Concilio ecumenico

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Icona russa che raffigura Costantino fra i Padri conciliari al primo Concilio di Nicea: il rotolo contiene il testo del Simbolo Niceno.

Il concilio ecumenico è una riunione solenne di tutti i vescovi della cristianità per definire argomenti controversi di fede o indicare orientamenti generali di morale. L'etimologia dell'aggettivo "ecumenico" lo riconduce al greco ecumene, "[l'intero] mondo abitato".

Il numero e l'autorità dei concili varia a seconda delle chiese cristiane. La Chiesa cattolica, oltre ai concili del primo millennio del cristianesimo, avvenuti prima del Grande Scisma, considera ecumenici anche quelli convocati, nel secondo millennio, dalla sola Chiesa cattolica (senza la partecipazione della Chiesa ortodossa e delle Chiese appartenenti alla Riforma protestante).

Criteri di ecumenicità[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi secoli di vita del cristianesimo, nessuno si pose il problema di stabilire dei criteri per definire quando un concilio potesse dirsi veramente ecumenico. Il problema sorse più tardi, quando, con il proliferare di sinodi locali o provinciali che si arrogavano un'autorità universale, si cominciò a dibattere sulla questione. A rendere necessaria una chiarificazione fu inoltre la tendenza sempre più evidente e marcata della Chiesa occidentale di Roma e della Chiesa orientale di Costantinopoli a diversificare le proprie dottrine ecclesiologiche, in rapporto soprattutto al primato papale e alla preminenza dell’una o dell’altra sede apostolica.

Rappresentazione del secondo concilio di Nicea.

Fu proprio durante un Concilio ecumenico, il settimo riconosciuto dalle due Chiese, cattolica e ortodossa, che per la prima e unica volta furono stabiliti dei criteri di ecumenicità dei concili. Nella sesta sessione del Concilio di Nicea II (787), per confutare la pretesa di ecumenicità del Concilio di Hieria (Costantinopolitano V) del 754, i Padri conciliari affermarono che quel sinodo non poteva dirsi ecumenico, per i seguenti motivi:

« Non ebbe come collaboratore il papa della Chiesa romana di allora, o i sacerdoti che sono con lui, né per mezzo di suoi legati, né per mezzo di una sua enciclica, come è la norma del concilio. »
« Neanche vi acconsentirono i patriarchi dell’Oriente, di Alessandria, di Antiochia e della Città Santa, o i consacrati che sono con loro e i vescovi. »
« Le loro dichiarazioni sono state fatte come in un luogo segreto, e non dal monte dell’ortodossia. Per tutta la terra non si diffuse la loro eco, come quella degli apostoli, e fino ai confini del mondo le loro parole (cfr Salmo 18,5), come quelle dei sei santi concili ecumenici. »
« Come può essere settimo quello che non è in armonia con i sei santi concili ecumenici prima di esso? Infatti quello che sarebbe stato celebrato come settimo, deve essere coerente con il novero delle cose decise prima di esso. Ciò che non ha niente a che vedere con le cose computate, non deve essere computato. Se uno per esempio mette in fila sei monete d’oro e poi aggiunge a queste una monetina di rame, non può chiamare quest’ultima settima, perché è fatta di materia diversa. L’oro infatti è prezioso e di grande valore, mentre il rame è materiale a buon mercato e senza valore. »
(Secondo concilio di Nicea, VI sessione.[1])

Così i Padri conciliari definirono come ecumenico un concilio che avesse queste caratteristiche:

  • deve avere il papa come collaboratore, o direttamente, tramite la sua presenza, o anche indirettamente, tramite dei rappresentanti, o legati papali; inoltre devono essere presenti i rappresentanti di tutti i Patriarchi della cristianità;
  • deve essere accettato dagli altri Patriarchi della Chiesa, cioè, oltre che da quello di Roma, dai Patriarchi di Costantinopoli, Antiochia, Gerusalemme e Alessandria;
  • deve essere recepito dai fedeli, dalla base;
  • e soprattutto deve essere coerente con i precedenti concili ecumenici, porsi cioè in linea di continuità teologica, morale e disciplinare.

Nell'ecclesiologia cattolico-romana, l'autorità di un concilio non potrà mai essere superiore a quella del papa, che ha facoltà di non indirlo, sospenderlo o annullarlo.

I Concili medievali[modifica | modifica wikitesto]

Lungo tutto il Medioevo la rottura fra Oriente e Occidente cristiano, consumatasi sul piano ecclesiastico nel 1054, ma preparata sul piano politico da almeno due secoli, anche se non rendeva impossibile la legittima convocazione di concili o sinodi, tuttavia impediva la celebrazione di concili accettati da tutte le sedi patriarcali (in forza dei criteri stabiliti al Concilio di Nicea II nel 787), così come invece era accaduto per i primi sette concili ecumenici (fino cioè a quello del 787), menzionati tra l'altro nella stessa bolla di scomunica di Michele Cerulario del 1054.

