Coppa d'Oro dei Campioni del Mondo

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Coppa d'Oro dei Campioni del Mondo
Copa de Oro de Campeones Mundiales
Sport Football pictogram.svg Calcio
Edizione Unica
Organizzatore Angelo Vulgaris
Date 30 dicembre 1980 – 10 gennaio 1981
Luogo Montevideo
Partecipanti 6
Formula 2 gironi all'italiana + finale
Impianto/i Stadio del Centenario
Direttore Washington Cataldi
Risultati
Vincitore Uruguay Uruguay
(unico titolo)
Secondo Brasile Brasile
Statistiche
Miglior marcatore Uruguay Victorino (3)
Incontri disputati 7
Gol segnati 19 (2,71 per incontro)
Pubblico 357 000
(51 000 per incontro)
RodolfoRodríguez-Mundialito1980.jpg
Il capitano dell'Uruguay, Rodolfo Rodríguez, solleva la Coppa d'Oro del Mundialito.

La Coppa d'Oro dei Campioni del Mondo (sp. Copa de Oro de Campeones Mundiales, ingl. World Champions’ Gold Cup), più nota come Mundialito o come Mundialito 1980 (sebbene si svolse a cavallo tra l'80 e l'81), fu un torneo internazionale di calcio disputato a Montevideo (Uruguay) dal 30 dicembre 1980 al 10 gennaio 1981 tra le nazionali vincitrici – a quella data – del Mondiale.

La competizione venne organizzata per celebrare il cinquantenario del primo Mondiale, che si tenne proprio in terra uruguagia nel 1930.

Torneo[modifica | modifica sorgente]

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

Il padre del Mundialito rispondeva al nome di Washington Cataldi, allora presidente del Peñarol (club molto vicino ai militari che dai primi anni settanta governavano l'Uruguay) e uomo molto influente nel calcio sudamericano. Cataldi non solo ideò il torneo, ma ottenne l'importante avallo della FIFA, grazie ai buoni uffici del presidente João Havelange, cui Cataldi aveva contributo alla rielezione a presidente dell'organismo mondiale.[1][2]

Nonostante il benestare della FIFA e della Federazione uruguaiana, l'organizzazione del Mundialito non vide coinvolti né la federazione internazionale né quella locale, ma fu invece appannaggio di un gruppo di privati capitanato da Angelo Vulgaris, un imprenditore greco residente in Uruguay, proprietario di una multinazionale del bestiame. In occasione del cinquantesimo anniversario dei primi mondiali di calcio, vinti dai padroni di casa della Celeste, Cataldi e Vulgaris misero in piedi un torneo assolutamente suggestivo dal punto di vista sportivo, che vedeva invitate le sole sei nazionali che – all'epoca – si erano fregiate almeno una volta del titolo mondiale (da qui la denominazione della manifestazione), ovvero l'Uruguay, l'Italia, la Germania Ovest, il Brasile, l'Inghilterra e l'Argentina.[1][2]

Aparicio Méndez (a destra, qui assieme a Jimmy Carter), presidente de facto dell'Uruguay dal 1976 al 1981. Il regime dittatoriale da lui presieduto cercò di strumentalizzare il Mundialito a fini politici, sull'esempio di quanto fatto dall'altra giunta militare di Videla coi recenti mondiali argentini.

Le intenzioni originarie dell'organizzazione si scontrarono però con la difficile situazione politica che l'Uruguay stava vivendo in quegli anni. Come già accennato, dal 1973 il paese sudamericano era infatti ostaggio di una opprimente e sanguinaria dittatura fascista (una delle tante dell'operazione Condor), iniziata prima col colpo di Stato non violento del presidente Juan María Bordaberry, e proseguita poi col golpe dei militari del 1976. La junta militar al potere era inizialmente disinteressata al Mundialito (tanto che solo due anni prima aveva fortemente rifiutato di organizzare un evento simile), e finì per acconsentire al suo svolgimento solo a patto di non avere legami ufficiali con esso.

Quando l'organizzazione del torneo si mise in moto, la popolazione associava inevitabilmente la manifestazione ad un'emanazione della dittatura, e mostrò ben poco interesse verso di essa; ciò nonostante, grazie a delle mirate campagne pubblicitarie, l'organizzazione riuscì a far mutare opinione al Paese, mostrando ai loro occhi il torneo per quello che era, ovvero soltanto una grande celebrazione sportiva. Le cose cambiarono radicalmente il 30 novembre del 1980, ad un mese esatto dall'inizio del Mundialito: in questa data era previsto nel Paese sudamericano un plebiscito popolare modificativo della Costituzione, che nelle intenzioni dei militari avrebbe dovuto legittimare il governo dittatoriale presieduto dall'allora presidente Aparicio Méndez; contrariamente alle aspettative, la giunta al potere uscì invece sonoramente sconfitta (a posteriori, fu il primo atto democratico che portò alla caduta della dittatura uruguagia, avvenuta quattro anni più tardi).

