Conquista musulmana dell'Egitto

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Conquista Musulmana dell'Egitto
Giza Plateau - Great Sphinx with Pyramid of Khafre in background.JPG

Data 641 - 654
Luogo Egitto, Nord Africa
Esito Vittoria musulmana
Modifiche territoriali Egitto annesso all'Impero arabo
Schieramenti
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All'Inizio della conquista musulmana dell'Egitto, l'Egitto faceva parte dell'Impero romano d'Oriente (anche detto dagli storici Impero bizantino). Tuttavia, era stato occupato appena una decade prima dalla Persia Sasanide sotto Cosroe II (616-629) anche se poi l'Imperatore d'Oriente Eraclio riuscì a liberare l'Egitto dagli invasori persiani.

L'Egitto cristiano all'epoca era religiosamente diviso. Mentre i Bizantini sostenevano il duofisismo, secondo cui Gesù aveva due nature, una divina e una umana, in Egitto prevaleva il monofisismo, che sosteneva che Gesù aveva una sola natura dove la parte divina e quella umana erano inseparabilmente unite. Sebbene il Cristiano Concilio di Calcedonia, tenutosi nel 451, si fosse espresso a favore del duofisismo, l'Egitto era rimasto monofisita. Di conseguenza, quando Eraclio riuscì a cacciare i Persiani dall'Egitto nel 629, egli iniziò a perseguitare i Copti che considerava erroneamente monofisiti, espellendo il loro patriarca.

Mentre in Egitto le controversie religiose continuavano, un esercito di circa 4.000 Arabi, condotti da Amr ibn al-As, venne spedito dal Califfo Umar per diffondere l'Islam nella terra degli antichi faraoni. Gli Arabi giunsero in Egitto dalla Palestina nel Dicembre 639 e avanzarono rapidamente fino a raggiungere il delta del Nilo. Le guarnigioni imperiali si ritirarono nelle città fortificate dove resistettero con successo per un anno o più. Ma gli Arabi chiesero rinforzi e altri 5.000 soldati arabi arrivarono in Egitto nel 640. Gli arabi, rinforzatisi, sconfissero i Bizantini nella Battaglia di Eliopoli. Amr si diresse poi in direzione di Alessandria, che si arrese a lui con un trattato firmato l'8 novembre 641. Sembra che i Tebaidi si arresero senza fare resistenza.

L'Età dei Califfi

██ Sotto il Profeta Maometto, 622-632

██ Sotto il Califfato Elettivo, 632-661

██ Sotto il Califfato Umayyade, 661-750

La facilità con cui l'Egitto venne conquistato dagli Arabi viene spesso attribuita dagli storici al tradimento del governatore d'Egitto, Ciro[1], Melchita (cioè Ortodosso Bizantino/Calcedoniano, non Coptico) Patriarca di Alessandria, e l'incompetenza dei generali dell'esercito bizantino. Ciro aveva perseguitato i locali Cristiani Coptici. È stato uno degli artefici del monotelismo, un'eresia del VII secolo, e alcuni hanno supposto che si fosse segretamente convertito all'Islam.

Un tentativo per riconquistare Alessandria fu fatto dai Bizantini nel 645 ma venne poi riconquistata da Amr nel 646. Nel 654 l'Imperatore Costante II mandò la flotta bizantina a invadere l'Egitto ma questo attacco venne respinto dagli Arabi. Da allora i bizantini non fecero nessun altro tentativo serio per riconquistare l'Egitto.

In cambio di un tributo in denaro e cibo per le truppe occupanti, gli abitanti Cristiani dell'Egitto vennero esonerati dal servizio militare e non vennero costretti alla conversione all'Islam. [1] Gli Arabi continuarono a regnare sul paese fino al 1517, quando l'Egitto venne conquistato dagli Ottomani (comunque musulmani).

Invasione Rashidun dell'Egitto[modifica | modifica sorgente]

L'esercito dei Rashidun attraversa il confine egiziano[modifica | modifica sorgente]

Le Piramidi di Gizah.

