Bivona

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Bivona
comune
Bivona – Stemma Bivona – Bandiera
(dettagli)
Panorama di Bivona
Panorama di Bivona
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Agrigento-Stemma.png Agrigento
Amministrazione
Sindaco Giovanni Panepinto (PD) dal 07/05/2012
Territorio
Coordinate 37°37′05″N 13°26′26″E / 37.618056°N 13.440556°E37.618056; 13.440556 (Bivona)Coordinate: 37°37′05″N 13°26′26″E / 37.618056°N 13.440556°E37.618056; 13.440556 (Bivona)
Altitudine 503 m s.l.m.
Superficie 88,57 km²
Abitanti 3 870[1] (30-11-2013)
Densità 43,69 ab./km²
Frazioni Santa Filomena (località abitata), Bacino di Barico (area speciale)
Comuni confinanti Alessandria della Rocca, Calamonaci, Castronovo di Sicilia (PA), Cianciana, Lucca Sicula, Palazzo Adriano (PA), Ribera, Santo Stefano Quisquina
Altre informazioni
Lingue siciliano (subdialetto bivonese)
Cod. postale 92010
Prefisso 0922
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 084004
Cod. catastale A896
Targa AG
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona C, 1 268 GG[2]
Nome abitanti bivonesi
Patrono santa Rosalia
Giorno festivo 4 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bivona
Posizione del comune di Bivona nella provincia di Agrigento
Posizione del comune di Bivona nella provincia di Agrigento
Sito istituzionale

Bivona (IPA: [biˈvoːna][3], Vivona in siciliano) è un comune italiano di 3 870 abitanti[1] della provincia di Agrigento in Sicilia.

Circondata dai monti Sicani, dista circa 60 km dal capoluogo di provincia[4] e circa 90 km da Palermo, capoluogo di regione[5]. Durante i secoli XV e XVI fu uno dei maggiori centri feudali della Sicilia e il primo a essere elevato a ducato (a opera di Carlo V, nel 1554, anno in cui lo stesso imperatore conferì al paese il titolo di città)[6]. Vi è attestato uno dei culti più antichi di santa Rosalia di cui si abbia notizia certa[7].

Da alcuni decenni Bivona è nota soprattutto per la coltivazione della pesca e, a livello locale, per la presenza di diverse scuole e istituti superiori, frequentate da giovani provenienti dai paesi circostanti[8]. Dal 2012 è sede, insieme a Palazzo Adriano, del Parco dei Monti Sicani[9].

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Veduta del territorio bivonese

Bivona è situata nell'entroterra agrigentino, al confine con la provincia di Palermo.

Il territorio di Bivona ha un'estensione di circa 89 km²[10] ed è parzialmente inserito nella "riserva naturale orientata Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio", nel "Parco dei Monti Sicani".

L'altitudine è compresa tra i 64 m s.l.m. dell'area meridionale, al confine con i comuni di Ribera e di Cianciana, e i 1.436 m della cima del Monte delle Rose, a nord dell'abitato, al confine con il territorio di Palazzo Adriano, nella provincia di Palermo. L'altitudine del centro abitato è compresa tra i 420 m s.l.m. dei quartieri meridionali e i 600 circa di quelli settentrionali[11], ed è usualmente indicata in 503 m s.l.m., in riferimento all'antica casa comunale (attuale piazza Giovanni Cinà).

Ecco cosa scrisse nel 1553 il padre gesuita Domenech, descrivendo Bivona e il suo territorio, in una lettera inviata a Ignazio di Loyola[12]:

« Oltre a ciò sappia V.P. che questa terra si trova in mezzo a molte altre terre e città, che le fanno corona. A dieci, venti, venticinque miglia, poco più poco meno, da essa distanti si trovano Agrigento, Termini, Trapani, Mazara, Giuliana, Prizzi, S. Stefano, con Palermo ch'è ad una giornata di viaggio. E poiché è terra sana e molto abbondante di frumento, carni e legna, e quanto ai costumi molto migliore di Palermo e Messina, si crede che dai paesi circonvicini molti genitori vi manderanno a studio i figlioli piuttosto che nelle due predette città. È inoltre ricca di fontane e giardini, sano n'è il clima e gode fama di essere la migliore fra le montagne di questo regno »

Orografia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio si trova alle pendici dei monti Sicani, che sovrastano l'abitato formando un anfiteatro naturale, e comprende il tratto medio vallivo del bacino idrografico del fiume Magazzolo. Circa i tre quarti della sua estensione si trovano in zone pedemontane e collinari, mentre il quarto restante appartiene alla zona tipicamente montana.

Il paesaggio montano è composto da rilievi calcareo-dolomitici di epoca mesozoica[14], quasi tutti nella parte settentrionale del territorio.

Panoramica del Pizzo Mondello

Le principali cime del territorio bivonese sono[15][16]:

  • Monte delle Rose (1.436 m)
  • Monte Pernice (1.393 m)
  • Pizzo San Filippo (1.352 m)
  • Monte Scuro (1.310 m)
  • Pizzo Mondello (1.245 m)
  • Pizzo Catera (1.192 m)
  • Pizzo Scavarrante (1.072 m)
  • Pizzo di Naso (965 m)

Gli affioramenti rocciosi di Pizzo Mondello, costituiti dalla stratificazione di calcari e selce con tracce di conchiglie fossili (Halobia), si presentano fortemente inclinati e testimoniano le deformazioni tettoniche subite dai monti Sicani[17].

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio bivonese fa parte del bacino idrografico del fiume Magazzolo, delimitato dal Pizzo Mondello, dal Pizzo Scavarrante, dalla Serra Mezzo Canale e dal Cozzo Timpe Rosse e comprendente, oltre al corso d'acqua principale, anche gli affluenti Lordo, Calabrò, Acque Bianche, Salito e Gebbia[18]: i valloni tributari di destra del Magazzolo sono a sviluppo tortuoso, con forte azione erosiva di tipo regressivo[19]; assicurano un importante apporto idrico nella stagione delle piogge ma sono asciutti durante l'estate. Le numerose sorgenti alimentano principalmente tre canali naturali, affluenti del Magazzolo[19]: il primo, in cui confluiscono le acque delle sorgenti Santa Rosalia e Capo d'Acqua, è il fiume Alba, il cui tratto urbano è intubato e sotterraneo dalla seconda metà dell'Ottocento; il secondo convoglia le acque delle sorgenti Santissimo e Acque Bianche e il terzo raccoglie le acque delle due sorgenti Grotticelle e delle sorgenti Canfuto e San Filippo.

La diga Castello vista da piazza San Giovanni

A qualche chilometro dal centro abitato si trova la diga Castello, che ha creato un bacino artificiale (circa 21.000.000 [20]) e le cui acque sono impiegate per uso civile in favore di un consorzio di comuni (Voltano S.p.A.) della provincia di Agrigento[21], irrigando i pescheti di Bivona e gli aranceti di Ribera.

Flora e fauna[modifica | modifica sorgente]

La flora e la fauna del territorio di Bivona sono quelle tipiche delle zone montane e pedemontane dell'area mediterranea[22]. I boschi, nelle aree meno antropizzate, sono costituiti da leccio, roverella e corbezzolo, e rimboschimenti prevalentemente a pino d'Aleppo, cipresso comune, pino nero e abete greco. È presente un ricco sottobosco e sono presenti l'euforbia cespugliosa, il biancospino e la ginestrella[22].

