Comunità di pratica virtuale

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Per alcuni[senza fonte] una comunità di pratica virtuale è una estensione delle comunità di pratica. Il concetto di comunità di pratica, infatti, è stato definito per esprimere l'apprendimento situato all'interno di una comunità fisica. La diffusione del World Wide Web e la successiva nascita di comunità virtuali hanno indotto ad estendere il concetto di comunità di pratica anche ad alcune di queste. Ad es. alcuni affermano che le comunità wiki (quali Wikipedia.org) sono comunità di pratica virtuali. Le comunità virtuali sono soggette alle perturbazioni dell'ambiente globale; al loro interno si sviluppano prassi di autoregolazione selettiva per accettare tutti i cambiamenti possibili, permettendo l'innovazione e la crescita di valore; la capacità di autoregolazione è tanto più forte quanto maggiore è il capitale sociale, cioè i saperi e le reti di relazioni disponibili. L'offerta progettuale di una comunità virtuale, per essere indirizzata ad una fattiva condivisione dei saperi, deve realizzarsi nel sostenimento dello stile professionale orientato alla ricerca delle soluzioni dei problemi mediante un modello cooperativo tra gli attori coinvolti.

Non vi è comunque accordo sull'uso dell'aggettivo virtuale in questo contesto, poiché la comunità è reale anche se interagisce soprattutto con strumenti dell'ICT. In alternativa sono stati proposti (in ordine cronologico) on-line [in-linea in inglese] (Cothrel & Williams, 1999), computer-mediated (tramite computer) (Etzioni & Etzioni, 1999), electronic [elettronica] (Wasko & Faraj, 2000) e distributed [distribuita] (Wenger et al., 2002; Kimble & Hildreth, 2005). Per un confronto tra le comunità di apprendimento virtuale e le comunità di pratica distribuite si veda Couros & Kesten (2003)(EN) (website)

Comunità virtuale come comunità di pratica[modifica | modifica sorgente]

La tesi delle comunità virtuali come comunità di pratica affronta il tema della socialità in rete analizzando la comunità virtuale come una forma di legame peculiare del cyberspazio e la comunità di pratica come declinazione possibile della comunità virtuale stessa. In seguito alla ristrutturazione delle coordinate spazio-temporali, apportata dai media elettronici e digitali, si sono verificati notevoli cambiamenti nelle forme di socializzazione. È sopraggiunta, inoltre, la tendenza degli individui a “prendere le distanze” dalle istituzioni tradizionali e a formarsi da sé, per cercare spazi più ampi di libertà e creatività, selezionando informazioni e modelli di comportamento dal flusso informativo veicolato dai media elettronici e digitali. I mass media, danno la possibilità di sperimentare come simultanei eventi che accadono in luoghi remoti, rendono in questo modo le interazioni sociali indipendenti dalla condivisione di uno stesso ambiente spazio-temporale e generano una socialità mediata, caratterizzata da un’esperienza dell’altro che non necessita dell’incontro. Grazie ai media elettronici ogni individuo è aperto ad un mondo più ampio e variegato del proprio locale, fatto di stili di vita, modi di pensare ed agire che, sempre più spesso, vengono riportati nella propria vita quotidiana.

Costituzione ed evoluzione di una comunità di pratica in rete[modifica | modifica sorgente]

