Consiglio nazionale di transizione

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Consiglio nazionale di transizione
المجلس الوطني الانتقالي
al-Majlis al-waṭanī al-intiqālī
Amqim n wamur n Libya
Flag of Libya.svg
Bandiera adottata ufficialmente dal Consiglio nazionale di transizione come emblema della Libia (precedentemente usata dal Regno di Libia nel 1951)[1]
Seal of the National Transitional Council (Libya).svg
Stemma del Consiglio
Tipo governo ad interim
Istituito 27 febbraio 2011
Soppresso 8 agosto 2012
Segretario generale Muṣṭafā ʿAbd al-Jalīl
Vicesegretario e portavoce ʿAbd al-Ḥafīẓ ʿAbd al-Qādir Ghōqa
Sede Tripoli
Sito web http://ntclibya.org/
Libia

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Politica della Libia







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Il Consiglio nazionale di transizione (in arabo: المجلس الوطني الانتقالي, al-majlis al-waṭanī al-intiqālī, berbero: Amqim n wamur n Libya), o anche Consiglio nazionale ad interim di transizione (inglese: Interim Transitional National Council), era un'autorità politica nata in seguito alle sommosse popolari in Libia del 2011 contro il regime di Gheddafi come guida della Coalizione della Rivoluzione del 17 febbraio[2]. Composto da 31 membri, ne facevano parte varie forze anti-Gheddafi e alcuni ex membri del Comitato generale popolare di Libia e dell'Esercito libico passati dalla parte delle forze di opposizione[3].

Il Consiglio Nazionale controllava e gestiva le regioni occupate dai rivoluzionari libici. Si è riunito la prima volta a Beida il 24 febbraio 2011 e a partire dal 27 febbraio ha avuto sede a Bengasi. Il 25 agosto è stato annunciato il trasferimento e l'inizio dei lavori nella capitale Tripoli.[4] Autoproclamatosi il 5 marzo 2011 “unico legittimo rappresentante della Repubblica libica”[5], il ruolo di suo Segretario generale è rivestito da Muṣṭafā ʿAbd al-Jalīl. Lo stesso Muṣṭafā ʿAbd al-Jalīl, è al contempo membro del Comitato di crisi inizialmente composto assieme a ʿOmar al-Ḥarīrī (responsabile delle questioni militari) e ʿAlī ʿAbd al-ʿAzīz al-ʿIsāwī (responsabile dei rapporti internazionali)[6].

Compiti principali del Consiglio erano quelli di proseguire le azioni della Rivoluzione fino alla liberazione dell'intera Libia e in seguito organizzare libere elezioni e redigere una nuova costituzione.

Il Consiglio era affiancato da un Consiglio militare, con sede a Bengasi, composto da 15 alti ufficiali delle forze armate passate con la Rivoluzione, e ha istituito un “Governo” di crisi per la gestione politica ed economica della Cirenaica controllata dalla Rivoluzione.

Bandiera[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera adottata ufficialmente dal Consiglio nazionale di transizione come "emblema della Repubblica Libica" è quella usata dal Regno di Libia tra il 1951 e il 1969. È composta da tre bande orizzontali, rossa nera e verde (la banda centrale è grande il doppio delle altre due), che simboleggiano le regioni storiche Tripolitania, Cirenaica e Fezzan. Nella banda centrale sono raffigurate una mezzaluna e una stella bianche.[1] I ribelli hanno issato questa bandiera sui luoghi occupati fin dalle prime fasi delle sommosse del febbraio 2011.

Finalità e obiettivi del Consiglio nazionale[modifica | modifica wikitesto]

La "Dichiarazione di fondazione del Consiglio nazionale di transizione", esplicita gli obiettivi principali del Consiglio come segue[7]:

  • Garantire la sicurezza del territorio nazionale e dei cittadini.
  • Coordinamento degli sforzi nazionali per liberare il resto della Libia.
  • Supporto agli sforzi dei consigli locali per consentire il ripristino della normale vita civile.
  • Supervisione del Consiglio militare per garantire il conseguimento della nuova dottrina dell'Esercito Popolare libico nella difesa del popolo e proteggere le frontiere della Libia.
  • Facilitare l'elezione di un'assemblea costituente per redigere una nuova costituzione per il paese e sottoporla a referendum popolare.
  • Formare un governo di transizione per preparare lo svolgimento di elezioni libere.
  • Guida per la gestione della politica estera, la disciplina dei rapporti con altri paesi e organizzazioni internazionali e regionali, e la rappresentanza del popolo libico.