Di fronte quindi al rischio che l'imminente Mundialito potesse trasformarsi in un ulteriore megafono per l'opposizione fresca vincitrice, il regime militare cercò frettolosamente di strumentalizzare il torneo a fini propagandistici per ricreare consenso intorno a sé e rompere l'isolamento internazionale del Paese, seguendo l'esempio compiuto due anni prima dalla giunta militare argentina di Videla ai mondiali casalinghi.[1][2][3] Se per le altre due compagini latine, Argentina e Brasile, le mosse del regime non crearono problemi – essendo all'epoca i due Paesi anch'essi sotto delle dittature –, in Europa l'eventualità della partecipazione al Mundialito cominciò a creare qualche serio imbarazzo alle nazionali invitate.

Gli inglesi declinarono subito la proposta, ufficialmente per problemi di date nei calendari (dato che il Mundialito si sarebbe disputato nel periodo natalizio, avrebbe intaccato il tradizionale turno di campionato del Boxing Day), ma in molti sospettarono che la scelta fosse in realtà un boicottaggio verso la giunta militare al potere. Come sostituta della nazionale dei Tre Leoni vennero chiamati i Paesi Bassi (finalisti nelle ultime due edizioni dei campionati mondiali), ma come accadde oltre Manica, anche in terra olandese sorse il problema del prendere parte o no al torneo; l'opinione pubblica fu fortemente critica, vennero organizzati sit-in e campagne stampa contrarie al Mundialito, e ci furono perfino delle inchieste agli Stati Generali, col ministro degli esteri che invitò la federalcio olandese a rinunciare all'appuntamento: pur in questo clima sfavorevole, i vertici degli Oranje decisero però in autonomia, scegliendo di partire comunque per Montevideo.

Anche in Italia in prossimità dell'evento nacque un movimento d'opinione volto a scoraggiare la partecipazione al Mundialito. Dopo i silenzi sulla dittatura di Videla ai recenti mondiali argentini, stavolta una quarantina tra calciatori e allenatori italiani, spinti da alcuni esuli uruguagi, firmarono un documento in cui si disapprovava la dittatura, chiedendo che il torneo fosse «anche una tribuna dove si condanni la politica di repressione e fame portata avanti in questi ultimi sette anni» (per se, tra successivi distinguo e ritrattazioni, solo il tecnico della Lazio, Castagner, e il difensore della Roma, Santarini, confermarono poi le loro parole). Nonostante ciò, la partecipazione degli Azzurri in Uruguay non fu mai messa seriamente in discussione.[2][3]

Stadio[modifica | modifica sorgente]

Come sede di gara di tutti i sette incontri del Mundialito venne designato lo Stadio del Centenario di Montevideo, impianto realizzato nel 1930 per il primo campionato mondiale, e che nell'occasione era stato teatro della maggior parte delle sfide della rassegna iridata.

Stadio del Centenario
Capienza: 65 000
Club: Penarol Peñarol
Località: Montevideo, Uruguay
Venezuela-uruguay-2012.jpg

Formula[modifica | modifica sorgente]

Le sei compagini chiamate a partecipare furono divise in due gironi all'italiana da tre squadre ciascuno, al termine dei quali le prime classificate di ogni girone avrebbero disputato direttamente la finale per la vittoria del torneo.

Squadre partecipanti[modifica | modifica sorgente]

Le nazionali campioni del mondo partecipanti furono l'Uruguay (campione nel 1930 e 1950), l'Italia (1934 e 1938), la Germania Ovest (1954 e 1974), il Brasile (1958, 1962 e 1970) e l'Argentina (1978). La sesta e ultima nazionale a potersi fregiare all'epoca del titolo mondiale, l'Inghilterra (1966), scelse di non partecipare; al suo posto pertanto furo invitati i Paesi Bassi, finalisti nelle edizioni del 1974 e 1978 (che furono preferiti alla Cecoslovacchia finalista nel 1934 e 1962, e all'Ungheria finalista nel 1938 e 1954).