Per i Concili medievali i documenti originali riportano l’espressione di concili generali oppure di sinodi universali. I concili che costellano la storia dell’Europa occidentale nei secoli XI-XIV vedono radunarsi in maniera sempre più ampia arcivescovi, vescovi, abati, autorità secolari assieme al papa e ai cardinali. Il sinodo lateranense del 1116 vede la partecipazione di ben 427 membri. Oppure l’assise celebrata a Piacenza nel 1095 alla presenza di papa Urbano II vede la partecipazione di oltre 200 vescovi. I vescovi della Chiesa d'Oriente sono regolarmente invitati ai Concili e la loro presenza fu determinante nel Concilio di Firenze.

Nel 1586 Roberto Bellarmino nella sua opera “De conciliis et ecclesia militante”, riprese una lista di concili medievali già proposta dallo spagnolo Pontac in una cronografia pubblicata una ventina di anni prima, e la consacrò con il proprio prestigio e la propria autorità teologica. Il catalogo di Bellarmino affiancò ai concili del primo Millennio cristiano, i 7 concili medievali, che qualificò col titolo di ecumenici. L'approvazione dei cinque patriarcati antichi non era infatti un criterio necessario per l'ecumenicità, essendo sufficiente l’azione e il consenso papale.

Recentemente gli studi di Melloni[2], introducono una distinzione tra Concili ecumenici e Concili generali e sostengono che prima di Roberto Bellarmino i concili medievali non venissero considerati ecumenici. Secondo questa tesi, la trasformazione in ecumenici di 7 di questi concili medievali, ossia 4 concili lateranensi, 2 concili lionesi e quello di Vienne è attribuita a Roberto Bellarmino. Non sono mancate le reazioni da parte della Santa Sede a queste tesi, espresse fra gli altri da Walter Brandmüller, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche.

Cronologia dei concili (ecumenici)[modifica | modifica wikitesto]

Iscrizione del IV secolo, rappresentante Cristo come il Buon Pastore

Alcuni fanno risalire la prassi conciliare al cosiddetto Concilio di Gerusalemme, riportato negli Atti degli Apostoli (15,1-29), in cui si stabilirono le norme da seguire con i convertiti dal paganesimo, ed al Concilio di Arles.

  1. Primo concilio di Nicea (325): condannò l'arianesimo e il quartodecimanesimo, adottò il simbolo niceno;[3]
  2. Concilio di Costantinopoli I (381): formulò definitivamente il simbolo niceno-costantinopolitano e vietò di proporre fedi diverse senza il consenso di un concilio ecumenico (senza che questo tuttavia implichi che allora anche la lettera del Simbolo sia intoccabile);
  3. Concilio di Efeso (431): condannò il nestorianesimo e il pelagianesimo, adottò il titolo di Theotokos ("Madre di Dio") in riferimento a Maria, madre di Gesù;[4]
  4. Secondo concilio di Efeso (449): condannò il nestorianesimo. Il patriarca Dioscoro di Alessandria dichiarò ortodosso Eutiche;[5]
  5. Concilio di Calcedonia (451): condannò la dottrina di Eutiche (monofisismo), affermò le due nature in Cristo, l'umana e la divina, adottò il Credo calcedoniano;[6]
  6. Concilio di Costantinopoli II (553): confermò le dottrine accettate nei precedenti concili, condannò i nuovi testi ariani, nestoriani e monofisiti, promulgò la formula Theopaschite;
  7. Concilio di Costantinopoli III (680-681): condannò il monotelismo e affermò che Cristo possiede volontà umana e divina;
  8. Concilio di Costantinopoli IV (691), detto anche Quinisesto (in latino Quinisextum, cioè "quinto e sesto") o "Concilio in Trullo": si trattò di un concilio di carattere amministrativo, che stabilì alcuni canoni d'importanza locale e princìpi di disciplina ecclesiastica;[7]
  9. Concilio di Costantinopoli V (754), detto anche Concilio di Hieria: condannò l'iconodulia;[8]
  10. Concilio di Nicea II (787): condannò l'iconoclastia, ripristinò la venerazione delle icone;[9]
  11. Concilio di Costantinopoli VI (869-870): dispose la deposizione del patriarca Fozio di Costantinopoli, atto non riconosciuto dalle Chiese orientali;[10]
  12. Concilio di Costantinopoli VII (879-880): ristabilì Fozio come patriarca di Costantinopoli, anatemizzò le alterazioni al Credo niceno-costantinopolitano e condannò l'uso del filioque.[8]
  13. Concilio Lateranense I (1123);[10]
  14. Concilio Lateranense II (1139);[10]
  15. Concilio Lateranense III (1179);[10]
  16. Concilio Lateranense IV (1215);[10]
  17. Concilio di Lione I (1245);[10]
  18. Concilio di Lione II (1274);[10]
  19. Concilio di Vienne (1311-1312);[10]
  20. Concilio di Costantinopoli VIII (1341-1351): accettò la teologia esicastica secondo Gregorio Palamas e condannò il filosofo occidentalizzante Barlaam di Calabria.[8]
  21. Concilio di Pisa (1409): non venne riconosciuto ufficialmente poiché non era stato convocato da un papa;[8][10]
  22. Concilio di Costanza (1414-1418): risolse lo scisma d'Occidente, espresse dottrine conciliariste, condannò Jan Hus;[10]
  23. Concilio di Siena (1423-1424): fu il punto più alto del conciliarismo;[8][10]
  24. Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze, (1431-1445): avanzò propositi di riunione con le chiese ortodosse, che in seguito non accettarono l'offerta. Venne trattata l'unione anche con altre chiese orientali;[10]
  25. Concilio Lateranense V (1512-1517): tentò di riformare la Chiesa;[10]
  26. Concilio di Trento (1545-1563, con interruzioni): reagì alle dottrine del calvinismo e luteranesimo e operò una riforma della Chiesa;[10]
  27. Concilio Vaticano I (1870): sancì l'infallibilità papale;[10][11]
  28. Concilio Vaticano II (1962-1965): si occupò della promozione della liturgia, di cui raccomandò una riforma; illustrò la natura e la missione della Chiesa; propose la genuina dottrina sulla Rivelazione e trattò di studi biblici; affrontò la relazione della Chiesa con il mondo moderno; trattò, inoltre, di attività missionaria, di teologia della comunione e di rapporti tra sacerdozio battesimale e ministero ordinato, di ecumenismo, di religioni.[10]