Per quel che riguarda il possibile scenario postbellico, il manifesto politico del Consiglio, intitolato "Visione per una Libia democratica"[8], prevede una nuova costituzione che renda legali le associazioni politiche, sindacali, popolari; che promuova il rispetto dei diritti umani e delle garanzie individuali quali libertà di parola, di associazione, di stampa ecc., il pluralismo e la tutela delle minoranze; che costruisca istituzioni democratiche basate sullo svolgimento di libere elezioni e sulla separazione dei poteri; che condanni i regimi dispotici ed autoritari, l'estremismo religioso e l'intolleranza; che tratti i cittadini senza discriminazioni in base a genere, colore, razza o posizione sociale, che cerchi la costruzione di nuove relazioni internazionali basate sul rispetto delle istituzioni democratiche, della cooperazione internazionale, del rispetto dei diritti umani e contro razzismo, discriminazione e terrorismo.

Composizione ed organismi del Consiglio[modifica | modifica wikitesto]

Consiglio nazionale di transizione (organo legislativo)[modifica | modifica wikitesto]

Il Consiglio nazionale di transizione afferma di essere "l'unico organo legittimato a rappresentare il popolo della Libia e lo Stato libico"[9].

Pur non essendo state rese note inizialmente alla stampa le identità dei membri del Consiglio, Muṣṭafā ʿAbd al-Jalīl ha assunto fin dall'inizio il ruolo di leadership all'interno del nuovo consiglio e l'avvocato esperto in diritti umani ʿAbd al-Ḥafīẓ ʿAbd al-Qādir Ghōqa[10] ha svolto il ruolo di portavoce. L'intenzione del Consiglio è di ospitare cinque membri di ogni città o paese sotto il controllo dell'opposizione, e di stabilire un contatto con le nuove città che passeranno sotto il controllo dell'opposizione per permettere loro di aderire al Consiglio[11][12].

Il consiglio è composto da 31 membri, le identità dei vari membri non sono state rese pubbliche per proteggere la loro sicurezza[13].

I membri noti del Consiglio sono[14]:

  • Muṣṭafā ʿAbd al-Jalīl - Segretario generale
  • ʿAbd al-Ḥafīẓ Ghōqa - Vicesegretario generale e portavoce
  • Sulaymān ʿOthmān al-Meghirahī - Rappresentante della municipalità di Al Butnan
  • Sulaymān al-Fortiya - Rappresentante della municipalità di Al Butnan
  • ʿAshur Būrāshed Ḥāmed - Rappresentante della città di Derna
  • ʿAbd Allāh Mūsā al-Myehub - Rappresentante dell'area di Gubba
  • Aḥmad ʿAbd Rabbuh al-ʿAbbār - Rappresentante della città di Bengasi
  • Fātiḥ Muḥammad al-Baʿja - Rappresentante della città di Bengasi
  • Muḥammad al-Muntaṣir - Rappresentante della città di Misurata
  • Zubayr Aḥmad al-Sharīf - Rappresentante dei prigionieri politici[15]
  • ʿOmar al-Ḥarīrī - Rappresentante delle forze armate[16]
  • Fatḥī Tirbil - Rappresentante dei giovani
  • Salwā Fawzī al-Deghali - Rappresentante delle donne

Governo provvisorio (organo esecutivo)[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 marzo 2011, un comitato di crisi è stato istituito per agire come il braccio esecutivo del consiglio. Un governo di transizione viene reso noto il 23 marzo 2011[17][18].

L'organo esecutivo è composto da[19]:

Gli altri ministri devono ancora essere annunciati[19]. A metà settembre 2011 era stato annunciato la formazione di un nuovo governo provvisorio che guidasse il Paese nordafricano alle elezioni dell'Assemblea costituente, ma il processo si è interrotto per gli scontri verificatisi tra la componente "islamista" (Fratelli Musulmani e Salafiti) e la componente laica e liberale del Consiglio nazionale di transizione. Intanto nuovi partiti si stanno formando, soprattutto liberali e islamisti (Fratelli Musulmani e Salafiti), e alcune piccole e deboli strutture sindacali dei lavoratori.

Relazioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 febbraio, il Ministro degli esteri italiano Franco Frattini, dichiara che l'Italia è stato il primo paese ad avervi avuto contatti[21]. Il 5 marzo Bernard Valero, portavoce del ministero degli Esteri francese, afferma che la Francia sostiene il Consiglio Nazionale Libico e il ministro degli Esteri francese Alain Juppé dichiara che l'offensiva di Gheddafi è una "follia militare"[22]. Lo stesso giorno il ministro alla Difesa britannico Liam Fox afferma che un piccolo gruppo diplomatico britannico è già presente a Bengasi e ha contatti con il Consiglio Nazionale Libico[22].

Il 21 marzo anche ʿAbd al-Khatib, inviato delle Nazioni Unite in Libia, incontra per la prima volta il leader dei ribelli[23]. Il Consiglio ha inoltre il sostegno di Stati Uniti[24][25], Portogallo[26], e di organizzazioni internazionali quali l'Unione Europea[27] e la Lega Araba[28][29].

Dopo essersi opposta all'intervento armato in Libia e alle rivendicazioni dei ribelli, il 24 maggio la Russia riconosce il Consiglio come legittimo partner di futuri, eventuali negoziati di pace, senza comunque ritenerlo l'unico rappresentante del popolo libico, e senza interrompere i rapporti ufficiali col governo di Gheddafi, nel tentativo di porsi come mediatore tra le parti in conflitto[30].

L'11 settembre 2011 il Fondo Monetario Internazionale ha riconosciuto il CNT come «governo ufficiale» della Libia[31]. Il 16 settembre 2011 è arrivato anche il riconoscimento da parte dell'Assemblea generale dell'ONU, con 114 voti a favore, 17 contrari e 15 astenuti; contemporaneamente il suo Consiglio di sicurezza ha ridotto sanzioni ed embargo d'armi verso Tripoli, impegnandosi ad appoggiare formalmente il nuovo governo libico[32]. Il rapporto tra il CNT e Amnesty International ha assunto aspetti controversi nell'autunno 2011, a causa di accuse secondo cui i ribelli libici avrebbero più volte violato i diritti umani.[33][34]

Stati che hanno riconosciuto ufficialmente il CNT[modifica | modifica wikitesto]

Il primo paese ad aver riconosciuto il Consiglio come legittimo rappresentante del popoli libico è, il 6 marzo 2011, la Francia, spingendo anche per un riconoscimento da parte degli altri paesi dell'Unione Europea[35], e il 29 marzo inviando un proprio ambasciatore a Bengasi[36][37]. A fine marzo anche il Qatar riconosce il Consiglio[38], e ad aprile dello stesso anno anche Maldive[39], Italia[40], Kuwait[41] e Gambia[42].

Nel giro di pochi mesi il CNT ha ottenuto un ampissimo e largamente maggioritario riconoscimento internazionale, tra cui, in particolare, di Spagna[43], Australia[44], Germania[45] e Canada[46] nel mese di giugno, di Turchia, Stati Uniti[47], Giappone[48], Regno Unito[49] a luglio, di Russia[50], Cina[51], Sudafrica (sebbene pochi giorni prima del riconoscimento ufficiale abbia votato, al palazzo di vetro dell'ONU, contro il riconoscimento del CNT), Svizzera a settembre 2011.

Stati che hanno votato in favore del CNT[modifica | modifica wikitesto]

Gli Stati che il 16 settembre 2011 hanno votato in favore del CNT al palazzo delle Nazioni Unite, ma che non lo hanno riconosciuto ufficialmente sono:

Stati che hanno dichiarato di non riconoscere il CNT[modifica | modifica wikitesto]

Gli Stati che hanno deciso di non riconoscere il CNT sono:

