Commissario Ricciardi

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Luigi Alfredo Ricciardi
Saga Le indagini del Commissario Ricciardi
Lingua orig. Italiano
Autore Maurizio de Giovanni
1ª app. 2005
1ª app. in Le lacrime del pagliaccio / Il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi
Ultima app. in Vipera
Editore it. Graus, Fandango Libri, Einaudi, Cento Autori
Sesso Maschio
Etnia Italiano
Luogo di nascita Italia meridionale
Data di nascita anno 1900
Professione Commissario della Squadra Mobile della Questura della Regia Polizia di Napoli
Abilità
  • Grandissimo investigatore
  • Percezione degli ultimi pensieri e delle ultime parole delle vittime guardandone il fantasma
Parenti
  • Padre (deceduto)
  • Madre (deceduta)

Luigi Alfredo Ricciardi è un personaggio immaginario italiano, commissario della Regia polizia creato dallo scrittore napoletano Maurizio De Giovanni. È il protagonista di alcuni romanzi ambientati negli anni intorno al 1930, nel pieno dell'epoca fascista, nella città Napoli dove Ricciardi vive e lavora.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nella finzione, Luigi Alfredo Ricciardi è nato nel 1900 a Fortino, nella bassa salernitana, in una famiglia nobiliare, i Ricciardi di Fortino; da adulto si è trasferito a Napoli con la propria anziana balia Rosa dopo aver perso tutta la sua famiglia. Ricchissimo, integerrimo e dal grande intuito, non ha nessun interesse alla carriera e per questo è ben visto dai suoi superiori, come il vicequestore Garzo, che si prendono spesso e volentieri il merito dei suoi successi investigativi e che tuttavia mal sopportano i suoi modi e i suoi metodi privi di riguardo verso le classi borghesi e nobiliari più influenti della città quando deve svolgere un'indagine.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Ha un carattere perennemente triste per colpa del Fatto. Quando si occupa di un caso non smette di lavorarci fino a che non lo risolve, calandosi con abilità e determinazione nella situazione in cui si è svolta la vicenda fino a comprendere intimamente tutte le persone coinvolte in essa. Possiede un senso di giustizia integerrimo e profondissimo che lo spinge ad indagare a fondo tutte le sfaccettature di un caso, anche dopo aver ottenuto una confessione dal presunto colpevole, pur di non mandare in galera un innocente, anche nel caso in cui quest'ultimo stesse coprendo il vero colpevole.

Ricciardi è convinto che alla base di ogni delitto il movente del colpevole possa esemplificarsi con due motivi: la "fame" o l'"amore". Alle volte per risolvere un caso è costretto a interrogare il femminiello Bambinella per scoprire le voci che circolano in città. Nelle sue indagini è perennemente aiutato dal fedele brigadiere Maione e dal razionale dottor Modo. Ha conosciuto Maione quando il figlio del brigadiere, anch'egli poliziotto, fu ucciso e Ricciardi trovò il colpevole, assicurandosi l'eterna amicizia di Maione mentre il dottor Modo si occupa di effettuare le autopsie ai corpi delle vittime.

Per colpa del Fatto anche la sua vita affettiva è vuota, nella maturità dei trent'anni ama Enrica, una timida vicina di casa di alcuni anni più giovane di lui, con la quale scambia solamente occhiate a distanza la sera, non sapendo di essere osservato con discrezione e amore a sua volta dalla ragazza. Eppure le occasioni non mancherebbero, visto anche il particolare rapporto con la ricca, bella, sofisticata ed affascinante Livia, ex cantante lirica romana, moglie del famoso tenore Arnaldo vezzi, ucciso ne Il senso del dolore della serie, che lo corteggia apertamente.

Di solito indossa un lungo soprabito di colore grigio in cui infila sempre in tasca le mani per non farle vedere poiché, quando è nervoso, non riesce a tenerle ferme. Abitualmente non indossa il cappello e i capelli, pettinati con la brillantina, gli cadono sulla fronte sopra gli occhi verdi e il naso dritto.

Non ama i fagioli e andare all'opera a teatro, mentre invece mangia molto volentieri la pizza a pranzo o una sfogliatella con il caffè a colazione al bar Gambrinus.

Il Fatto[modifica | modifica sorgente]

La sua caratteristica "segreta" è quella di poter percepire l'ultima frase e gli ultimi istanti di vita delle vittime di incidenti ed omicidi, ma come ormai Ricciardi ha capito, questo non gli è utile per le indagini perché gli ultimi pensieri di un morente sono rivolti ai propri cari o a faccende lasciate in sospeso.

Luigi Alfredo scoprì questa sua caratteristica quando era ancora un bambino di pochi anni: sta girando per le vigne appartenenti alla sua famiglia quando trovò il cadavere di un contadino che si scoprì in seguito essere stato ucciso da un altro bracciante perché quest'ultimo credeva, ingiustamente, che l'uomo fosse l'amante della moglie.

Questa singolare caratteristica - denominata il Fatto - lo fa vivere in un'atmosfera di continua tristezza, circondato dalle immagini dei corpi straziati in incidenti e dalla mestizia delle ultime invocazioni d'aiuto. Per questa caratteristica segreta, per la sua bravura nel risolvere i casi e per il suo umore sempre triste è tenuto a distanza dai suoi colleghi che lo credono quasi in combutta con il diavolo.

Romanzi in cui appare[modifica | modifica sorgente]

Il commissario Ricciardi è apparso fino ad ora nei seguenti romanzi:

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