Combattimento di cani

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"Combattimento di cani", disegno di Paul Sandby, a. 1785

Un combattimento di cani è un'attività cruenta organizzata a fini di intrattenimento che mette di fronte due cani allevati a tale scopo. Seppur pratica illegale in buona parte del pianeta, è ancora molto popolare ed appassiona soprattutto gli scommettitori, che investono il proprio denaro su uno dei due animali. Gli scontri terminano spesso con la morte di uno dei due animali, ucciso dal vincitore o per sfinimento a causa delle ferite riportate.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

La frequenza delle testimonianze archeologiche relative al combattimento di cani nelle grandi civiltà dell'Antichità porta a supporre che tale cruenta pratica sia sviluppata più o meno di pari passo con l'addomesticamento del cane ed il suo utilizzo in pratiche eticamente meno discutibili. Il ricorso al canide domestico quale supporto nell'abbattimento di selvaggina pericolosa (cinghiali e orsi) ed il suo ben testimoniato impiego in campo bellico (v. cane da guerra), concorsero certamente a gettare le basi per la forma "pervertita" d'impiego della propensione alla lotta di determinate razze canine.

Nella Penisola italiana, l'organizzazione dei combattimenti di cani data al termine dell'Età del Bronzo e si lega strettamente con la genesi dei giochi gladiatori. Il phersu degli Etruschi, ritenuto l'antesignano dei successivi gladiatori romani, era appunto un combattente armato di clava che aizzava contro l'avversario (solitamente un condannato a morte) un cane[1] che è lecito supporre fosse appositamente addestrato alla lotta uomo-vs-animale. Nel successivo contesto dei grandi giochi diffusi nelle terre dell'Impero romano, il combattimento tra cani ed il combattimento uomo-vs-cane ebbe larga diffusione, portando, alla selezione di apposite razze, i canes pugnaces, delle quali il cane corso potrebbe essere l'erede[2].

Mentre i combattimenti di cani si diffondevano a Roma, anche dall'altra parte del mondo, in Cina, il cruento spettacolo della cinomachia diveniva fenomeno di costume. Data alla Dinastia Han la selezione di una razza canina deputata alla lotta: lo Shar Pei, lett. "pelle di sabbia"[3]. L'animale, allora molto diverso dalla razza "americanizzata" nel corso del XX secolo[4], aveva infatti, oltre alla corporatura solida e scattante del combattente, una pelle ed una pelliccia più resistenti ai danni, in grado cioè di prolungare il sanguinoso spettacolo del combattimento.

L'exploit "anglofono" nel XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

Razze selezionate[modifica | modifica sorgente]

Le razze selezionate per il combattimento oggi o si sono adattate ad altri compiti o si sono estinte, le principali erano:

In particolare le razze di questa selezione con denominazione terrier derivano da un'unica razza: il Bull and Terrier.
Altre razze vennero impigate nei combattimenti anche se non specificatamente selezionate per questo:

Implicazioni etico-sociali[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pallottino, Massimo (1984), Etruscologia, 7. ed., Hoepli, Milano, ISBN 88-203-1428-2, p. 392.
  2. ^ Chiecchi, G. [e] Gualtieri, G. (2007), Il cane corso, Milano, De Vecchi
  3. ^ Cunliffe, Juliette (1995), The Chinese Shar Pei today, New York, Howell Book House.
  4. ^ [1] Lo Shar Pei : origine e storia.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]