Negli anni trenta, in occasione della visita di Benito Mussolini[22], furono piantati nel centro abitato i platani di via Lorenzo Panepinto, le robinie nella piazzetta denominata XXVIII ottobre; fu sistemata anche la villa comunale. Al periodo fascista, inoltre, risale la presenza di numerosi eucalipti introdotti in quel periodo in tutta la Sicilia.

Per quanto riguarda la fauna, i boschi sono popolati e frequentati prevalentemente da piccoli insettivori (cinciarelle, cinciallegre, fringuelli, capinere, pettirossi, scriccioli) e da merli, colombacci e ghiandaie[22].

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Bivona.

Come per l'intera area dei monti Sicani il regime climatico è classificato come temperato caldo di tipo xeroterico mediterraneo[23], con estati prolungate e inverni miti. La morfologia e le differenze altimetriche determinano una relativa variabilità fra le diverse località del territorio comunale.

BIVONA[24] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 11,6 13,1 15,3 18,7 24,6 30,0 33,0 32,8 28,3 22,0 16,7 13,1 12,6 19,5 31,9 22,3 21,6
T. min. mediaC) 4,8 5,1 6,4 8,5 12,3 17,2 20,0 20,4 17,0 12,8 9,4 6,5 5,5 9,1 19,2 13,1 11,7
  • Classificazione climatica: zona C, 1268 GG[25]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Bivona.

Età antica[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome[26]

Il nome Bivona assai probabilmente non è di derivazione araba; si trova per la prima volta in un documento del 1171, ma la forma più frequente fino ai primi anni del Cinquecento era Bibona. La forma Bisbona è attestata nel 1363[27] e nel Cinquecento fu considerata forma colta derivante da bis bona ("due volte buona"): «Bisbona quoque vulgo Bivona dicitur»[28]. In uno scritto del 1557 si affermò: «È questa terra detta Bivona, quasi Bi-bona, cioè bis-bona, per la perfezione dell'aria, essendo posta sopra altissime rupi e per l'abbondanza delle salutifere acque e fruttiferi arbori, de quali sommamente abbonda, luogo veramente più che buono e amenissimo».

Alcuni reperti archeologici hanno permesso di ipotizzare una frequentazione umana nel territorio di Bivona a partire già dall'età del rame[29]. In base all'erronea interpretazione delle fonti antiche[30], in passato si era ritenuto che la città avesse origini greche e fosse da identificare con Hipponium, fondata da Gelone di Siracusa[31]. Ugualmente priva di riscontri è un'altra ipotesi di identificazione, quella con la città ellenistica di Hippana, successivamente rinvenuta nei pressi di Prizzi[32].

Età medievale[modifica | modifica sorgente]

La prima attestazione dell'esistenza di Bivona è del 1160, al tempo di re Ruggero II e dei suoi successori Guglielmo I e Guglielmo II[33]. Da semplice casale abitato da popolazione musulmana, in pochi anni divenne un importante centro del Vallo di Mazara[33].

Divenuta signoria alla fine del XIII secolo, fu messa al sacco dalle truppe regie comandate da Francesco Ventimiglia nel 1359. Il castello di Bivona fu quindi affidato in custodia a Corrado Doria[34].

Bivona si sviluppò maggiormente sotto la signoria dei Chiaramonte (1363-1392)[35] ma soprattutto sotto quella dei De Luna[36], protagonisti dei casi di Sciacca[37][38].

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ducato di Bivona.

Nel 1554, Carlo V[39] elevò la baronia di Bivona a ducato, sia perché il paese era uno dei più popolosi centri feudali dell'Isola e il più popoloso tra quelli di dominio della famiglia de Luna[6], sia per i buoni rapporti che intercorrevano tra l'imperatore e il viceré di Sicilia Juan de Vega, suocero di Pietro de Luna[40], primo duca bivonese e primo nobile siciliano ad acquisire il maggior titolo feudale dell'epoca[6].

Nei due secoli successivi il ducato passò prima alla famiglia dei Moncada (i principi di Paternò)[41], poi a nobili famiglie spagnole che non entrarono mai negli affari locali, determinando il declino della città[42].

Età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Distretto di Bivona e Circondario di Bivona.

Nel 1812 in Sicilia fu abolita la feudalità e ciò favorì la rinascita, soprattutto economica, di Bivona: la cittadina agrigentina, infatti, fu designata capoluogo dell'omonimo distretto (divenuto circondario nel Regno d'Italia), uno dei ventitré in cui fu divisa l'Isola, comprendendente tredici comuni[43].

Nel Novecento Bivona si sviluppò come centro amministrativo e culturale dell'entroterra agrigentino[44], essendo sede di vari uffici (sanitari e amministrativi) e scuole (soprattutto istituti superiori)[8].

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Stemma del Comune
Gonfalone del Comune
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stemma di Bivona.

Lo stemma del comune di Bivona è così descritto dallo statuto comunale:

« Scudo recante al suo interno due rami intrecciati di quercia e di ulivo e stemma, sormontato da una corona, raffigurante nella parte superiore una mezza luna calante e nella parte inferiore un granchio »

La mezzaluna rappresenta la famiglia nobile dei primi duchi, i De Luna d'Aragona, mentre il granchio potrebbe richiamare l'antico simbolo di Agrigento, capoluogo della provincia.

Il gonfalone del comune di Bivona riproduce lo stemma su fondo azzurro, arricchito di decori floreali[45].

Secondo quanto riportato dallo Statuto del Comune di Bivona, il comune ha un proprio inno[46].

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città

Quando nel 1554, all'epoca del Regno di Sicilia, Carlo V elevò la baronia alla dignità di ducato, Bivona acquisì il diritto ad assumere il titolo di città, che tuttora mantiene[6].

Ricorrenze[modifica | modifica sorgente]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Bivona possiede numerosi edifici religiosi (circa quaranta in tutta la sua storia)[53]. Molti dei palazzi nobiliari seicenteschi sono stati distrutti o inglobati da costruzioni più moderne[44].

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

(FR)
« [...] pays ancore très abondant en Eglises, et sur-tout en Convents »
(IT)
« [Bivona è] un centro feudale ancora molto ricco di chiese, e soprattutto di conventi »
(Jean-Pierre Houël, Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malta et de Lipari, 1785[54])

Chiese[modifica | modifica sorgente]

Portale della Chiesa madre chiaramontana
I ruderi di Santa Maria di Gesù
L'interno della chiesa madre Mater Salvatoris
  • Chiesa di Santa Rosalia (XIII-XIV secolo), dotata di un portale in stile barocco, conserva il fercolo della statua della santa (1601), un crocifisso ligneo, alcune tele sette-ottocentesche; una piccola botola consente di accedere al tronco della quercia sotto la quale si ritiene che la santa solesse pregare durante la sua permanenza nel bosco di Bivona[57].
  • Santuario della Madonna dell'Olio, antico luogo di culto bivonese fuori dal centro abitato dedicato alla Madonna di l'Ogliu. Nel 2008 è stato inserito nella Carta regionale dei luoghi dell'identità e della memoria della Regione Siciliana[65].

Ad esse si possono aggiungere le chiese andate distrutte: chiesa di Sant'Andrea (fine del XII secolo o inizio del XIII, probabilmente la prima chiesa e la prima matrice di Bivona[66]); la chiesa di Sant'Antonio Abate (la prima notizia su di essa risale al 23 febbraio 1419[67]; la chiesa di Sant'Agata, costruita al tempo della Signoria dei Chiaramonte a Bivona (1363-1392)[68]; la chiesa di San Giovanni Battista; la chiesa di Santa Maria Maddalena (nel 1595 fu ceduta ai Gesuiti che la fecero diventare nuova chiesa madre[69]); la chiesa di San Pietro, detta poi di Santa Maria del Soccorso (a navata unica, presentava una cappella per lato e disponeva di un piccolo campanile[70]).