Nel dicembre 639 'Amr ibn al-'As partì per invadere l'Egitto con 4.000 truppe. La maggior parte di esse appartenevano alla tribù araba di 'Ak, sebbene Al-Kindi menzioni che un terzo dei soldati apparteneva alla tribù araba di Ghafik. I soldati arabi vennero rinforzati inoltre dall'arruolamento nel loro esercito di alcuni bizantini e persiani convertiti all'Islam. Tuttavia, 'Umar, il califfo musulmano, ritenendo sconsiderato aspettarsi di riuscire a conquistare una regione vasta quale l'Egitto con soli 4.000 soldati, scrisse una lettera a 'Amr comandandogli di tornare indietro.[2] Aggiunse un post scriptum, in cui affermava:

« "Se riceverai questa lettera quando sei già giunto in Egitto, allora potresti procedere. Allah sarà con te e anch'io ti invierò tanti rinforzi quanti ti serviranno." »

Il messaggero, 'Uqbah ibn 'Amr, raggiunse Amr a Rafah, poco distante dalla frontiera egiziana. Supponendo il contenuto della lettera, 'Amr ordinò all'esercito di affrettare la loro marcia. Rivolgendosi a 'Uqbah, 'Amr disse che avrebbe ricevuto la lettera del califfo al termine del giorno di marcia. 'Uqbah, non conoscendo il contenuto della lettera, accettò e marciò insieme all'esercito. L'esercito si fermò per la notte a Shajratein, una piccola valle presso la città di El Arish, che 'Amr sapeva essere oltre la frontiera egiziana.[3] 'Amr, dopo aver ricevuto e letto la lettera di 'Umar, si consultò con i compagni sulle azioni da intraprendere. Essi all'unanimità decisero che, poiché avevano ricevuto la lettera in territorio egiziano, erano autorizzati a proseguire la spedizione. Al califfo, 'Amr scrisse:

« "Abbiamo ricevuto la vostra lettera quando avevamo raggiunto l'Egitto. Quindi, nel compimento del nostro destino, procediamo cercando la benedizione di Allah." »

Quando 'Umar ricevette la risposta, decise di attendere ulteriori sviluppi e nel frattempo cominciò a concentrare truppe fresche a Madinah in vista di essere inviate in Egitto come rinforzi. A Eid al-Adha, l'esercito musulmano marciò da Shajratein a El Arish,[2] una cittadina senza guarnigione. La cittadina non oppose resistenza, e i cittadini offrirono fedeltà al califfo alle solite condizioni. I soldati musulmani celebrarono la festività di Eid in questo luogo.

Caduta di Pelusium e Belbeis[modifica | modifica sorgente]

Alla fine di dicembre 639 o all'inizio di gennaio 640, l'esercito musulmano raggiunse Pelusium, una città di guarnigione bizantina considerata la porta orientale d'Egitto dell'epoca. Dopo un assedio di due mesi, nel febbraio 640 un assalto condotto dal comandante campale Huzaifah ibn Wala riuscì con successo ad espugnare la città.[4][5][6][7][8][9] Armanousa, figlia di Ciro che con fierezza resistette ai Musulmani a Pelusium e cadde in loro ostaggio nelle loro mani, fu inviata a suo padre che si trovava nella fortezza di Babilonia.[10]

Le perdite subite dall'esercito arabo furono compensate dall'aggregamento all'esercito musulmano di diversi beduini del Sinai, appartenenti alle tribù di Rashidah e Lakhm[11], che, prendendo l'iniziativa, si erano uniti agli invasori nella conquista dell'Egitto.[12] La facilità con cui Pelusium cadde in mano musulmana, e la mancanza di rinforzi bizantini per liberare la città durante il lungo assedio è spesso attribuito al tradimento del governatore egiziano, Ciro, che era anche il patriarca di Alessandria di fede Melchita (cioè, Diofisita bizantino–Calcedoniano).[1][12] È uno dei creatori del monotelismo, considerata dalla Chiesa come un'eresia.