Nel cyberspazio, l’integrazione tra dimensione informativa e partecipativa, porta alla costituzione di una comunità di apprendimento che può configurarsi anche come comunità di pratica. Quest’ultima, nel modello di Wenger, si costituisce off line come sistema di apprendimento innovativo e dinamico, a partire da un processo di collaborazione e negoziazione tra i suoi membri attraverso cui si individuano le attività della comunità e le competenze necessarie per realizzarle. Tuttavia, negli ultimi anni, nell’ambito degli Studi organizzativi, sono state condotte diverse ricerche che mostrano come possano emergere anche comunità di pratiche on line. Nella comunità virtuale le attività lavorative si realizzano come attività pratiche, sociali e situate cioè come eventi prodotti localmente dall’interazione tra i membri e tra questi ultimi e gli artefatti tecnologici per affrontare le contingenze e gli eventi che si presentano nel corso dell’attività lavorativa quotidiana. Inoltre, i processi di costruzione di significati, di diagnosi e soluzione di problemi specifici, di uso e definizione di pratiche competenti sono pratiche sociali, che si realizzano attraverso l’interazione sociale e discorsiva tra operatori e non sono in nessun caso patrimonio dei singoli operatori, ma piuttosto sono ‘distribuite’ tra i membri della comunità di pratiche lavorative. Una comunità virtuale nata intorno ad un interesse o ad un progetto lavorativo e caratterizzata da una relazione collaborativa tra i suoi membri finalizzata alla costruzione di un sapere collettivo, può essere considerata un luogo di apprendimento. Infatti, se il luogo è un evento, qualcosa che accade quando due soggetti umani si incontrano, luogo di apprendimento può essere un incontro di conoscenze ed esperienze individuali che ogni volta genera un sapere innovativo che può manifestarsi e prendere forma in una comunità di pratiche.

Spazio dei flussi e spazio dei luoghi[modifica | modifica sorgente]

Con l’avanzare della tecnologia delle reti telematiche ha preso il sopravvento lo spazio dei flussi, che mette in relazione luoghi distanti fra di loro, sulla base della selezione sociale; a differenza dello spazio dei luoghi che isola le persone, le reti danno luogo ad un territorio virtuale diverso da quello convenzionale in cui nasce una comunicazione virtuale mediata dal computer che dà vita ad una comunità. L'aggettivo "virtuale" può essere fuorviante perché lascia intendere le aggregazioni come immaginarie, non reali, come se l'interazione face-to-face(faccia a faccia) fosse l'unico modo per avere una comunità. Tale comunità virtuale non si struttura a partire da una presenza fisica, ma da una comunicazione che parte da individui che hanno in comune gli stessi interessi e valori anche se abitano in luoghi distanti fra di loro. Ciò implica la capacità di condividere con altre persone nel cyberspazio anche regole e obiettivi finalizzati al benessere e alla continuità della comunità. La rete quindi, si concretizza in spazio fisico e mentale che permette di realizzare prodotti diversi attraverso la cooperazione dei partecipanti.

Parametri comunicativi delle comunità virtuali[modifica | modifica sorgente]

Le comunità virtuali sono servizi di comunicazione sincroni, richiedono infatti la presenza simultanea di emittenti e destinatari che scambiano messaggi testuali o audiovisivi attraverso strumenti condivisi. La sincronia ha come vantaggi complementari l'immediatezza, l'apertura ma anche lo svantaggio di interventi estemporanei e confusi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Cothrel, J., & Williams, R.L. (1999). On-line communities: helping them form and grow. Journal of Knowledge Management, 3(1), 54-60.
  • Etzioni, A., & Etzioni, O. (1999). Face-to-face and computer-mediated communities, A comparative analysis. The Information Society, 15, 241-248.
  • Kimble, C., & Hildreth, P. (2005). Dualities, Distributed Communities of Practice and Knowledge Management, Journal of Knowledge Management, 9(4), 102 - 113.
  • Wasko, M.M., & Faraj, S. (2000). “It is what one does”: why people participate and help others in electronic communities of practice. Journal of Strategic Information Systems, 9, 155-173.
  • Wenger, E., McDermott, R., & Snyder, W.M. (2002). Cultivating Communities of Practice. Boston: Harvard Business School Press.
http://www.shvoong.it/
  • M. Boati, Asfor, E-learning Summit, Ilsole24ore, 21 marzo 2003.
  • dit.unitn.it/~dandrea/lvc/Menegon.pdf
  • P.G.Rossi, "Dal testo alla rete-multimedialità e didattica" ed. tecnodid (2000). 179-180.
  • ZUCCHERMAGLIO, C. (1996). "Vygotsky in azienda. Apprendimento e comunicazione nei contesti di lavoro", Roma, La Nuova Italia Scientifica

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]