  • Angola Angola: il 16 settembre 2011 ha votato contro il riconoscimento del CNT da parte dell'ONU[32].
  • Bolivia Bolivia: il 16 settembre 2011 ha votato contro il riconoscimento del CNT da parte dell'ONU[32].
  • RD del Congo RD del Congo: il 16 settembre 2011 ha votato contro il riconoscimento del CNT da parte dell'ONU[32].
  • Cuba Cuba: il ministero degli Esteri cubano ha dichiarato che l'isola «non riconosce al CNT alcuna autorità e attenderà che si costituisca un governo legittimo senza interventi stranieri per riallacciare relazioni diplomatiche». Contemporaneamente ha ritirato tutto il suo personale diplomatico dalla Libia[52]. Il 16 settembre 2011 ha votato contro il riconoscimento del CNT da parte dell'ONU[32].
  • Ecuador Ecuador: a seguito della operazioni militari della NATO, nel marzo 2011 il ministero degli Esteri ecuadoriano aveva diramato un comunicato ufficiale in cui dichiarava: «condanniamo l’intervento militare straniero in Libia ed esigiamo l’immediato cessate il fuoco». Nel settembre 2011 il ministro degli esteri Ricardo Patiño, commentando le vicende libiche, ha parlato di «una vera e propria invasione per il controllo delle risorse libiche», e sul CNT ha dichiarato che «non riconosciamo questo organismo»[53]. Il 16 settembre 2011 ha votato contro il riconoscimento del CNT da parte dell'ONU[32].
  • Guinea Equatoriale Guinea Equatoriale: il 16 settembre 2011 ha votato contro il riconoscimento del CNT da parte dell'ONU[32].
  • Lesotho Lesotho: il 16 settembre 2011 ha votato contro il riconoscimento del CNT da parte dell'ONU[32].
  • Malawi Malawi: il 16 settembre 2011 ha votato contro il riconoscimento del CNT da parte dell'ONU[32].
  • Namibia Namibia: il 16 settembre 2011 ha votato contro il riconoscimento del CNT da parte dell'ONU[32].
  • Nicaragua Nicaragua: il 16 settembre 2011 ha votato contro il riconoscimento del CNT da parte dell'ONU[32].
  • Swaziland Swaziland: il 16 settembre 2011 ha votato contro il riconoscimento del CNT da parte dell'ONU[32].
  • Tanzania Tanzania: il 16 settembre 2011 ha votato contro il riconoscimento del CNT da parte dell'ONU[32].
  • Venezuela Venezuela: il presidente venezuelano Hugo Chávez, amico di Mu'ammar Gheddafi, si è rifiutato di riconoscere il Consiglio nazionale di transizione[52], ed ha affermato che l'unico governo legittimo era quello di Gheddafi. Il 16 settembre 2011 il Venezuela ha votato contro il riconoscimento del CNT da parte dell'ONU[32].
  • Zambia Zambia: il 16 settembre 2011 ha votato contro il riconoscimento del CNT da parte dell'ONU[32].
  • Zimbabwe Zimbabwe: il 16 settembre 2011 ha votato contro il riconoscimento del CNT da parte dell'ONU[32].

