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Nei primi tempi della Repubblica romana, gli anni non venivano conteggiati, erano invece individuati col nome dei consoli che erano in carica. Successivamente nella tarda repubblica si cominciò a contarli dalla fondazione di Roma (anno ab urbe condita) che tradizionalmente veniva fissata nel 753 a.C. Perciò in alcune iscrizioni il numero dell'anno è seguito dall'acronimo AVC che indica appunto AB VRBE CONDITA
La datazione si basa sulla cronologia varroniana, che anche se incerta, è utilizzata quasi universalmente. La lista dei consoli, e delle altre massime magistrature romane, non sono sempre esattamente verificabili ed universalmente accettate, variando dalle diverse fonti che li riportano.
Legenda: CS o Suff.=Consul Suffectus - D=Dittatore - DC=Decemviro - I, II, II, IV, ecc.= in caso di più nomine
Colori di sfondo:
- Console
- Tribuno Consolare
- Dittatore
- Decemviro
Dal 375 al 371 a.C.: nessun magistrato curule.
I tribuni della plebe Gaio Licinio Stolone e Lucio Sestio Laterano furono promotori di nuove proposte di legge, favorevoli ai plebei[39] che incontrarono la violenta resistenza dei patrizi. Questi, aiutati dai veti di altri tribuni della plebe, riuscirono ad osteggiare le proposte di legge dei due tribuni, Licinio e Sestio. Al che Licino e Sestio, come ritorsione elle politiche conservatrici attuate dai Patrizi, utilizzando a loro volta il diritto di veto proprio dei tribuni della plebe, impedirono, consecuitvamente per cinque anni, l'elezione dei tribuni consolari. Essi furono tribuni della plebe dal 376 a.C. al 367 a.C.. Sestio divenne nel 366 a.C. il primo console plebeo.
III secolo a.C. [modifica]
- ^ a b Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.50; Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 60.
- ^ a b Il cognomen del console è incerto; assente in Tito Livio e Dionigi, è Rufus e Aquilinus nei Fasti, rispettivamente nel 506 a.C. e 490 a.C., altri gli attribuiscono Flavus, cognome conosciuto della Gens Larcia.
- ^ Questa dittatura è dell'anno 501 a.C. secondo Tito Livio, dell'anno 498 a.C. secondo Dionigi di Alicarnasso.
- ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, VIII, 1.
- ^ Tito Livio omette il nome dei consoli per l'anno precedente l'episodio di Coriolano generale dei Volsci contro Roma.
- ^ Tito Menenio Lanato era figlio di Agrippa, e nipote di Gaio.
- ^ Secondo Tito Livio, (Ab Urbe condita libri, II, 54, 1), il secondo console in quell'anno fu Gaio Manlio Vulsone.
- ^ Secondo Tito Livio (Ab Urbe condita libri, II, 54, 3), insieme a Lucio Emilio viene nominato console Opitero Verginio Esquilino, anche se segnala che in alcuni Annales il console in carica risulta essere Vopisco Giulio.
- ^ a b Secondo Tito Livio (Ab Urbe condita libri, II, 61, 1), il praenomen del console è Tito.
- ^ I consoli del 463 a.C. presero servizio alle Calende Sestili (1º agosto), data di inizio dell'anno consolare, ma morirono presto entrambi.
- ^ Dal terzo giorno prima delle Idi Sestili (10 agosto).
- ^ a b Secondo Livio (Ab urbe condita libri, III, 31,8) il suo praenomen era Publio, non Servio.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri III, 30, 1.
- ^ Secondo Tito Livio (Ab urbe condita libri, Libro III, XXXIII, 3) il praenomen era Lucio.
- ^ I decemviri del 450 a.C. furono al potere dalle Idi di maggio (15 maggio) fino alla fine del mandato.
- ^ I consoli del 449 a.C. furono senatori che destituirono i precedenti pretori.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IV, 12, 6.
- ^ Diodoro Siculo, Biblioteca storica, XII, 36, 1.
- ^ a b c Tito Livio, Ab Urbe condita, IV, 16.
- ^ Tito Livio, "Ab Urbe Condita", IV, 2, 17.
- ^ a b c Secondo Tito Livio (Ab urbe condita libri, IV, 21.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, IV, 2, 23.
- ^ a b c Tito Livio lo chiama Numerio, in AUC, Libro IV, 43,1; 49,1; 57,12; per altri il praenomen era Gneo, in Drinkwater, op. cit., p. 53.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IV, 44, 1.
- ^ a b c Livio non lo nomina tra i tribuni dell'anno 419 a.C.; secondo lui nel 418 a.C. ha svolto il primo mandato e nel 417 a.C. il secondo. Inoltre nel § 4.47 lo indica col cognomen Strutto.