Sorteggio dei gruppi[modifica | modifica sorgente]

Il sorteggio accoppiò nel girone A i padroni di casa dell'Uruguay assieme all'Italia e ai Paesi Bassi: non mancarono polemiche per quello che gli addetti ai lavori tacciarono come un sorteggio "pilotato", atto a far incontrare agli uruguagi le due formazioni ritenute più deboli sulla carta.[1] Gli Azzurri, pur venendo da due semifinali mondiali ed europee, presentavano a Montevideo una nazionale abbastanza rimaneggiata, in quanto il CT Bearzot volle approfittare del Mundialito per fare alcuni esperimenti e provare nuovi innesti: in quest'ottica vennero viste la rinuncia tra i pali all'esperto capitan Zoff in favore del suo secondo Bordon, la fiducia a giovani elementi ancora acerbi come Altobelli, Conti e Pruzzo, e la convocazione di esordienti assoluti come Ancelotti, Bagni e Vierchowod; l'Italia doveva inoltre forzatamente rinunciare ai suoi attaccanti più prolifici, Rossi e Giordano, squalificati a seguito dello scandalo del Totonero.

Gl'italiani, tuttavia, potevano annoverare tra le proprie fila un giovane calciatore che in seguito si rivelò essere uno dei centrali difensivi più forti del mondo, Franco Baresi; il calciatore era da tempo nel giro della nazionale (fece parte della rosa che partecipò all'Europeo tenutosi alcuni mesi prima) tuttavia non era ancora riuscito ad esordire in maglia azzurra dato che, nel suo ruolo, era chiuso da colleghi di prim'ordine come Gentile e Scirea. Gli Oranje si presentarono alla rassegna con un organico non certo migliore: dopo la rivoluzione del calcio totale nel decennio precedente, culminata con le due finali mondiali, all'inizio degli anni ottanta la nazionale olandese stava vivendo un periodo di profondo ricambio generazionale; i nuovi Peters, Hovenkamp e Kist erano sicuramente dei giocatori talentuosi, ma assolutamente non paragonabili ai campioni dell'epoca di Cruijff.

Dal canto suo, l'Uruguay non sembrava una squadra imbattibile sotto il profilo tecnico: in un gruppo di giocatori abbastanza anonimo, spiccava soltanto il talento di Paz, assieme all'esperto Morales e alle punte Ramos e Victorino; inoltre, la storia recente della nazionale uruguagia era decisamente avara di successi, lontana dai fasti dei titoli mondiali e olimpici. Essere la squadra padrona di casa significava però avere alcuni netti vantaggi per la Celeste: giocare il torneo in patria non comportava problemi logistici e il tifo casalingo a supporto si traduceva nell'avere stimoli nettamente maggiori rispetto agli avversari; soprattutto, l'Uruguay era l'unica compagine ad aver svolto una precisa preparazione per ben figurare al Mundialito.[2][3]

Nel girone B finirono così per confluire, in una sorta di scontro fratricida, tutte e tre le nazionali cui venivano date le maggiori chance di vittoria del torneo, ovvero il Brasile, l'Argentina e la Germania Ovest. La Seleção, semifinalista all'ultima Copa América, similmente agli italiani arrivò all'appuntamento all'apparenza un po' in disarmo, priva di Falcão e Zico, ma il blasone dei verdeoro rimaneva immutato, potendo lo stesso contare su giovani campioni come Júnior, Cerezo e Sócrates. L'Albiceleste si presentava a Montevideo da campione del mondo in carica; inoltre, rispetto alla squadra trionfatrice due anni prima a Buenos Aires, stavolta gli argentini schieravano in formazione anche il giovane fuoriclasse Diego Armando Maradona, che l'anno prima aveva trascinato l'Under-20 alla vittoria del mondiale di categoria. C'erano infine i tedeschi dell'Ovest, freschi vincitori dell'Europeo giocato sei mesi prima, che per il Mundialito erano stati costretti a rinunciare a due importanti pedine come Schuster e Stielike (trattenuti nel vecchio continente dai rispettivi club, Barcellona e Real Madrid), ma che potevano sempre contare su campioni del calibro di Schumacher, Kaltz, Magath e soprattutto Rummenigge.[2]

Andamento[modifica | modifica sorgente]

Fase a gironi[modifica | modifica sorgente]

L'uruguagio Waldemar Victorino fu il miglior marcatore del Mundialito con 3 gol, nonché l'autore della rete decisiva ai brasiliani in finale.

