Comunicazione pubblica della scienza

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La comunicazione pubblica della scienza è una definizione che indica tutte quelle attività di divulgazione e trasmissione di contenuti scientifici rivolte al pubblico dei non esperti e destinate a una maggiore comprensione di concetti, principi e argomentazioni.

Generi[modifica | modifica sorgente]

I generi della comunicazione pubblica della scienza si suddividono in diversi gruppi a seconda degli obiettivi comunicativi e dei destinatari dei messaggi:

  • Letteratura divulgativa;
  • Audiovisivo scientifico;
  • Esposizioni dei musei scientifici;
  • Festival della scienza;
  • Siti internet;
  • File multimediali scientifici;
  • Programmi radiofonici e televisivi;
  • Fiction scientifica.

Gli autori della comunicazione della scienza sono spesso le stesse istituzioni scientifiche (NASA, CERN, associazioni e società scientifiche), ma anche i singoli addetti ai lavori (scienziati, ricercatori, giornalisti specializzati) e gli editori commerciali (radio, televisione, carta stampata, internet).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nell’ottobre 2002 la rivista Science pubblicava un celebre articolo firmato da un nutrito gruppo di ricercatori inglesi, dal titolo “From PUS to PEST” (“Dalla Percezione Pubblica della Scienza al Pubblico Impegno in Scienza e Tecnologia”). Questo articolo avrebbe rappresentato una tappa importante nel dibattito sulla comunicazione pubblica della scienza. In questo breve intervento si denunciava la crisi del PUS, intesa come quella politica che avrebbe dovuto incentivare nel Regno Unito una migliore comunicazione e percezione pubblica della scienza. Da diversi anni si era avvertita l’esigenza di costruire un legame sociale differente e più solido tra mondo scientifico e collettività che, nel corso degli ultimi anni, una serie di avvenimenti - dalle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki al disastro di Černobyl' - aveva minato, incrinando profondamente la credibilità del mondo scientifico e la fiducia nella ricerca.

Per il mondo di cultura anglosassone, il PUS rappresentava l’insieme delle attività teoriche e pratiche che avrebbero dovuto sanare il gap che si era venuto a creare tra una società sempre più condizionata dall’introduzione di nuovi saperi scientifici e tecnologici da una parte, e, dall’altra, il mondo della ricerca, sempre più isolato nel suo tentativo di spiegare il suo ruolo e i propri obiettivi.

Il Regno Unito è stato il paese che ha maggiormente creduto nella risposta a queste esigenze di alfabetizzazione scientifica e tecnologica attraverso l’introduzione di politiche di “Public Understanding of Science” (PUS).

Nel 1985 venne infatti pubblicato dal Governo britannico il celebre Rapporto Bodmer, che istituiva il CoPus (Committee for the Public Understanding of Science), uno strumento di finanziamento per questo settore. Ma questi rimedi si dimostrarono alla lunga inefficaci se già nel 2002 un gruppo di scienziati britannici dichiararono la crisi, se non il fallimento, di quel modello nel sopraccitato articolo di Science.

Nel loro intervento, gli estensori dell’articolo auspicavano il passaggio ad una nuova fase definita con il nome di “Public Engagement with Science and Technology” (Pubblico Impegno in Scienza e Tecnologia, PEST), nella quale alla comunicazione pubblica di tipo tradizionale venisse sostituita una nuova modalità di dialogo tra scienziati e pubblico dei non esperti, che rendesse questi ultimi più consapevoli e partecipi dei numerosi problemi sollevati dall’impatto delle nuove scoperte scientifiche e dalla diffusione di nuovi strumenti tecnologici.

La promozione della cultura scientifica e tecnologica da almeno vent’anni è al centro del dibattito pubblico e coinvolge ormai, anche se con sfumature diverse, le scelte politiche ed economiche di tutti i paesi industrializzati.

Dalla difesa dell’ecosistema ai cambiamenti climatici, dalle fonti di energia alternative all’uso delle biotecnologie, dalla ricerca sulle cellule staminali all’utilizzo di innovative tecniche diagnostiche: questi sono solo alcuni degli argomenti che quotidianamente popolano le pagine dei giornali e che riguardano aspetti fondamentali della nostra vita come la salute, il futuro del pianeta e la morale individuale.

La Public Engagement with Science and Technology si propone come quella politica in grado di promuovere un dialogo più paritetico tra i diversi attori che compongono i nuovi gruppi sociali, mettendo in gioco nuove modalità di formalizzazione del sapere scientifico più alla portata del cosiddetto “uomo della strada”. Al di là delle formule e delle scelte terminologiche, la sfida dell’ “alfabetizzazione scientifica e tecnologica” rappresenta una delle frontiere più significative per definire il nostro rapporto con la cosiddetta “società della conoscenza.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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