- ^ Tito Livio lo chiama Spurio Rutilio Crasso, in AUC, Libro IV, XLVII, 7, ma sembra trattarsi di un errore, dato che la gens Rutilia era plebea e non portava il cognomen Crasso.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IV, 4, 49.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IV, 4, 51.
- ^ Diodoro e Cassiodoro indicano come console dell'anno Marcus Cornelius Cossus.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IV, 4, 52.
- ^ Tito Livio, (Ab Urbe condita libri, V, 1) cita per l'anno 8 tribuni consolari - Romani auxere tribunorum militum consulari potestate numerum; octo, quot nunquam antea, creati.
- ^ Tito Livio, "Ab Urbe Condita", V, 12 cita L. Furius Medullinus e non Spurio Furio Medullino.
- ^ Suo padre, Publio Licinio Calvo Esquilino fu rieletto, ma declinò l'incarico per l'età avanzata (Livio, Ab Urbe condita, Libro V, 18).
- ^ Secondo Tito Livio (Ab Urbe Condita, V, 19, 2), il magister equitum di quell'anno fu Publio Cornelio Scipione.
- ^ Tito Livio (Libro V, 32,1) nomina tribuno dell'Anno M. Aemilius, mentre per gli anni successivi nomina L. Aemilius.
- ^ L'identificazione non è certa, perché Livio cita per i tribuni dell'anno T. Et L. Quinctiis Capitolinis (Ad Urbe condita VI, 2 11), poi per i tribuni dell'anno successivo T. Quinctius Cincinnatus iterum (Ad Urbe condita VI, 2 18) cioè per la seconda volta, quando fosse stato tribuno anche per il 385 a.C., si sarebbe trattato della terza.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VI, 3, 27, nomina 6 tribuni consolari per quell'anno. L. et P. Valeriis, Lucio per la quinta volta, Publio per la terza, C. Sergio per la terza volta, Licinio Menenio per la seconda, e poi P. Papirio e Ser. Cornelio Maluginense
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VI, 3, 30, nomina 6 tribuni consolari per quell'anno. P. et C. Manlii cum L. Iulio; plebes C. Sextilium M. Albinium L. Antistium
- ^ Tito Livio: "Dopo che Gaio Licinio e Lucio Sestio furono eletti tribuni, annunciarono delle leggi contro il potere dei patrizi a vantaggio dei plebei.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VI,4,38
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VI,4,38
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VI,4,42
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VII, 3.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VII, 6.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VII, 9.
- ^ Tito Livio, "Ab Urbe Condita", VII, 11, cita C. Poetelius Balbus consul.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VII, 11.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VII, 12.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VII,2, 17.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VII, 2, 18. In effetti secondo Livio si tratta del terzo consolato per Tito Quinzio. Livio riporta anche, che in alcuni annali, ha trovato riportato come console Marco Popilio al posto di Tito Quinzio.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VII,2, 19.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VII, 2, 21.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VII, 2, 22.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VII, 3, 24.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VII, 3, 26.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VII, 3, 28.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VII, 3, 28.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VII, 3, 28.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VIII, 12.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VIII, 12.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VIII, 15.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VIII, 16.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VIII, 17.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VIII, 18.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VIII, 23.
- ^ Tito Livio cita Quinto Emilio Cerretano, Ab Urbe condita, VIII, 37.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VIII, 38.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 7.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 7.
- ^ Livio ipotizza che possa essersi trattato di un errore di trascrizione, e che il console eletto fosse stato Lucio Papirio Mugillano, Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 15.
- ^ Livio riporta Lucio Plautio Venoce, Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 20.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 21.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 22.
- ^ Quindi C. Fabius alla morte di Quinto Aulio. Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 23.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 26.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 28.
- ^ I fasti consulares indicano Gaius Sulpicius Longus dittatore rei gerundae causa e Gauis Junius Bubulcus Brutus come suo magister equitum, ma Livio (Ab Urbe condita, IX, 29) indica quest'ultimo come dittatore, senza però indicare, come di solito fa, chi sia stato nominato magister equitum. Hartfield, Marianne (1981). Ph.D. dissertation. Berkeley: University of California, Berkeley. pp. 452–54.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 44.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, X, 1.
- ^ Livio riporta come per alcune fonti magister equitum del dittatore fosse Quinto Fabio Massimo Rulliano. Tito Livio, Ab Urbe condita, X, 3.
- ^ a b Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 6, 3. La datazione sembrerebbe però riferirsi nel passo di Livio al 219 a.C., prima che iniziasse l'assedio di Sagunto. La qual cosa viene ribadita nuovamente da Livio nel successivo passo (XXI, 15, 3-6) ad assedio terminato.
- Fonti primarie
- Fonti secondarie
Voci correlate [modifica]