Dopo una fastosa cerimonia di apertura allo Stadio del Centenario, il 30 dicembre del 1980 prese il via il Mundialito con la gara inaugurale, che vedeva di fronte per il girone A i padroni di casa e gli olandesi. L'Uruguay non ebbe difficoltà a superare degli spenti Oranje già nel primo tempo con le reti di Ramos e Victorino. La successiva partita del gruppo, tra gli uruguagi e l'Italia, divenne in pratica già decisiva, dato che con una vittoria la Celeste avrebbe matematicamente passato il turno. Così accadde, ma non senza polemiche: dopo una prima frazione di gioco abbastanza scialba, nella ripresa l'Uruguay passò in vantaggio grazie ad un generoso rigore assegnato dal direttore di gara Guruceta, poi realizzato da Morales; Victorino arrotondò il punteggio in contropiede, ma la direzione di gara della giacchetta nera spagnola (giudicata confusionaria e permissiva) venne fortemente criticata dagli Azzurri, che lo accusarono di un arbitraggio fin troppo compiacente verso i padroni di casa.

Col 2-0 finale, l'Uruguay andò dritto in finale, mentre l'Italia (che chiuse la partita in nove per le espulsioni di Cabrini e Tardelli) si ritrovò fuori dopo una sola gara. L'ultima sfida del girone tra gl'italiani e i Paesi Bassi, ormai ininfluente, si risolse in parità dopo appena un quarto d'ora, quando al vantaggio azzurro di Ancelotti rispose dopo pochi minuti Peters.[2][3] L'esordio del girone B avvenne il 1º gennaio del 1981, con la sfida di richiamo tra i campioni d'Europa e del mondo. La Germania Ovest andò in vantaggio alla fine del primo tempo con Hrubesch, e per lunghi tratti della seconda frazione sembrò poter amministrare tranquillamente il risultato contro un'Argentina non certo irresistibile, ma a sei minuti dal fischio finale un autogol di Kaltz ribaltò l'esito della sfida: i tedeschi andarono improvvisamente nel pallone, e quattro minuti dopo Díaz siglò il gol della vittoria per l'Albiceleste.

La seconda partita del gruppo fu l'atteso derby sudamericano tra Argentina e Brasile, terminato in parità con le reti di Maradona ed Edevaldo, ma ricordato soprattutto per la grande rissa scoppiata dopo il triplice fischio dell'arbitro, iniziata in campo e proseguita negli spogliatoi. Il risultato finale sembrava comunque soddisfare più gli argentini che i brasiliani; per superare il turno, ai verdeoro non sarebbe bastato battere la Germania Ovest nell'ultima e decisiva gara del girone, ma avrebbero dovuto farlo con almeno due reti di scarto. I tedeschi passarono in vantaggio all'inizio della ripresa con Allofs, ma furono subito rimontati dalle reti di Júnior e Cerezo, prima che nel finale Serginho e Zé Sérgio portassero il risultato ad un rotondo 4-1. La goleada verdeoro maturata negli ultimi minuti (che innescò non pochi sospetti – alcuni parlarono di modelle brasiliane viste aggirarsi nell'albergo dei tedeschi il giorno precedente la partita) permise alla Seleção di appaiare in classifica gli argentini, ma in virtù della miglior differenza reti andarono in finale a discapito degli storici rivali.[2][3]

Finale[modifica | modifica sorgente]

Il 10 gennaio del 1981 si presentarono così all'atto finale del Mundialito le compagini di Uruguay e Brasile. La sfida di Montevideo propose una finale un po' a sorpresa rispetto alle previsioni della vigilia, ciò nonostante gli spunti d'interesse non mancavano, soprattutto per via della riproposizione di un suggestivo replay della sfida mondiale del 1950 – passata alla storia come il Maracanazo – che vide da una parte la Celeste festeggiare il suo secondo titolo mondiale, e dall'altra la Seleção vivere la sua peggiore tragedia sportiva; lo stesso tecnico sulla panchina dei padroni di casa, Roque Máspoli, trentun'anni prima era in campo a difendere la porta degli uruguagi, e fu uno dei grandi protagonisti della partita.[2]

L'esito della finale appariva meno scontato di quel che sembrasse: i verdeoro allenati da Telê Santana rappresentavano l'unione di tanti ottimi solisti come Batista, Cerezo, Éder, Júnior, Oscar e Sócrates, che due anni più tardi ai Mondiali di Spagna 1982 avrebbero messo in scena una delle nazionali brasiliane più spettacolari di sempre; l'Uruguay, partito in sordina, nel corso del torneo mise in mostra un solido gruppo di giovani, cui ai già citati Paz, Ramos e Victorino si aggiunse il giovane capitano, il portiere Rodríguez, che presto diverrà uno dei più forti numeri uno del calcio uruguagio. Dopo un primo tempo a reti inviolate – a predominanza verdeoro ma coi padroni di casa sempre pronti a ripartire in contropiede –, all'inizio del secondo tempo passò per primo l'Uruguay grazie ad un lampo di Barrios (subentrato nell'intervallo all'infortunato de la Peña). I brasiliani trovarono il pareggio al quarto d'ora della ripresa con un calcio di rigore trasformato da Sócrates, ma proprio quando sembrava imminente il vantaggio verdeoro, a dieci minuti dallo scadere Victorino raccolse un pallone vagante in mezzo all'area e batté l'estremo difensore brasiliano João Leite, siglando la rete del 2-1 e della vittoria finale uruguagia.[3]

