Colpo di Stato di maggio

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Colpo di Stato di maggio
Piłsudski May 1926.jpg
Piłsudski e gli altri leader del colpo di Stato sul ponte Poniatowski, in Varsavia.
Data 12 maggio — 14 maggio 1926
Luogo Varsavia, Polonia
Esito Vittoria della Sanacja
Schieramenti
Esercito fedele alla Sanacja Esercito fedele al governo
Comandanti
Effettivi
12.000 6.000 — 8.000
Perdite
215 militari uccisi, 164 civili uccisi, 920 feriti in tutto (schieramenti conteggiati insieme) 215 militari uccisi, 164 civili uccisi, 920 feriti in tutto (schieramenti conteggiati insieme)
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Il colpo di Stato di maggio (in polacco: przewrót majowy o zamach majowy), fu un piano organizzato in Polonia e portato a termine con successo da Józef Piłsudski tra il 12 maggio e il 14 maggio 1926 per rovesciare il governo del presidente Stanisław Wojciechowski e del primo ministro Wincenty Witos, sostituendolo con un nuovo esecutivo capeggiato dal professore del Politecnico di Leopoli Kazimierz Bartel, e dal movimento politico della Sanacja.

La Presidenza fu offerta dapprima a Piłsudski, che però poi declinò l'offerta in favore di Ignacy Mościcki. Piłsudski, tuttavia, rimase il politico più influente della Polonia, e in effetti ne divenne il dittatore.

Progetto del colpo di Stato[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre 1925 il governo del primo ministro Władysław Grabski fu sostituito da quello di Aleksander Skrzyński, che aveva ricevuto il sostegno del Partito Nazional-Democratico (espressione del movimento Narodowa Demokracja o endecja) e del Partito Socialista Polacco (Polska Partia Socjalistyczna, PPS). Il Generale Lucjan Żeligowski divenne ministro degli affari militari del nuovo governo. Tuttavia, dopo che il PPS ritirò il sostegno, questo governo cadde e fu sostituito da quello di Wincenty Witos, formato da PSl Piast e Chrześcijański Związek Jedności Narodowej (Chjeno-Piast). Il nuovo governo aveva tuttavia ancora meno sostegno popolare del precedente, e la retorica dei partiti di estrema destra sostenuti da Józef Piłsudski, che vedevano il passaggio dei poteri al Sejm come caotico e pericoloso, prepararono la strada al colpo di Stato.

Oltre al fermento all'interno della nazione, la politica polacca era stata scossa dalla diatriba sul commercio con la Germania iniziata nel giugno 1925, e dal Trattato di Locarno il 16 ottobre. Secondo i termini del trattato, le potenze Alleate dell'Europa occidentale nella Prima guerra mondiale e i nuovi stati dell'Europa centrale e orientale avrebbero cercato di rendere sicure le modifiche territoriali del dopoguerra, in cambio di relazioni meno nervose con la Germania sconfitta.

Il colpo di Stato[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 maggio 1926 fu formato il governo di Chjeno-Piast, e nello stesso giorno Józef Piłsudski, intervistato dai giornale Kurier Poranny, affermò che era "..pronto per combattere il male" (di Sejmocracy) e promise un risanamento (gioco di parole basato sul movimento Sanacja) della vita politica. L'edizione del giornale fu confiscata.

La notte tra l'11 e il 12 maggio fu dichiarato lo stato di allerta a Varsavia, e alcune unità marciarono verso Rembertów, dove si offrirono al comando di Piłsudski. Il 12 maggio marciarono sulla capitale e occuparono i ponti sulla Vistola. Contemporaneamente, il governo legale di Wincenty Witos dichiarò lo stato di emergenza.

Piłsudski (al centro) sul Ponte Poniatowski (Varsavia, 12 maggio 1926), durante il colpo di Stato. Alla destra si trova il generale Gustaw Orlicz-Dreszer.

Alle 17 circa, sul Ponte Poniatowski, il Maresciallo Piłsudski incontrò il Presidente Stanisław Wojciechowski. Piłsudski chiese le dimissioni del governo Witos, mentre il Presidente chiese la capitolazione di Piłsudski. I negoziati non giunsero ad alcun risultato, pertanto la battaglia scoppiò alle 19 circa. Il giorno successivo, iniziarono una nuova serie di negoziati, con la mediazione dell'arcivescovo Aleksander Kakowski e del Maresciallo della Camera dei deputati della Polonia Maciej Rataj; tuttavia, non vi furono effetti. Il 14 maggio il PPS dichiarò il proprio sostegno ai ribelli e invocò uno sciopero generale, sostenuto dall'Unione del Commercio dei Ferrovieri (Związek Zawodowy Kolejarzy). Lo sciopero dei ferrovieri socialisti paralizzò le comunicazioni ed impedì ai militari filo-governativi di raggiungere Varsavia.[1] Infine, Wojciechowski e Witos decisero di dimettersi per impedire alla battaglia di Varsavia di trasformarsi in una guerra civile nazionale.

215 soldati e 164 civili persero la vita durante gli eventi, e circa 900 persone furono ferite.

Fu formato un nuovo governo diretto dal primo ministro Kazimierz Bartel, e Piłsudski divenne ministro degli affari militari del governo. Il 31 maggio l'Assemblea nazionale della Polonia nominò Piłsudski per la presidenza, ma egli declinò l'offerta. Infine, Ignacy Mościcki divenne il nuovo Presidente; tuttavia Piłsudski mantenne in maniera non ufficiale un potere maggiore di quello da semplice ministro.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Piłsudski diede inizio al governo Sanacja (1926-1939) — diretto talvolta con metodi autoritari — con lo scopo di restaurare la salute morale della vita pubblica. Anche se fino alla sua morte, avvenuta nel 1935, giocò un ruolo preponderante nel governo della Polonia, i suoi incarichi ufficiali — eccetto due incarichi da primo ministro nel 1926-1928 e nel 1930 — furono per la maggior parte limitati a quello di Ministro della difesa e ispettore generale delle forze armate. L'adozione di una nuova Costituzione della Polonia nell'aprile 1935 (la cosiddetta Costituzione di Aprile), scritta dai sostenitori di Piłsudski sotto le sue direttive, giunse troppo tardi affinché Piłsudski potesse concorrere alla carica di Presidente, che secondo la nuova costituzione aveva maggiori poteri del passato. La Costituzione di Aprile fu in vigore fino allo scoppio della seconda guerra mondiale e rimase valida anche nel governo in esilio prima e dopo la fine della guerra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Davies, op cit, Google Books, p.422

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Joseph Rothschild, Pilsudski's Coup D'Etat, Columbia University Press, 1967, ISBN 0-231-02984-5.
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