Concerto per due pianoforti e orchestra n. 10 (Mozart)

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Concerto per due Pianoforti e Orchestra n. 10

(Konzert in Es für zwei Klavier)

Compositore Wolfgang Amadeus Mozart
Tonalità Mi bemolle maggiore
Tipo di composizione Concerto
Numero d'opera K 365 (K6 316a)
Epoca di composizione Salisburgo, gennaio-marzo 1779
Prima esecuzione * Vienna, 23 novembre 1781, pianisti Wolfgang Amadeus Mozart e Josephine von Aurnhammer
Pubblicazione André, Offenbach 1800
Autografo Cracovia, Biblioteka Jagiellońska
Durata media 24 minuti
Organico
[1] Aggiunti alla fine del 1781
Movimenti

I Allegro II Andante III Rondò. Allegro

Il concerto per due pianoforti e orchestra in Mi bemolle maggiore K 365 (K6 316a) fu composto da W. A. Mozart a Salisburgo nei mesi di gennaio-marzo del 1779, forse per essere eseguito assieme alla sorella Nannerl.

Il carattere intimistico e felice di questo concerto, così come il gioco tra di due strumenti solisti, forniscono un'ulteriore conferma alla sua destinazione familiare. È, infatti, ritenuto il più bel concerto per due pianoforti e orchestra, escludendo quelli di J.S. Bach e di C.P.E. Bach che in realtà erano stati pensati per due clavicembali.

L'organico in origine era ridotto, limitandosi a due oboi, due fagotti e due corni (oltre agli archi). In occasione della prima esecuzione l'autore vi aggiunse anche due clarinetti, due trombe e timpani, introducendo sonorità nuove. Questo concerto venne concepito, infatti, in un periodo in cui Mozart prestava molta attenzione alle problematiche e alle particolarità che potevano scaturire dal confronto di due strumenti solisti con l'orchestra. Nascono, infatti, in questo periodo: il concerto per flauto e arpa K 299 (aprile 1778); il concerto per pianoforte e violino (incompiuto) e la Sinfonia concertante per violino, viola e orchestra K 364 (estate 1779).

Il concerto per due pianoforti, non ha caratteristiche sinfoniche, ma contrappone direttamente i solisti, con un leggero sostegno da parte dell'orchestra.

ll primo movimento è caratterizzato dall'esposizione di una notevole quantità di idee tematiche e di novità tecniche. I due solisti entrano in gioco attraverso un trillo all'unisono, ed espongono un nuovo soggetto (che non si ripeterà poi negli altri tempi), attraverso il primo pianoforte, subito seguito dal secondo. In questo movimento, l'orchestra è presente solo nelle parti introduttive e di collegamento, non emergendo, quasi relegata ad un ruolo di coordinamento tra i solisti.

Il secondo movimento ha un carattere un po' più malinconico ed è caratterizzato da una ricchezza tematica non comune agli altri concerti di Mozart.

È solo nel terzo movimento che l'orchestra riprende il suo ruolo primario: infatti, si esprime al meglio nel rondo finale, che si sviluppa attraverso un motivo tematico che permea l'intero concerto.

È evidente, nel K 365, come la scrittura pianistica di Mozart si sia evoluta: le difficoltà tecniche maggiori si denotano nell'impiego di ottave (anche in velocità) e di seste.

Con quest'opera, si conclude una sorta di ciclo formato dai sei concerti composti a Salisburgo, che mette in evidenza il percorso di maturazione compositiva del giovane Mozart.







Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Minardi, Gian Paolo. I Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart, Pordenone, Studio Tesi, 1990 ISBN 88-7692-245-8
  • Rattalino, Piero. Il concerto per pianoforte e orchestra, Firenze, Giunti Ricordi, 1988 ISBN 88-09-20117-5
  • Bertoglio, Chiara. Voi suonate, amici cari: La musica di Mozart fra palcoscenico e tastiera, Torino, Marco Valerio, 2005, EAN: 9788875470180

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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