La Seleção non riuscì così a vendicare la sconfitta del Maracanã del 1950, mentre i giocatori della Celeste festeggiarono la vittoria finale del torneo in uno Stadio del Centenario gremito, con Rodríguez che poté sollevare al cielo la Coppa d'Oro davanti al pubblico di casa. Victorino, eroe della finale, completò il trionfo uruguagio laureandosi capocannoniere della manifestazione con 3 gol. Pur non trattandosi di una competizione ufficiale, la vittoria nel Mundialito ebbe il merito di riportare l'Uruguay tra le grandi del calcio mondiale, permettendo alla squadra di lasciarsi alle spalle i tormentati anni settanta e di spingerla verso la rinascita del decennio seguente, suggellata poi con le vittorie nella Copa América del 1983 e del 1987.

Risultati[modifica | modifica sorgente]

Fase a gironi[modifica | modifica sorgente]

Gruppo A[modifica | modifica sorgente]

Risultati[modifica | modifica sorgente]
Montevideo
30 dicembre 1980
Uruguay Uruguay 2 – 0
referto
Paesi Bassi Paesi Bassi Stadio del Centenario (65 000 spett.)
Arbitro Perù Labó

Montevideo
3 gennaio 1981
Uruguay Uruguay 2 – 0 Italia Italia Stadio del Centenario (55 000 spett.)
Arbitro Spagna Guruceta

Montevideo
6 gennaio 1981
Paesi Bassi Paesi Bassi 1 – 1 Italia Italia Stadio del Centenario (15 000 spett.)
Arbitro Austria Wöhrer

Classifica[modifica | modifica sorgente]
Pos. Squadra Pt G V N P GF GS DR
1. Uruguay Uruguay 4 2 2 0 0 4 0 +4
2. Italia Italia 1 2 0 1 1 1 3 -2
3. Paesi Bassi Paesi Bassi 1 2 0 1 1 1 3 -2

Gruppo B[modifica | modifica sorgente]

Risultati[modifica | modifica sorgente]
Montevideo
1º gennaio 1981
Argentina Argentina 2 – 1 Germania Ovest Germania Ovest Stadio del Centenario (60 000 spett.)
Arbitro Spagna Castillo

Montevideo
4 gennaio 1981
Argentina Argentina 1 – 1 Brasile Brasile Stadio del Centenario (60 000 spett.)
Arbitro Austria Linemayr

Montevideo
7 gennaio 1981
Brasile Brasile 4 – 1
referto
Germania Ovest Germania Ovest Stadio del Centenario
Arbitro Cile Silvagno

Classifica[modifica | modifica sorgente]
Pos. Squadra Pt G V N P GF GS DR
1. Brasile Brasile 3 2 1 1 0 5 2 +3
2. Argentina Argentina 3 2 1 1 0 3 2 +1
3. Germania Ovest Germania Ovest 0 2 0 0 2 2 6 -4

Finale[modifica | modifica sorgente]

Montevideo
10 gennaio 1981
Uruguay Uruguay 2 – 1 Brasile Brasile Stadio del Centenario
Arbitro Austria Linemayr

Vincitore[modifica | modifica sorgente]

Coppa d'Oro dei Campioni del Mondo

Uruguay
Uruguay
Unico titolo

Classifica marcatori[modifica | modifica sorgente]

Gol Rigori Giocatore Squadra
3 0 Uruguay Waldemar Victorino Uruguay
1 0 Argentina Ramón Díaz Argentina
1 0 Argentina Diego Armando Maradona Argentina
1 0 Brasile Edevaldo Brasile
1 0 Brasile Júnior Brasile
1 0 Brasile Serginho Brasile
1 1 Brasile Sócrates Brasile
1 0 Brasile Toninho Cerezo Brasile
Gol Rigori Giocatore Squadra
1 0 Brasile Zé Sérgio Brasile
1 0 Germania Ovest Klaus Allofs Germania Ovest
1 0 Germania Ovest Horst Hrubesch Germania Ovest
1 0 Italia Carlo Ancelotti Italia
1 0 Paesi Bassi Jan Peters Paesi Bassi
1 0 Uruguay Jorge Barrios Uruguay
1 1 Uruguay Julio Morales Uruguay
1 0 Uruguay Venancio Ramos Uruguay

Autoreti

Convocazioni[modifica | modifica sorgente]

L'età dei giocatori è relativa al 30 dicembre 1980, data di inizio della manifestazione.