Infine, tra gli edifici di culto distrutti c'è la chiesa dell'Immacolata Concezione (1648), costruita a spese del poeta e medico bivonese Giuseppe Romano (1613-1681): crollata nel XX secolo è stata ricostruita come sede per riunioni e convegni. l'originale portale barocco a colonne tortili, spostato nella vicina chiesa di Santa Maria di Loreto, con il crollo del tetto di questa è rimasto sepolto sotto le macerie[71] mentre sull'altar maggiore si trovava una statua dell'Immacolata Concezione, custodita presso la chiesa madre.

Cappelle[modifica | modifica sorgente]

  • Cappella della Madonna della Sprescia, sita in contrada San Leonardo, nella parte meridionale del paese, esistente nel 1834[72];
  • Cappella del Camposanto, sita all'interno del cimitero, entrò in funzione nel 1882[73].

Altri edifici sacri[modifica | modifica sorgente]

Il Convento dei Cappuccini
Cappella della Madonna della Sprescia
  • Convento dei Carmelitani, istituito molto probabilmente nel XIV secolo come sede dei carmelitani e, in un secondo momento, della Congregazione delle suore agostiniane, successivamente destinato a sede della biblioteca comunale[74];
  • Convento dei Domenicani, istituito nel XV secolo come sede dei domenicani. Nel XIX secolo divenne prima sede della caserma dei carabinieri, poi sede universitaria e scolastica[75];
  • Convento dei Cappuccini, istituito intorno alla metà del XVI secolo come sede dei cappuccini, ai quali tuttora appartiene[76];
  • Monastero delle Clarisse, istituito nel 1585 come collegio dei gesuiti e in seguito sede della Congregazione delle suore clarisse, viene utilizzato come casa di riposo[77];
  • Collegio dei Gesuiti, istituito tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, dopo la cessione della prima sede alle suore clarisse; divenne in seguito dapprima sede scolastica, poi sede municipale[78].

Esistevano anche un Convento dei Minori Conventuali, istituito nel 1394, un Monastero delle Benedettine, istituito all'inizio del XV secolo e sede della Congregazione delle Suore Benedettine Cassinesi, su cui sorge un istituto scolastico e la sede dell'ASL di Bivona[79], ed il convento di Santa Maria di Gesù, già sede della comunità dei Frati Minori Osservanti e, in un secondo momento, dei Frati Minori Riformati[80];

Edicole sacre[modifica | modifica sorgente]

Le edicole sacre di Bivona testimoniano un'antica tradizione religiosa della città, rappresentando in passato dei veri e propri luoghi di culto; alcune non sono più esistenti, mentre sono rimaste in prevalenza quelle poste all'interno delle xanée.
La loro importanza era inoltre legata alla consuetudine di essere considerate come punti di riferimento per l'indicazione di zone e vie, quando ancora non esisteva la toponomastica cittadina[81].

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Il Palazzo Ducale di Bivona in una foto di inizio Novecento
Palazzo del marchese Greco

Palazzi[modifica | modifica sorgente]

  • Palazzo ducale (XVI secolo), residenza della prima famiglia ducale, i De Luna d'Aragona.
  • Palazzo municipale, in origine collegio dei gesuiti[82]
  • Palazzo del marchese Greco (XVIII secolo), realizzato in stile barocco e unico palazzo nobiliare di Bivona ad aver mantenuto le proprie caratteristiche architettoniche.[83]
  • Palazzo De Michele, abitazione dei baroni De Michele e residenza dei sottoprefetti[84]
  • Palazzo dei baroni Guggino, un tempo dei marchesi Greco, edificio che si sviluppa attorno ad una xanèa, all'interno della quale si trova un'edicola sacra.[85]
  • Casa comunale, quindi diventata sede della pretura e, successivamente, ufficio del giudice di pace.[86]

Fontane[modifica | modifica sorgente]

A Bivona esistono circa venti fontane pubbliche. Nonostante alcune fosserò già citate in documenti del XVIII secolo, la maggior parte di esse fu costruita a partire dal 1887, anno di realizzazione del primo impianto idrico pubblico.[87] Alcune sono semplici fontane in ferro o in ghisa, come la "fontana Mezzaranciu" (mezza arancia per via della forma delle vasche), o la "fontanella di lu Roggiu" (dell'orologio), altre sono dotate di lavatoio, come la "Fontana di li ferri", nella parte meridionale del paese, altre ancora sono ex abbeveratoi per il bestiame, come la "Fontana pazza" (così detta perché il livello delle acque segnalava gli anni di siccità) e l'abbeveratoio di piazza Marconi, nel centro del paese.

Altre architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Antico magazzino del duca di Bivona
  • Torre dell'Orologio (XIX secolo), fu costruita dopo il crollo, nel 1775, del campanile della chiesa di San Giovanni, che ospitava l'orologio civico almeno dal 1588. La torre, a base quadrata, presenta facciate in pietra tripartite da cornici marcapiano[88].
  • Magazzino del duca (XVI secolo), utilizzato come magazzino ducale in prossimità della Torre dell'orologio e qualche decina di metri più a nord del Palazzo ducale. Prima del 1847, vi scorreva davanti il fiume Alba, attraversato da un ponte.
  • Villa comunale, sistemata negli anni trenta del Novecento in piazza Guglielmo Marconi, al posto della Piazza Fiera, la principale piazza del paese. Un tempo circondata da cancellate, vi si trova una fontana circolare, ex abbeveratorio, il monumento dei caduti e un monumento dedicato a Cesare Sermenghi; ospita melia, robinie e alcune piante esotiche.
  • Condotto di irrigazione (XIX secolo), realizzato in occasione dell'apertura dell'acquedotto di Bivona, nel 1889, risistemato nel 1894 dagli ingegneri Compagno e Messina di Palermo e ancora restaurato tra l'ottobre 1928 e il settembre 1932.
  • Il Casino (XVII secolo), probabile residenza di caccia sita in prossimità del monte Il Casino; conserva i ruderi di una cappella e di altri ambienti con arcate[89].
  • Ruderi delle "case Cirriè", una grande masseria a corte centrale[89].
  • Resti del teatro comunale, sito nell'omonima via; fu costruito nel 1834 e terminato dopo il 1847. Nel 1864 il teatro divenne di proprietà comunale. Nonostante esso fosse suddiviso in due piani, dotato di logge e ben illuminato, numerosi fattori negativi, come le ridotte dimensioni del paese e la lontananza dai validi circoli culturali delle città, non lo fecero emergere[90] e pertanto ne rimane solo il nome della via (via Teatro) e qualche rudere.
  • Carceri, un tempo poste nel quartiere di San Domenico e nel 1714 trasferite nel quartiere di Santa Rosalia e infine, con l'istituzione del carcere distrettuale (divenuto in seguito circondariale), disposte presso il piano terra del palazzo ducale.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Bivona e Mura di Bivona.
Ruderi del castello di Bivona
  • Resti del bastione e rovine del castello (XIV secolo)[34].
  • Torre di guardia, o Turris Bibonae, citata nel 1299 in un documento di cessione del castello di Bivona, in cui era stata inglobata[48].
  • Torre difensiva, presso il "Ponte Pisciato" facente parte della cinta muraria cittadina, i cui ruderi erano visibili fino agli anni sessanta[91].
  • Mura cittadine, costruite nel Trecento, il cui circuito è ricavabile dalla posizione dei vari edifici sacri che esistevano all'epoca e da alcuni documenti e toponimi del tempo[91]. Nel tratto occidentale si apriva la Porta dei Cavalieri; il tratto meridionale si trovava poco a valle della chiesa madre chiaramontana; il tratto orientale seguiva il corso del fiume Alba che attraversava il paese.