Dopo la caduta di Pelusium, i Musulmani marciarono in direzione di Bilbeis, a 40 miglia da Memphis, seguendo le vie del deserto, e la assediarono. Belbeis fu la prima fortezza egiziana dove i Bizantini opposero qualche resistenza agli invasori arabi. Due monaci Cristiani, accompagnati da Ciro di Alexandria e dal generale bizantino Aretion, uscirono per negoziare con 'Amr ibn al-'As. Aretion era stato in precedenza il governatore bizantino di Gerusalemme, ed era fuggito in Egitto quando la Città Santa cadde in mano musulmana. 'Amr gli concesse tre alternative: convertirsi all'Islam, pagare la Jizya, o combattere i Musulmani. Gli furono concessi tre giorni di tempo per riflettere, ma egli - come menziona al-Tabari - chiese ed ottenne due giorni di tempo in più. Allo scadere dei cinque giorni, i due monaci e il generale bizantino, disobbedendo a Ciro di Alessandria, che preferiva la resa e il versamento della Jizya, decisero di continuare a resistere agli Arabi. Ciro, di conseguenza, lasciò la città per fuggire a Babilonia, una fortezza dell'Egitto, mentre i due monaci e Aretion decisero di scendere in campo contro gli Arabi. La conseguente battaglia risultò nella vittoria araba e nell'uccisione di Aretion. 'Amr ibn al-'As cercò quindi di convincere alla resa gli abitanti della città, ricordando il legame esistente tra Egiziani e Arabi per via del personaggio biblico Hagar.[13] Al rifiuto degli Egiziani, l'assedio di Bilbeis proseguì per un mese fino alla caduta della città, avvenuta verso la fine di marzo 640.[1] Con la caduta di Belbeis, gli Arabi erano ad appena un giorno di marcia dal Delta.

Assedio di Babilonia[modifica | modifica sorgente]

Mappa che descrive il percorso dell'invasione musulmana dell'Egitto.

Amr riteneva che la conquista dell'Egitto sarebbe avvenuta in breve tempo, ma poi si rese conto che le sue previsioni erano errate. Persino a Pelusium e Bilbeis, i Musulmani avevano incontrato una certa resistenza: l'assedio di Pelusium era durato due mesi e quello di Bilbeis un mese. A Babilonia, città di certo più grande e più importante delle due citate in precedenza, ci si doveva aspettare una resistenza su scala più larga.[14] Dopo la caduta di Bilbeis i Musulmani avanzarono fino a Babilonia, presso l'odierna Cairo, che cominciarono ad assediare verso maggio 640.[15] Babilonia era una città fortificata, le cui difese erano state rinforzate dai Bizantini in vista dell'assedio. Al di fuori della città, era stato scavato un fossato, mentre fu posizionato una grande forza nell'area tra il fossato e le mura cittadine. Il forte era un massiccia struttura alta 60 piedi con mura spesse più di 6 piedi e costellate da numerose torri e bastioni. I 4.000 soldati musulmani assaltarono la città per due mesi, ma tutti i loro assalti vennero respinti, anche a causa della superiorità numerica bizantina (alcune fonti islamiche narrano che l'esercito bizantino a difesa di Babilonia era circa sei volte più numeroso dell'esercito musulmano).[15]

Intorno al maggio 640, 'Amr aveva inviato un distaccamento per impadronirsi della città di Fayoum. I Bizantini avevano anticipato questa mossa, e avevano fatto fortemente presidiare le strade conducenti alla città. Avevano inoltre provveduto a fortificare la loro guarnigione nella città limitrofa di Lahun. Quando i Musulmani compresero che Fayoum era troppo ben difesa da essere espugnata con facilità, si diressero verso il deserto occidentale dove si impadronirono di tutto il bestiame e degli animali che potevano prendere. Si diressero quindi a Oxyrhynchus (Per-Medjed), che fu sconfitta. Gli Arabi ritornarono quindi in Basso Egitto seguendo il corso del Nilo.[16]

Rinforzi da Madinah[modifica | modifica sorgente]