Argentina Argentina[modifica | modifica sorgente]

Allenatore: Argentina César Luis Menotti

N. Pos. Giocatore Data di nascita/Età Pres. Squadra
1 P Ubaldo Fillol 21 luglio 1950 (30 anni) Argentina River Plate River Plate
2 D Luis Galván 24 febbraio 1948 (32 anni) Argentina Talleres Talleres
3 D Alberto Tarantini 3 dicembre 1955 (25 anni) Argentina River Plate River Plate
4 D Jorge Olguín 17 maggio 1952 (28 anni) Argentina Independiente Independiente
5 C Américo Gallego 25 aprile 1955 (25 anni) Argentina Newell's O. B. Newell's O. B.
6 D Daniel Passarella 25 maggio 1953 (27 anni) Argentina River Plate River Plate
7 C Daniel Bertoni 14 marzo 1955 (25 anni) Italia Fiorentina Fiorentina
8 C Osvaldo Ardiles 3 agosto 1952 (28 anni) Inghilterra Tottenham Tottenham
9 A Ramón Díaz 29 agosto 1959 (21 anni) Argentina River Plate River Plate
10 C Diego Armando Maradona 30 ottobre 1960 (20 anni) Argentina Argentinos Jrs Argentinos Jrs
11 A Mario Kempes 15 luglio 1954 (26 anni) Spagna Valencia Valencia
12 P Héctor Baley 16 novembre 1950 (30 anni) Argentina Independiente Independiente
13 C Carlos Fren 27 dicembre 1954 (26 anni) Argentina Independiente Independiente
14 A Leopoldo Luque 3 maggio 1949 (31 anni) Argentina River Plate River Plate
15 C Juan Barbas 23 agosto 1959 (21 anni) Argentina Racing Club Racing Club
16 C José Daniel Valencia 3 ottobre 1955 (25 anni) Argentina Talleres Talleres
17 D José Van Tuyne 13 dicembre 1954 (26 anni) Argentina Talleres Talleres
18 D Victorio Ocaño 9 giugno 1954 (26 anni) Argentina Talleres Talleres

Brasile Brasile[modifica | modifica sorgente]

Allenatore: Brasile Telê Santana

N. Pos. Giocatore Data di nascita/Età Pres. Squadra
1 P Carlos 4 marzo 1956 (24 anni) Brasile Ponte Preta Ponte Preta
2 D Edevaldo 28 gennaio 1958 (22 anni) Brasile Fluminense Fluminense
3 D Oscar 20 giugno 1954 (26 anni) Brasile San Paolo San Paolo
4 D Luizinho 22 ottobre 1958 (22 anni) Brasile Atletico Mineiro Atlético Mineiro
5 C Batista 8 marzo 1955 (25 anni) Brasile Internacional Internacional
6 C Júnior 29 giugno 1954 (26 anni) Brasile Flamengo Flamengo
7 A Tita 1º aprile 1958 (22 anni) Brasile Flamengo Flamengo
8 C Toninho Cerezo 21 aprile 1955 (25 anni) Brasile Atletico Mineiro Atlético Mineiro
9 C Sócrates 19 febbraio 1954 (26 anni) Brasile Corinthians Corinthians
10 C Renato 21 febbraio 1957 (23 anni) Brasile San Paolo San Paolo
11 A Zé Sérgio 8 marzo 1957 (23 anni) Brasile San Paolo San Paolo
12 P João Leite 13 ottobre 1955 (25 anni) Brasile Atletico Mineiro Atlético Mineiro
13 D Getúlio 25 febbraio 1954 (26 anni) Brasile San Paolo San Paolo
14 D Juninho Fonseca 29 agosto 1958 (22 anni) Brasile Ponte Preta Ponte Preta
15 D Edinho 5 giugno 1955 (25 anni) Brasile Fluminense Fluminense
16 C Paulo Isidoro 3 luglio 1953 (27 anni) Brasile Gremio Grêmio
17 A Serginho 23 dicembre 1953 (27 anni) Brasile San Paolo San Paolo
18 A Éder 25 maggio 1957 (23 anni) Brasile Atletico Mineiro Atlético Mineiro

Germania Ovest Germania Ovest[modifica | modifica sorgente]

