Conferenza di Badasht

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La conferenza di Badasht, tenutasi tra il 26 giugno e il 17 luglio del 1848 in un piccolo villaggio in prossimità del Mar Caspio, segnò la rottura tra il Babismo e l'Islam e il disconoscimento da parte del primo della legge islamica.

Alla conferenza, diretta al consolidamento del movimento religioso babista e a organizzare la liberazione del Báb che era stato imprigionato, parteciparono i maggiori esponenti del Babismo, 81 persone in tutto.

Mausoleo del Báb, Haifa

Leaders[modifica | modifica sorgente]

Le figure chiave dell'incontro erano Mírzá Ḥusayn 'Alíy-i-Núrí, che avrebbe assunto il titolo di Bahá'u'lláh, Gloria di Dio, e avrebbe fondato la religione bahai, Mullá Muḥammad ‘Alí-i-Bárfurúsh, Lettera del Vivente noto con il titolo di Quddús e la poetessa Fátimih Baraghání, Táhirih, la Pura[1].

Bahá'u'lláh[modifica | modifica sorgente]

La posizione di Bahá'u'lláh fu di mediazione tra la posizione moderata di Quddús e quella più radicale di Táhirih[2].

Quddús[modifica | modifica sorgente]

Quddús sembrava non accettare la separazione del movimento babista dall'Islam per mantenerlo nel suo ambito e completare la legge islamica. La sua posizione pareva confliggere con quella di Táhirih che vedeva invece nel Babismo una religione autonoma e autarchica, oltre l'Islam, di cui riconosceva il Corano ma non la Sharia[3].

Prevalse la posizione di Táhirih, Quddús più avanti si sarebbe arroccato e difeso con altri babisti nella fortezza di Shaykh Tabarsi. Morì da martire, vittima di un feroce fanatismo a Barfurush, sua città natale[4].

Táhirih[modifica | modifica sorgente]

Táhirih pensava che il messaggio del Báb costituisse una rottura dall'Islam e ne abrogasse le leggi[5].

In tale ottica agì per convincere gli altri partecipanti e per sottolineare in maniera più radicale la sua posizione si presentò senza il tradizionale velo, cosa che, più che suscitare scandalo, era considerata, all'epoca, una vera eresia[6].

Esiti[modifica | modifica sorgente]

La conferenza si concluse con l'abrogazione della legge islamica e con la separazione del movimento babista dall'Islam[7].

Terminò anticipatamente a causa di attacchi degli abitanti tradizionalisti di alcuni villaggi vicini[8].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Peter Smith, Op. cit. in bibliografia
  2. ^ Peter Smith, Op. cit.
  3. ^ Peter Smith, Op. cit.
  4. ^ Peter Smith, Op. cit.
  5. ^ Peter Smith, Op. cit.
  6. ^ Peter Smith, Op. cit.
  7. ^ Peter Smith, Op. cit.
  8. ^ Peter Smith, Op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Abbas Amanat, Resurrection and Renewal.New York, Cornell University Press, 1989. ISBN 0801420989.
  • Hasan M. Balyuzi, The Báb: The Herald of the Day of Days. Oxford, George Ronald 1973. ISBN 0853980489.
  • Hasan Balyuzi, Bahá'u'lláh, King of Glory. Oxford, UK, George Ronald, 2000. ISBN 0853983283.
  • Alessandro Bausani, ‘Abd-al-Bahā’, Life and work, in Encyclopædia Iranica, 1989.
  • Shoghi Effendi, God Passes By. Wilmette, Bahá'í Publishing Trust, 1944. ISBN 0877430209.
  • John E. Esslemont, Baha'u'Llah́ e la nuova era. Roma, G. Bardi, 1954.
  • Peter Smith, A Concise Encyclopedia of the Bahá'í Faith. Oxford, Oneworld Publications, 1999. ISBN 1851681841.
  • Adib Taherzadeh, The Revelation of Bahá'u'lláh. Baghdad 1853-63. Oxford, George Ronald 1976. ISBN 0853982708.
  • Nabíl-i-Zarandí, The Dawn-Breakers. Wilmette, Illinois, Bahá'í Publishing Trust, 1932. ISBN 0900125225.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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