A luglio, 'Amr scrisse a 'Umar richiedendo rinforzi; ma, prima che la lettera lo raggiungesse, il califfo aveva già inviato i primi rinforzi, 4.000 soldati. I rinforzi erano costituiti per lo più dai veterani che avevano conquistato la Siria. Persino con questi rinforzi, 'Amr non riuscì ad ottenere successi. Nell'agosto 640, i preparativi di 'Umar per l'invio in Egitto della forza di élite composta 4.000 soldati, erano stati completati. Esso consisteva di quattro colonne, ognuna della quale di 1.000 soldati e sotto uno specifico comandante, mentre il comando supremo dell'esercito fu affidato a Zubair ibn al-Awam, guerriero e comandante rinomato che aveva fatto parte della forza di élite di Khalid ibn Walid e aveva combattuto nella Battaglia dello Yarmuk. 'Umar aveva infatti offerto a Zubair il comando supremo e il governatorato dell'Egitto, ma Zubair aveva rifiutato l'offerta. Altri comandanti erano Miqdad ibn al-Aswad; Ubaidah ibn as-Samit, e Kharijah ibn Huzaifah. Questi rinforzi giunsero a Babilonia intorno a settembre 640, portando l'ammontare delle forze musulmane a 12.000 soldati, una forza sufficiente per riprendere l'offensiva.[3]

Battaglia di Eliopoli[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Eliopoli.

A dieci miglia da Babilonia si trovava Eliopoli, città dove si trovava il Tempio del Sole dei Faraoni, ed era celebre per i suoi grandiosi monumenti e le dotte istituzioni.[17] Vi era il pericolo che le forze bizantine a difesa di Eliopoli potessero attaccare dai fianchi i Musulmani mentre si confrontavano con l'esercito bizantino posto a difesa di Babilonia. Con alcuni distaccamenti 'Amr e Zubair marciarono a Eliopoli, dove avvenne uno scontro tra cavallerie presso i dintorni di Abbaseya che, anche se non fu decisivo, risultò nell'occupazione araba della città. I soldati bizantini sconfitti si ritirarono o nella fortezza di Babilonia o a Nikiû.[18] In un punto non guardato delle mura di Eliopoli, Zubair e alcuni dei soldati scelti scalarono le mura della città, (in modo simile a cosa fece Khalid durante l'assedio di Damasco) e, dopo aver sconfitto le guardie, aprirono le porte della città all'esercito musulmano, consentendo loro di conquistare la città di Eliopoli. Dopo la conquista, 'Amr e Zubair ritornarono a Babilonia.

Occupazione di Fayoum e Babilonia[modifica | modifica sorgente]

Quando le notizie della vittoria musulmana a Eliopoli raggiunse Fayoum, la sua guarnigione bizantina sotto il comando di Domenziano evacuò la città durante la notte e fuggì a Abuit. Da Abuit, fuggirono lungo il Nilo a Nikiu senza informare la popolazione di Fayoum e Abuit che stavano abbandonando le loro città al nemico. Quando tali notizie raggiunsero 'Amr, ordinò a parte delle sue truppe di attraversare il Nilo e conquistare Fayoum e Abuit. La conquista musulmana delle due città e dell'intera provincia di Fayoum avvenne senza alcuna resistenza da parte dei Bizantini.[19]

La guarnigione bizantina a Babilonia, divenuta più audace che mai, cominciò a compiere sortite al di là del fossato, anche se con magri successi. La situazione di stallo a Babilonia perdurò fino a quando i comandanti musulmani non decisero di attuare un'ingegnosa strategia che permise loro di infliggere pesanti perdite ai Bizantini accerchiandoli da tre lati durante una delle loro sortite. I Bizantini furono in grado di ritirarsi nella fortezza ma ora erano troppo deboli per intraprendere una qualunque altra sortita offensiva. Ciò costrinse i Bizantini ad entrare in negoziazioni con i Musulmani. Il generale bizantino Teodoro spostò i suoi quartieri generali sull'Isola di Rauda, mentre Ciro di Alessandria, popolarmente noto come Muqawqis nella storia islamica, entrò in negoziazioni con i Musulmani, anche se invano. Dopo negoziazioni infruttuose, i Musulmani agirono il 20 dicembre, quando, in un assalto notturno, un reggimento condotto da Zubair riuscì a scalare le mura, uccidere le guardie ed aprire le porte della città al loro esercito. La città di Babilonia cadde in mano musulmana il 21 dicembre 640, impiegando una tattica simile a quella impiegata da Khalid ibn Walid a Damasco. Tuttavia Teodoro e il suo esercito riuscirono a fuggire sull'isola di Rauda nel corso della notte.[20]

