Colubrina

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Colubrina del XVII secolo circa conservata a castel Welsperg.

La colubrina, chiamata anche volgarmente cannone a mano, è menzionata - in italia - fin dal 1447. Il nome deriva dal provenzale colobrina, dal latino coluber (= serpente). La canna era incastrata su una assicella ed essa era usata come una balestra; le palle erano grosse quanto una noce e furono usate sin dal XVI secolo.
Già dalla metà del XV secolo, ne erano in uso di più voluminose, portate sopra carri.

Al tempo di Carlo VIII di Francia le colubrine erano distinte come artiglierie di un genere particolare ed erano più piccole, ma più lunghe dei cannoni, con canna sottile, perciò di minor calibro.

Dal 1500 le grosse colubrine venivano fuse in un sol pezzo, in bronzo, ed erano in grado di esplodere colpi in rapida successione. Molto maneggevoli, si caricavano facilmente, avevano palle di ferro ed erano di lunga portata con carica relativamente piccola.

Dal XVII secolo le colubrine aumentarono di dimensioni e in questo periodo la loro grossezza diventò stabile. A seconda della loro forma, dell' uso e della loro grossezza, furono classificate in: quarta colubrina, mezza colubrina o doppia, incamerata, bastarda, da mascollo, ecc. Poiché gli affusti erano in qualche modo intercambiabili, esse, secondo le circostanze, furono adoperate sia in terra, che in mare.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dudley Pope, Le macchine infernali, 1965, Arnoldo Mondadori, Milano, p. 21;
  • Omodei Francesco, De’ razzi: Osservazioni storiche, 1835, Stamperia Reale, Torino;
  • Carlo Montù, Storia dell’artiglieria italiana. Parte I: dall’origini al 1815, 1933, edito a cura della Rivista Artiglieria e Genio, Roma, pp. 155–156, 170-173, 309-312, 362-366, 527, 586-589.

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