Conone (generale)

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Effigie di Conone

Conone (in greco Κόνων; 440 a.C. circa – 390 a.C. circa) è stato un generale greco antico ateniese.

La sua carriera cominciò durante la guerra del Peloponneso. Nel 414 e 413 fu a capo della flotta di stanza a Naupatto, nel golfo di Corinto.

Nel 406 prese il comando in luogo di Alcibiade, ma, sorpreso da Callicratida a Mitilene, fu costretto a ritirarsi nel porto e subì il blocco navale nemico. Fu liberato da una flotta di soccorso inviata da Atene, la quale sconfisse Callicratida nella battaglia delle isole Arginuse. Quando gli Spartani colsero di sorpresa la flotta ateniese presso Egospotami nel 405, Conone riuscì a porre in salvo, muovendosi in fretta, la sua divisione di otto navi e si rifugiò a Cipro.

Dopo la presa di Atene rimase otto anni a Cipro. Di là avviò trattative con i Persiani, ma la cronologia è incerta. Secondo le Elleniche di Ossirinco e Diodoro, Conone fu posto a capo della flotta persiana nel 397, mentre secondo Senofonte nel 396, dopo lo sbarco di Agesilao II di Sparta in Asia minore. Nella primavera del 396 ottenne l'alleanza di Rodi che defezionò dagli Spartani, ma le difficoltà finanziarie gli impedirono di proseguire celermente la guerra. Nell'estate del 395 il satrapo persiano Titrauste gli diede del denaro per proseguire la guerra contro gli Spartani. Diodoro racconta che non ritenendo sufficiente il denaro ricevuto, in inverno Conone si recò personalmente alla corte persiana dove riuscì ad ottenere consistenti aiuti. Quindi, insieme al satrapo Farnabazo, nell'agosto del 394, salpò di nuovo e si scontrò con l'ammiraglio spartano Pisandro presso Cnido, sulla costa della Caria, dove lo sconfisse.

Proprio grazie a questa battaglia la signoria di Sparta sul mare andò sempre più scemando e Conone, che aveva sempre il pensiero rivolto alla liberazione di Atene, dopo aver affrancate le isole greche e le città dell'Asia Minore nel 393, insieme a Farnabazo mosse verso le coste del Peloponneso e le devastò, riuscendo a stabilire una guarnigione sull'isola di Citera, di fronte alle coste della Laconia.

Dopo ciò si recò ad Atene dove fu ricevuto con onori e giubilo dei suoi concittadini. Provvisto di denari dal satrapo persiano Farnabazo, si adoperò per la ricostruzione delle mura di Atene. Gli Spartani cercarono allora di giungere a trattative col governatore persiano Tiribazo, presso il quale denunciarono il comportamento di Conone, che con il denaro persiano ricostruiva le mura di Atene. Quando Conone si recò presso di lui per giustificarsi, Tiribazo lo fece imprigionare a Sardi.

Non si sa con certezza quale sia stata la sorte di Conone dopo questi eventi: è verosimile che non sia stato giustiziato, bensì, rimesso in libertà, che abbia trascorso gli ultimi anni della sua vita a Cipro presso Evagora, morendo intorno al 390.

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