Colonne d'Ercole

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Ercole trasporta le leggendarie colonne, smalto di Limoges metà del XVI secolo, Museo civico Ala Ponzone, Cremona
Il moderno monumento simbolico delle Colonne d'Ercole al Cancello degli Ebrei, Gibilterra

Le Colonne d'Ercole nella letteratura classica indicano il limite estremo del mondo conosciuto. Oltre che un concetto geografico, esprimono anche il concetto di "limite della conoscenza". Geograficamente, visto che la loro esistenza è presunta, vengono collocate in corrispondenza della Rocca di Gibilterra e del Jebel Musa (oppure del Monte Hacho) che sorgono rispettivamente sulla costa europea e quella africana e una volta chiamate Calpe e Abila. Altri le collocano nello Stretto di Messina.

Attualmente si considera lo stretto di Gibilterra essere il confine non plus ultra (lett. "non più avanti") scelto da Ercole. Secondo la mitologia l'eroe, in una delle sue dodici fatiche, giunse sui monti Calpe e Abila creduti i limiti estremi del mondo, oltre i quali era vietato il passaggio a tutti i mortali. Separò il monte ivi presente in due parti (le due colonne d'Ercole) e incise la scritta non plus ultra.

Le Colonne nell'antichità[modifica | modifica sorgente]

Più che un luogo geografico, il monito posto dal mitologico Eracle identifica la frontiera del mondo civilizzato e, come tale, non può far altro che seguire il progredire delle scoperte geografiche e l'avanzare delle rotte navali.

Secondo il mito Ercole deve rubare il bestiame a Gerione, re di Tartesso. Si è sempre identificato tale città coi territori iberici, ma la parola pare fosse utilizzata semplicemente per indicare l'estremo occidente: non è quindi affatto possibile localizzare tale "confine del mondo" occidentale.

La questione è complicata dal fatto che per Omero e per gli antichi greci tali Colonne si ponevano a Est, all'ingresso del Ponto Eusino, il mar Nero. Omero stesso lo definisce uno spazio senza confini e secondo Strabone i greci ai tempi di Omero immaginavano il Ponto Eusino come un altro oceano.

Nell'Odissea non vi è l'equazione Colonne = Gibilterra, poiché il mondo greco allora orbitava tra il Mediterraneo orientale e il mar Nero: è solo del 637 a.C. che compare per la prima volta la terra iberica nelle storie greche. Questo è uno dei fatti che ha portato Sergio Frau e successivamente l'Accademia dei Lincei Italiani a prima ipotizzare e poi spostare la collocazione delle antiche colonne d'Ercole.

Erodoto (484-425 a.C.) descrive due luoghi diversi per le Colonne: a Est, nel Bosforo, quelle più antiche, a Ovest, dopo Cartagine, quelle libiche, riflettendo in tal modo l'ampliarsi degli orizzonti ellenici.

Neanche Platone, nel suo dialogo Timeo, parla però ancora di coste iberiche: cita sì il monte Atlante, ma in riferimento agli Iperborei (popolo posto a Nord dell'Ellade). A causa del monopolio cartaginese sul bacino occidentale del Mediterraneo, la prima spedizione ellenica al di là di Gibilterra di cui si ha effettiva notizia è del 330 a.C., dopo, quindi, la morte di Platone (347 a.C.).

Con la nascita del mondo romano Ercole raggiunge le coste mediterranee ponentine, e anche Gerione, che nel mito greco ha casa nel Ponto Eusino, coi romani diventa finalmente re di Tartesso. E qui che probabilmente nasce il mito romano delle colonne d'Ercole poste nello stretto di Gibilterra che è rimasto sino ai giorni nostri in quanto l'ampliamento dei confini e del mondo conosciuto ha spostato i confini. Inoltre sappiamo che il termine Tartesso per i greci probabilmente non era uno stato ma il confine del mondo occidentale per cui pare plausibile pensare che già all'epoca dei romani si perse o si cambiò volontariamente la collocazione delle colonne d'ercole e i miti legati ad esse.

Cosa oltre le Colonne?[modifica | modifica sorgente]

Oltre le Colonne, oltre il mondo conosciuto, c'è sempre la speranza di trovare terre migliori, più ricche.

Platone vi colloca Atlantide, mitica isola ricca di argento e di metalli, potenza navale conquistatrice che novemila anni prima dell'epoca di Solone, dopo avere fallito l'invasione di Atene, sprofondò in un giorno e una notte.

Cristoforo Colombo cerca oltre le Colonne una rotta che porti alle Indie, alternativa a quella in uso fino a quel momento che imponeva il passaggio per il Mar Mediterraneo, in quel periodo storico sotto l'egemonia veneziana. Dante invece pone a cinque mesi di navigazione oltre le Colonne il monte del Purgatorio, che Ulisse riesce a vedere prima che lui e i suoi compagni vengano travolti da un turbine divino (Canto XXVI).

Sulla base della congettura del Divin Poeta, alcuni, come lo scrittore Paolo Granzotto, hanno ipotizzato che Ulisse abbia navigato effettivamente oltre Gibilterra e abbia raggiunto le isole britanniche, terre effettivamente ricche di metalli preziosi agli occhi dei greci di Omero.

Altri, invece, come il giornalista Sergio Frau,[1] ridimensionando le potenzialità della tecnica navale greca, riconoscono le Colonne nello stretto di Sicilia, e Atlantide e Tartesso in Sardegna, anch'essa terra molto ricca. Tra l'altro a Nora (area archeologica nel comune di Pula in provincia di Cagliari) è stata ritrovata una stele che riporta la più antica epigrafe che citi Tartesso.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le colonne d'Ercole. Un'inchiesta, Nur Neon, 2002; http://www.colonnedercole.it/
  2. ^ Le colonne d'Ercole. Un'inchiesta, Nur Neon, 2002, pp, 167-186; http://www.colonnedercole.it/

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