Altro[modifica | modifica sorgente]

Xanèa di via Arco Marchese Greco
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Xanèa.
Statue ed altri monumenti

Quattro monumenti decorano piazze e vie di Bivona: il monumento ai caduti di tutte le guerre, inaugurato nel 2009[92] e situato in piazza San Giovanni; il monumento a Cesare Sermenghi, posto all'interno della villa comunale; il monumento al movimento operaio e contadino, posto in piazza San Paolo, nelle vicinanze dell'ex monastero delle benedettine, ed il monumento dei donatori di sangue, inaugurato negli anni novanta, sito nelle vicinanze del Palazzo Ducale.

Nel 2011, alla presenza dell'assessore alla sanità della Regione Siciliana Massimo Russo, è stato inaugurato un bassorilievo in memoria di Falcone e Borsellino nell'omonima via, opera dell'artista Lorenzo Reina di Santo Stefano Quisquina[93].

Anfora con decorazione a spirale rinvenuta in contrada Millaga (museo civico di Cianciana)

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Necropoli Millaga.

Parte del territorio bivonese ricade all'interno della riserva naturale orientata Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio, in cui sono stati trovati i più antichi reperti fossili della Sicilia[94].

Diversi ritrovamenti archeologici attestano la frequentazione del luogo a partire già dall'età del rame[29]: cocci di ceramica Serraferlicchio, cocci di ceramica madreperlacea nera, alcune monete puniche, un'anfora vinaria romana, un fondo di orcetto aretino, una moneta di Marco Vipsanio Agrippa e necropoli musulmane. A questi si aggiungono una necropoli rupestre preistorica[95], la necropoli in contrada Millaga, nei pressi del centro abitato di Cianciana, e resti di muri interpretati senza dati certi come i resti di una necropoli sicana ed altri scarsi reperti di superficie[96].

Una campagna di scavi effettuata da un team dell'istituto archeologico dell'Università di Gottingen nel biennio 2009-2010 ha messo in luce circa 200 siti archeologici rinvenuti nei territori di Bivona e di alcuni comuni limitrofi[97].

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Bivona è una delle due sedi principali del parco dei Monti Sicani, il quinto parco regionale della Sicilia, istituito definitivamente nel 2012[9].

Parte del territorio di Bivona ricadeva all'interno della riserva naturale orientata Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio, istituita nel 1997 e successivamente inglobata nel parco stesso.

Nella parte orientale del territorio bivonese, in direzione di Santo Stefano Quisquina, è sita l'"Area attrezzata demaniale Canfuto"[98], un'altura boscata prevalentemente a conifere.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[99]


A partire dalla seconda metà del Quattrocento Bivona ebbe una crescita sia demografica che economica: ciò fu dovuto soprattutto alla presenza della comunità ebraica e ai numerosi ordini religiosi che si stabilirono nella cittadina (in particolar modo nel XVI secolo, subito dopo l'elevazione a ducato)[100].

A causa della fondazione di nuovi comuni feudali nella zona di Bivona, nel Seicento cominciò per il paese il declino demografico, fino a raggiungere un minimo di 2.000 abitanti nel 1806[100]; in seguito si ebbe una nuova ripresa demografica.

Con l'unità d'Italia il borgo di San Ferdinando, con una cinquantina di abitanti, fu staccato da Bivona (alla quale apparteneva dal 1814) e assunse il nome di Filaga, poi divenuto frazione del comune di Prizzi[101]. Nella seconda metà del XX secolo la popolazione riprese a diminuire in seguito al fenomeno dell'emigrazione.

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

La presenza straniera a Bivona è piuttosto esigua: al 31 dicembre 2012 erano residenti 64 stranieri, pari all'1,65% della popolazione, dato di gran lunga inferiore alla media nazionale[102].

Nel corso dei secoli la popolazione di Bivona è stata composta da diverse etnie: fu un pagus Saracenorum (villaggio di Saraceni, come lo definì lo storico Tommaso Fazello), quindi abitato da gente araba[103], che lasciò notevoli tracce sia nella toponomastica bivonese sia nel dialetto[104]. Successivamente la popolazione del paese crebbe con la venuta dei Normanni[103]. Il paese subì l'influenza sia delle popolazioni che dominarono in Sicilia (Angioini[105], Aragonesi[106]) sia, soprattutto, dei signori (e successivamente dei duchi) che esercitarono il potere nella cittadina, quasi tutti di origini spagnole[107].

Alla fine del XIV secolo si stanziò nella cittadina una comunità ebraica, che diede vita alla giudecca di Bivona[108].

Il miracolo di Santa Rosalia

Secondo un'antica tradizione, tramandata anche da Francesco Sparacino, autore nel XVII secolo di una biografia di santa Rosalia, durante un'epidemia di peste che colpì Bivona nel 1245 (data erronea, identificabile con il 1348 o il 1375), santa Rosalia apparve sopra un sasso ad un uomo e gli ordinò di fabbricare una chiesa in quel luogo per far cessare la peste. L'uomo, come gli fu comandato dalla vergine, andò a riferirlo ad alcuni giurati, che tuttavia non dettero molto peso alle sue parole. Un anno dopo, il 28 luglio, la santa apparve ai giurati esortandoli a costruire la chiesa nel luogo in cui apparve l'anno precedente a quell'uomo. I giurati, avendo ricevuto il permesso del vescovo della diocesi, cominciarono a costruire la chiesa sopra quel sasso, e appena cominciarono a rompere la pietra sudetta e fare le mura, il morbo della peste cessò e a Bivona venne costruita la chiesa di Santa Rosalia e si diffuse il culto della santa. Grazie al suo miracolo, qualche secolo dopo santa Rosalia venne nominata patrona di Bivona.

Il fercolo seicentesco di Santa Rosalia

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua siciliana e Subdialetto bivonese.

Il dialetto bivonese, il cui uso si affianca a quello dell'italiano, appartiene al gruppo dei dialetti occidentali della lingua siciliana; è stato studiato per la prima volta da Paolo Trizzino nel 1920 sotto la guida di Giacomo De Gregorio[109].

Il subdialetto bivonese ha subito l'influsso della lingua araba, la cui eredità è presente sia nella fonetica che nel lessico: nella fonetica, dal momento che la fricativa velare sorda h si è estesa in tante voci dialettali di origine non araba; nel lessico, dal momento che la maggior parte dei toponimi locali deriva dall'arabo, ad esempio Magazzolo, che deriva da magzil, "acque vorticose", o xanèa (talvolta scritta anche hanèa, khanèa, hanìa o hanèia), una voce attestata solo a Bivona.

Religione[modifica | modifica sorgente]

La religione maggiormente praticata a Bivona è il cattolicesimo[53]: Bivona, che fa parte dell'arcidiocesi di Agrigento[110], ha conservato le proprie tradizioni religiose[111], in particolare l'antichissimo[7] culto per santa Rosalia, la vergine palermitana che visse gran parte della sua vita sulle montagne di Bivona[112]. I compatroni del paese sono san Francesco d'Assisi[113] e la Madonna dell'Olio[114].

