Consacrazione della panetteria

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La consacrazione della panetteria è un problema posto dai teologi, all'interno della teologia cattolica dell'Eucaristia.

Si tratta di una situazione inusuale, nella quale un presbitero o un vescovo validamente ordinati pronunciano le parole della Messa con le quali avviene la consacrazione del pane (Prendete e mangiate, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi) in una panetteria.

Il quesito che i teologi si sono posti è il seguente: tali parole pronunciate dal ministro consacrano o non consacrano il pane della panetteria?

Indice

[modifica] Argomentazioni teologiche

Il magistero della chiesa non si è mai pronunciato sulla questione. Ma la risposta che sembra più in linea con la dottrina della Chiesa cattolica è che non avviene nessuna consacrazione.

La ragione sta nel fatto che il sacerdote che celebra l'Eucaristia lo fa a nome e "in persona Christi", e realizza quello che Cristo e la Chiesa hanno intenzione di fare. Ora, né Cristo ebbe né la Chiesa avrà mai l'intenzione di consacrare una panetteria.

[modifica] Consacrazione di una sola specie

La teologia cattolica tradizionale considera significativa agli effetti della situazione anche la considerazione che la consacrazione delle due specie è essenziale per la celebrazione del sacrificio.

Se manca la consacrazione di una specie, si ritiene che il sacrificio viene iniziato, ma non viene portato a compimento. Così ritengono Joseph Aertnys, C. Damen, I. Visser C.SS.R[1]:

La sentenza oggi comune insegna che se per qualunque motivo manca la consacrazione dell'altra specie, non si celebra il sacrificio.

Gli stessi autori si domandando anche se la specie sulla quale si è proferita la consacrazione è stata consacrata, e rispondono:

Per la validità della consacrazione si richiede l'intenzione di celebrare il sacrificio. Ne segue che la consacrazione del pane è valida se per accidens è venuta meno la consacrazione del vino. Ma è invalida se si fosse avuta l'intenzione di consacrare solo una specie.

Gli stessi autori citano al questo proposito l'opinione contraria del cardinale Juan del Lugo S.J. (1583-1660), il quale sosteneva che il sacerdote, se intende consacrare solo una specie, non esclude la celebrazione del sacrificio. Pertanto implicitamente intenderebbe consacrare validamente.

Sempre gli stessi autori, in nota, citano a loro conforto la sentenza di Dominik Prümmer O.P., considerato nell'ambito della teologia cattolica uno dei più insigni moralisti della prima metà del secolo XX:

Non è mai lecito consacrare fuori della Messa. Ne segue che non si può mai consacrare una specie senza l'altra. Così pensano tutti ed espressamente il Codice di diritto canonico[2] can. 817 che dice che questo modo di agire è nefas.
Perciò probabilmente è invalida la consacrazione fatta fuori della Messa. Infatti "il sacerdote celebra il sacramento parlando in persona Christi".
Invece il sacerdote non agisce né in persona Christi né secondo l'intenzione della Chiesa quando intende consacrare fuori della Messa.
Infatti il potere di consacrare non è altro che il potere di celebrare la Messa.
È per questo che nell'ordinazione presbiterale viene detto: "Ricevi il potere di offrire il sacrificio".
Stando così le cose, probabilmente è invalida la consacrazione se per esempio un perverso sacerdote pronunziasse le parole della consacrazione sopra il pane conservato in una panetteria, a meno che una simile criminosissima consacrazione la si voglia chiamare Messa.[3].

Prümmer è contrario, ma presenta la sua tesi come un'opinione e sostiene che la consacrazione probabilmente è invalida. In nota dice che non si può portare San Tommaso come contrario a questa opinione, perché San Tommaso parla della validità della consacrazione di una sola specie all'interno della Messa. Più precisamente, san Tommaso si pone il problema se la forma della consacrazione del pane produca il suo effetto prima che sia terminata la forma della consacrazione del vino. È evidente quindi che le sue considerazioni non si applicano al caso della consacrazione della panetteria.

[modifica] Interpretazione del Codice di diritto canonico

Il Codice di diritto canonico non prende in considerazione il caso, ma indica una pista di comprensione:

Augustissimo sacramento è la santissima Eucaristia, nella quale lo stesso Cristo Signore è presente, viene offerto ed è preso come cibo, e mediante la quale continuamente vive e cresce la Chiesa. Il Sacrificio eucaristico, memoriale della morte e della risurrezione del Signore, nel quale si perpetua nei secoli il Sacrificio della croce, è culmine e fonte di tutto il culto e della vita cristiana, mediante il quale è significata e prodotta l'unità del popolo di Dio e si compie l'edificazione del Corpo di Cristo. Gli altri sacramenti infatti e tutte le opere ecclesiastiche di apostolato sono strettamente uniti alla santissima Eucaristia e ad essa sono ordinati. (can. 897)
Il sacerdote non celebri il Sacrificio eucaristico senza la partecipazione di almeno qualche fedele, se non per giusta e ragionevole causa. (can. 906)

Tali canoni fanno capire che la chiesa considera l'Eucaristia come una celebrazione del Corpo Mistico di Cristo, popolo di Dio (membra) in unione al Cristo (capo) agente e determinante l'intera azione sacra come sacerdote e vittima. La chiesa, ossia il Corpo Mistico di Cristo, celebra l'Eucaristia per rendere un atto di ringraziamento a Dio Padre, da parte di Dio Figlio, tramite lo Spirito Santo, per l'amore del Padre nei confronti degli uomini, per placarne le offese dovute ai molti peccati, tributarne la giusta lode e impetrarne aiuto e propiziazione. Attraverso la celebrazione rafforza la sua fede, che proclama e la sua unione mistica (comunione) con Cristo Signore.

La celebrazione del Sacrificio può dunque avvenire solo con queste intenzioni e non meramente pronunciando le parole consacratorie. Risulta evidente che pronunciare le parole dell'istituzione sacramentale all'interno di una panetteria, non costituiscono un'intenzione valida a celebrare un sacrificio di Lode, Ringraziamento, Adorazione, Impetrazione e Propiziazione, che sono per l'appunto le finalità per le quali la messa è celebrata.

[modifica] Letteratura e spettacolo

[modifica] Lo Spretato

Nel film Lo spretato (Le défroqué, regia Léo Joannon, Francia, 1953) il protagonista, nel mezzo di un combattimento interiore tra la sua vocazione di prete e l'abbandono che ha vissuto, e per dare una lezione al seminarista che cerca di convertirlo, consacra una bottiglia di vino. Il seminarista, Gerard di Lacassagne, deve pertanto bere tutto. Intanto le persone attorno fanno coro, come se fosse una sfida di quanto vino può bere uno. Contrasta molto l'atteggiamento religioso del seminarista con la leggerezza del mondo che non capisce il mistero. Il film dà per sicuro che il vino è stato trasformato in sangue di Cristo (Gerard dice: "Non posso mescolare il sangue di Cristo con ciò che ho mangiato"), ma anche nel dubbio sembra un atteggiamento prudente consumare il corpo di Cristo.

[modifica] Note

  1. ^ Theologia moralis, III vol., ed. Marietti, 1968, p.112
  2. ^ è il Codice di diritto canonico del 1917
  3. ^ Manuale theologiae moralis secundum principia S. Thomae Aquinatis, III, Herder, Friburgo in Brisgovia, 1935, p.135

[modifica] Voci correlate

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