Allenatore: Germania Ovest Jupp Derwall

N. Pos. Giocatore Data di nascita/Età Pres. Squadra
1 P Harald Schumacher 6 marzo 1954 (26 anni) Germania Ovest Colonia Colonia
2 D Manfred Kaltz 6 gennaio 1953 (27 anni) Germania Ovest Amburgo Amburgo
3 C Rainer Bonhof 29 marzo 1952 (28 anni) Spagna Valencia Valencia
4 D Karlheinz Förster 25 luglio 1958 (22 anni) Germania Ovest Stoccarda Stoccarda
5 D Bernard Dietz 22 marzo 1948 (32 anni) Germania Ovest Duisburg Duisburg
6 D Hans-Peter Briegel 11 ottobre 1955 (25 anni) Germania Ovest Kaiserslautern Kaiserslautern
7 C Felix Magath 26 luglio 1953 (27 anni) Germania Ovest Amburgo Amburgo
8 A Karl-Heinz Rummenigge 25 settembre 1955 (25 anni) Germania Ovest Bayern Monaco Bayern Monaco
9 A Horst Hrubesch 17 aprile 1951 (29 anni) Germania Ovest Amburgo Amburgo
10 C Hansi Müller 27 luglio 1957 (23 anni) Germania Ovest Stoccarda Stoccarda
11 A Klaus Allofs 5 dicembre 1956 (24 anni) Germania Ovest F. Dusseldorf F. Düsseldorf
12 P Eike Immel 27 novembre 1960 (20 anni) Germania Ovest Bor. Dortmund Bor. Dortmund
13 D Kurt Niedermayer 25 novembre 1955 (25 anni) Germania Ovest Bayern Monaco Bayern Monaco
14 D Wilfried Hannes 17 maggio 1957 (23 anni) Germania Ovest Borussia M'bach Borussia M'bach
15 C Miroslav Votava 25 aprile 1956 (24 anni) Germania Ovest Werder Brema Werder Brema
16 C Wolfgang Dremmler 12 luglio 1954 (26 anni) Germania Ovest Bayern Monaco Bayern Monaco
17 C Karl Allgöwer 5 gennaio 1957 (23 anni) Germania Ovest Stoccarda Stoccarda
18 C Ronald Borchers 10 ottobre 1957 (23 anni) Germania Ovest E. Francoforte E. Francoforte

Italia Italia[modifica | modifica sorgente]

Allenatore: Italia Enzo Bearzot

N. Pos. Giocatore Data di nascita/Età Pres. Squadra
1 P Ivano Bordon 13 aprile 1951 (29 anni) Italia Inter Inter
2 D Franco Baresi 8 maggio 1960 (20 anni) Italia Milan Milan
3 D Antonio Cabrini 8 ottobre 1957 (23 anni) Italia Juventus Juventus
4 D Claudio Gentile 27 settembre 1953 (27 anni) Italia Juventus Juventus
5 D Gaetano Scirea 25 maggio 1953 (27 anni) Italia Juventus Juventus
6 D Pietro Vierchowod 6 aprile 1959 (21 anni) Italia Como Como
7 C Carlo Ancelotti 10 giugno 1959 (21 anni) Italia Roma Roma
8 C Giancarlo Antognoni 1º aprile 1954 (26 anni) Italia Fiorentina Fiorentina
9 C Gianpiero Marini 25 febbraio 1951 (29 anni) Italia Inter Inter
10 C Gabriele Oriali 25 novembre 1952 (28 anni) Italia Inter Inter
11 C Marco Tardelli 24 settembre 1954 (26 anni) Italia Juventus Juventus
12 P Giovanni Galli 29 aprile 1958 (22 anni) Italia Fiorentina Fiorentina
13 C Renato Zaccarelli 18 gennaio 1951 (29 anni) Italia Torino Torino
14 C Salvatore Bagni 25 settembre 1956 (24 anni) Italia Perugia Perugia
15 C Bruno Conti 13 marzo 1955 (25 anni) Italia Roma Roma
16 A Alessandro Altobelli 28 novembre 1955 (25 anni) Italia Inter Inter
17 A Francesco Graziani 16 dicembre 1952 (28 anni) Italia Torino Torino
18 A Roberto Pruzzo 1º aprile 1955 (25 anni) Italia Roma Roma

Paesi Bassi Paesi Bassi[modifica | modifica sorgente]