Probabilmente la prima religione professata a Bivona fu l'islam[115]. Con l'espulsione musulmana dalla Sicilia, anche a Bivona si diffuse il cristianesimo, benché sia attestata nel XV secolo anche la presenza della giudecca che raccoglieva una piccola comunità ebraica, espulsa poi nel 1492[116]; la comunità, nel 1454, doveva aver superato il numero di quaranta famiglie, numero necessario per l'istituzione della sinagoga locale. Nei secoli successivi, nella cittadina si stanziarono numerosi ordini religiosi, più di una trentina, e furono edificati più di quaranta edifici sacri, evento insolito per una comunità che non superò mai gli 8.000 abitanti[53].

Oltre alla Chiesa cattolica, che presenta due parrocchie cittadine, è presente una comunità evangelica, fondata nel 1925 e ricostituita nel 1981[117].

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tradizioni e folclore di Bivona.

Durante l'anno, diversi eventi tradizionali e folcloristici coinvolgono la popolazione locale, tra cui[118]:

Nell'agosto 1998 è stato formato il gruppo folcloristico "Bivona folk"; nel luglio 2010 si è formato il gruppo folcloristico "Sikania folk", che nel 2011 ha organizzato il primo festival internazionale del folklore "Pesca d'Oro". Entrambi i gruppi bivonesi si esibiscono, in tipici costumi siciliani, in occasione delle feste di paese e in diversi saggi di musica tradizionale siciliana[119].

L'ospedale di Bivona, ex Tracomatosario e sede del distretto sanitario dell'ASL

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

A Bivona la presenza di uffici[120][121][122], servizi[123][124], scuole[125], edifici sacri, enti[126] e associazioni[127][128][129] di rilevanza provinciale e regionale confermano il ruolo di centro amministrativo dell'entroterra agrigentino che il paese ricopre da quando fu designato a capoluogo di distretto borbonico (1812)[44]. Per quanto riguarda la sanità, fin dal XVI secolo Bivona è dotata di strutture ospedaliere: nel 1540, infatti, con l'aiuto del Senato cittadino venne fondato l'Ospedale degli Incurabili, in prossimità della chiesa di San Bartolomeo[130]. A ricordare quell'edificio rimane solo il nome della via, denominata appunto "via Ospedale".

Nel 1936 è stato costruito un ospedale nei quartieri più alti del paese[130]: la struttura divenne presto un tracomatosario, luogo di cura del tracoma, malattia che imperversò in Sicilia soprattutto nel secondo dopoguerra e colpì maggiormente i bambini. L'edificio ospita il Distretto Sanitario di Bivona, facente parte dell'Azienda sanitaria provinciale Nº 1 di Agrigento[131].

Nel febbraio 2012 è stata aperta a Bivona la sede di Legambiente "Monti Sicani"[132][133].

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

La biblioteca comunale "Romano Cammarata", intitolata al letterato locale, ha sede presso l'ex convento delle suore agostiniane, in piazza San Giovanni. Dispone di un fondo librario di oltre 8.000 volumi, cui si aggiungono oltre 1.000 unità di materiale audiovisivo[134].

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Il liceo ginnasio statale "Luigi Pirandello"
L'istituto di istruzione secondaria superiore "Lorenzo Panepinto"

La presenza della comunità ebraica prima e della Compagnia di Gesù in un secondo momento assicurò a Bivona un continuo processo di crescita culturale già a partire dal XVI secolo[135]. Nel 1767 i gesuiti furono espulsi dalla Sicilia[136] e il sistema scolastico, qualche anno dopo, fu gestito direttamente dal governo dei Borboni, che dispose l'istituzione di una scuola apposita in ciascuno dei conventi dell'Isola[137]: fu una fortuna per Bivona, sede, all'epoca, di quattro conventi. Sotto il governo dei Savoia, a Bivona fu istituito un ginnasio, con decreto di Garibaldi, nel 1860: tuttavia l'apertura si ebbe solo il 9 febbraio 1863.

Nel periodo fascista l'istituto fu sostituito da un istituto tecnico (intitolato a Francesco Crispi, originario della zona), in cui veniva insegnato anche il latino. Il liceo classico fu attivato alla fine degli anni quaranta grazie alla collaborazione tra l'avvocato bivonese Edmondo Trizzino, il ministro della Pubblica Istruzione Guido Gonella e l'avvocato bresciano Ludovico Montini, fratello di Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI. Il liceo-ginnasio statale di Bivona, intitolato a Luigi Pirandello, ottenne l'autonomia il 18 marzo 1953; alla fine degli anni settanta fu attivato l'istituto tecnico commerciale[138]; negli anni novanta furono attivati nuovi corsi liceali[139] tra cui il bio-socio-sanitario, unico in Italia[140], sostituito nel 2011 dal nuovo indirizzo socio-sanitario con articolazioni "ottico" e "odontotecnico"[141]. L'istituto di istruzione secondaria superiore "Lorenzo Panepinto", invece, presenta gli indirizzi di istruzione tecnica (settore economico e tecnologico) e professionale (settore dei servizi per l'enogastronomia e l'ospitalità alberghiera e settore industria e artigianato, con sede nel comune limitrofo di Cianciana)[142].

Università[modifica | modifica sorgente]

Bivona era sede decentrata dell'Università degli Studi di Palermo: per i corsi di laurea in scienze forestali e ambientali della facoltà di agraria dal 1991 al 2001. Ospita tuttora il corso di laurea in tecniche erboristiche della facoltà di farmacia, sebbene dall'anno accademico 2004/2005 siano state chiuse le immatricolazioni, e pertanto a breve non sarà più attivo[143]; il corso, che dipende logisticamente dal consorzio universitario della provincia di Agrigento (CUPA), si tiene in una struttura sita nel comune limitrofo di Santo Stefano Quisquina, priva di strutture di sostegno[144].

Musei[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Casa museo Carmelo Cammarata.

La casa museo Carmelo Cammarata ospita alcune opere dello scultore locale (1924-1999), realizzate secondo tecniche tipiche della scultura siciliana[145].

Media[modifica | modifica sorgente]

Il paese non dispone di stazioni radiofoniche, dal momento che l'unica radio bivonese, Radio Bivona, non è più attiva da anni[146]. Esistono, tuttavia, alcune radio web, come Radio Libriamoci Web, organo di comunicazione ufficiale dell'associazione culturale bivonese "Klarheit"[147], e Radio La Voce dei Bivonesi, web radio dell'omonima associazione[148].

Ha sede a Bivona, inoltre, la casa editrice Cammarata editore[149], attiva dal 2001, che pubblica testi di narrativa e ha una collana dedicata alla multimedialità.

Monografie su Bivona

Alla scuola media "Giovanni Meli", alla biblioteca comunale "Romano Cammarata" e al circolo culturale "Leonardo da Vinci" si devono la pubblicazione di alcuni saggi storici, quali alcuni lavori del cultore di storia locale Antonino Marrone, autore di Bivona Città feudale, saggio in due volumi sulla storia del paese fino al 1812 edito da Salvatore Sciascia Editore, e di diverse monografie (Il Distretto, il Circondario e il Collegio Elettorale di Bivona (1812-1880), Storia delle Comunità Religiose e degli edifici sacri di Bivona, Ebrei e Giudaismo a Bivona (1428-1547), Bivona dal 1812 al 1881, Il fascio dei lavoratori di Bivona); opere del poeta e saggista Cesare Sermenghi, autore di Mondi minori scomparsi e Il passato e le sue risposte. Un'altra opera sulla storia bivonese è Cenno storico - politico - etnografico di Bivona, pubblicata nel 1909 dal bivonese Giovan Battista Sedita e ristampata nel 1992. Di argomento religioso sono Il culto di S. Rosalia a Bivona. La Chiesa e il Fercolo di Salvatore Tornatore e Cristianesimo imperfetto di Alessandro De Bono[150].