Resa della Tebaide (Egitto sud-orientale)[modifica | modifica sorgente]

Il 22 dicembre, Ciro di Alessandria firmò un trattato con i Musulmani.[21] Il trattato riconosceva la sovranità musulmana indiretta sull'intero Egitto, e in modo diretto sulla Tebaide, e gli Egiziani accettarono di pagare la Jizya al prezzo di 2 diner per ogni adulto maschio.[22] Il trattato, per essere valido, doveva ricevere l'approvazione dell'Imperatore Eraclio, ma Ciro stabilì che, anche se l'Imperatore avesse ripudiato il trattato, egli e i Copti, dei quali era l'Alto Sacerdote, avrebbero continuato a rispettare le sue condizioni, riconoscendo la supremazia degli Arabi e pagando loro la Jizya.[23] Ciro richiese ad Eraclio di approvare le condizioni del trattato, fornendo inoltre dei motivi per cui, a suo parere, era conveniente accettarlo. Nel frattempo, anche 'Amr, informò 'Umar del trattato e richiese ulteriori istruzioni. Quando 'Umar ricevette il rapporto scritto da 'Amr, gli scrisse che avrebbe approvato il trattato se anche Eraclio lo avesse fatto.[22] Desiderava che fosse immediatamente informato delle reazioni di Eraclio, in modo che potesse inviare prontamente le istruzioni necessarie.[21] Eraclio reagì con sdegno all'arrivo della notizia che Ciro aveva firmato un trattato con gli Arabi, non approvandolo e destituendolo dal vicereame dell'Egitto, anche se Ciro continuò a rimanere alla testa della Chiesa Copta: questa era una questione in cui l'imperatore non poteva interferire. Eraclio inviò ordini rigorosi al comandante in capo delle truppe bizantine in Egitto di scacciare dall'Egitto gli Arabi. Quando Ciro informò 'Amr che Eraclio aveva ripudiato il trattato di Babilonia, gli assicurò che i Copti avrebbero seguito le condizioni del trattato, ma quando 'Amr informò degli sviluppi 'Umar, il califfo decise di attaccare i Bizantini e conquistare Alessandria prima che essi si potessero riprendere. Si narra che Ciro chiese tre favori ai Musulmani, ovvero:

  1. Non rompere il trattato con i Copti;
  2. Nel caso i Bizantini, dopo aver ripudiato il trattato, implorassero la pace, non accettarla, ma trattarli come prigionieri e schiavi
  3. Chiese inoltre di essere sepolto nella Chiesa di S. Giovanni ad Alessandria.[3][24]

Anche se alcuni Copti continuarono a sostenere i Bizantini, le simpatie dei Copti erano ora per i Musulmani: anche se non combatterono al fianco degli Arabi contro i Bizantini, li aiutarono rifornendoli di provviste, costruendo strade e ponti per essi, e fornendo loro sostegno morale.[22]

Marcia verso Alessandria[modifica | modifica sorgente]

Antichi teatri romani ad Alessandria.

