan MB, Himaman W, Hywel-Jones NL, Boomsma JJ, Hughes DP., Graveyards on the Move: The Spatio-Temporal Distribution of Dead Ophiocordyceps-Infected Ants in PLoS ONE, vol. 4, nº 3, 12 marzo 2009, pp. e4835, DOI:10.1371/journal.pone.0004835, ISSN 1932-6203, PMC 2652714, PMID 19279680.
  4. ^ Sung GH, Hywel-Jones NL, Sung JM, Luangsa-Ard JJ, Shrestha B,et al., Phylogenetic classification of Cordyceps and the clavicipitaceous fungi in Studies in Mycology, vol. 57, 2007, pp. 5–59, DOI:10.3114/sim.2007.57.01, ISSN 0166-0616, PMC 2104736, PMID 18490993.
  5. ^ a b
    « You can find whole graveyards with 20 or 30 ants in a square metre. Each time, they are on leaves that are a particular height off the ground and they have bitten into the main vein before dying. »
    (David Hughes)
    (EN) Ian Sample, 'Zombie ants' controlled by parasitic fungus for 48m years in guardian.co.uk, Guardian Media Group, 18 agosto 2010. URL consultato il 31 maggio 2011.
  6. ^ Staff reporters, Fossil Reveals 48-Million-Year History of Zombie Ants in www.sciencedaily.com, ScienceDaily LLC, 18 agosto 2010. URL consultato il 12 settembre 2010.
  7. ^ (EN) D.P. Hughes, Wappler , T.; Labandeira, C.C., Ancient death-grip leaf scars reveal ant–fungal parasitism in Biology Letters, vol. 6, nº 3, 18 agosto 2010, pp. 67–70, DOI:10.1098/rsbl.2010.0521. URL consultato il 31 maggio 2011.
  8. ^ Harmon Katherine, Fungus Makes Zombie Ants Do All the Work in Scientific American, 31 luglio 2009, ISSN 0036-8733. URL consultato il 22 agosto 2010.
  9. ^ Xiao JH, Zhong JJ., Secondary Metabolites from Cordyceps Species and Their Antitumor Activity Studies in Recent Patents on Biotechnology, vol. 1, nº 2, giugno 2007, pp. 123–137, DOI:10.2174/187220807780809454, ISSN 1872-2083, PMID 19075836.
  10. ^ Kittakoopa, P.; Punyaa, J.; Kongsaeree, P.; Lertwerawat, Y.; Jintasirikul, A.; Tanticharoena, M. and Thebtaranonth, Y., Bioactive naphthoquinones from Cordyceps unilateralis in Phytochemistry, vol. 52, nº 3, ottobre 1999, pp. 453–457, DOI:10.1016/S0031-9422(99)00272-1, ISSN 0031-9422.
  11. ^ Wongsa P, Tasanatai K, Watts P, Hywel-Jones N, Isolation and in vitro cultivation of the insect pathogenic fungus Cordyceps unilateralis in Mycological Research, vol. 109, Pt 8, agosto 2005, pp. 936–940, DOI:10.1017/S0953756205003321, ISSN 0953-7562, PMID 16175796.
  12. ^ Unagul, P.; Wongsa, P.; Kittakoop, P.; Intamas, S.; Srikitikulchai, P. and Tanticharoen, M., Production of red pigments by the insect pathogenic fungus Cordyceps unilateralis in Journal of Industrial Microbiology & Biotechnology, vol. 32, nº 4, aprile 2005, pp. 135–140, DOI:10.1007/s10295-005-0213-6, ISSN 1367-5435, PMID 15891934.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]