Negli anni duemila sono stati pubblicati alcuni libri ambientati a Bivona: Gaetano Marini verificatore di pesi e misure. Bivona 1862 di Pasquale Marchese, Le tribolazioni di un insegnante di ginnasio di Placido Cerri (pubblicato nel 1872 e ristampato nel 2005), Giardino sicano. Bivona come metafora di Salvatore Guida e I bambini della Croce bianca di Carmelo Miduri[151].

Arte[modifica | modifica sorgente]

Fercolo di Santa Rosalia

A Bivona sono presenti opere d'arte appartenenti alle correnti artistiche che più influenzarono e caratterizzarono la Sicilia nei secoli scorsi[44]. Nel campo della pittura si mettono in risalto i quadri e le tele che decorano le pareti e le sagrestie delle molteplici chiese bivonesi[152]: esempi illustri sono i quadri dello Zoppo di Ganci presenti all'interno della Chiesa del Carmine (come Maria e Sant'Anna del XVII secolo)[153], la tela settecentesca raffigurante Santa Maria degli Angeli presente dietro l'altare maggiore della Chiesa dei Cappuccini (probabilmente opera del pittore fiammingo Ettore Cruzer)[154] o le preziose tele site all'interno della Chiesa Madre[155] e della Chiesa di San Paolo[156]. Nel campo dell'architettura, i portali delle chiese di Bivona sono degli esempi paradigmatici delle varie correnti artistiche che fecero parte della vita culturale della cittadina: dal portale gotico chiaramontano, ritenuto tra i più significativi reperti dell'architettura tardo gotica dell'entroterra siculo[157], al portale tardo gotico della chiesa del Carmine; dal portale barocco della chiesa di santa Rosalia a quello di identico stile della chiesa di san Bartolomeo; dal portale tardo-rinascimentale della chiesa madre a quello tipico del barocco autoctono della chiesa di san Paolo.

Particolari delle chiavi di volta del Portale Gotico Chiaramontano

Nel campo della scultura, le statue e i crocifissi presenti all'interno degli edifici sacri testimoniano il benessere economico e culturale della Bivona dei secoli passati[152].

Nel 1601 il sacerdote bivonese Ruggero Valenti scolpì il fercolo di Santa Rosalia[158]: si tratta di una vara in legno dorato e policromo, a forma di baldacchino, sovrastata da una cupola traforata e sorretta da una base a rilievi instoriati da figure fantastiche (all'interno dell'opera figurano circa duecento personaggi fantastici); le colonne, ricche di dettagli e decorazioni (elementi tipici della corrente artistica tardo-manierista), sembrano quasi proteggere la statua della Santuzza, dalle fattezze leggiadre e completamente ricoperta d'oro zecchino[159]. A Bivona nacquero e operarono artisti famosi a livello regionale, soprattutto nel XVI secolo[160]. Da qualche anno, nel periodo estivo, viene organizzata una Rassegna d'Arte (nel 2010 giunta alla quarta edizione) a cui partecipano vari artisti locali, che mettono in mostra i propri lavori che toccano ogni forma d'arte visiva: pittura, scultura, grafica, ceramica e fotografia[161].

Teatro[modifica | modifica sorgente]

L'Associazione Boccascena di Bivona in Dalle Origini all'Inizio

Dal 1996 si svolge a Bivona la rassegna di teatro popolare "Città di Bivona", cui partecipano compagnie teatrali provenienti da diverse zone della Sicilia[162]. Dagli anni ottanta opera una compagnia teatrale, denominata dapprima "Associazione culturale amici dello spettacolo" (ARCAS) e dal 2003 "Associazione culturale Boccascena"[163], che ha messo in scena alcuni musical con la regia di Piero Lattuca.

Tra gli autori locali di opere teatrali si menzionano Cesare Sermenghi, Paolo Trizzino (1897-1955) (Il calvario di Pinocchio, messo in scena nel 1926 al teatro "Morgana" di Roma) e Giuseppe Scilì Bellomo (Bivona, 1951), autore di commedie dialettali in rima.

Musica[modifica | modifica sorgente]

Hanno sede a Bivona i complessi bandistici "Città di Bivona" e "Gioacchino Rossini"; sono stati attivi il gruppo polifonico di flauto dolce e l'ensemble di sassofoni dell'istituto secondario di istruzione locale, che hanno partecipato a diversi concorsi regionali e nazionali[164]. Dal 2006 nella località si tiene il concorso per filarmoniche "Città di Bivona", riservato ai complessi bandistici amatoriali della Sicilia[165].

Nell'agosto 2010 è stata inaugurata la prima sala d'incisione pubblica della regione, situata nell'ex convento delle suore agostiniane[166].

Cucina[modifica | modifica sorgente]

« Bivona, il mio paese, il paese delle pesche più buone del mondo, terra di confine tra Palermo e Agrigento »
(Alfonso Sabella, da Il Cacciatore di mafiosi, 2008)

I prodotti tipici della gastronomia locale sono a base di pesche, il frutto simbolo dell'agricoltura bivonese[167]: torta alle pesche e di ricotta, biscotti con marmellata di pesche, pasticciotti con marmellata di pesche. Altre specialità sono la pasta 'ncasciata (con broccoli, sugo di pomodoro, pecorino e pezzetti di lardo), la froscia (con ricotta fresca, pane e formaggio grattugiati, uova e nepetella), la caponata di olive verdi (con olive verdi sotto sale, cipolla, sedano, aglio, sale e pepe, origano, uva, olio di oliva, aceto), li sfinci (preparati con farina di grano duro, lievito di pane, olio e acqua calda), le paste alla frutta, la pignolata e la cubata (un impasto di mandorle, zucchero, miele e cannella)[167].

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Sagra della Pesca[modifica | modifica sorgente]

L'evento principale bivonese, noto a livello regionale, è la Sagra della Pesca, che viene organizzata dall'amministrazione comunale dal 1985. La sagra si svolge nella seconda metà di agosto e si articola in tre giorni, dal venerdì alla domenica. Durante la giornata conclusiva numerosi sono gli stand per la degustazione gratuita delle specialità locali a base di pesche, tra cui le crostate, la marmellata, il gelato e pesche con il vino rosso e bianco. Altri padiglioni espongono l'artigianato locale e altri prodotti agroalimentari tipici. Nel corso degli anni, in occasione della sagra si sono esibiti a Bivona diversi cantanti italiani[168].

Altri eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Maggio Bivonese: include attività culturali, sportive e musicali per tutto il mese di maggio[169];
  • Estate Bivonese: il cartellone delle manifestazioni organizzate nei mesi estivi comprende rassegne teatrali, concerti, serate di cabaret, cinema all'aperto, mostre e tornei sportivi amatoriali[170].
  • Torneo di calcio a 5: nato nei primi anni ottanta, si svolge nella seconda metà di luglio ed è, dopo la sagra, l'evento più seguito dalla popolazione bivonese. Tradizionalmente disputato in piazza San Giovanni, vede la partecipazione di ragazzi e adulti provenienti anche dai comuni del circondario[171].
  • Notte Bianca: solitamente si svolge durante la Sagra della Pesca, la notte tra il sabato e la domenica[172].
  • Festa dei Giovani: include una serie di attività e manifestazioni dedicate ai giovani che si svolgono ad agosto. Il programma si articola in diverse settimane e offre esibizioni di bande musicali, majorettes, disco-dance in piazza, gruppi folkloristici, torneo di ping-pong, caccia al tesoro, gare di tiro alla fune e il Raduno Rock, in cui partecipano gruppi musicali di Bivona e dintorni[173].