I comandanti bizantini, sapendo che l'obbiettivo successivo dei Musulmani sarebbe stato Alessandria, si prepararono in vista del previsto assedio arabo della città. La loro strategia era difendere Alessandria dai Musulmani assalendo l'esercito nemico con continue sortite e attacchi dal forte, indebolendolo quindi dal punto di vista fisico e morale.[21] Nel febbraio 641, 'Amr partì per Alessandria da Babilonia con il suo esercito. Lungo la strada che da Babilonia conduceva ad Alessandria, i Bizantini avevano lasciato dei reggimenti per ritardare l'arrivo, e se possibile, infliggere perdite ai Musulmani in avanzata. Durante il terzo giorno di marcia, l'avanguardia musulmana si scontrò con un distaccamento bizantino nei pressi di Tarnut, sulla riva occidentale del Nilo.[22] I Bizantini fallirono ad infliggere pesanti perdite agli Arabi, ma riuscirono a ritardarne l'avanzata di più di un giorno. I comandanti musulmani decisero di far fermare l'armata principale a Tarnut e inviare l'avanguardia di cavalleria in avanti per liberare la via da eventuali distaccamenti bizantini. La tattica ebbe successo, permettendo all'armata principale di raggiungere Alessandria il più presto possibile senza subire ritardi a causa di attacchi bizantini lungo la via. A venti miglia da Tarnut, il distaccamento bizantino che si era ritirato da Tarnut il giorno prima, si unì al reggimento già presente a Shareek, attaccando e mandando in rotta l'avanguardia musulmana. Il giorno successivo, prima che i Bizantini potessero riprendere l'offensiva e annientare completamente l'avanguardia musulmana, arrivò la principale armata musulmana, che spinse i Bizantini al ritiro. A questo punto, i comandanti musulmani decisero di non inviare più in avanti un'avanguardia, così l'intero esercito marciò in avanti, a partire dal giorno successivo.

I Musulmani raggiunsero Sulteis, dove si scontrarono con un distaccamento bizantino, vincendolo dopo una dura lotta e costringendolo a ritirarsi ad Alessandria. Dopo essersi fermati per un giorno a Sulteis, a circa due giorni di marcia da Alessandria, i Musulmani, dopo un giorno di marcia, raggiunsero Kirayun, a venti miglia da Alessandria, dove la loro avanzata fu fermata da un distaccamento bizantino di circa 20.000 soldati. La strategia dei Bizantini era sconfiggere gli Arabi prima che raggiungessero Alessandria, o indebolirli il più possibile prima del loro arrivo. Lo scontro tra i due eserciti si protrasse in modo indecisivo[3] per dieci giorni, fino a quando il decimo giorno della battaglia i Musulmani lanciarono un vigoroso assalto, che permise loro di sconfiggere i Bizantini, costretti a ritirarsi ad Alessandria, il cui assedio arabo cominciò nel marzo 641.

Conquista di Alessandria e caduta dell'Egitto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Alessandria (641).

I Musulmani cominciarono l'assedio di Alessandria nel marzo 641.[23] La città era pesantemente fortificata: vi erano mura dentro le mura, e forti dentro i forti. Non vi era carenza di provviste nella città, che disponeva inoltre di accesso diretto al mare, da cui potevano arrivare in ogni momento provviste e soldati da Costantinopoli.

'Amr comprese che l'espugnazione di Alessandria non sarebbe stata un compito agevole.[21] I Bizantini, pronti ad opporre una decisa resistenza ai Musulmani, montarono catapulte sulle mura della città, e queste macchine d'assedio bersagliarono di massi i Musulmani, causando considerevoli perdite all'esercito nemico. Ciò spinse 'Amr ad ordinare che i suoi uomini indietreggiassero in modo da uscire fuori dalla gittata delle catapulte.[3] Seguì una guerra inconcludente: quando i Musulmani provavano ad avvicinarsi alla città, erano costretti a indietreggiare dai massi scagliati dalle catapulte, mentre, quando i Bizantini compivano sortite fuori le mure, erano sistematicamente vinti e costretti a indietreggiare dai Musulmani.

Si narra che Eraclio, l'Imperatore d'Oriente, raccolse un grande esercito a Costantinopoli, che intendeva condurre di persona ad Alessandria per liberare la città dagli Arabi, ma prima che potesse portare a termine i suoi piani, si spense. Le truppe radunate a Costantinopoli si dispersero, e conseguentemente nessun aiuto giunse ad Alessandria, demoralizzando gli assediati. L'assedio si protrasse per sei mesi, mentre a Madinah 'Umar, spazientendosi, destituì 'Amr, sostituendolo con 'Ubaidah, ed ordinandogli di espugnare Alessandria. L'assalto di 'Ubaidah questa volta ebbe successo e Alessandria fu espugnata dai Musulmani nel Settembre 641. Migliaia di soldati bizantini vennero uccisi o fatti prigionieri mentre altri (tra soldati e commercianti) riuscirono a fuggire a Costantinopoli su navi ancorate al porto.[22]

