Copia privata (Italia)

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La copia privata nell'ambito del diritto d'autore italiano è una fattispecie prevista dall'ordinamento, e per la quale è previsto il pagamento di un contributo cosiddetto equo compenso.

La copia non deve essere superiore al 15% per opere cartacee, e per "fonogrammi e videogrammi" solo se questa è effettuata da una persona fisica, per uso esclusivamente personale (senza scopo di lucro o fini commerciali) e attraverso l'utilizzo di dispositivi e supporto per i quali sia già stato pagato il compenso per copia privata[1].

Norme di riferimento[modifica | modifica sorgente]

Nell'ambito della copia privata, il riferimento normativo è la Legge 633/1941 sul diritto d'autore[2][3]. Il diritto di riproduzione dell'opera dell'ingegno è regolato nell'art. 13[2], mentre la "Riproduzione privata ad uso personale" è regolata dall'art. 71-sexies[2], che consente la copia privata di "fonogrammi e videogrammi su qualsiasi supporto" a patto che sia effettuata da una persona fisica (e non sia effettuata da terzi), ad uso personale (senza scopi di lucro né commerciali) e nel rispetto di misure tecnologiche di protezione (regolati dall'art. 102-quater[2]). Nell'art. 71-septies[2] viene introdotto il meccanismo del compenso corrisposto alla SIAE su una quota del prezzo di listino del dispositivo adatto alla registrazione. Tale compenso viene anche esteso nell'ambito della videoregistrazione da remoto.

Per quanto riguarda la riproduzione cartacea, questa è regolata nell'art 68[2], che la permette se effettuata a mano o "con mezzi di riproduzione non idonei a spaccio o diffusione dell'opera nel pubblico"; con la legge n. 248 del 18 agosto 2000 ne viene però permessa la riproduzione personale attraverso fotocopia se in misura non superiore al 15% dell'opera.

Equo compenso[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Equo compenso in Italia.

In Italia, l'equo compenso è regolato dalla legge n° 633 del 22 aprile 1941[4]; le quote del compenso vengono stabilite con direttiva del Ministero per i beni e le attività culturali. L'ultima normativa è il Decreto Ministeriale del 30 dicembre 2009.[5]

Il compenso è calcolato sulla base della capacità di memorizzazione per i supporti, e su una percentuale del prezzo di vendita per i dispositivi; tale somma deve essere pagata dal produttore, distributore o importatore del prodotto.[1]

Evoluzione della normativa[modifica | modifica sorgente]

In un contenzioso sorto nel 2006 da un cittadino italiano e la Universal Pictures, riguardo l'impossibilità del primo ad effettuare una copia di backup dei propri DVD (legalmente acquistati) se non violando i sistemi anticopia, nel 2009 il Tribunale di Milano ha stabilito che la tutela va destinata al diritto esclusivo di riproduzione detenuto dai titolari, "scavalcando" così il diritto alla copia privata[6].

Nel 2009, il deputato Roberto Cassinelli ha presentato alla Camera un progetto di modifica alla legge[7], nel quale i DRM costituirebbero ostacolo alla lecita copia privata e quindi, solo per questa finalità, da rimuovere[8].

A sei anni dal DL 68/2003 (che si occupava del recepimento della direttiva 2001/29/CE), nel gennaio 2010 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi ha firmato il decreto relativo alla rideterminazione dei compensi per copia privata[9][10].

Chi ha il diritto[modifica | modifica sorgente]

La normativa italiana sulla copia privata prevede che possano beneficiare del diritto esclusivo di riproduzione senza il consenso preventivo (licenza) di autori, produttori e artisti solamente le persone fisiche a condizione che tale riproduzione venga effettuata:

  • per uso strettamente personale;
  • senza scopo di lucro;
  • senza fini commerciali di alcun genere;
  • attraverso l’utilizzo di apparecchi e supporti vergini per i quali sia stato corrisposto l’equo compenso per “copia privata” previsto dalla legge.

In qualsiasi altra condizione, la riproduzione di fonogrammi e videogrammi (in assenza di licenza di autori, artisti e produttori) prevede la violazione del diritto esclusivo di riproduzione, ed è illegale e penalmente perseguibile.

Esistono in oltre alcuni casi particolari che risultano penalmente perseguibili, quali:

  • la riproduzione effettuata da terzi per conto o a beneficio di persona fisica;
  • la prestazione di servizi finalizzata a consentire la riproduzione da parte di persona fisica per uso personale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Copia privata & Domande e Risposte. SIAE.it
  2. ^ a b c d e f Legge 22 aprile 1941 n. 633 - Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio (testo consolidato al 28-01-2008, non ufficiale)
  3. ^ Jarach-Pojaghi Manuale del diritto d'autore Mursia p. 393
  4. ^ Parlamento italiano, Legge 22 aprile 1941, n° 633. URL consultato il 21-05-2010.
  5. ^ Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Decreto ministeriale del 30 dicembre 2009 relativo alla "Determinazione del compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi ai sensi dell'art. 71 septies della legge 22 aprile 1941, n. 633" (PDF). URL consultato il 20-05-2010.
  6. ^ Gaia Bottà, DRM batte copia privata. Punto-Informatico, 15-10-2009
  7. ^ Cassinelli: "Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di libere utilizzazioni di contenuti protetti da diritto d'autore" (2525). Camera.it
  8. ^ Claudio Tamburino, Italia, per aggiustare il diritto d'autore. Punto-Informatico, 29-10-2009
  9. ^ Bondi, firmato decreto rideterminazione compenso per copia privata. www.beniculturali.it, 14-01-2010
  10. ^ Ministero Beni Culturali: firmato il decreto che ridetermina il compenso per la copia privata, Diritto d'autore.it, 15-01-2010

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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