Riconoscimenti di organizzazioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Inoltre, hanno riconosciuto il CNT alcune Organizzazioni Internazionali:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Libya National Flag sul sito del Consiglio nazionale di transizione
  2. ^ Marco Di Leddo, «Il congedo del Colonnello», Ce.S.I., 28 febbraio 2011.
  3. ^ Sanzioni Onu alla Libia, a Bengasi nasce il Consiglio nazionale transitorio in IlSole24ore.it, 27 febbraio 2011. URL consultato il 27 febbraio 2011.
  4. ^ Libia: Gheddafi in fuga; Consiglio nazionale di transizione: A Tripoli nuovo governo su agi.it
  5. ^ Libia. Ribelli: "Ad Al-Zawiyah almeno 50 morti" in TG1 online, 5 marzo 2011. URL consultato il 5 marzo 2011.
  6. ^ Libia: Consiglio nazionale nomina ex ministro Jalil suo presidente in Adnkronos, 5 marzo 2011. URL consultato il 5 marzo 2011. Si noti come, con costante fraintendimento, la stampa si riferisca a lui pensando che Jalil sia il cognome, ignorando che in varie parti del mondo arabo (tra cui l'Iraq, la Siria, l'Egitto, oltre alla Libia), il nome proprio di persona viene seguito da quello paterno (nasab), senza farlo precedere, come in altri Paesi arabi, dal sostantivo "ibn", "ben", "bin". Nel caso dell'interessato, il padre si chiamava ʿAbd al-Jalīl e perciò Muṣṭafā ʿAbd al-Jalīl significa Muṣṭafā (figlio di) ʿAbd al-Jalīl. Quasi un errore di minor gravità potrebbe essere considerato il fatto che "Jalīl" (Glorioso) è poi un epiteto riferibile al solo Allah e, se ha un senso chiamarsi "Schiavo del Glorioso", indubbiamente blasfemo sarebbe invece essere chiamato "Glorioso".
  7. ^ الجمهورية الليبية - المجلس الوطني الانتقالي, إعلان تاسيس المجلس الوطني الانتقالي المؤقت in Ntclibya.org, 17 febbraio 2011. URL consultato il 25 marzo 2011.
  8. ^ A vision of a democratic Libya in Ntclibya.org, 29 marzo 2011. URL consultato il 30 marzo 2011.
  9. ^ Introducing the Council in Ntclibya.org. URL consultato il 10 marzo 2011.
  10. ^ Nella pronuncia libica la consonante araba qaf (traslitterata "q") viene pronunciata come una "g" dura: quindi "Ghoga", esattamente come il nome "Qadhdhafi" che viene pronunciato localmente "Ghaddafi" (quindi mutato in Gheddafi).
  11. ^ Libya opposition launches council in Aljazeera.net (edizione inglese), 27 febbraio 2011. URL consultato il 5 marzo 2011.
  12. ^ Consiglio nazionale di transizione, Council members in Ntclibya.org. URL consultato il 7 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 7 marzo 2011).
  13. ^ Rolla Scolari, Council says it's Libya's sole representative in Mondo News (AE), 6 marzo 2011. URL consultato il 2 maggio 2011.
  14. ^ Council members in Ntclibya.org. URL consultato il 2 maggio 2011.
  15. ^ Zubayr Aḥmad ha trascorso 30 anni nelle carceri del regime.
  16. ^ ʿOmar al-Ḥarīrī era stato, assieme a Gheddafi, tra gli ufficiali delle forze armate - autodenominatisi "Liberi Ufficiali Unionisti (in arabo: الضباط الوحدويين الأحرار , al-Ḍubbāṭ al-waḥdawiyyīn al-aḥrār) - che avevano condotto a termine il golpe del settembre 1969. Era poi caduto in disgrazia e imprigionato.
  17. ^ Libyan rebels form 'interim government' in Aljazeera.net (edizione inglese), 22 marzo 2011. URL consultato il 25 marzo 2011.
  18. ^ Libyan air force 'no longer exists' in Aljazeera.net (edizione inglese), 23 marzo 2011. URL consultato il 25 marzo 2011.
  19. ^ a b Rebels in east Libya set up crisis committee in Reuters, 5 marzo 2011. URL consultato il 5 marzo 2011.
  20. ^ Karim Fahim, Rebel Insider Concedes Weaknesses in Libya in NYTimes.com, 23 marzo 2011.
  21. ^ Frattini: contatti con Consiglio Libia in ANSA, 28 febbraio 2011. URL consultato il 2 marzo 2011.
  22. ^ a b France welcomes Libyan rebel council, UK in diplomatic bind in RFI.fr (edizione inglese) (France), Africa, 6 marzo 2011.
  23. ^ Spari a Misurata, vittime. L'Onu incontra i ribelli in ANSA, 22 marzo 2011. URL consultato il 22 marzo 2011.
  24. ^ Clinton to meet anti-Gaddafi opposition as world weighs Libya options in Haaretz.com, 10 marzo 2011.