Riconoscimento dei concili[modifica | modifica wikitesto]

Chiese ortodosse orientali[modifica | modifica wikitesto]

Le Chiese ortodosse orientali (anche dette Chiese orientali antiche) accettano solo Nicea I, Costantinopoli I, Efeso I ed Efeso II; la formulazione del Credo calcedoniano nel 451 causò lo scisma delle Chiese monofisite.

Chiesa cristiana ortodossa[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa cristiana ortodossa riconosce i concili

  1. Nicea I
  2. Costantinopoli I
  3. Efeso I
  4. Calcedonia
  5. Costantinopoli II
  6. Costantinopoli III
  7. Nicea II
  8. Costantinopoli VII, considerato "Costantinopoli IV" (accettato solo da alcuni teologi)
  9. Costantinopoli VIII, considerato "Costantinopoli V" (accettato solo da alcuni teologi)

Chiesa cattolica[modifica | modifica wikitesto]

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Oriente cristiano
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Phronema - Filocalia
Praxis - Theotokos
Ipostasi - Ousia
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Metousiosis

La Chiesa cattolica riconosce i seguenti 21 concili (tra parentesi la numerazione del paragrafo principale "Cronologia dei concili"):

La Chiesa cattolica riconosce come ecumenici un numero maggiore di concili rispetto alle Chiese ortodosse, che considerano invece tutti quelli convocati dal papa, in quanto vescovo di Roma, semplici sinodi locali (in base ai criteri di ecumenicità stabiliti al Concilio di Nicea II nel 787).

Chiesa vetero-cattolica[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa vetero-cattolica riconosce i concili:

  1. Nicea I
  2. Costantinopoli I
  3. Efeso I
  4. Calcedonia
  5. Costantinopoli II
  6. Costantinopoli III
  7. Nicea II

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Testo in Atti del Concilio Niceno Secondo Ecumenico Settimo, introduzione e traduzione di P. G. Di Domenico, saggio encomiastico di C. Valenziano, Città del Vaticano 2004, vol. II, pp. 279-280).
  2. ^ A. Melloni, I sette concili papali medievali, in Storia dei Concili ecumenici, a cura di G. Alberigo, Brescia 1990, pp. 185-189.
  3. ^ Questo e i successivi concili non sono riconosciuti dalle Chiese antitrinitarie (arianesimo, unitarianismo, mormonismo, e Testimoni di Geova).
  4. ^ Questo e i concili successivi non sono riconosciuti dalla Chiesa assira.
  5. ^ Questo concilio non è riconosciuto dai calcedoniani (cattolici, ortodossi e protestanti).
  6. ^ Questo concilio e i seguenti non sono riconosciuti dalle Chiese ortodosse orientali.
  7. ^ Non è considerato un vero e proprio concilio ecumenico poiché non ha carattere dottrinale; è accettato dagli ortodossi come parte del VI Concilio ecumenico, ma è rifiutato dai cattolici.
  8. ^ a b c d e Questo concilio non è riconosciuto dalla Chiesa cattolica.
  9. ^ Questo concilio non è riconosciuto dalle Chiese protestanti, che riconoscono invece il concilio di Hiera.
  10. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Questo concilio non è riconosciuto dalla Chiesa ortodossa.
  11. ^ Non riconosciuto, come il seguente, dalla Chiesa vetero-cattolica, che nacque proprio in opposizione a questo concilio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Conciliorum Oecumenicorum Decreta, a cura di G. Alberigo, G. L. Dossetti, P. P. Joannou, C. Leonardi e P. Prodi, consulenza di H. Jedin, edizione bilingue, Edizioni Dehoniane, Bologna 1991
  • Storia dei concili ecumenici (a cura di G. Alberigo), Queriniana, Brescia 1990
  • Storia ecumenica della Chiesa (a cura di R. Kottje e B. Moeller), 3 volumi, Queriniana, Brescia 1980-1981

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]