Allenatore: Paesi Bassi Jan Zwartkruis

N. Pos. Giocatore Data di nascita/Età Pres. Squadra
1 P Pim Doesburg 28 ottobre 1943 (37 anni) Paesi Bassi PSV PSV
2 D Ben Wijnstekers 31 agosto 1955 (25 anni) Paesi Bassi Feyenoord Feyenoord
3 D Ronald Spelbos 8 luglio 1954 (26 anni) Paesi Bassi AZ Alkmaar AZ Alkmaar
4 D Ernie Brandts 3 febbraio 1956 (24 anni) Paesi Bassi PSV PSV
5 D Hugo Hovenkamp 5 ottobre 1950 (30 anni) Paesi Bassi AZ Alkmaar AZ Alkmaar
6 C Willy van de Kerkhof 16 settembre 1951 (29 anni) Paesi Bassi PSV PSV
7 C Martin Jol 16 gennaio 1956 (24 anni) Paesi Bassi Twente Twente
8 C Jan Peters 18 agosto 1954 (26 anni) Paesi Bassi AZ Alkmaar AZ Alkmaar
9 A Kees Kist 7 agosto 1952 (28 anni) Paesi Bassi AZ Alkmaar AZ Alkmaar
10 C René van de Kerkhof 16 settembre 1951 (29 anni) Paesi Bassi PSV PSV
11 A Pierre Vermeulen 16 marzo 1956 (24 anni) Paesi Bassi Feyenoord Feyenoord
12 D John Metgod 27 febbraio 1958 (22 anni) Paesi Bassi AZ Alkmaar AZ Alkmaar
13 C Michel Valke 25 agosto 1959 (21 anni) Paesi Bassi PSV PSV
14 A Pier Tol 12 luglio 1958 (22 anni) Paesi Bassi AZ Alkmaar AZ Alkmaar
15 A Toine van Mierlo 24 agosto 1957 (23 anni) Paesi Bassi Willem II Willem II
16 C Peter Arntz 5 febbraio 1953 (27 anni) Paesi Bassi AZ Alkmaar AZ Alkmaar
17 D Piet Wildschut 25 ottobre 1957 (23 anni) Paesi Bassi PSV PSV
18 P Hans van Breukelen 4 ottobre 1956 (24 anni) Paesi Bassi Utrecht Utrecht

Uruguay Uruguay[modifica | modifica sorgente]

Allenatore: Uruguay Roque Máspoli

N. Pos. Giocatore Data di nascita/Età Pres. Squadra
1 P Rodolfo Rodríguez 20 gennaio 1956 (24 anni) Uruguay Nacional Nacional
2 D Walter Olivera 16 agosto 1953 (27 anni) Uruguay Penarol Peñarol
3 D Hugo de León 27 febbraio 1958 (22 anni) Uruguay Nacional Nacional
4 D José Hermes Moreira 30 settembre 1958 (22 anni) Uruguay Nacional Nacional
5 C Ariel Krasouski 31 maggio 1958 (22 anni) Uruguay Mont. Wanderers Mont. Wanderers
6 D Daniel Martínez 21 dicembre 1959 (21 anni) Uruguay Danubio Danubio
7 C Venancio Ramos 20 giugno 1959 (21 anni) Uruguay Penarol Peñarol
8 C Eduardo de la Peña 7 giugno 1955 (25 anni) Uruguay Nacional Nacional
9 A Waldemar Victorino 22 maggio 1952 (28 anni) Uruguay Nacional Nacional
10 C Rubén Paz 8 agosto 1959 (21 anni) Uruguay Penarol Peñarol
11 A Julio Morales 16 febbraio 1945 (35 anni) Uruguay Nacional Nacional
12 P Fernando Alvez 4 settembre 1959 (21 anni) Uruguay Penarol Peñarol
13 A Jorge Siviero 13 maggio 1952 (28 anni) Uruguay Sud America Sud América
14 D Nelson Marcenaro 4 settembre 1952 (28 anni) Uruguay Penarol Peñarol
15 D Víctor Diogo 9 aprile 1958 (22 anni) Uruguay Penarol Peñarol
16 C Arsenio Luzardo 4 settembre 1959 (21 anni) Uruguay Nacional Nacional
17 C Jorge Barrios 24 gennaio 1961 (19 anni) Uruguay Mont. Wanderers Mont. Wanderers
18 C Ernesto Vargas 1º maggio 1961 (19 anni) Uruguay Penarol Peñarol

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Massimiliano Ancona, Trent’anni fa la loggia organizzava il Mundialito, prima diretta delle tv di Berlusconi in domani.arcoiris.tv, 10 marzo 2011.
  2. ^ a b c d e f g h i Giuliano Pavone, Montevideo killed the Rai star. La vera storia (dimenticata) del Mundialito 1980 in leroedeiduemari.blog.marsilioeditori.it, 7 luglio 2010.
  3. ^ a b c d e f Mundialito, il torneo dimenticato in storiedicalcio.altervista.org.

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