Persone legate a Bivona[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

Piano Regolatore Generale del Comune di Bivona

L'ubicazione collinare della cittadina ai piedi dei monti Sicani preservò per secoli i suoi abitanti dalla malaria e da altre malattie[189]. Nondimeno, la presenza di abbondanti sorgenti e corsi d'acqua rese possibile l'esercizio dell'agricoltura e della pastorizia.

In età medievale, dopo l'infeudamento, Bivona divenne una terra cum turri: il nucleo abitato venne fortificato e dotato di quattro porte[190] e a nord-est dell'abitato fu costruito un castello (o torre di guardia)[105]. Nel XIV secolo, la struttura urbana, di impianto irregolare, era compresa tra le sorgenti del Savuco e dei Ferri[190], vi erano diverse piazze e numerose aree verdi, di proprietà delle comunità religiose e delle famiglie più agiate[191][192].

Nel XVI secolo, per effetto di una consistente immigrazione, il paese si estese verso sud e raggiunse la configurazione urbanistica pressappoco romboidale che perdurò sino all'Ottocento[193]. I nuovi quartieri erano caratterizzati da isolati disposti in maniera lineare, la maggior parte "a spina"[194]. Le loro denominazioni - una quarantina alla fine del secolo[195] - servivano da vero e proprio punto di riferimento, poiché non era usanza dare nomi alle singole vie[196]. Altre volte i punti di riferimento erano le chiese e le edicole sacre.

Per effetto del netto calo demografico nel XVIII secolo il tessuto urbano si deteriorò e numerosi furono i crolli di chiese e altri edifici[197]. Tuttavia, furono costruiti i ponti sul fiume Alba, che attraversava parte del paese[198].

La denominazione delle strade e la numerazione delle case avvennero dopo il 1840[199]. Negli stessi anni venne realizzato il tratto urbano della Strada Nazionale (attuale via Roma) che collegava Palermo e Girgenti[200], la realizzazione della Strada Nuova (l'attuale via Lorenzo Panepinto) sull'alveo del fiume Alba, l'ampliamento di piazza San Giovanni e la sistemazione di altre strade[201]; fu inoltre aperto il cimitero[202]. Nel XX secolo Bivona cominciò a espandersi verso est e verso ovest, con la costruzione dei palazzi condominiali di via Porta Palermo e delle case popolari in prossimità della località Santa Filomena. Inoltre furono edificate numerose ville soprattutto nella parte orientale del territorio bivonese, in direzione di Santo Stefano Quisquina. Dal 1999 il Comune di Bivona è dotato di un Piano Regolatore Generale che individua i vincoli antisismici e quelli storico-artistico-monumentali e definisce le zone territoriali omogenee per destinazione[203]. La superficie del centro storico cittadino misura 198.640 [204].

Antica via di Bivona nei quartieri settentrionali del paese

Suddivisioni storiche[modifica | modifica sorgente]

I quartieri a Bivona non sono riconosciuti amministrativamente, pertanto sono considerati solamente sotto il punto di vista storico. I principali quartieri storici di Bivona sono[205]: il quartiere del Savuco[206]; il quartiere di Fontana Pazza[91]; il quartiere del Nadaro, il cui nome si ricollega probabilmente al termine arabo Nadarà, "posto panoramico", per la sua posizione da cui si scorge gran parte del paese[207]; il quartiere di Santa Rosalia, uno dei più antichi tra quelli costruiti extra moenia[208]; il quartiere di Santa Chiara[209]; il quartiere di San Domenico, un tempo sede della giudecca di Bivona[210]; il quartiere dei Garitani, che prende nome da una garita, cioè una torre di guardia che era posta nel lato sud-occidentale delle mura cittadine[91].

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

In passato il comune di Bivona amministrava la frazione di Borgo San Ferdinando (oggi Filaga) che nel 1859 fu assegnata al comune di Prizzi[101]. Pur non essendovi frazioni, il territorio comunale comprende la località Santa Filomena, non lontana dal capoluogo, che conta quasi 200 abitanti[211]. Sono censite inoltre 107 case sparse con una popolazione di 185 abitanti[212].

L'area speciale del Bacino di Barico include l'invaso artificiale in prossimità della diga Castello, che ricade anche nel comune di Alessandria della Rocca[213].

Economia[modifica | modifica sorgente]

Grazie alla diffusa coltivazione della pesca, il settore trainante dell'economia bivonese è quello agricolo, in cui - secondo i dati Istat risalenti al Censimento del 2001[214] - operano 990 unità; i lavoratori dell'industria sono 49, 71 quelli del commercio, 57 quelli dell'artigianato e 15 gli addetti alle istituzioni.

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

La pesca bianca di Bivona
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pesca di Bivona.

Il principale prodotto dell'agricoltura bivonese è la pesca, detta Montagnola o Pescabivona[215], tanto che il paese è noto come "Città delle pesche"[10].

La varietà è di media pezzatura, con polpa bianca e soda, non di rado solcata da venature rosee tendenti al rosso. Il sapore è dolce e aromatico, il profumo si distingue da quello della maggior parte delle pesche prodotte nel resto di Sicilia e d'Italia[216].

Alla peschicoltura si aggiunge la produzione di olive, mandorle, e uva e l'allevamento di bovini, ovini e suini, con produzione di "carne dei Monti Sicani"[217] e di formaggi tipici siciliani, tra cui:

  • la "tuma", formaggio a pasta dura semicotta prodotto con latte di pecora intero crudo senza stagionatura, di sapore piccante[218];
  • il "fiore sicano", formaggio a pasta cruda tipico dell'area sicana[219];
  • il "piacentino" (con il significato di "piacevole"), molto simile al pecorino, anch'esso prodotto nel territorio[220];
  • la ricotta, che viene prodotta in tutto il circondario[221].

Bivona fa parte del Distretto Rurale dei Monti Sicani, che comprende diversi comuni tra le province di Agrigento, Caltanissetta e Palermo[222].

Il territorio bivonese è inoltre compreso nella zona di produzione dell'Arancia di Ribera D.O.P.

Artigianato[modifica | modifica sorgente]

Nel settore dell'artigianato è tradizionale la produzione di sedie di legno (la cosiddetta Sedia di Bivona[223]). Durante la sagra della pesca, nel mese di agosto, si tiene anche una mostra dell'artigianato[224].

Industria[modifica | modifica sorgente]

Secondo un'analisi dell'Istat effettuata nel 2003 basata sui Sistemi Locali del Lavoro (SLL)[225][226] Bivona risulta avere una notevole rendita soprattutto nell'industria agricola, incentrata sulla trasformazione dei prodotti[227].

Nella prima metà dell'Ottocento era attiva la solfara Balata, di proprietà del duca di Ferrandina, poi abbandonata.

Servizi[modifica | modifica sorgente]

Secondo l'analisi degli SLL del 2003, nel settore "Servizi alle imprese" e nel settore "Beni e servizi culturali e ambientali", l'SSL di Bivona è posto a un livello medio-alto[226].