  25. ^ ארה"ב מבקשת מהאו"ם לאשר תקיפות אוויריות וירי ארטילרי בלוב in Haaretz.co.il, 17 marzo 2011.
  26. ^ Richard Adams - Haroon Siddique - Sam Jones, Libya uprising - Thursday 10 March in Guardian.co.uk, 10 marzo 2011. URL consultato il 10 marzo 2011.
  27. ^ Wyre Davies, Libya: US and EU say Muammar Gaddafi must go in BBC.co.uk, 11 marzo 2011. URL consultato il 25 marzo 2011.
  28. ^ Arab League to study recognition of Libyan National Council in MonstersandCritics.com, 12 marzo 2011. URL consultato il 25 marzo 2011.
  29. ^ Libyan regime 'lost legitimacy'—Arab League in INQUIRER.net, 13 marzo 2011. URL consultato il 25 marzo 2011.
  30. ^ Mosca riconosce ribelli,"ma non unico interlocutore" in Virgilio.it, 24 maggio 2011. URL consultato il 29 maggio 2011.
  31. ^ Libia: Fmi riconosce Cnt come governo ufficiale in italian.irib.ir, 11 settembre 2011. URL consultato il 20 settembre 2011.
  32. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p ONU, il CNT rappresenta la Libia in info.rsi.ch, 16 settembre 2011. URL consultato il 20 settembre 2011.
  33. ^ Libya's Jalil calls for sharia law, as Amnesty says NTC guilty of war crimes | GlobalPost
  34. ^ Amnesty Briefing exposes Libya’s National Transitional Council’s true colors: Racist Lawless War Criminals | The Santos Republic
  35. ^ Natalie Nougayrède, Paris affiche son soutien à la rébellion libyenne in Le Monde, 8 marzo 2011, p. 7.
  36. ^ Parigi riconosce il Consiglio dei ribelli libici in it.euronews.net, 10 marzo 2011. URL consultato il 10 marzo 2011.
  37. ^ (FR) La France reconnaît le CNL comme représentant de la Libye in L'Express.fr, 10 marzo 2011. URL consultato il 10 marzo 2011.
  38. ^ (EN) Qatar Recognizes Libyan National Transition Council in bna.bh, 28 marzo 2011. URL consultato il 4 maggio 2011.
  39. ^ (EN) Maldives Recognises Libyan National Council as sole representative of the Libyan people in presidencymaldives.gov.mv, 3 aprile 2011. URL consultato il 3 aprile 2011.
  40. ^ (EN) Italy recognises Libyan opposition council in The Sydney Morning Herald.com.au, 5 aprile 2011. URL consultato il 12 settembre 2011.
  41. ^ (EN) Kuwait recognizes Libyan rebels in english.ruvr.ru, 22 aprile 2011. URL consultato il 23 aprile 2011.
  42. ^ (EN) lingua0en, Gambia recognises Libya rebel council in sundaytimes.lk, 22 aprile 2011. URL consultato il 4 maggio 2011.
  43. ^ (EN) Xiong Tong, Spain's FM says Libyan opposition NTC only representative of Libya in news.xinhuanet.com, 8 giugno 2011. URL consultato il 12 settembre 2011.
  44. ^ (EN) Dan Oakes, Canberra backs new Libya in The Sydney Morning Herald.com.au, 10 giugno 2011. URL consultato il 12 settembre 2011.
  45. ^ (EN) Germany recognises Libya rebel council -rebel says in Reuters.com, 13 giugno 2011. URL consultato il 12 settembre 2011.
  46. ^ (EN) Campbell Clark, Canada recognizes Libya's rebel council as legitimate voice in The Globe and Mail.com, 14 giugno 2011. URL consultato il 12 settembre 2011.
  47. ^ Libia, il Consiglio nazionale di transizione riconosciuto "governo legittimo" in la Repubblica.it, 15 luglio 2011. URL consultato il 15 luglio 2011.
  48. ^ (EN) Fang Yang, Libya Contact Group to recognize NTC as legitimate authority: FM in news.xinhuanet.com, 15 luglio 2011. URL consultato il 12 settembre 2011.
  49. ^ (EN) Nicholas Watt, Britain recognises Libyan rebels and expels Gaddafi's London embassy staff in The Guardian.co.uk, 27 luglio 2011. URL consultato il 27 luglio 2011.
  50. ^ Gheddafi: "Mettete Libia a ferro e fuoco" in la Repubblica.it, 1º settembre 2011. URL consultato il 12 settembre 2011.
  51. ^ Cina: dichiarato il riconoscimento del CNT libico in italian.cri.cn, 12 settembre 2011. URL consultato il 12 settembre 2011.
  52. ^ a b Libia: Cuba non riconosce CNT e ritira personale diplomatico in repubblica.it, 4 settembre 2011. URL consultato il 20 settembre 2011.
  53. ^ L’Ecuador non riconosce la nuova Libia in durito.it, 3 settembre 2011. URL consultato il 20 settembre 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]