Comunicazione facilitata

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Comunicazione facilitata è un termine della robotica applicata a beneficio dei portatori di handicap ed indica una procedura attraverso la quale un individuo incapace di espressione verbale autonoma viene supportato da un altro individuo, detto facilitatore, nell'uso di una tastiera o di un altro dispositivo che permetta la digitazione di lettere.[1]

La comunicazione facilitata è stata utilizzata con soggetti con disturbi dello spettro autistico e con altre disabilità dello sviluppo nella convinzione che attraverso questa procedura capacità cognitive e comunicative latenti possano esprimersi.

La ricerca scientifica ha ripetutamente dimostrato che la comunicazione facilitata è una tecnica priva di validità scientifica per individui con autismo.[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La comunicazione facilitata (in inglese Facilitated communication) nasce in Australia quando Rosemary Crossley, un'insegnante del St. Nicholas Hospital, sostiene di aver aiutato a comunicare per mezzo della comunicazione facilitata dodici bambini affetti da paralisi cerebrale e altre disabilità. Questa esperienza verrà raccolta dalla Crossley e da una suo studente in seguito in un libro nel 1984. Sarà Douglas Biklen, sociologo e professore di educazione speciale all'Università di Syracuse, a portare la comunicazione facilitata negli Stati Uniti nel 1989.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ D Biklen, La comunicazione facilitata, 2000 Omega
  2. ^ Apa
medicina Portale Medicina: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di medicina