A Bivona non mancano né i servizi scolastici né quelli sanitari né quelli amministrativi, mentre sono poco sviluppati il settore terziario e quello commerciale.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Le principali attrattive turistiche di Bivona sono la qualità dell'ambiente e l'integrità del paesaggio[228], la Sagra della Pesca (penultimo fine settimana di agosto), le chiese (con i loro portali e le opere d'arte contenute all'interno[229]) e le zone montane del territorio, soprattutto quelle ricadenti all'interno della riserva naturale, che offrono ampi panorami e l'opportunità di fare delle escursioni attraverso vari itinerari naturalistici[230].

Alcune iniziative e alcuni progetti, come l'Itinerarium Rosaliae[231] e la realizzazione della strada Mare-Monti[232], tendono a promuovere il settore turistico; nel 2013 è stata istituita la consulta comunale al turismo[233].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

La vecchia stazione di Bivona in una foto d'epoca
« L'andare da Bivona a Ribera, a venticinque chilometri di distanza, significava seguire una pista talvolta ripidissima e lunga cinque volte di più e guadare un fiume una dozzina di volte »
(Denis Mack Smith, da Storia della Sicilia medievale e moderna, 1973)

Bivona, posta al crocevia tra la strada che univa Sciacca con Castronovo di Sicilia e quella che univa Agrigento con Corleone, è stata per secoli il punto di sosta obbligata per i viandanti[33].

L'assenza di vie di comunicazione efficienti e moderne costituisce uno dei maggiori problemi della cittadina che, priva di stazioni ferroviarie e distante da porti e aeroporti[234], può contare su una rete viaria disagevole e spesso dissestata[235][236]. Il trasporto pubblico verso i centri vicini è assicurato da un servizio di autolinee[237].

Strade[modifica | modifica sorgente]

Il principale asse viario che attraversa il territorio comunale è la Strada statale 118 Corleonese Agrigentina. La strada attraversa il centro urbano di Bivona lungo via Porta Palermo, piazza Guglielmo Marconi e via Roma e prosegue poi verso le contrade Scaldamosche e Santa Filomena.

Bivona è inoltre servita da alcune strade provinciali:

  • strada provinciale 34, che la collega con la Strada statale 386 presso il "bivio Tamburello" nel territorio di Calamonaci;
  • strada provinciale 15 Bivona-Palazzo Adriano, che attraversa il territorio montano del Monte delle Rose e i rilievi al confine tra le province di Palermo e di Agrigento;
  • strada provinciale verso Ribera.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Antico casello ferroviario in via Fabrizio De André
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Bivona e Ferrovia Lercara-Filaga-Magazzolo.

La stazione più vicina a Bivona è quella di Cammarata - San Giovanni Gemini[237] lungo la linea Palermo-Agrigento-Porto Empedocle, distante oltre 30 km dal centro abitato.

In passato, però, il comune è stato servito dalla linea ferroviaria a scartamento ridotto Lercara-Filaga-Magazzolo[238], costruita dalle Ferrovie dello Stato nel 1912 per connettere le miniere di zolfo di Lercara Friddi e di Cianciana alla ferrovia Castelvetrano-Porto Empedocle che correva lungo la costa meridionale della Sicilia. L'ultimo tratto a entrare in esercizio fu quello tra Bivona e Alessandria della Rocca, inaugurato il 1º settembre 1924[239]. La ferrovia, impiegata anche per il trasporto civile, fu chiusa nel 1959. La stazione di Bivona, in particolare, si trovava nella località Santa Filomena, a sud-ovest del paese. La via ferrata si presenta in pessime condizioni: i binari sono stati divelti in molti punti e il casello a sud del paese è in rovina, mentre quello in contrada Antinoro è di proprietà privata.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

L'atrio del Palazzo Municipale, già Collegio dei Gesuiti
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sindaci di Bivona.

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Bivona è gemellata con:

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Bivona fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali:

Sport[modifica | modifica sorgente]

Lo stadio comunale di Bivona, con panorama del paesaggio montano

Lo sport viene praticato a livello dilettantistico: corsi di varie discipline sono tenuti da diverse associazioni e durante la manifestazione "Estate bivonese" si organizzano attività ludico-sportive[251]. In particolare, dai primi anni ottanta si tiene nella seconda metà di luglio un seguito torneo di calcio a 5 in piazza San Giovanni. Presso la diga Castello si svolgono anche gare di pesca e di surfcasting.

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Virtus Bivona (chiamata fino alla stagione 2005/2006 "Associazione Sportiva Bivona 98") che è affiliata alla FIGC e che milita nel girone B siciliano di 1ª Categoria nella stagione 2013/2014[252]; la stagione precedente la squadra si è classificata al primo posto in Seconda Categoria, ottenuto con un turno d'anticipo, totalizzando 44 punti in 22 giornate (con una media di 2 punti a partita)[253].

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

Lo stadio comunale "Renato Traina", sito nella parte sud-occidentale del paese in prossimità della località Santa Filomena, è dotato di illuminazione, di tribuna coperta nel lato est e di pista di atletica, non omologata in quanto più corta dei 400 metri regolamentari[254].

Altri impianti sportivi sono le palestre annesse agli istituti scolastici, una piscina di proprietà comunale adiacente al campo sportivo di calcio in fase di apertura, un campo da tennis amatoriale, un campo da calcio a 5 privato.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Il 17º Duca

In Spagna vive Manuel Falcò y Anchorena, 17º duca di Bivona, classe 1936, discendente delle antiche famiglie nobili di Bivona[255].

Il soprannome

I bivonesi hanno un proprio soprannome: vengono definiti judè (giudei), sia per l'antica presenza di una comunità ebraica a partire dagli ultimi secoli del medioevo, sia per un'antica tradizione, ormai persa: quella di portare in processione un Crocifisso in legno ebanizzato il primo venerdì dopo Pasqua, tanto che i cittadini dei paesi limitrofi esclamavano: "Vivunisi judè, ca doppu 'na simana Lu mittistivu 'ncruci arrè", cioè "Bivonesi giudei, che dopo una settimana l'avete messo nuovamente in croce"[256].

Franco e Ciccio

Franco e Ciccio ebbero l'opportunità di esordire nel mondo del cinema in Appuntamento a Ischia di Mario Mattoli grazie alla collaborazione tra Michele Galdieri e Gianni Ravera. Quest'ultimo era stato conosciuto dal duo comico a Bivona, durante una sua esibizione come cantante in occasione di una festa di piazza[257].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat al 30/11/2013. URL consultato il 2 aprile 2014.
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  • Antonino Marrone, Bivona dal 1812 al 1881, Bivona, Comune di Bivona, 2001.ISBN non esistente
  • Piero Perconti, Studio geologico–idrogeologico–geomorfologico del bacino sotteso "Diga Castello-Fiume-Magazzolo", Bivona, Biblioteca Comunale di Bivona, 1995.ISBN non esistente
  • Maria Pia Pupello, Lineamenti floristici del territorio di Bivona, Bivona, Biblioteca Comunale di Bivona, 1996.ISBN non esistente
  • Alfonso Sabella, Cacciatore di mafiosi, Milano, Mondadori, 2008, ISBN 978-88-04-57715-7.
  • Giovan Battista Sedita, Cenno storico-politico-etnografico di Bivona, Bivona, 1909.ISBN non esistente
  • Salvatore Tornatore, Il culto di S. Rosalia a Bivona. La Chiesa e il Fercolo, Bivona, Comune di Bivona, 2009.ISBN non esistente
  • Paolo Trizzino, La parlata di Bivona nella dialettologia siciliana, Roma, Ciuffa Editore, 1996.ISBN non esistente

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