Consiglio della Valle

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(FR)
« Il y a des peuples qui sont comme des flambeaux, ils sont fait pour éclairer le monde; en général ils ne sont pas de grands peuples par le nombre, ils le sont parce qu'ils portent en eux la vérité et l'avenir »
(IT)
« Ci sono dei popoli che sono come delle fiaccole, sono fatti per illuminare il mondo; in generale non sono grandi popoli per numero, ma perché portano in essi la verità e il futuro »
(Émile Chanoux, 1944, frase adottata come motto dal Consiglio Valle, riportata sulla parete principale dell'aula)
« Il Consiglio della Valle è composto di trentacinque Consiglieri, eletti a suffragio universale, uguale, diretto e segreto. Per l'esercizio del diritto elettorale attivo e passivo può essere stabilito il requisito della residenza nel territorio della Regione per un periodo non superiore a un anno. »
(Articolo 16 dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta)
« Ogni volta che un rappresentante del Parlamento italiano pone l'accento sulla necessità di uniformare la parlata nello stivale i valdostani insorgono a tutela del loro particolarismo linguistico. Il regime fascista giunge perfino ad italianizzare i toponimi, prevedendo di realizzare un analogo provvedimento per i cognomi, col risultato di rafforzare di fatto l'identità collettiva dei valdostani, il loro desiderio di autodeterminazione e di autonomia dallo stato italiano: comincia a farsi strada l'idea di un Consiglio della Valle, composto da valdostani ed eletto da valdostani, che eserciti un potere sovrano sulla regione. »
(dalla sezione "Storia" del sito istituzionale del Consiglio)
L'emblema della Valle d'Aosta
L'emblema della Valle d'Aosta

Consiglio della Valle/Conseil de la Vallée è la denominazione ufficiale del Consiglio regionale della Regione italiana Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste.

Tale denominazione è rinvenibile nelle leggi costituzionali che hanno approvato e modificato, a partire dal 1948, lo Statuto speciale della piccola Regione dell'Italia nordoccidentale, anche se in alcuni articoli è riscontrabile la dizione comune di Consiglio regionale.

Presidente del Consiglio è, dall'1 luglio 2008, il consigliere dell'Union Valdôtaine Alberto Cerise, a seguito delle elezioni del 25 maggio che hanno dato vita alla tredicesima legislatura.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Origini

L'idea di un Consiglio della Valle - ossia di un'assemblea rappresentativa di tutti i valdostani dotata di rilevanti poteri decisionali - è strettamente legata, fin dal Basso Medio Evo, al forte sentimento di identità comunitaria specifica ed all'aspirazione all'autodeterminazione e all'autonomia che, da sempre, caratterizzano gli abitanti della Valle.

La storia dell'autonomia valdostana precedente alla nascita della Repubblica Italiana è strettamente connessa con quella della casa di Savoia che già con il suo capostipite, Umberto Biancamano, concede nel 1032 le prime franchigie, poi notevolmente ampliate e precisate con la Charte des franchises del 1191.

I secoli successivi vedranno l'alternarsi dei tentativi sabaudi di uniformare il diritto valdostano a quello dell'intero Stato italo-francofono con le fortunate resistenze della nobiltà locale a tali tentativi fin quando, alle soglie della Rivoluzione francese, la "morsa centralizzatrice" del governo di Torino si rivelerà irresistibile.

La questione valdostana riesploderà, quindi, soltanto con l'unità d'Italia, in concomitanza con la trasformazione dello Stato retto dai Savoia da perfettamente bilingue in quasi completamente italofono.

I tentativi di uniformazione linguistica delle classi dirigenti postunitarie e, soprattutto, del governo fascista, non faranno altro che rafforzare il sentimento identitario dei valdostani.

Nel 1909 nasce la Ligue valdôtaine di Anselmo Réan, molto attiva fino all'avvento del fascismo, per il quale, ad ogni modo, l'autonomismo valdostano rappresenterà sempre una non trascurabile "spina nel fianco".