Ciro di Alessandria (nelle fonti arabe chiamato Muqawqis) chiese la pace per conto degli Egiziani, e la sua richiesta fu accettata. Si narra che 'Amr scrisse al Califfo 'Umar:

« "Abbiamo conquistato Alessandria. In questa città ci sono 4.000 palazzi, 400 luoghi di intrattenimento, e ricchezze che non si possono descrivere." »

La perdita permanente dell'Egitto lasciò l'Impero bizantino privo di un'insostituibile fonte di cibo e denaro. La perdita dell'Egitto e della Siria, seguita più tardi dalla invasione dell'Esarcato d'Africa significò inoltre che il Mediterraneo, per così tanto tempo un "lago romano", era ora conteso tra due potenze: il Califfato dei Rashidun e l'Impero bizantino. L'Impero bizantino, malgrado le pesanti perdite subite, riuscì a conservare l'Anatolia, mentre le possenti mura di Costantinopoli (e il fuoco greco) lo avrebbero salvato, nonostante ben due assedi da parte degli Arabi della città (nel 674-678 e nel 717-718), dal fato dell'Impero sasanide.[25]

Nel 645 Alessandria fu riconquistata dai Bizantini, ma fu ripresa da 'Amr nel 646. Da allora non fu più compiuto nessun tentativo serio da parte dei Bizantini di riconquistare l'Egitto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c CATHOLIC ENCYCLOPEDIA: Cyrus of Alexandria
  2. ^ a b Al Farooq, Umar By Muhammad Husayn Haykal, chapter no:19
  3. ^ a b c d e Al-Maqrizi, Mawaiz wa al-'i'tibar bi dhikr al-khitat wa al-'athar,
  4. ^ Al-Kamil, page 451 - 452
  5. ^ Al-Gawzi, Al-Montazim, pp. 532 - 534
  6. ^ al-Tabari, history of the kings, p. 862
  7. ^ Abu Salih the Armenian, The churches and monasteries of Egypt and some neighbouring countries, tr. B.T.A.Evetts, p. 168
  8. ^ Alfred Butler, The invasion of Egypt, p. 234
  9. ^ Kamil Salih, Pope Benjamin the First and the Arab invasion of Egypt, p. 65
  10. ^ Al-Maqrizi, Mawaiz wa al-'i'tibar bi dhikr al-khitat wa al-'athar, page 231
  11. ^ Al-Maqrizi, Mawaiz wa al-'i'tibar bi dhikr al-khitat wa al-'athar
  12. ^ a b Alfred Butler, the invasion of Egypt, p. 213
  13. ^ Alfred Butler, the invasion of Egypt, p. 216
  14. ^ Al Farooq, Umar By Muhammad Husayn Haykal. chapter no:19
  15. ^ a b Butler, Alfred, The Arab Conquest of Egypt and the Last Thirty years of Roman Dominion
  16. ^ Alfred Butler, the invasion of Egypt, p. 254-255
  17. ^ Alfred Butler, the invasion of Egypt, p. 258
  18. ^ Alfred Butler, the invasion of Egypt, p. 263
  19. ^ Alfred Butler, the invasion of Egypt, p. 264
  20. ^ Al Farooq, Umar By Muhammad Husayn Haykal. chapter no:21
  21. ^ a b c d Al Farooq, Umar By Muhammad Husayn Haykal. chapter no:22
  22. ^ a b c d e Butler, Alfred, The Arab Invasion of Egypt and the Last Thirty years of Roman Dominion
  23. ^ a b "Umar (634-644)", The Islamic World to 1600 Multimedia History Tutorials by the Applied History Group, University of Calgary. Last accessed 20 Oct 2006
  24. ^ Al Farooq, Umar By Muhammad Husayn Haykal. chapter no:23
  25. ^ Kaegli, Walter. Heraclius: Emperor of Byzantium.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Charles, R. H. The Chronicle of John, Bishop of Nikiu: Translated from Zotenberg's Ethiopic Text, 1916. Ristampato nel 2007. Evolution Publishing, ISBN 978-1-889758-87-9. [2]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]