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, l'autodeterminazione regionale della Valle d'Aosta diviene, progressivamente, una prospettiva sempre più concreta mentre, in quegli anni, la grandissima maggioranza delle forze politiche e di resistenza armata valdostane respinge decisamente la possibilità, balenata dal generale De Gaulle, di annettere la Valle alla Francia.

Le uniche opzioni rimaste, in questa fase storica, sono, dunque, nell'ambito dello Stato unitario italiano, quella federalista e quella regionalista.

[modifica] Il primo Consiglio

Il primo Consiglio della Valle d'Aosta libera e autonoma non sarà, paradossalmente, eletto direttamente dal popolo ma, sul modello della Consulta nazionale e della Consulta regionale siciliana, sarà costituito da rappresentanti designati dai partiti aderenti al Comitato di Liberazione Nazionale.

La lista dei consiglieri provvisori sarà compilata "dalle direzioni centrali dei partiti, su proposta dei loro organi locali, sentito il Comitato di Liberazione della Valle d'Aosta" ed approvata dal Consiglio dei ministri il 29 dicembre 1945. Sulla base di tale deliberazione il presidente del Consiglio dei ministri, Alcide De Gasperi, nominerà, con proprio decreto, il 4 gennaio 1946, i primi 25 parlamentari regionali, fra i quali vi era anche una donna, Maria Ida Viglino, che, in qualità di componente più giovane, svolgerà le funzioni di segretario della prima storica riunione (presidente sarà, come membro più anziano, il notaio Giuseppe Thiébat).

Il primo presidente eletto sarà lo storico Federico Chabod, designato dal Partito d'Azione, già attivo ed intelligente militante della causa autonomista.

L'assemblea eleggerà anche una Giunta regionale provvisoria composta da un assessore per ogni partito: PSI, Pd'A, PCI, DC, PLI.

[modifica] La prima elezione democratica

Fra il 1948 e il '49 si fanno sempre più forti le pressioni della sinistra - che, nel frattempo, sta dando buona prova di sè, grazie soprattutto al sindaco Fabiano Savioz, nel governo della città di Aosta - per ottenere dal governo nazionale la convocazione delle prime elezioni regionali democratiche e pluraliste.

La data delle elezioni è il 24 aprile 1949. Il sistema elettorale è ipermaggioritario: assegnazione dei tre quinti dei 35 seggi alla lista che avesse ottenuto il maggior numero dei voti e del resto alla seconda, con esclusione di tutte le altre. Ammesso anche il voto disgiunto, ossia la facoltà di dare la propria preferenza a candidati di due liste contrapposte.

Vince la lista unitaria DC-UV: 43,6% dei suffragi ed elezione di tutti i propri candidati (28 su 35 consiglieri).

I 7 seggi di opposizione sono conquistati dalla sinistra, che ottiene il 33,2%. Le liste "italianiste" rimangono fuori dal Consiglio, ottenendo, complessivamente, circa un quarto dei voti.

Severino Caveri, UV, sarà presidente della Giunta regionale; Vittorino Bondaz, avvocato democristiano, presidente dell'assemblea.

Tra le "ossessioni" della nuova politica valdostana, un posto di rilievo spetta certamente al miglioramento delle comunicazioni, nel tentativo di far arretrare l'isolamento ereditato dalla natura e dalle scarse realizzazioni del passato. In tale quadro, il conte Lora Totino iniziava, fin dal marzo del '46, in mancanza di qualsiasi autorizzazione, lo scavo della galleria del Monte Bianco. La causa del traforo verrà patrocinata, nel Parlamento nazionale, dal deputato Farinet.

La prima legislatura sarà particolarmente deludente, tant'è che tutto il quinquennio non sarà sufficiente a far vedere la luce alla prima legge regionale della Valle d'Aosta.

I forti ostacoli all'attuazione dello Statuto frapposti dal governo di Roma porteranno alla fine dell'alleanza DC-UV.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni


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